Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): Senza aiuti alle imprese, primo Maggio diventa ricorrenza retorica

Se chi governa il Paese, in questo momento fra Guerra e post pandemia, non individua e legifera un piano “Marshall” per salvare il vero motore propulsivo del nostro Paese che è la piccola e media impresa, la Festa del Lavoro, del primo Maggio, rischia di diventare una scadenza retorica. A dirlo il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. Lo sforzo delle imprese e degli imprenditori per rilanciare nel post pandemia l’economia è notevole, ma il silenzio del Governo sull’aumento esasperato dei prezzi delle materie prime e dei beni necessari all’attività delle imprese rischia di vanificare tutto. Accanto a tutto cio’ il sistema fiscale italiano non è stato capace di agire come motore propulsivo dello sviluppo, avviando una vera e propria compliance con i contribuenti. Si tenta una riforma fiscale, dannosa per le imprese e dove prevale la logica questa si, populista di  trovare soluzioni solo verso le fascie debolissime della popolazione, ma non comprendendo che senza aiuti alle imprese, la popolazione debole restera’ sempre piu’ debole. Sport nazionale è diventato parlare sempre dell’abbasamento del cuneo fiscale, senza farlo mai. Il primo Maggio dunque e necessario che diventi il punto di partenza per un grande rilancio delle imprese, unica condizione per festeggiare la festa del lavoro.  Questo serve, conclude Finocchiaro, perchè altrimenti anche il PNRR diventa uno slogan per gli italiani e un grande business per le grandi lobby.

I 10 alimenti che hanno subito i maggiori rincari

AGI – Con la guerra in Ucraina molti prodotti alimentari hanno segnato incrementi “a dir poco allarmanti”. Lo segnalano le associazioni dei consumatori, che hanno elaborato i dati Istat per stilare la classifica di alimenti e bevande che in aprile hanno registrato i maggiori rincari annui. “L’inflazione per questi beni è letteralmente decollata – afferma l’Unione Nazionale Consumatori – con un rialzo mensile dell’1,5%, salendo dal 5,8% di marzo al 6,7%. Tradotto in termini di aumento del costo della vita significa, per una coppia con due figli, una spesa aggiuntiva annua pari a 502 euro solo per mangiare e bere, per una coppia con 1 figlio la stangata per cibo e bevande è pari a 451 euro, 549 euro per una coppia con 3 figli, 373 per una famiglia tipo”.

Olio in testa al podio

Il record dei rincari spetta all’olio diverso da quello di oliva che esplode del 63,5%; al secondo posto della top 20 la farina che vola del 17,2% su aprile 2021 (medaglia d’argento anche su marzo 2022, con +5,9%). Sul gradino più basso del podio il burro che sale del 15,7% in un anno.

La pasta è aumentata più della carne

Al quarto posto la pasta (fresca, secca e preparati di pasta), che si impenna del 14,1%. Seguono il pollame che svetta del 12,2%, i vegetali freschi diversi da patate e altri tuberi (+12%), al settimo posto i frutti di mare freschi (+10,2%).

Preoccupante, in vista della prossime estate il caso gelati. Nonostante la domanda non sia certo decollata, il rialzo è già del 9,5%.

Chiudono la top ten le uova (+9,3%) e i succhi di frutta e verdura (+8,9%). Nella top 20, in 11 posizione, il pane (fresco e confezionato) con +8,4%, seguito da frutta fresca (+7,8%), pesce fresco, margarina e patatine fritte (tutte e 3 a +7,7%) al 3 posto per la variazione congiunturale (+5,2%).

La carne più rincarata, in 14 posizione, quella di wurstel, carne macinata e salsicce, che aumenta del 7,3%, poi latte conservato (+7,1%), carne ovina e caprina (+6,9%), per via della Pasqua. In 17 posizione il riso (+6,6%). Seguono olio di oliva e acque minerali (ambedue a +6,1%). In 19 posizione conserve di frutta e prodotti a base di frutta con un incremento del 5,9%, mentre chiude la top 20 lo zucchero con +5,7%.

La spesa di una famiglia tipo

Considerando, pero’, la spesa di una famiglia tipo, la classifica cambia totalmente. Al 1 posto della top ten i vegetali freschi che pur con un’inflazione “solo” del 12%, costano 52 euro e 80 cent in più su base annua. Al 2 posto la frutta fresca, in 12 posizione quanto a crescita dei prezzi, ma con un aggravio pari a 34,80 euro, al 3 posto il pollame, +28,70 euro nei dodici mesi.

