Webinar “L’Evoluzione del Rapporto Banca-Imprese”

Venerdì 27 Novembre ore 18:00 presso piattaforma Zoom

La nostra Scuola di Formazione presenta il
Prof. Saverio Migliaccio, che terrà il Webinar
“L’Evoluzione del Rapporto Banca-Imprese”
Per adesione inviare richiesta a scuolaformazione@confedercontribuenti.it
Partecipazione riservata ad imprenditori, Max 10 partecipanti.

Trasformazione digitale delle Pmi Dal 15 dicembre via alle domande

Il decreto crescita, con l’obiettivo di sostenere la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese ha istituito il bando Digital transformation, disciplinato dapprima con il decreto direttoriale del 9 giugno 2020 e poi con il decreto direttoriale del 1° ottobre 2020.

In quest’ultimo sono stati quindi definiti, tra l’altro, i termini di presentazione del bando, rivolto alle Pmi che operano nel settore manifatturiero e dei servizi diretti alle imprese manifatturiere, del settore turistico e del commercio.

Il bando permette la realizzazione di progetti diretti all’implementazione delle tecnologie abilitanti individuate nel Piano nazionale Impresa 4.0, nonché di altre tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera. In tal senso, i progetti ammissibili per le agevolazioni del ministero dello Sviluppo economico devono essere diretti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi dei soggetti proponenti in forma singola o in forma associata.

Per realizzare le finalità dell’avviso potranno essere presentate due tipologie di progetto:

O iniziative volte all’introduzione di innovazioni di processo o di organizzazione;

O oppure, programmi di investimento.

Nel primo caso saranno ammissibili alle agevolazioni le spese del personale impiegato nella realizzazione del programma; gli ulteriori costi, quali consulenze, attrezzature e spese generali saranno ammesse sulla base di un tasso forfettario pari al 40% dei costi diretti del personale.

I programmi di investimento saranno invece orientati all’acquisto di immobilizzazioni materiali ed immateriali e servizi di consulenza specialistica (per un massimo del 10% dei costi ammissibili).

I programmi di spesa dovranno prevedere investimenti compresi tra 50mila e 500mila euro, con tempi di attuazione non superiori a 18 mesi.

Le agevolazioni riguardano il 50% delle spese ammissibili e prevedono un 10% sotto forma di contributo a fondo perduto e un 40% sotto forma di finanziamento agevolato da restituire in sette anni senza interessi.

La dotazione finanziaria, pari a 100 milioni di euro, sarà attribuita secondo una procedura a sportello. Le richieste di agevolazione potranno essere presentate a partire dalle ore 12 del 15 dicembre , utilizzando la procedura informatica predisposta dal ministero dello Sviluppo economico.

Per evitare la corsa al click, le istanze presentate nello stesso giorno saranno considerate come pervenute nel medesimo istante, indipendentemente dall’ora e dal minuto di presentazione.

Per ottenere le agevolazioni, le istanze dovranno comunque raggiungere una soglia di punteggio minimo (60/100) sulla base di una serie di parametri di valutazione connessi alla qualità del progetto, alla definizione degli obiettivi, alla congruità dei costi e all’innovatività dell’iniziativa, nonché a criteri di natura economico/patrimoniale.

Solo in caso di insufficienza delle risorse, per le domande presentate nello stesso giorno, sarà stilata una graduatoria sulla base del punteggio ottenuto.

Decreto Ristori ter approvato dal Governo: i nuovi stanziamenti previsti

Nella serata del 20 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge (c.d. Ristori ter) che introduce misure finanziarie urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Lo ha riferito il Consiglio dei Ministri con il comunicato del 20 novembre, precisando che il testo interviene con un ulteriore stanziamento di risorse, pari a 1,95 miliardi di euro per l’anno 2020, destinato al ristoro delle attività economiche interessate, direttamente o indirettamente, dalle misure disposte a tutela della salute, al sostegno dei lavoratori in esse impiegati, nonché con ulteriori misure connesse all’emergenza in corso.
Tra l’altro, il testo prevede:

  • l’incremento di 1,45 miliardi, per il 2020, della dotazione del fondo previsto dal decreto “Ristori bis” (decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149) per compensare le attività economiche che operano nelle Regioni che passano a una fascia di rischio più alta;
  • l’inclusione delle attività di commercio al dettaglio di calzature tra quelle che, nelle cosiddette “zone rosse”, sono destinatarie del contributo a fondo perduto;
  • l’istituzione di un fondo con una dotazione di 400 milioni di euro, da erogare ai Comuni, per l’adozione di misure urgenti di solidarietà alimentare;
  • l’aumento di 100 milioni per il 2020 della dotazione finanziaria del Fondo per le emergenze nazionali, allo scopo di provvedere all’acquisto e alla distribuzione di farmaci per la cura dei pazienti affetti da COVID-19.

Agroalimentare, 850 milioni per i cibi italiani. Confedercontribuenti, bene questa iniziativa.

