“Europa e imprese meridionali”. L’incontro-evento della Scuola di formazione di Confedercontribuenti

Prosegue l’attuazione del programma formativo sviluppato dal Centro Studi e dalla Scuola di formazione di Confedercontribuenti, diretti dal Prof. Gianni De Iuliis, secondo il metodo del Lifelong Learning (LLL), detto anche «apprendimento permanente», nel presupposto, proprio della Confederazione, che la conoscenza è uno dei fattori chiave nello sviluppo della persona, dei professionisti e degli imprenditori.

Nel ciclo di eventi formativi on line promosso dal Centro studi e dalla Scuola di formazione di Confedercontribuenti si inserisce l’incontro tenutosi on line venerdì sera, 21 gennaio scorso,  sul tema “Europa e imprese meridionali”.

Dopo l’introduzione dei lavori da parte di Antonio Notarpietro del Centro studi di Confedercontribuenti, la relazione introduttiva è stata svolta dal manager aziendale Enrico Franzi, animatore dell’associazione culturale “Apriti Pesaro”.

Franzi ha ricordate le origini, ripercorso le tappe fondative e richiamato i principi ispiratori dell’Unione Europea, illustrando l’attuale configurazione delle Istituzioni comunitarie e della zona euro e soffermandosi sui rapporti tra l’Europa e il tessuto economico italiano, con particolare attenzione alla realtà meridionale.

Il relatore ha messo in evidenza come, grazie al processo di integrazione comunitaria, da settant’anni non si combattono guerre tra i paesi membri dell’UE ed ha sottolineato il valore degli accordi di Schengen che assicurano la libera circolazione delle merci e delle persone in ambito comunitario.

Enrico Franzi si è quindi soffermato sulle risorse stanziate nel quadro del piano di recupero europeo varato per aiutare i paesi dell’Unione a superare l’emergenza causata dalla pandemia di coronavirus, sia con il bilancio a lungo termine dell’UE che con NextGenerationEU (NGEU), lo strumento temporaneo pensato per stimolare la ripresa economica, che rappresenta il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato in Europa.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sull’impiego delle straordinarie risorse europee, illustrato dal relatore nelle sue sei differenti missioni, è destinato ad avere un impatto molto significativo sulla crescita economica del nostro Paese. Il Piano rappresenta un’occasione da non sprecare por le regioni del Mezzogiorno, oggi divise da un gap intollerabile dal Settentrione dìItalia. Non è vero che nel Sud mancano i progetti – ha detto Franzi – ma bisogna saperli ben presentare, perché si rischia il dirottamento dei finanziamenti verso altre realtà territoriali del Paese che già si dicono pronte a recepire le risorse che il meridione non sarà in grado di impiegare e mettere a frutto.

Il relatore ha richiamato il pericolo insito nell’approvazione delle cosiddette “autonomie differenziate”, cioè l’attribuzione di fondamentali competenze strategiche, come la scuola e la sanità, alle regioni con la maggiore capacità fiscale. “Ma anche le regioni del Nord Italia – ha affermato Franzi – sono andate indietro in questi anni di pandemia, per cui il problema della crescita è comune a tutto il Paese.”

Per offrire nuove possibilità di sviluppo al Mezzogiorno è essenziale abbandonare il criterio discriminatorio della spesa storica nella ripartizione delle risorse e varare, come previsto dalla nostra Costituzione, i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) cioè degli standard minimi prefissati per coprire l’effettivo fabbisogno di servizi di ogni comunità.

Ma per fare in modo che le regioni del Mezzogiorno possano sfruttare a pieno le opportunità offerte da quel 40% del plafond complessivo del Pnrr ad esse riservato è necessario chiamare a raccolta tutte le migliori energie che la società e l’economia sono in grado di esprimere: atenei, sindaci, intellettuali, piccole e medie imprese e imprenditori in generale. Occorre sviluppare una cultura del turismo che oggi manca, al di là delle strutture ricettive e delle dotazioni infrastrutturali.