Appena fuori dal podio il pane, +22 euro, seguito a ruota dalla pasta (+20,70 euro) e dal pesce fresco (+16,30 euro). Solo in 7 posizione il vincitore dell’altra classifica, l’olio diverso da quello di oliva, con +14,90 euro. Segue l’acqua minerale (+9,20 euro) e la farina (+7,40 euro). Chiude la top ten l’olio di oliva, +7,30 euro.

La stangata annua è pari a 214 euro

Questi soli dieci prodotti determinano una stangata annua pari a 214,10 euro. Assoutenti calcola che l’olio di semi di girasole in soli due mesi, tra gennaio e marzo 2022, ha fatto registrare aumenti di prezzo superiori al 40% a Verona e Lodi, tra il 20% e il 25% a Mantova, Cremona, Sassari, Novara e Vercelli e tra il +10% e il 20% in ben 19 province italiane.

Ma a crescere a ritmi sostenuti sono anche i listini della pasta: a Messina in soli due mesi è aumentata del +13%, a Venezia del +11%, e in generale ben 12 città registrano per tale prodotto incrementi superiori addirittura al tasso annuo di inflazione. Va male anche sul fronte del pane: a Cremona tra gennaio e marzo il prezzo al chilo aumenta del +12,2%, a Cosenza del +8,7%, e incrementi superiori al 6% si registrano a Terni, Belluno, Lecco, Lodi.

“A inizio conflitto avevamo denunciato il rischio di rincari proprio per quei prodotti realizzati con materie prime di cui Russia e Ucraina sono principali esportatori – afferma il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi – I numeri ufficiali ci danno oggi ragione: al di là dei record registrati da alcune province, gli aumenti dei prezzi di pane, pasta e olio di semi sono generalizzati e interessano tutte le città, e a fine anno avranno un impatto pesante sui bilanci delle famiglie, essendo beni primari di cui i cittadini non possono fare a meno.

In tale contesto, il rischio di speculazioni sulla pelle dei consumatori è elevatissimo: per tale motivo invieremo il nostro report a Mr Prezzi, affinchè indaghi sugli aumenti spropositati dei listini che in soli due mesi si sono abbattuti sulle famiglie”.

Source: agi

“Europa e imprese meridionali”. L’incontro-evento della Scuola di formazione di Confedercontribuenti

Prosegue l’attuazione del programma formativo sviluppato dal Centro Studi e dalla Scuola di formazione di Confedercontribuenti, diretti dal Prof. Gianni De Iuliis, secondo il metodo del Lifelong Learning (LLL), detto anche «apprendimento permanente», nel presupposto, proprio della Confederazione, che la conoscenza è uno dei fattori chiave nello sviluppo della persona, dei professionisti e degli imprenditori.

Nel ciclo di eventi formativi on line promosso dal Centro studi e dalla Scuola di formazione di Confedercontribuenti si inserisce l’incontro tenutosi on line venerdì sera, 21 gennaio scorso,  sul tema “Europa e imprese meridionali”.

Dopo l’introduzione dei lavori da parte di Antonio Notarpietro del Centro studi di Confedercontribuenti, la relazione introduttiva è stata svolta dal manager aziendale Enrico Franzi, animatore dell’associazione culturale “Apriti Pesaro”.

Franzi ha ricordate le origini, ripercorso le tappe fondative e richiamato i principi ispiratori dell’Unione Europea, illustrando l’attuale configurazione delle Istituzioni comunitarie e della zona euro e soffermandosi sui rapporti tra l’Europa e il tessuto economico italiano, con particolare attenzione alla realtà meridionale.

Il relatore ha messo in evidenza come, grazie al processo di integrazione comunitaria, da settant’anni non si combattono guerre tra i paesi membri dell’UE ed ha sottolineato il valore degli accordi di Schengen che assicurano la libera circolazione delle merci e delle persone in ambito comunitario.

Enrico Franzi si è quindi soffermato sulle risorse stanziate nel quadro del piano di recupero europeo varato per aiutare i paesi dell’Unione a superare l’emergenza causata dalla pandemia di coronavirus, sia con il bilancio a lungo termine dell’UE che con NextGenerationEU (NGEU), lo strumento temporaneo pensato per stimolare la ripresa economica, che rappresenta il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato in Europa.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sull’impiego delle straordinarie risorse europee, illustrato dal relatore nelle sue sei differenti missioni, è destinato ad avere un impatto molto significativo sulla crescita economica del nostro Paese. Il Piano rappresenta un’occasione da non sprecare por le regioni del Mezzogiorno, oggi divise da un gap intollerabile dal Settentrione dìItalia. Non è vero che nel Sud mancano i progetti – ha detto Franzi – ma bisogna saperli ben presentare, perché si rischia il dirottamento dei finanziamenti verso altre realtà territoriali del Paese che già si dicono pronte a recepire le risorse che il meridione non sarà in grado di impiegare e mettere a frutto.