Da una parte 600 milioni per ristoranti, mense, agriturismi e attività di catering. Dall’altra 250 milioni per le organizzazioni caritative che si occupano degli indigenti. In tutto 850 milioni destinati all’acquisto di prodotti agroalimentari italiani. «Per la prima volta si interviene in modo integrato dal campo alla tavola con un bonus Filiera Italia per l’acquisto di prodotti Made in Italy a sostegno della ristorazione che ha subito nel 2020 con l’emergenza Covid un taglio del fatturato del 48% che ha travolto a cascata anche l’industria alimentare e l’agricoltura italiana». Nell’ultima Gazzetta Ufficiale del decreto che fissa criteri e modalità di gestione del Fondo per la filiera della ristorazione.  In Gazzetta ufficiale è stato pubblicato anche il decreto del ministero delle Politiche Agricole, di concerto con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che suddivide lo stanziamento dei fondi dedicati al programma di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti. Il provvedimento ha tenuto conto delle necessità espresse dalle organizzazioni caritative a fronte dei 250,9 milioni di euro disponibili: 900 mila euro di residui sul Fondo 2020 e 250 milioni dalle risorse straordinarie del decreto Rilancio.  Con questa manovra si aiutano i nostri connazionali meno abbienti, dando una mano al contempo all’agricoltura e all’agroalimentare Made in Italy, la cui situazione di crisi si è aggravata ulteriormente con la chiusura dei bar, ristoranti, pizzerie».

Nel 2020 le PMI perderanno un milione di posti di lavoro

Saranno circa un milione i posti di lavoro persi nelle pmi nel 2020. Questo nonostante il blocco dei licenziamenti. Gli organici delle piccole medie imprese potrebbero subire una contrazione di circa il 10%. E, sul versante della sicurezza sul lavoro, la metà delle aziende è poco o per nulla attrezzate a gestire il personale in caso di contagi. È quanto emerge dall’indagine «crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle pmi», presentata nell’ambito del Festival del lavoro, la manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (Cno). Tutta la manifestazione può essere seguita in diretta anche sul sito di ItaliaOggi «Si profila un periodo di grande incertezza», le parole della presidente del Cno Marina Calderone espresse ieri durante la presentazione del festival. «Il quadro che abbiamo non è certo confortante: più ci saranno chiusure e limitazioni per le attività commerciali e più si amplierà quel senso di incertezza che caratterizza il mondo del lavoro, soprattutto autonomo. Abbiamo perso più di 200 mila lavoratori autonomi, di cui un terzo almeno appartenente alle professioni intellettuali, il vero punto di riferimento della piccola media impresa. I prossimi mesi ci vedranno nuovamente impegnati con la gestione degli ammortizzatori sociali, speriamo davvero che questa volta si accettata la nostra proposta di semplificazione degli ammortizzatori». Secondo quanto emerge dall’indagine, sebbene il 59% dei consulenti reputi che le aziende siano ad oggi attrezzate in materia di prevenzione (dispositivi di protezione, sanificazione ambienti, etc), queste non sarebbero comunque pronte a dover gestire nuove situazioni emergenziali. Il 44,7% dichiara, infatti, che le aziende sono mediamente poco o per nulla attrezzate a gestire il personale in caso di contagi (diretti o indiretti) e il 37,2% a fornire la connessa informazione sul «da farsi». La preoccupazione di dover gestire un’emergenza sanitaria è peraltro secondaria rispetto alla possibilità di doversi nuovamente trovare alle prese con le procedure per la cassa integrazione (indicata come principale criticità da affrontare nelle prossime settimane dal 62,8%), ma anche l’avvio delle ristrutturazioni (42,8%), l’inevitabile riduzione dei livelli di produttività (42,2%), la gestione delle esigenze del personale, alle prese con conciliazione e quarantene, e la sua riorganizzazione. E a poco servirà il ricorso allo smart working visto che per la maggioranza dei Consulenti (56,9 %) le imprese faranno di tutto per tenere i lavoratori in sede (8 su 10 già tornati a fine settembre), soprattutto a causa della tipologia di attività svolta. La giornata di ieri è stata anche l’occasione per presentare dei dati positivi sul mercato del lavoro, in questo momento difficile. Sono quelli relativi ai tirocini professionali: «Nel 2019», si legge nella nota dei consulenti del lavoro, «si conferma il trend, a livello europeo, che vede il tirocinio come lo strumento privilegiato per l’accesso dei giovani al mercato del lavoro, e quelli promossi dalla Fondazione consulenti per il lavoro, l’agenzia per il lavoro del Consiglio nazionale dell’ordine autorizzata dal ministero del lavoro, si confermano il maggior numero a livello nazionale (oltre 128 mila) e con una percentuale di trasformazione in opportunità lavorativa (entro i 6 mesi dalla conclusione del tirocinio) nel 64,1% dei casi». L’indagine, dedicata proprio ai tirocini di Fondazione lavoro e all’inserimento occupazionale, evidenzia come Il numero di tirocini in Italia risulta in crescita negli ultimi sette anni. Si è passati dai 195.698 tirocini extracurriculari attivati nel 2013 ai 344.853 del 2019».In tale scenario», si legge nella nota della Fondazione, «ad aumentare è anche il numero di tirocini il cui ente promotore è stato Fondazione lavoro: il volume di tirocini si è triplicato nel giro degli stessi sette anni, passando dai 9.668 tirocini attivati nel 2013 ai 29.439 del 2019. Se osserviamo l’incidenza dei tirocini di Fondazione lavoro sul totale nazionale, notiamo, in particolare, che i consulenti del lavoro nel 2013 gestivano il 4,9% dei tirocini, mentre nel 2019 il loro contributo è arrivato all’8,5% del totale. L’indagine evidenzia che ad incidere sulle opportunità lavorative è il settore in cui si è svolto il tirocinio: tra il 2014 e il 2019, hanno avuto maggior successo occupazionale i tirocini realizzati nel settore industriale (65,7%) e nel settore dell’istruzione e della sanità privata (63,8%). Sopra la media di inserimento del 61,8% troviamo anche il commercio (61,9%) e il vasto settore dei servizi (trasporti, comunicazioni, attività finanziarie ed altri servizi alle imprese) con il 62,6%».

Fonte: Italiaoggi