Il primo motore economico per il Sud Italia è costituito dal Mare Mediterraneo. Porti come Gela ed Augusta possono diventare hub fondamentali per l’approdo delle navi portacontainer  e lo sviluppo delle vie di comunicazione marittime, le famose “autostrade del mare, valida alternativa al trasporto delle merci su rotaia e su gomma per le quali, comunque, mancano le opere infrastrutturali necessarie, a pèartire dal ponte sullo Stretto di Messina.

Ma rilancio del Mezzogiorno non può essere affidato soltanto alle necessarie infrastrutture, fondamentali sono la scuola, la sanità, la formazione di una classe dirigente all’altezza, una politica equa e che decide.

La più grande emergenza del Mezzogiorno – ha concluso il relatore Enrico Franzi – è l’emigrazione: 600mila giovani hanno lasciato le regioni del Sud, tra questi 240mila laureati, un’impressionate fuga di cervelli che ci fa tutti più poveri. Punto nevralgico di una una politica di sviluppo è dunque quello di bloccare il calo demografico attraverso l’aumento della natalità o la buona immigrazione.

Su questi tempi si è sviluppato un ampio dibattito, nel quale è intervenuto anche il presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro che ha richiamato le allarmanti condizioni in cui si dibattono le piccole e medie imprese del meridione e la necessità di chiedere al governo una decisa inversione di rotta, anche mediante una revisione del Pnrr per la parte che riguarda gli investimenti al Sud.

Le conclusioni dell’incontro sono state tratte dal presidente del Centro studi e della Scuola di formazione di Confedercontribuenti, Gianni De Iuliis, il quale ha esposto i principi di fondo che ispirano il progetto formativo della Confederazione, basati sulla considerazione che, con il nuovo millennio siamo entrati nella cosiddetta «società della conoscenza» ed occorre quindi  impegnarsi a fondo nella missione di trasferire non solo ai soci e simpatizzanti di Confedercontribuenti ma a tutta la società civile le risorse di conoscenza necessarie per svilupparne le potenzialità.

Approvato il Sostegni ter: 390 ML di fondi per le imprese

Ministro Giancarlo Giorgetti informa delle misure a favore delle imprese contenute nel Decreto legge Sostegni ter approvato oggi dal Consiglio dei Ministri.

Il Ministro del MISE, Ministero dello sviluppo economico, specifica che con il decreto legge sono stati introdotti:

  • nuovi sostegni alle attività maggiormente colpite dall’emergenza Covid
  • interventi per contrastare l’aumento del costo della bolletta energetica per le imprese.

“Abbiamo stanziato 390 milioni di euro per le attività colpite dalla pandemia, aumentando a 30 milioni il fondo per discoteche e sale da ballo. Un sostegno doveroso da parte del governo”, ha dichiarato Giorgetti soddisfatto malgrado il diniego ricevuto sulle misure per l’automotive per mancanza di risorse.

Sostegni ter: le misure per le imprese

In particolare, sono stati stanziati circa 390 milioni per le misure di sostegno ad attività del commercio al dettaglio, del settore dell’intrattenimento e del tessile:

  • Istituito al Mise un “Fondo per il rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio” con una dotazione di 200 milioni per l’anno 2022. Per poter beneficiare dei contributi a fondo perduto le imprese devono presentare un ammontare di ricavi riferito al 2019 non superiore a 2 milioni e aver subito una riduzione del fatturato nel 2021 non inferiore al 30% rispetto al 2019. leggi anche Fondo perduto imprese al dettaglio nella bozza del Sostegni ter
  • Il Fondo per il sostegno delle attività economiche particolarmente colpite (intrattenimenti, discoteche, gestione di piscine a titolo di esempio) dall’emergenza epidemiologica, istituito con il decreto Sostegni del 22 marzo 2021, è esteso al 2022 con uno stanziamento di 20 milioni da destinare ad interventi in favore dei parchi tematici, acquari, parchi geologici e giardini zoologici. Per i settori del wedding, intrattenimento e affini sono stanziati 40 milioni, mentre è stato aumentato di 30 milioni il fondo dedicato alle discoteche e sale da ballo;
  • Il credito d’imposta del 30% sul valore delle rimanenze finali di magazzino delle attività manifatturiere e del commercio del settore tessile, della moda e degli accessori è esteso anche alle imprese che svolgono attività di commercio al dettaglio in esercizi specializzati di prodotti tessili, della moda, del calzaturiero e della pelletteria. Per la misura sono stanziati circa 100 milioni.

