Il covid non ferma il turismo, è ‘pienone’ da nord a sud

AGI – I primi bilanci sul turismo in Italia sembrano fugare i dubbi della vigilia: da nord a sud le principali mete dei vacanzieri stanno registrando infatti presenze superiori alle attese con livelli che se non sono ancora quelli pre covid hanno comunque di molto migliorato quelli dello scorso anno.

Green pass e discoteche chiuse non pare abbiano influito più di tanto e se sono mancati in parte i turisti stranieri, soprattutto gli extraeuropei, il cosiddetto ‘turismo di vicinanza’ ha sopperito alla mancanza.

E se in Romagna la stagione è stata “eccezionale”, come ha detto il presidente della Regione Bonaccini, la Versilia denuncia il “tutto esaurito” e le Eolie “pullulano di turisti”. Più cauto l’ottimismo in Sardegna dove comunque “sta andando bene” mentre gli albergatori di Napoli sottolineano i risultati parlando di una “piacevole sorpresa”.

Buona dunque la ‘fotografia che riprende alcune delle principali località turistiche dello ‘stivale’. La Versilia chiude l’agosto 2021 con un bilancio più luci che ombre: da Viareggio a Forte dei Marmi, da Lido di Camaiore a Marina di Pietrasanta, le spiagge hanno fatto registrare il pienone sia a luglio che ad agosto. E si spera in una coda di stagione “importante” anche a settembre.

“Oltre al pubblico tradizionale che da anni sceglie la nostra riviera per le vacanze estive – spiega Maria Bracciotti, presidente degli albergatori – abbiamo rivisto tanti turisti che in passato avevano scelto destinazioni straniere e quest’anno hanno preferito un turismo più nostrano”.

Folla alle Isole Eolie: in molti hanno scelto le sette isole per trascorrere le vacanze, non soltanto italiani ma anche stranieri, e questi ultimi si attendono in misura maggiore già da settembre. “Da quando si è ripartiti, da giugno in poi, la stagione è stata positiva, giugno sicuramente è stato superiore all’anno scorso ed è stato abbastanza consistente, luglio e agosto sono andati bene.

Agosto in linea con l’anno scorso, luglio addirittura migliore”, spiega Cristian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole Eolie e Isole Minori che giudica soddisfacente la stagione turistica in corso. Intanto, si guarda a settembre in vista dell’arrivo maggiore degli stranieri: “Il grosso del turismo straniero alle Eolie lo fanno i tedeschi e i francesi – spiega Del Bono – se questi non dovessero confermare è chiaro che la programmazione che abbiamo sulla carta di fatto potrebbe non rivelarsi reale, è vero che tanti italiani hanno spostato le vacanze a settembre, però se gli stranieri dovessero mancare verrebbe compromesso in parte il mese”.

Stagione da incorniciare per la Romagna

Una stagione da incorniciare per gli operatori turistici della riviera romagnola, nel segno del pienone, del grande ritorno degli italiani e della confermata presenza anche di numerosi stranieri europei, per lo più svizzeri, tedeschi, austriaci e francesi. Lo conferma Patrizia Rinaldis, presidente dell’associazione albergatori di Rimini: “Fin da luglio abbiamo cominciato a vedere una richiesta in aumento – spiega – ma l’exploit lo abbiamo avuto in agosto, perché sin dalla prima settimana c’è stato il quasi sold-out”.

Ma non è stato tutto rose e fiori: “È stata la stagione più difficile, non ne ricordo un’altra, per quanto riguarda il reperimento di persone”, racconta ancora Patrizia Rinaldis. I giovani dovrebbero essere “motivati a lavorare e non a stare seduti sui divani”, sottolinea, criticando velatamente gli strumenti di welfare come ad esempio il reddito di cittadinanza.

