Pasqua all’estero sì, in Italia, no. Ci prendono in giro!

Tutta la filiera del turismo sull’orlo di una crisi di nervi, in pieno default. Tante le aziende che non saranno più in grado di riaprire al termine del lockdown, migliaia i posti di lavori andranno perduti. Eppure, udite – udite è consentito viaggiare per l’estero. Con una nota del Ministero dell’Interno è stato chiarito che «sono giustificati gli spostamenti finalizzati a raggiungere il luogo di partenza di questo tipo di viaggi che, in quanto generalmente consentiti, non possono subire compressioni o limitazioni al proprio svolgimento». È dunque consentito muoversi purché «muniti di autocertificazione».

In parole povere, puoi fare il turista all’estero (circa 3500 italiani sono già in partenza, in tanti per le Canarie), ma non puoi fare il turista in Italia, perché non ci si potrà spostare tra regioni.

Come prenderti in giro, senza fiatare.

Quindi, in sintesi, anche se l’Italia passerà una Pasqua in zona rossa, sono consentiti gli spostamenti all’estero secondo quanto previsto dal Dpcm del 2 marzo, che elenca una serie di Paesi in cui poter viaggiare per motivi di turismo. Per questo si è autorizzati a raggiungere l’aeroporto o porto (in caso di crociere) di partenza anche se si trova in una regione arancione o rossa.

Tutto ciò ha fatto scattare, a ragion veduta, l’ira degli albergatori italiani: “Gli alberghi e tutto il sistema dell’ospitalità italiana sono fermi da mesi, a causa del divieto di spostarsi da una regione all’altra. Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia”.

Dove sta la logica in tutto questo? Si autorizzano i viaggi all’estero ma si impedisce l’apertura di terme, impianti di risalita, riunioni, congressi e manifestazioni fieristiche.

Ma che Paese è questo?

Tuona anche il turismo itinerante attraverso una nota congiunta delle maggiori associazioni del settore con una lettera diretta al governatore Draghi.

Le Associazioni Nazionali hanno ritenuto di ribadire la richiesta di libera circolazione degli autocaravan e dei caravan. Bisogna far comprendere a tutti, si legge nella lettera, “perché chiediamo che le autocaravan e le caravan possano circolare liberamente in tutte le regioni, indipendentemente dal colore attribuite alle stesse, in deroga ai Dpcm emanati dal Governo”.

Nel rispetto delle indicazioni “anti covid”, l’obiettivo è quello di permettere ai cosiddetti turisti itineranti di contribuire fattivamente alla ripresa dell’economia e aiutare le strutture ricettive che si trovano ad essere aperte quando, paradossalmente, nessuno dei loro clienti può circolare, sia pure solo per raggiungerle.

Ettore Minniti, Responsabile del Settore Turismo di Confedercontribuenti, ha dichiarato “Abbiamo fortemente criticato il Decreto Sostegni. Ora, aver autorizzato gli spostamenti nelle regioni arancioni o rosse per viaggi all’estero, penalizzando così il comparto turistico nel nostro Paese è inaccettabile. Condividiamo la presa di pozioni delle altre associazioni di categoria, comprese quelle del comparto del turismo itinerante. Qualche politico”, – continua Minniti – “con il quale in passato avevamo tentato di interloquire, ci ha sbattuto il telefono in faccia. Questo ci rafforza e ci autorizza a continuare la nostra battaglia a favore dei contribuenti e dell’imprese del settore, oggi più che mai mortificate e prese in giro!

Giornata della memoria per le vittime della mafia, Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): noi impegnati in prima linea.

Roma, 21 mar. – “La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie sia un momento non retorico, ma di sollecitazione a riprendere la lotta alle mafie, con grande slancio, sopratutto da parte della politica che ormai fa quasi fatica ad affrontare l’argomento, a dichiararlo il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai e per render loro l’onore è fondamentale. Questa giornata ci deve rendere consapevoli e ricordare ad ognuno di noi che la mafia oggi è meno visibile e proprio per questo più pericolosa.  Dobbiamo vigilare da cittadini per impedire, insieme alle istituzioni che i sostegni post pandemia a partire dal  Recovery Fund in arrivo, non diventino ulteriori strumenti di arricchimento per le cosche. La battaglia all’usura, sempre più incombente su chi è in difficoltà economica”, deve essere il terreno su cui va stabilito un patto antimafia. Noi di Confedercontribuenti, conclude il Presidente Finocchiaro, ci saremo sempre per estirpare questo cancro terribile dalla nostra società.