Il relatore ha richiamato il pericolo insito nell’approvazione delle cosiddette “autonomie differenziate”, cioè l’attribuzione di fondamentali competenze strategiche, come la scuola e la sanità, alle regioni con la maggiore capacità fiscale. “Ma anche le regioni del Nord Italia – ha affermato Franzi – sono andate indietro in questi anni di pandemia, per cui il problema della crescita è comune a tutto il Paese.”

Per offrire nuove possibilità di sviluppo al Mezzogiorno è essenziale abbandonare il criterio discriminatorio della spesa storica nella ripartizione delle risorse e varare, come previsto dalla nostra Costituzione, i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) cioè degli standard minimi prefissati per coprire l’effettivo fabbisogno di servizi di ogni comunità.

Ma per fare in modo che le regioni del Mezzogiorno possano sfruttare a pieno le opportunità offerte da quel 40% del plafond complessivo del Pnrr ad esse riservato è necessario chiamare a raccolta tutte le migliori energie che la società e l’economia sono in grado di esprimere: atenei, sindaci, intellettuali, piccole e medie imprese e imprenditori in generale. Occorre sviluppare una cultura del turismo che oggi manca, al di là delle strutture ricettive e delle dotazioni infrastrutturali.

Il primo motore economico per il Sud Italia è costituito dal Mare Mediterraneo. Porti come Gela ed Augusta possono diventare hub fondamentali per l’approdo delle navi portacontainer  e lo sviluppo delle vie di comunicazione marittime, le famose “autostrade del mare, valida alternativa al trasporto delle merci su rotaia e su gomma per le quali, comunque, mancano le opere infrastrutturali necessarie, a pèartire dal ponte sullo Stretto di Messina.

Ma rilancio del Mezzogiorno non può essere affidato soltanto alle necessarie infrastrutture, fondamentali sono la scuola, la sanità, la formazione di una classe dirigente all’altezza, una politica equa e che decide.

La più grande emergenza del Mezzogiorno – ha concluso il relatore Enrico Franzi – è l’emigrazione: 600mila giovani hanno lasciato le regioni del Sud, tra questi 240mila laureati, un’impressionate fuga di cervelli che ci fa tutti più poveri. Punto nevralgico di una una politica di sviluppo è dunque quello di bloccare il calo demografico attraverso l’aumento della natalità o la buona immigrazione.

Su questi tempi si è sviluppato un ampio dibattito, nel quale è intervenuto anche il presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro che ha richiamato le allarmanti condizioni in cui si dibattono le piccole e medie imprese del meridione e la necessità di chiedere al governo una decisa inversione di rotta, anche mediante una revisione del Pnrr per la parte che riguarda gli investimenti al Sud.

Le conclusioni dell’incontro sono state tratte dal presidente del Centro studi e della Scuola di formazione di Confedercontribuenti, Gianni De Iuliis, il quale ha esposto i principi di fondo che ispirano il progetto formativo della Confederazione, basati sulla considerazione che, con il nuovo millennio siamo entrati nella cosiddetta «società della conoscenza» ed occorre quindi  impegnarsi a fondo nella missione di trasferire non solo ai soci e simpatizzanti di Confedercontribuenti ma a tutta la società civile le risorse di conoscenza necessarie per svilupparne le potenzialità.

Approvato il Sostegni ter: 390 ML di fondi per le imprese

Ministro Giancarlo Giorgetti informa delle misure a favore delle imprese contenute nel Decreto legge Sostegni ter approvato oggi dal Consiglio dei Ministri.

Il Ministro del MISE, Ministero dello sviluppo economico, specifica che con il decreto legge sono stati introdotti:

  • nuovi sostegni alle attività maggiormente colpite dall’emergenza Covid
  • interventi per contrastare l’aumento del costo della bolletta energetica per le imprese.

“Abbiamo stanziato 390 milioni di euro per le attività colpite dalla pandemia, aumentando a 30 milioni il fondo per discoteche e sale da ballo. Un sostegno doveroso da parte del governo”, ha dichiarato Giorgetti soddisfatto malgrado il diniego ricevuto sulle misure per l’automotive per mancanza di risorse.