La prima parte di luglio in Sardegna invece è partita un po’ lenta, poi dalla seconda metà si è registrato un buon andamento. Agosto poi “è andato a pieno regime”, anche se non con i numeri del 2019. Resta l’incognita per settembre e ottobre. È la sintesi fatta da Nicola Palomba, vicepresidente di Confindustria Sardegna Meridionale per il settore. “È bene ricordare – spiega all’AGI – che le strutture ricettive e tutta la filiera turistica, che include anche tutti i bar, i ristoranti e chi produce materie prime, hanno misurato un ritardo di due mesi dalla ripartenza. Per tenere in vita il comparto, un mese, ovviamente, non può bastare. Se prima parlavamo di una stagione corta, oggi parliamo di un segnale di un mercato che vuole riprendersi”.

Sul fronte del Green pass, Palomba spiega che molti operatori turistici avrebbero “preferito che fosse stato obbligatorio dall’inizio della stagione anche per gli alberghi e non solo per bar e ristoranti”.

Bene anche in Friuli Venezia Giulia: “questa stagione estiva, ancora non conclusasi, pensiamo di poterla allungare, tempo permettendo, perchè anche per il mese di settembre abbiamo prenotazioni a tutte le latitudini, quindi mare, montagna ma anche città d’arte e borghi medievali”. Così l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.

“Non ci aspettavamo dei dati così positivi – fa eco dalla Liguria Aldo Werdin, presidente di Federalberghi – siamo partiti molto guardinghi, tenendo presente il Covid e quanto vissuto lo scorso anno. Ma stavolta avevamo le vaccinazioni e il green pass che ha dato un pochino più di libertà di movimento”. Nello specifico, “il mese di agosto è andato molto bene. Solo nel Levante ligure arriveremo sui livelli del 2017-2018. Sono dati – dice – che si sommano ad un luglio abbastanza positivo e ad un giugno al di sotto invece delle aspettative”.

“Se non avessimo avuto disservizi con i tanti cantieri autostradali – dice – probabilmente avremmo fatto ancora meglio”. Rispetto alle stagioni passate senza covid, la Liguria ha dovuto fare a meno degli americani (fortemente diminuiti), dei russi, degli australiani o sudamericani. In compenso, però, spiega Werdin, “abbiamo guadagnato fette di mercato diverse, come la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Lituania e tantissimo nord Europa, ovvero Svezia, Norvegia e Finlandia”.

A Napoli occupate il 70% delle camere disponibili

“E’ stata una bella stagione turistica”, dice con soddisfazione il presidente della Campania, Vincenzo De Luca e l’entusiasmo del ‘governatore’ trova riscontro nelle parole degli operatori e nelle organizzazioni di categoria, che alla vigilia dell’estate temevano forti ripercussioni sul settore. A oggi, invece, si può dire che la stagione turistica è salva e che si è andati anche al di là delle previsioni.

“Il livello di occupazione delle camere nel mese di agosto è stata una piacevole sorpresa – dice all’AGI il presidente di Federalberghi Napoli, Antonio Izzo – Abbiamo raggiunto circa il 70%, avvicinandoci ai livelli del 2019, quando il dato si era attestato all’80%”. In gran parte, spiega Izzo, si tratta di “turismo di prossimità”, viste le difficoltà e le limitazioni agli spostamenti tra un Paese e l’altro imposti dalla pandemia. “Finora gli Italiani sono stati circa il 70% degli ospiti, mentre il resto arriva dai paesi dell’Ue”.

Stagione, “soddisfacente ma non fantastica” in Abruzzo, sostiene il presidente regionale di Cna Turismo, Claudio Di Dionisio. “Tutta una serie di categorie alberghiere, e non solo, ha sofferto e continuerà a soffrire ancora di più adesso. “A esclusione delle due settimane a cavallo di Ferragosto, i numeri sono inferiori al 2020. Noi come tour operator – sottolinea – abbiamo trovato posti letto last minute anche a ridosso del Ferragosto, cosa impensabile nel 2020 e prima della pandemia”. Il Green pass? “Non ha aiutato”, risponde il presidente della Cna.