 

Bonus chef 2021: cos’è, a chi spetta, importi, domanda

La Legge di Bilancio 2021 (L. 178 del 30 dicembre 2020) ai commi 117-123 istituisce un bonus per cuochi professionisti, sia lavoratori autonomi che dipendenti, sotto forma di credito d’imposta per acquisti riguardanti la propria attività. Il Bonus chef 2021 è stato introdotto dalla Legge di bilancio per sostenere uno dei settori più colpiti dalla pandemia, ovvero quello della ristorazione.

Un incentivo quindi che può sostenere la ristorazione nella ripresa delle attività e che va oltre le misure intraprese finora sotto forma di indennizzi, previsti dai vari decreti “ristori”.

Vediamo adesso cos’è il bonus chef 2021, chi può richiederlo, a quanto ammonta e come può essere impiegato.

Bonus chef 2021: cos’è

Come già anticipato, il bonus chef è una misura a sostegno del settore della ristorazione sotto forma di credito d’imposta. Il bonus non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP e non rileva ai fini del rapporto di deducibilità.

Il credito può inoltre essere ceduto ad altri soggetti, come per esempio istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Bonus chef 2021: a chi spetta

Possono richiedere il bonus i soggetti che esercitano l’attività di cuoco professionista

  • come lavoratori dipendenti;
  • come lavoratori autonomi con partita Iva, anche nei casi in cui non siano in possesso del codice ATECO 5.2.2.1.0.

Bonus chef 2021:importo

Bonus chef 2021: per cosa si può usare

Al comma 118 dell’art. 1 della Legge di Bilancio vengono specificate le spese ammissibili al credito d’imposta. Saranno quindi validi gli acquisti di:

  • macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari;
  • strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione;
  • corsi di aggiornamento professionale.

Le spese ammissibili al credito d’imposta devono inoltre essere effettuate dal 1° gennaio al 30 giugno 2021.

Bonus chef 2021: come fare domanda

Tutte le informazioni su come fare domanda, le regole e le scadenze verranno rese note entro la fine di febbraio con un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze. Seguiranno quindi nuovi aggiornamenti con le procedure per poter ottenere il Bonus chef.

fonte: leggioggi.it

 

Calano produzione e valore aggiunto ma l’agricoltura italiana resta da primato

Ha perso colpi ma ha mantenuto il primato in Europa per valore aggiunto. La fotografia dell’agricoltura italiana che emerge dalle stime preliminari dell’Istat sull’andamento dei conti 2020 certifica le difficoltà legate alla pandemia, legate soprattutto al drastico ridimensionamento degli scambi e alle restrizioni che hanno colpito pesantemente alcuni settori in particolare come l’agriturismo, il vino e il florovivaismo.

Nel 2020 la produzione dell’agricoltura si è ridotta del 3,3% in volume, il valore aggiunto lordo ai prezzi base è sceso del 6,1% e gli occupati sono diminuiti del 2,4%, mentre i redditi hanno perso il 4,8% (a fronte di un calo medio del 4% nella Ue a 27). La pandemia ha colpito soprattutto le attività secondarie (-18,9%), che comprendono l’agriturismo, i servizi connessi all’agricoltura (-3,8%) e il florovivaismo (-8%).

Tra le produzioni si sono ridotte in particolare quella di olio, crollata del 18% (e dimezzata in Puglia e Calabria) dopo il boom del 2019, le coltivazioni industriali (-2,2%) e il vino (-1,9%). Solo il comparto zootecnico ha registrato un andamento positivo (+0,3%), grazie alla crescita dei prodotti zootecnici (+2%) che ha compensato il calo del bestiame (-0,8%). Più contenuta, rispetto al 2019, la crescita dei prezzi alla produzione (+0,4% contro +0,7% dell’anno precedente), mentre sono diminuiti i prezzi relativi ai costi sostenuti dagli agricoltori (-0,6% contro +0,9% del 2019).