Sostegni ter: le misure contro il caro energia

Contro il caro energia è stato approvato un pacchetto di misure calibrato verso le filiere produttive che rischiano maggiormente l’interruzione delle attività:

  • 1,2 miliardi per annullare a tutte le imprese gli oneri di sistema nel primo trimestre del 2022. Riguarderà le attività che nei contratti impegnano potenza anche sopra i 16,5kW;
  • 540 milioni per contributi sotto forma di credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche (tutta la bolletta) per le imprese energivore, circa 3.800, che hanno subito incremento dei costi +30% rispetto al 2019;
  • Prevista, dal 1 febbraio al 31 dicembre 2022, anche una misura per i fotovoltaici incentivati con vecchi sistemi che se hanno extra profitto devono riversarne una parte al GSE tramite compensazione. L’importo verrà deciso dal GSE.

 

Turismo con la corda al collo

Alberghi, ristoranti e affini hanno registrato un calo occupazionale di 246mila unità (-16,1%), di cui 158mila nei servizi di ristorazione (-13%) e 88mila nel settore degli alloggi (-28,3%). Confedercontribuenti auspica l’utilizzo della proroga della cassa integrazione fino al mese di giugno e la tutela della PMI, che per quanto riguarda il turismo vuol dire imprese con meno di cinque dipendenti

di Ettore Minniti

Numeri impietosi, un disastro annunciato: solo 60 milioni di arrivi e 120 milioni di presenze in meno rispetto al 2019 e 13 milioni in meno di viaggi degli italiani all’estero.

Nel 2021 le presenze totali sono state 148 milioni in meno rispetto a quelle dello stesso periodo del 2019 (-33,9%), di cui 115 milioni relative ai turisti stranieri. Il settore ricettivo italiano ha chiuso il 2021 con una perdita di 9 miliardi di euro. L’Istat ha certificato che nel 2020 il fatturato del comparto ricettivo ha subito una perdita del 54,5%, pari a 14 miliardi.

A dicembre 2021 sono andati persi 42 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura rispetto allo stesso mese del 2019 (-49%). Nonostante il blocco dei licenziamenti, nel 2020 sono spariti quasi 20 mila occupati a tempo indeterminato, segno che le persone hanno preferito lasciare il settore. (Fonte Federalberghi).

Prospettive del settore drammatiche. Tour Operator, agenzie di viaggio e il sistema ricettivo in ginocchio, anzi si trovano sopra un patibolo in attesa del colpo finale.

Dal governo dei migliori attendiamo le migliori decisioni ma è palese che il turismo, senza opportune sovvenzioni, rischia di trasformarsi in una vera carneficina un settore che dovrebbe rappresentare un pilastro portante della nostra economia”, afferma Salvatore Monte responsabile del settore turismo di Confedercontribuenti. “L’invito, più volte rivolto al governo centrale, è quello di attivare misure mirate al sostegno del nostro comparto turistico. Il Ministro dovrebbe avviare una seria fase di confronto con le regioni e pianificare la prossima stagione estiva con le opportune misure di sostegno”.

Il caro bollette ha aperto la botola del patibolo. Se, come afferma la Confedercontribuenti, non si adottano misure di contrasto, come gli ammortizzatori sociali, senza costi aggiuntivi per le imprese della filiera del turismo, accesso al credito e altre misure aggiuntive quali contributo a fondo perduto, il sistema è destinato ad andare in default, creando una grave crisi per l’occupazione, che nel settore turistico è a base stagionale.

Alberghi, ristoranti e affini, hanno registrato un calo occupazionale di 246mila unità (-16,1%), di cui 158mila nei servizi di ristorazione (-13%) e 88mila nel settore degli alloggi (-28,3%) (fonte Istat).