Buona invece la ripartenza in Piemonte: ai laghi alle colline di Langhe e Monferrato, fino montagne olimpiche. “Il turismo è in ripresa – spiega l’assessore regionale a Cultura e Turismo, Vittoria Poggio – l’estate 2021 ha visto, infatti, il ritorno degli stranieri, olandesi, scandinavi e francesi in primis. Le prenotazioni per l’autunno e per la primavera 2022 fanno ben sperare”.

“Nonostante le incertezze – aggiunge – inizia a esserci ottimismo e un tentativo di ritorno alla normalità; ora è il momento di accelerare e investire di nuovo sulla comunicazione internazionale. Già ad ottobre confidiamo di arrivare a siglare un patto proposto dai Consorzi Turistici, con tour operator, agenzie di Viaggio e Regione Piemonte che ci permetterà di affrontare già la primavera prossima con più serenità”.

Positivo, secondo i primi riscontri, anche il bilancio  per gli operatori turistici calabresi. Dopo un giugno stentato, il mese di luglio ha fatto registrare una netta ripresa e ad agosto c’è stato il boom. “Speriamo che la stagione non finisca qui – dice all’AGI il presidente della Federalberghi regionale, Fabrizio D’Agostino, che spera in un trend favorevole anche per settembre – Il mese di luglio è stato decisamente buono rispetto a quello di giugno e ad agosto abbiamo registrato il pieno dappertutto. Il tasso di presenze è positivo e anche a settembre, grazie alle norme meno restrittive decise in Inghilterra e Germania per quanto riguarda gli spostamenti, speriamo in una massiccia presenza di stranieri”. Il fattore Covid, dunque, non ha pesato. “Nella regione – dice ancora D’Agostino – c’è ancora qualche focolaio, ma questo non ha comportato alcun problema particolare”.

