Bonus chef 2021: cos’è, a chi spetta, importi, domanda

La Legge di Bilancio 2021 (L. 178 del 30 dicembre 2020) ai commi 117-123 istituisce un bonus per cuochi professionisti, sia lavoratori autonomi che dipendenti, sotto forma di credito d’imposta per acquisti riguardanti la propria attività. Il Bonus chef 2021 è stato introdotto dalla Legge di bilancio per sostenere uno dei settori più colpiti dalla pandemia, ovvero quello della ristorazione.

Un incentivo quindi che può sostenere la ristorazione nella ripresa delle attività e che va oltre le misure intraprese finora sotto forma di indennizzi, previsti dai vari decreti “ristori”.

Vediamo adesso cos’è il bonus chef 2021, chi può richiederlo, a quanto ammonta e come può essere impiegato.

Bonus chef 2021: cos’è

Come già anticipato, il bonus chef è una misura a sostegno del settore della ristorazione sotto forma di credito d’imposta. Il bonus non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP e non rileva ai fini del rapporto di deducibilità.

Il credito può inoltre essere ceduto ad altri soggetti, come per esempio istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Bonus chef 2021: a chi spetta

Possono richiedere il bonus i soggetti che esercitano l’attività di cuoco professionista

  • come lavoratori dipendenti;
  • come lavoratori autonomi con partita Iva, anche nei casi in cui non siano in possesso del codice ATECO 5.2.2.1.0.

Bonus chef 2021:importo

Bonus chef 2021: per cosa si può usare

Al comma 118 dell’art. 1 della Legge di Bilancio vengono specificate le spese ammissibili al credito d’imposta. Saranno quindi validi gli acquisti di:

  • macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari;
  • strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione;
  • corsi di aggiornamento professionale.

Le spese ammissibili al credito d’imposta devono inoltre essere effettuate dal 1° gennaio al 30 giugno 2021.

Bonus chef 2021: come fare domanda

Tutte le informazioni su come fare domanda, le regole e le scadenze verranno rese note entro la fine di febbraio con un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze. Seguiranno quindi nuovi aggiornamenti con le procedure per poter ottenere il Bonus chef.

fonte: leggioggi.it

 

Calano produzione e valore aggiunto ma l’agricoltura italiana resta da primato

Ha perso colpi ma ha mantenuto il primato in Europa per valore aggiunto. La fotografia dell’agricoltura italiana che emerge dalle stime preliminari dell’Istat sull’andamento dei conti 2020 certifica le difficoltà legate alla pandemia, legate soprattutto al drastico ridimensionamento degli scambi e alle restrizioni che hanno colpito pesantemente alcuni settori in particolare come l’agriturismo, il vino e il florovivaismo.

Nel 2020 la produzione dell’agricoltura si è ridotta del 3,3% in volume, il valore aggiunto lordo ai prezzi base è sceso del 6,1% e gli occupati sono diminuiti del 2,4%, mentre i redditi hanno perso il 4,8% (a fronte di un calo medio del 4% nella Ue a 27). La pandemia ha colpito soprattutto le attività secondarie (-18,9%), che comprendono l’agriturismo, i servizi connessi all’agricoltura (-3,8%) e il florovivaismo (-8%).

Tra le produzioni si sono ridotte in particolare quella di olio, crollata del 18% (e dimezzata in Puglia e Calabria) dopo il boom del 2019, le coltivazioni industriali (-2,2%) e il vino (-1,9%). Solo il comparto zootecnico ha registrato un andamento positivo (+0,3%), grazie alla crescita dei prodotti zootecnici (+2%) che ha compensato il calo del bestiame (-0,8%). Più contenuta, rispetto al 2019, la crescita dei prezzi alla produzione (+0,4% contro +0,7% dell’anno precedente), mentre sono diminuiti i prezzi relativi ai costi sostenuti dagli agricoltori (-0,6% contro +0,9% del 2019).

A livello europeo la produzione agricola è diminuita dell’1,3%; nella graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti al primo posto c’è la Francia con 75,4 miliardi, seguita da Germania (56,3), Italia (56,1) e Spagna (53). Ma in termini di valore aggiunto l’Italia come detto resta leader con 31,3 miliardi, davanti a Francia (30,2) e Spagna (29,3), nonostante l’impatto della pandemia che ha ridimensionato drasticamente l’interscambio commerciale, causando difficoltà di collocamento sui mercati per molti prodotti e facendo crollare i prezzi. In Europa, a pagare il costo più alto della crisi sono stati gli allevamenti suini in Germania (dove i redditi sono crollati di oltre il 15%), di visoni in Danimarca e il florovivaismo in Olanda.

I redditi degli agricoltori sono calati in tutti i principali paesi produttori, con la rilevante eccezione della Spagna. Da segnalare il crollo registrato in Romania, dove nel 2020 l’indicatore relativo si è praticamente dimezzato (-47,2%). Segno meno anche in Germania
(-15,5%), Polonia (-9,6%), Francia (-7,6%) e Paesi Bassi (-6,7%). tutti cali superiori alla media della Ue a 27 (-4%). Variazioni positive invece in Spagna (+12,5%), Ungheria (+10,3) e Grecia (+5,2%).