Confedercontribuenti auspica l’utilizzo della proroga della cassa integrazione fino al mese di giugno e la tutela della PMI che per quanto riguarda il turismo vuol dire imprese con meno di cinque dipendenti.

A tutto ciò c’è da aggiungere il rischio di sovraindebitamento per tali imprese, per un incremento dei prestiti o finanziamenti erogati da banche e fiorenti società finanziarie, per far fronte ad un impellente necessità di liquidità.
La variante Omicron sarà meno virulenta degli altri virus, ma in questo delicato settore ha provocato danni irreversibili.

Occorrono interventi di contrasto urgenti.

Foto © Ginevra Larosa, IlSalvagente, lagenziadiviaggi

Il covid non ferma il turismo, è ‘pienone’ da nord a sud

AGI – I primi bilanci sul turismo in Italia sembrano fugare i dubbi della vigilia: da nord a sud le principali mete dei vacanzieri stanno registrando infatti presenze superiori alle attese con livelli che se non sono ancora quelli pre covid hanno comunque di molto migliorato quelli dello scorso anno.

Green pass e discoteche chiuse non pare abbiano influito più di tanto e se sono mancati in parte i turisti stranieri, soprattutto gli extraeuropei, il cosiddetto ‘turismo di vicinanza’ ha sopperito alla mancanza.

E se in Romagna la stagione è stata “eccezionale”, come ha detto il presidente della Regione Bonaccini, la Versilia denuncia il “tutto esaurito” e le Eolie “pullulano di turisti”. Più cauto l’ottimismo in Sardegna dove comunque “sta andando bene” mentre gli albergatori di Napoli sottolineano i risultati parlando di una “piacevole sorpresa”.

Buona dunque la ‘fotografia che riprende alcune delle principali località turistiche dello ‘stivale’. La Versilia chiude l’agosto 2021 con un bilancio più luci che ombre: da Viareggio a Forte dei Marmi, da Lido di Camaiore a Marina di Pietrasanta, le spiagge hanno fatto registrare il pienone sia a luglio che ad agosto. E si spera in una coda di stagione “importante” anche a settembre.

“Oltre al pubblico tradizionale che da anni sceglie la nostra riviera per le vacanze estive – spiega Maria Bracciotti, presidente degli albergatori – abbiamo rivisto tanti turisti che in passato avevano scelto destinazioni straniere e quest’anno hanno preferito un turismo più nostrano”.

Folla alle Isole Eolie: in molti hanno scelto le sette isole per trascorrere le vacanze, non soltanto italiani ma anche stranieri, e questi ultimi si attendono in misura maggiore già da settembre. “Da quando si è ripartiti, da giugno in poi, la stagione è stata positiva, giugno sicuramente è stato superiore all’anno scorso ed è stato abbastanza consistente, luglio e agosto sono andati bene.

Agosto in linea con l’anno scorso, luglio addirittura migliore”, spiega Cristian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole Eolie e Isole Minori che giudica soddisfacente la stagione turistica in corso. Intanto, si guarda a settembre in vista dell’arrivo maggiore degli stranieri: “Il grosso del turismo straniero alle Eolie lo fanno i tedeschi e i francesi – spiega Del Bono – se questi non dovessero confermare è chiaro che la programmazione che abbiamo sulla carta di fatto potrebbe non rivelarsi reale, è vero che tanti italiani hanno spostato le vacanze a settembre, però se gli stranieri dovessero mancare verrebbe compromesso in parte il mese”.

Stagione da incorniciare per la Romagna

Una stagione da incorniciare per gli operatori turistici della riviera romagnola, nel segno del pienone, del grande ritorno degli italiani e della confermata presenza anche di numerosi stranieri europei, per lo più svizzeri, tedeschi, austriaci e francesi. Lo conferma Patrizia Rinaldis, presidente dell’associazione albergatori di Rimini: “Fin da luglio abbiamo cominciato a vedere una richiesta in aumento – spiega – ma l’exploit lo abbiamo avuto in agosto, perché sin dalla prima settimana c’è stato il quasi sold-out”.