A livello europeo la produzione agricola è diminuita dell’1,3%; nella graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti al primo posto c’è la Francia con 75,4 miliardi, seguita da Germania (56,3), Italia (56,1) e Spagna (53). Ma in termini di valore aggiunto l’Italia come detto resta leader con 31,3 miliardi, davanti a Francia (30,2) e Spagna (29,3), nonostante l’impatto della pandemia che ha ridimensionato drasticamente l’interscambio commerciale, causando difficoltà di collocamento sui mercati per molti prodotti e facendo crollare i prezzi. In Europa, a pagare il costo più alto della crisi sono stati gli allevamenti suini in Germania (dove i redditi sono crollati di oltre il 15%), di visoni in Danimarca e il florovivaismo in Olanda.

I redditi degli agricoltori sono calati in tutti i principali paesi produttori, con la rilevante eccezione della Spagna. Da segnalare il crollo registrato in Romania, dove nel 2020 l’indicatore relativo si è praticamente dimezzato (-47,2%). Segno meno anche in Germania
(-15,5%), Polonia (-9,6%), Francia (-7,6%) e Paesi Bassi (-6,7%). tutti cali superiori alla media della Ue a 27 (-4%). Variazioni positive invece in Spagna (+12,5%), Ungheria (+10,3) e Grecia (+5,2%).

Fonte: agrisole

 

Banche, da domani parte il sistema ammazza imprese. Confedercontribuenti fermare subito norma

Da domani parte una norma decisa dagli eurocrati dell’unione europea. Stop ai conti correnti in rosso da domani in banca, primo giorno di applicazione delle regole UE sulla gestione dei default delle imprese, sulle sofferenze e sugli sconfinamenti. I direttori di filiale non potranno più gestire i piccoli problemi di liquidità sia delle famiglie sia delle aziende. Tutto per via delle norme dell’Autorità bancaria europea, in vigore formalmente dal giorno 1 gennaio, ma che da domani esordiranno allo sportello. Un norma di una gravità inaudita denuncia il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che mette a rischio migliaia di aziende, un danno irreversibile per le PMI.

E stop anche alle compensazioni tra linee di credito e durata del default raddoppiato, per la clientela, da tre a sei mesi.  Fino allo scorso 31 dicembre un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura pari al 5% del suo debito. Adesso la percentuale cala significativamente fino all’1% secondo cui cambia il significato di “rilevanza” del pagamento arretrato, in relazione al quale entrano in gioco anche altre due soglie: 100 euro per le famiglie e 500 euro per le imprese. Non solo: oltre all’abbattimento delle soglie, le nuove regole europee non ammettono spazi di manovra per gli istituti di credito, mentre le “vecchie” regole consentivano alle stesse banche la possibilità di concedere, alla clientela, compensazioni tra linee di credito.

 Questa misura costituisce una punizione severa per il nostro Paese e arriva in un momento difficilissimo per la nostra economia, tra le più piegate dagli effetti della pandemia da Covid”.  Inoltre, dopo tre mesi di mancati pagamenti da soli 100 euro, viene imposto alla banca la segnalazione alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come “crediti malati”. Chi ha il conto corrente “scoperto”, in sostanza, corre il rischio di risultare immediatamente “moroso” nei confronti di vari soggetti, dalle finanziarie all’Inps, dai dipendenti alle aziende cosiddette utility (energia, gas, acqua, telefono). Non solo: le stesse nuove norme dell’Eba stabiliscono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente venga classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia classificata come non performing loan e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi. Per quanto riguarda i conti correnti, le nuove regole dell’Eba impongono di bloccare i pagamenti con addebito diretto nel caso in cui il cliente (impresa o famiglia) non abbia adeguata disponibilità sul proprio deposito. La misura riguarda il pagamento di bollette, rate di mutui e finanziamenti, stipendi. In assenza di fondi sufficienti a “coprire” il pagamento, la banca lo blocca e cancella il relativo “Rid” (disposizioni automatiche di pagamento). Tutto questo vuol dire che il cliente della banca diventa “moroso” nei confronti del titolare del “Rid”. A noi di Confedercontribuenti non ci resta che urlare al Governo affinche’ blocchi e annulli questa scellerata scelta europea