Fonte: agrisole

 

Banche, da domani parte il sistema ammazza imprese. Confedercontribuenti fermare subito norma

Da domani parte una norma decisa dagli eurocrati dell’unione europea. Stop ai conti correnti in rosso da domani in banca, primo giorno di applicazione delle regole UE sulla gestione dei default delle imprese, sulle sofferenze e sugli sconfinamenti. I direttori di filiale non potranno più gestire i piccoli problemi di liquidità sia delle famiglie sia delle aziende. Tutto per via delle norme dell’Autorità bancaria europea, in vigore formalmente dal giorno 1 gennaio, ma che da domani esordiranno allo sportello. Un norma di una gravità inaudita denuncia il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che mette a rischio migliaia di aziende, un danno irreversibile per le PMI.

E stop anche alle compensazioni tra linee di credito e durata del default raddoppiato, per la clientela, da tre a sei mesi.  Fino allo scorso 31 dicembre un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura pari al 5% del suo debito. Adesso la percentuale cala significativamente fino all’1% secondo cui cambia il significato di “rilevanza” del pagamento arretrato, in relazione al quale entrano in gioco anche altre due soglie: 100 euro per le famiglie e 500 euro per le imprese. Non solo: oltre all’abbattimento delle soglie, le nuove regole europee non ammettono spazi di manovra per gli istituti di credito, mentre le “vecchie” regole consentivano alle stesse banche la possibilità di concedere, alla clientela, compensazioni tra linee di credito.

 Questa misura costituisce una punizione severa per il nostro Paese e arriva in un momento difficilissimo per la nostra economia, tra le più piegate dagli effetti della pandemia da Covid”.  Inoltre, dopo tre mesi di mancati pagamenti da soli 100 euro, viene imposto alla banca la segnalazione alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come “crediti malati”. Chi ha il conto corrente “scoperto”, in sostanza, corre il rischio di risultare immediatamente “moroso” nei confronti di vari soggetti, dalle finanziarie all’Inps, dai dipendenti alle aziende cosiddette utility (energia, gas, acqua, telefono). Non solo: le stesse nuove norme dell’Eba stabiliscono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente venga classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia classificata come non performing loan e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi. Per quanto riguarda i conti correnti, le nuove regole dell’Eba impongono di bloccare i pagamenti con addebito diretto nel caso in cui il cliente (impresa o famiglia) non abbia adeguata disponibilità sul proprio deposito. La misura riguarda il pagamento di bollette, rate di mutui e finanziamenti, stipendi. In assenza di fondi sufficienti a “coprire” il pagamento, la banca lo blocca e cancella il relativo “Rid” (disposizioni automatiche di pagamento). Tutto questo vuol dire che il cliente della banca diventa “moroso” nei confronti del titolare del “Rid”. A noi di Confedercontribuenti non ci resta che urlare al Governo affinche’ blocchi e annulli questa scellerata scelta europea

Confedercontribuenti e la sicurezza digitale. Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Continuano le ritorsioni contro Confedercontribuenti per la sua azione di denuncia del malaffare e di difesa della legalità.

Ancora una volta – informa un comunicato stampa diffuso ieri dalla Confederazione di rappresentanza delle imprese e dei contribuenti italiani-  per l’ennesima volta, tutti gli account social del Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, sono stati violati e bloccati. Ed anche altri dirigenti sono stati colpiti dall’azione degli hacker”.

Il ripetersi con tanta frequenza – continua il comunicato – dell’interferenza di mani informatiche competenti ed esperte è la dimostrazione palese dell’esistenza di un piano preordinato ed eterodiretto per soffocare la voce di una libera associazione che è riuscita a colpire gli interessi della mafia economica e che non intende piegarsi ad intimidazioni e minacce.

Confedercontribienti non si lascia intimidire, e andrà fino in fondo nel chiedere accertamenti seri sui mandanti e gli esecutori delle illecite violazioni del proprio diritto alla privacy ed alla libertà di espressione. Proseguiremo senza arretrare di un passo sulla strada della lotta per la legalità e la giustizia, a tutela delle categorie economiche e sociali che con coraggio ed onestà portano avanti, fra mille difficoltà, il proprio lavoro”.

Confedercontributi è una Confederazione nazionale che, dal 2012, si occupa di tutelare le famiglie e le imprese, curandone gli interessi generali e assistendole nel difficile rapporto con le pastoie burocratiche di cui è disseminato il sistema-Italia e nell’orientarsi tra la selva delle disposizioni legislative e regolamentari.

I questi anni la Confederazione è intervenuta con le opportune critiche e con proposte costruttive sui problemi del fisco, del  lavoro e dello sviluppo e si è impegnata a fondo, con denunce legate a fatti concreti e circostanziati, sul fronte della lotta alle mafie, all’usura ed alla criminalità economica.