Turismo a Caltagirone: cronaca di un fallimento

di Ettore Minniti*

Il crollo della cupola della Chiesa del Carmine a Caltagirone, con gli affreschi del Bongiovanni, ha riproposto a gran voce la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei monumenti, tant’è che l’episodio è stato riportato sia dai social sia dai media. I cronisti hanno evidenziato come la Città di Caltagirone, città della ceramica, barocca, patrimonio dell’Unesco, paese natio di don Luigi Sturzo, con un patrimonio culturale, ambientale, storico, ecclesiale di inestimabile valore, non rientra tra le mete preferite dei turisti.
Eppure il turismo in Italia rappresenta il 15% del PIL e per la Sicilia dovrebbe essere fonte inesauribile di ricchezza.
Caltagirone, dicevamo, è un gioiello che cade a pezzi, fuori dai circuiti turistici regionali e nazionali.
“Gli eventi incresciosi di questi giorni, – dice Giusy Belfiore, presidente dell’Associazione Guide Turistiche della Provincia di Catania e membro del coordinamento nazionale del Turismo di Confedercontribuenti – e non mi riferisco solo a Caltagirone, ripropongono la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri monumenti; una mancata attenzione non giustificabile, perché sono risorse molto importati per creare occupazione. Caltagirone è diventata la cenerentola del Val di Noto per numero di presenze di turisti, non regge più il confronto con Ragusa Ibla, Modica, Militello, Noto e la stessa Catania, nonostante sia Patrimonio dell’Unesco. Non servono gli abbellimenti di facciata, ma occorre impegnarsi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, con l’impiego di forze occupazionali attraverso forme di partenariato presenti sul territorio. Caltagirone città aperta, non solo la scala di Santa Maria del Monte, ma tutto il suo patrimonio ecclesiale, le ville storiche, la casa-museo Sturzo, i palazzi baronali e tanto altro ancora. In queste condizioni diventa difficile fare anche ricettività e dare sviluppo al comparto ceramico. Troppo doloroso vedere Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, in ginocchio, nonostante il suo enorme potenziale”.
Il caso emblematico di Caltagirone, con il suo vistoso ed evidente calo di presenze turistiche, era stato posto all’attenzione degli studenti del corso di laurea in Scienze del Turismo all’Università degli Studi di Catania. Tante le cause per un turismo che non decolla e tra di esse la mancata attenzione al comparto da parte degli enti locali (comune, città metropolitana e regione).
Da più parti si ritiene che sia stato un errore abbandonare il Distretto Dea di Morgantina per transitare verso quello del Val di Noto. Nel primo Distretto poteva assurgere a leader dei paesi dell’entroterra con tutti i benefici economici conseguenti, nel secondo, invece, ha pagato dazio a favore di quei paesi (vedi Noto) capofila; come dice il vecchio proverbio: meglio essere primo a Torino che secondo a Roma.
Non ci sfugge che sul portale Italia.it, sito ufficiale del turismo in Italia, gestito dall’Agenzia Nazionale del Turismo, non si trovi un solo cenno su Caltagirone. Navigando nel sito si trova un interessante articolo su Grottaglie: il paese della ceramica, nel link dedicato alle città Patrimonio dell’Unesco articoli sono dedicati a mezza Italia, tranne che a Caltagirone. Eppure nell’era del web, la comunicazione attraverso i social appare strategica e vincente: oggi si parla di social tourism e turismo 2.0.
Caltagirone, “la Regina dei Monti”, come la definisce Giusy Belfiore, anche al netto dell’emergenza pandemica, paga a caro prezzo l’assenza di programmazione e pianificazione, l’incapacità di produrre eventi di grande richiamo, di respiro regionale o nazionale. È imperdonabile non aver compreso come la casa/museo di Luigi Sturzo (oggi gestita, con limiti evidenti, da privati) rappresenti un’importante risorsa da sfruttare per attrarre turismo culturale.
Purtroppo a Caltagirone la politica non è riuscita a svolgere il suo ruolo: nella giunta municipale non c’è un assessore al ramo competente e di spessore, è mancato ogni coinvolgimento di associazioni di categoria, non si è saputo, o voluto, puntare sul turismo, ai vari livelli, per rilanciare una città che muore e non si sente più comunità. Così l’antica, nobile Caltagirone, Regina dei Monti, nonostante il suo glorioso passato, è oggi la cenerentola del turismo in Sicilia.

*. Responsabile Conferdercontribuenti Turismo

Contratti bancari – Conto corrente – Annotazione di interessi illegittimamente addebitati – Diritto alla ripetizione dell’indebito

La mera annotazione nel conto di una posta d’interessi illegittimamente addebitati dalla banca al correntista non é di per se’ sufficiente a far sorgere il diritto di quest’ultimo alla ripetizione dell’indebito, potendo determinare un incremento del debito risultante a suo carico o una riduzione del credito di cui dispone, ma non essendo qualificabile come pagamento, nel senso richiesto dall’articolo 2033 c.c., dal momento che ad essa non corrisponde l’esecuzione di alcuna prestazione da parte del correntista, con conseguente spostamento patrimoniale in favore della banca. Tuttavia, il correntista può agire in giudizio, anche in pendenza del rapporto, per far dichiarare la nullità del titolo in base al quale ha avuto luogo l’addebito. In questo modo, potrà ottenere la rettifica in suo favore delle risultanze del conto, con l’accertamento, nel caso in cui quest’ultimo sia assistito da un’apertura di credito, dell’esistenza di una maggiore disponibilità in suo favore.