Ma non è stato tutto rose e fiori: “È stata la stagione più difficile, non ne ricordo un’altra, per quanto riguarda il reperimento di persone”, racconta ancora Patrizia Rinaldis. I giovani dovrebbero essere “motivati a lavorare e non a stare seduti sui divani”, sottolinea, criticando velatamente gli strumenti di welfare come ad esempio il reddito di cittadinanza.

La prima parte di luglio in Sardegna invece è partita un po’ lenta, poi dalla seconda metà si è registrato un buon andamento. Agosto poi “è andato a pieno regime”, anche se non con i numeri del 2019. Resta l’incognita per settembre e ottobre. È la sintesi fatta da Nicola Palomba, vicepresidente di Confindustria Sardegna Meridionale per il settore. “È bene ricordare – spiega all’AGI – che le strutture ricettive e tutta la filiera turistica, che include anche tutti i bar, i ristoranti e chi produce materie prime, hanno misurato un ritardo di due mesi dalla ripartenza. Per tenere in vita il comparto, un mese, ovviamente, non può bastare. Se prima parlavamo di una stagione corta, oggi parliamo di un segnale di un mercato che vuole riprendersi”.

Sul fronte del Green pass, Palomba spiega che molti operatori turistici avrebbero “preferito che fosse stato obbligatorio dall’inizio della stagione anche per gli alberghi e non solo per bar e ristoranti”.

Bene anche in Friuli Venezia Giulia: “questa stagione estiva, ancora non conclusasi, pensiamo di poterla allungare, tempo permettendo, perchè anche per il mese di settembre abbiamo prenotazioni a tutte le latitudini, quindi mare, montagna ma anche città d’arte e borghi medievali”. Così l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.

“Non ci aspettavamo dei dati così positivi – fa eco dalla Liguria Aldo Werdin, presidente di Federalberghi – siamo partiti molto guardinghi, tenendo presente il Covid e quanto vissuto lo scorso anno. Ma stavolta avevamo le vaccinazioni e il green pass che ha dato un pochino più di libertà di movimento”. Nello specifico, “il mese di agosto è andato molto bene. Solo nel Levante ligure arriveremo sui livelli del 2017-2018. Sono dati – dice – che si sommano ad un luglio abbastanza positivo e ad un giugno al di sotto invece delle aspettative”.

“Se non avessimo avuto disservizi con i tanti cantieri autostradali – dice – probabilmente avremmo fatto ancora meglio”. Rispetto alle stagioni passate senza covid, la Liguria ha dovuto fare a meno degli americani (fortemente diminuiti), dei russi, degli australiani o sudamericani. In compenso, però, spiega Werdin, “abbiamo guadagnato fette di mercato diverse, come la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Lituania e tantissimo nord Europa, ovvero Svezia, Norvegia e Finlandia”.

A Napoli occupate il 70% delle camere disponibili

“E’ stata una bella stagione turistica”, dice con soddisfazione il presidente della Campania, Vincenzo De Luca e l’entusiasmo del ‘governatore’ trova riscontro nelle parole degli operatori e nelle organizzazioni di categoria, che alla vigilia dell’estate temevano forti ripercussioni sul settore. A oggi, invece, si può dire che la stagione turistica è salva e che si è andati anche al di là delle previsioni.

“Il livello di occupazione delle camere nel mese di agosto è stata una piacevole sorpresa – dice all’AGI il presidente di Federalberghi Napoli, Antonio Izzo – Abbiamo raggiunto circa il 70%, avvicinandoci ai livelli del 2019, quando il dato si era attestato all’80%”. In gran parte, spiega Izzo, si tratta di “turismo di prossimità”, viste le difficoltà e le limitazioni agli spostamenti tra un Paese e l’altro imposti dalla pandemia. “Finora gli Italiani sono stati circa il 70% degli ospiti, mentre il resto arriva dai paesi dell’Ue”.