Nella drammatica stretta che soffoca il Paese in questo tempo di crisi economica e di emergenza sanitaria, Confedercontribuenti conduce una lotta quotidiana, senza riguardi e timidezze nei confronti delle posizioni di potere di qualsiasi tipo, per difendere imprenditori, artigiani, partite IVA, famiglie vittime del racket, dell’usura criminale e bancaria e di un sistema burocratico e fiscale che spesso finisce per agevolare la penetrazione di capitali e interessi opachi a scapito del lavoro di migliaia di aziende e attività sane e produttive.  

Da ultimo, in particolare, Confedercontribuenti è stata protagonista di una forte denuncia delle anomalie registrate nel sistema delle aste giudiziarie, svelando attraverso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica come delle autorità competenti, l’intreccio di oscuri interessi che da anni ha portato all’illecito arricchimento gruppi di pressione senza scrupoli che, con l’impiego di cosche mafiose e prestanome, si sono impossessati a prezzi risibili di beni immobili di ben altro valore, pignorati a debitori morosi senza loro colpa, perché colpiti dalla perdita del lavoro, dalla crisi di liquidità dovuta all’impossibilità di riscuotere i propri crediti e dal crollo di molte attività economiche.

Le denunce di Confedrecontribuenti hanno colto nel segno, se è vero che hanno contribuito ad orientare le indagini di magistratura e forze dell’ordine sulle attività illecite sviluppatesi attorno alle aste giudiziarie. Indagini che hanno portato all’accertamento dell’esistenza di una rete criminale nei confronti della quale sono state disposte misure cautelari ed aperti procedimenti giudiziari, una notizia che qualche settimana fa ha fatto scalpore in tutto il paese.

A fronte del suo impegno per la legalità e la giustizia, Confedercontribuenti, soprattutto nella persona del suo Presidente, è stata fatta oggetto, da diversi mesi a questa parte, di un’azione sistematica di boicottaggio dei canali di comunicazione social, con grave danno economico e d’immagine.

Così, dopo le tante denunce e segnalazioni andate a vuoto, la Confederazione ha deciso di inviare una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Capo della Polizia ed atuute le altre autorità responsabili per segnalare non tanto il proprio caso, ma “il grave pericolo che la democrazia e la libertà di tutti i cittadini e del sistema economico corrono a causa della pirateria informatica, che può colpire chiunque ed arrivare fino al cuore dello Stato”.

Nella lettera aperta, il cui testo integrale i nostri lettori possono trovare sul portale di Confedercontribuenti, il problema viene posto nelle sue implicazioni generali. “Ad essere messi in discussione – si legge nella lettera – non sono soltanto il buon diritto, la sicurezza e la libertà della nostra organizzazione, ma la stessa tenuta del sistema democratico ed i diritti costituzionalmente garantiti.

Non è tollerabile che nella nostra Repubblica i gestori di Facebook usino i propri strumenti tecnologici per tacitare chi nel nome della legalità e dei valori repubblicani vuole affermare giustizia e riscatto per il nostro amato popolo.

Il problema della sicurezza digitale deve trovare una diversa collocazione nella scala di priorità delle classi dirigenti italiane, presso le quali stenta ad affermarsi la consapevolezza che la cyber security è un ambito strategico nell’interesse nazionale.

Attacchi significativi vengono rivolti con sempre maggiore frequenza ad imprese, associazioni, banche e sistemi informatici pubblici, dimostrando che  proteggere e salvaguardare la privacy e le informazioni acquisite e trattate è un compito rispetto al quale governanti, dirigenti, amministratori, e tutti coloro che hanno potere decisionale in merito alla disciplina delle attività digitali non possono più continuare a non vedere o a far finta di non vedere.

Sono attacchi alle libertà democratiche sui quali vanno intensificati e potenziati i controlli, perché possono colpire chiunque ed arrivare fino al cuore dello Stato, Si indaghi sulle illecite interferenze sul lavoro dei liberi cittadini, si pensi a salvaguardare chi, con onestà e coraggio, si batte per la collettività”.

Il QdC seguirà attentamente gli sviluppi di questa vicenda e non mancherà di  focalizzare la propria attenzione, e quella dei lettori, sulla centralità della sicurezza digitale per il corretto andamento della vita democratica del Paese.

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): Fermatevi, non ammazzate le imprese e i contribuenti.

Quasi uno per ogni italiano, anche se ovviamente fare la media ha poco senso. Sono 50 milioni, tra cartelle, accertamenti e lettere di compliance, gli atti che saranno inviati ai contribuenti dalle agenzie fiscali da inizio 2021, con la fine del blocco deciso causa emergenza Covid. Di fronte alla crisi economica che vivono le famiglie e le imprese è un atto immorale non fermare ancora la riscossione delle imposte dandogli una soluzione compatibile, a dirlo e’ il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che giudica Gualtieri un Ministro senza sensibilità e capacità di comprendere il popolo italiano. Vada a casa questo insensibile uomo che vuole la morte delle imprese italiane, dichiara senza mezzi termini il presidente di Confedercontribuenti. Adesso si blocchi la riscossione e si cerchi una soluzione credibile. Altrimenti Conti e company risponderanno al popolo che soffre.