Il museo diffuso di Rimini che celebra Federico Fellini

AGI – Rimini celebra uno dei suoi cittadini più illustri: Federico Fellini. Al grande maestro del cinema, regista delle pellicole che maggiormente hanno fatto la storia del nostro paese, è dedicato il nuovo progetto museale diffuso con cui il capoluogo romagnolo vuole rendergli omaggio. Si tratta di un intervento di nuovissima concezione strettamente legato al restyling del centro storico cittadino: dopo anni di lavori, nel cuore della città prende vita un viaggio onirico fra Castel Sismondo, le piazza Malatesta e San Martino con installazioni, fontane e proiezioni degli spezzoni delle scene più celebri dei capolavori felliniani.

Un percorso che culmina nel recentemente rinnovato cinema Fulgor, quel luogo dove ‘il figlio prediletto riminese’ vide i suoi primi film innamorandosi di un mestiere che avrebbe caratterizzato la sua vita, o meglio la ‘Dolce vita’ italiana dal dopoguerra in avanti. Un progetto che viene definito imponente, che ha ricevuto un finanziamento statale di circa 12 milioni di euro viene consegnato al pubblico. L’inaugurazione prevede  uno spettacolo di apertura che d’immagini e suggestioni  a cui sono stati chiamati Monica Maimone e Valerio Festi, fondatori di Festi Group.

“Una realtà culturale – spiega l’amministrazione comunale – che da anni unisce la ricerca drammaturgica alle più innovative strumentazioni tecnologiche per offrire al pubblico emozioni ed eventi sempre unici”. In programma due repliche a distanza di un’ora, dedicate a chi si ritroverà in piazza Malatestiana, tra Castel Sismondo e il Teatro Galli, dello spettacolo intitolato ‘Il maestro che camminava su pezzi di cielo’.

“Non ci illudiamo – dice Monica Maimone – nel breve fremito di uno spettacolo, di poter rispondere alla domanda: ‘chi era Federico Fellini?’ Sicuramente si tratta di un visionario, un genio, uno dei più grandi registi del Novecento, creatore d’immagini e respiri iconici nella descrizione di un’Italia della sua epoca. Noi – aggiunge – lo racconteremo da un solo punto di vista: le costanti delle sue emozioni nei film, diversi tra loro, ma tutti tesi a indagare sulla sua anima, sulla sua psiche, sul suo tormento di creatore nato in un secolo complesso e in un luogo onirico di suo: Rimini: luogo di contraddizioni e specchio in continuo mutamento rapido di un Paese in mutamento lento”.

Lo spettacolo realizzato per Fellini Museum vuole essere un racconto per immagini volanti, proiezioni, acqua che si fa materia riflettente, e una narrazione, con la drammaturgia di Marco Maria Pernich che attinge anche a Tonino Guerra, affidata alla voce registrata di Andrea Chiodi, regista teatrale allievo di Piera degli Esposti. La performance sarà focalizzata su tre elementi del Fellini uomo e regista: l’innocenza, (La Strada e La Dolce Vita); il profumo del peccato, (Roma e la Città delle Donne); il dolore redento dalla Bellezza, (8 e mezzo, Amarcord, La voce dalla Luna).

La performance coinvolge danzatori aerei, video proiezioni sulla facciata della torre, macchine sceniche volanti e un grande schermo d’acqua a supporto della narrazione dell’intero spettacolo.  Il pubblico potrà scoprire il Fellini Museum grazie a un calendario di visite guidate gratuite a Castel Sismondo e al Palazzo del Fulgor.

5mila borghi italiani rischiano di sparire: il grido d’allarme

Il preoccupato allarme viene da Massimo Castelli, sindaco di Cerignale e delegato Anci per i piccoli comuni: rischiamo che nei prossimi anni oltre cinquemila, tra borghi e piccoli comuni, spariscano nel nulla.

Effetto di uno spopolamento essenzialmente legato alla mancanza di prospettive lavorative nei borghi della campagna italiana, l’abbandono dei piccoli Comuni torna sulla prima pagina dell’agenda Anci in occasione dell’avvio delle prime misure previste dal PNRR.