Sostegni ter: le misure per le imprese

In particolare, sono stati stanziati circa 390 milioni per le misure di sostegno ad attività del commercio al dettaglio, del settore dell’intrattenimento e del tessile:

  • Istituito al Mise un “Fondo per il rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio” con una dotazione di 200 milioni per l’anno 2022. Per poter beneficiare dei contributi a fondo perduto le imprese devono presentare un ammontare di ricavi riferito al 2019 non superiore a 2 milioni e aver subito una riduzione del fatturato nel 2021 non inferiore al 30% rispetto al 2019. leggi anche Fondo perduto imprese al dettaglio nella bozza del Sostegni ter
  • Il Fondo per il sostegno delle attività economiche particolarmente colpite (intrattenimenti, discoteche, gestione di piscine a titolo di esempio) dall’emergenza epidemiologica, istituito con il decreto Sostegni del 22 marzo 2021, è esteso al 2022 con uno stanziamento di 20 milioni da destinare ad interventi in favore dei parchi tematici, acquari, parchi geologici e giardini zoologici. Per i settori del wedding, intrattenimento e affini sono stanziati 40 milioni, mentre è stato aumentato di 30 milioni il fondo dedicato alle discoteche e sale da ballo;
  • Il credito d’imposta del 30% sul valore delle rimanenze finali di magazzino delle attività manifatturiere e del commercio del settore tessile, della moda e degli accessori è esteso anche alle imprese che svolgono attività di commercio al dettaglio in esercizi specializzati di prodotti tessili, della moda, del calzaturiero e della pelletteria. Per la misura sono stanziati circa 100 milioni.

Sostegni ter: le misure contro il caro energia

Contro il caro energia è stato approvato un pacchetto di misure calibrato verso le filiere produttive che rischiano maggiormente l’interruzione delle attività:

  • 1,2 miliardi per annullare a tutte le imprese gli oneri di sistema nel primo trimestre del 2022. Riguarderà le attività che nei contratti impegnano potenza anche sopra i 16,5kW;
  • 540 milioni per contributi sotto forma di credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche (tutta la bolletta) per le imprese energivore, circa 3.800, che hanno subito incremento dei costi +30% rispetto al 2019;
  • Prevista, dal 1 febbraio al 31 dicembre 2022, anche una misura per i fotovoltaici incentivati con vecchi sistemi che se hanno extra profitto devono riversarne una parte al GSE tramite compensazione. L’importo verrà deciso dal GSE.

 

Confedercontribuenti, la solidarietà ad Adele, l’imprenditrice vittima del sistema corrotto. “Non abbiate paura di agire, difendete la vostra creatura”

Fonte: ufficio stampa Confedercontribuenti

La Confedercontribuenti esprime la solidarietà ad Adele Scirrotta, originaria di Cosenza, oggi residente a Pisa. Imprenditrice agricola, la sua passione era il suo lavoro, l’olivicoltrice. Negli anni 90 la famiglia di Adele unì le forze per creare due aziende, una agricola e una di trasformazione. L’entusiasmo dignitoso di Adele e la sua famiglia era sempre più forte, armati di determinazione, coraggio, idee e progetti. Quando un’azienda cresce è inevitabile rivolgersi alle banche. Il mutuo viene concesso con ipoteca volontaria sui beni che in vent’anni i genitori di Adele avevano costruito. Fino a quando arrivò la prima lettera di una banca dove era stato attivato il mutuo del terreno. La richiesta: “Rientrare nel giro di 5 giorni”. A quella banca se ne affiancarono altre due. Decreti ingiuntivi ogni tre giorni, vedere i fornitori chiudere le macchine e prendersi tutto.

Ci ritrovammo soli – racconta Adele – terra bruciata ovunque, l’avvocato non presentò opposizioni, né si presentò alle udienze, fascicoli spariti, sentenze a nostro favore in arrivo, mai arrivate. Presentai la denuncia contro il nostro avvocato, ma, in un labirinto di attese, tutto è finito in prescrizione. Mi sono sentita come colpita da un uragano – continua – anche i commercialisti, copie di assegni di pagamento scomparsi nel nulla”.

Tante porte chiuse in faccia: “Mi sentii rispondere – ha detto Adele – oramai è finita, siete falliti. Volevo scappare e decisi di partire per Pisa. Dopo anni di sacrifici nasce la A.CO.S., anagramma costruito dalle iniziali dei nomi dei genitori di Adele.

Adele si rivolge a tutti gli imprenditori: “Non abbiate paura di agire, di difendere la vostra creatura – conclude – la battaglia è diventata ancora più dura, ma con i nervi saldi per misurarmi con gli eventi perché decisa a non arrendermi mai”.