Il giusto utilizzo delle risorse provenienti dal Recovery Plan, secondo il coordinatore Anci, è “l’ultima occasione per non affondare del tutto”.

Piccoli Comuni e borghi: oltre la metà del Paese

Sono 5.518 i Comuni italiani con una popolazione inferiore a 5mila abitanti: rappresentano oltre la metà del totale dei Comuni presenti in Italia ed occupano più del 50% del territorio italiano, con una popolazione totale di oltre 10 milioni di cittadini.

Il 90% dei prodotti Dop e Igp viene dai piccoli comuni italiani, come anche l’80% dei vini pregiati prodotti in Italia.

L’enorme ricchezza produttiva, culturale e naturalistica di borghi e piccoli comuni italiani è tutelata, a partire dal 2017, da un’apposita legge cui primo firmatario fu Ermete Realacci, allora presidente della commissione Ambiente della Camera.

Interrogato sulla vicenda dell’uso dei fondi del PNRR per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni, Realacci dichiara al Corriere della Sera: “Parliamo di milioni e milioni di italiani che vogliono soltanto vivere dove sono nati e cresciuti (…) non c’è più tempo da perdere”.

L’urgenza non viene nascosta, nelle gravi parole dei promotori dei piccoli Comuni: lo studio del 2018 di Anci sullo spopolamento dei piccoli centri indicava già allora una situazione preoccupante.

I cittadini che hanno lasciato i piccoli Comuni italiani, dal 2012 al 2018, sono stati quasi 80 mila. Alcuni paesi, come Roio del Sangro o Marcetelli, hanno perso oltre l’80% della popolazione, restando praticamente deserti ad accogliere, spesso, meno di cento abitanti – perlopiù anziani.

Dal 1971 al 2015, secondo di dati di ISTAT ed Anci, 115 comuni sono stati abbandonati da oltre il 60% della popolazione; un altro migliaio di piccoli comuni ne hanno perso il 50%.

Il Recovery Plan per uscire dall’emergenza

Il pacchetto del Pnrr per i piccoli Comuni, secondo Massimo Castelli, “manca una strategia specifica che parta dalla considerazione dello spopolamento come una delle grandi emergenze nazionali”.

Lo spopolamento dei piccoli Comuni e delle aree montane del Paese, nelle parole del coordinatore Anci, è un’emergenza nazionale e come tale va trattata. Gli fa eco il sindaco di Cosenza e delegato Anci all’Urbanistica Mario Occhiuto, che avanza la richiesta di destinare risorse dirette a valere sul PNRR per “recuperare, restaurare e conservare, i borghi per impedire lo spopolamento delle aree interne”.

L’Anci quindi denuncia la mancanza di una visione d’insieme all’interno del frettoloso documento di programmazione del Recovery Plan, e si fa promotrice di una stretta collaborazione all’interno delle varie azioni previste dal PNRR.

“Se parliamo di comunità energetiche”, spiega Castelli, “non possiamo non partire proprio dagli oltre 1200 Comuni non metanizzati che sono quelli costretti tra l’altro ad inquinare di più”.

La stessa attenzione andrebbe destinata al recupero di edifici e terreni abbandonati, oltre che ai temi legati a tasse e digitalizzazione del territorio.

Sino ad oggi, i piccoli Comuni si sono organizzati da sé, con iniziative che invitavano a ripopolare i borghi tramite incentivi per lo smart working e affitti di case a prezzi simbolici – iniziative che hanno peraltro avuto risonanza in tutto il mondo, vedasi le case gratis offerte dai comuni Salemi e Gangi, riprese dal New York Times.

Segno questo che i piccoli borghi italiani sono – al pari di monumenti e bellezze naturalistiche considerate patrimonio del Paese – una ricchezza da sfruttare, sostenere e nutrire con cura. L’Anci ha lanciato l’accorato allarme. Al Governo la facoltà di rispondere.