Stagione, “soddisfacente ma non fantastica” in Abruzzo, sostiene il presidente regionale di Cna Turismo, Claudio Di Dionisio. “Tutta una serie di categorie alberghiere, e non solo, ha sofferto e continuerà a soffrire ancora di più adesso. “A esclusione delle due settimane a cavallo di Ferragosto, i numeri sono inferiori al 2020. Noi come tour operator – sottolinea – abbiamo trovato posti letto last minute anche a ridosso del Ferragosto, cosa impensabile nel 2020 e prima della pandemia”. Il Green pass? “Non ha aiutato”, risponde il presidente della Cna.

Buona invece la ripartenza in Piemonte: ai laghi alle colline di Langhe e Monferrato, fino montagne olimpiche. “Il turismo è in ripresa – spiega l’assessore regionale a Cultura e Turismo, Vittoria Poggio – l’estate 2021 ha visto, infatti, il ritorno degli stranieri, olandesi, scandinavi e francesi in primis. Le prenotazioni per l’autunno e per la primavera 2022 fanno ben sperare”.

“Nonostante le incertezze – aggiunge – inizia a esserci ottimismo e un tentativo di ritorno alla normalità; ora è il momento di accelerare e investire di nuovo sulla comunicazione internazionale. Già ad ottobre confidiamo di arrivare a siglare un patto proposto dai Consorzi Turistici, con tour operator, agenzie di Viaggio e Regione Piemonte che ci permetterà di affrontare già la primavera prossima con più serenità”.

Positivo, secondo i primi riscontri, anche il bilancio  per gli operatori turistici calabresi. Dopo un giugno stentato, il mese di luglio ha fatto registrare una netta ripresa e ad agosto c’è stato il boom. “Speriamo che la stagione non finisca qui – dice all’AGI il presidente della Federalberghi regionale, Fabrizio D’Agostino, che spera in un trend favorevole anche per settembre – Il mese di luglio è stato decisamente buono rispetto a quello di giugno e ad agosto abbiamo registrato il pieno dappertutto. Il tasso di presenze è positivo e anche a settembre, grazie alle norme meno restrittive decise in Inghilterra e Germania per quanto riguarda gli spostamenti, speriamo in una massiccia presenza di stranieri”. Il fattore Covid, dunque, non ha pesato. “Nella regione – dice ancora D’Agostino – c’è ancora qualche focolaio, ma questo non ha comportato alcun problema particolare”.

Turismo a Caltagirone: cronaca di un fallimento

di Ettore Minniti*

Il crollo della cupola della Chiesa del Carmine a Caltagirone, con gli affreschi del Bongiovanni, ha riproposto a gran voce la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei monumenti, tant’è che l’episodio è stato riportato sia dai social sia dai media. I cronisti hanno evidenziato come la Città di Caltagirone, città della ceramica, barocca, patrimonio dell’Unesco, paese natio di don Luigi Sturzo, con un patrimonio culturale, ambientale, storico, ecclesiale di inestimabile valore, non rientra tra le mete preferite dei turisti.
Eppure il turismo in Italia rappresenta il 15% del PIL e per la Sicilia dovrebbe essere fonte inesauribile di ricchezza.
Caltagirone, dicevamo, è un gioiello che cade a pezzi, fuori dai circuiti turistici regionali e nazionali.
“Gli eventi incresciosi di questi giorni, – dice Giusy Belfiore, presidente dell’Associazione Guide Turistiche della Provincia di Catania e membro del coordinamento nazionale del Turismo di Confedercontribuenti – e non mi riferisco solo a Caltagirone, ripropongono la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri monumenti; una mancata attenzione non giustificabile, perché sono risorse molto importati per creare occupazione. Caltagirone è diventata la cenerentola del Val di Noto per numero di presenze di turisti, non regge più il confronto con Ragusa Ibla, Modica, Militello, Noto e la stessa Catania, nonostante sia Patrimonio dell’Unesco. Non servono gli abbellimenti di facciata, ma occorre impegnarsi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, con l’impiego di forze occupazionali attraverso forme di partenariato presenti sul territorio. Caltagirone città aperta, non solo la scala di Santa Maria del Monte, ma tutto il suo patrimonio ecclesiale, le ville storiche, la casa-museo Sturzo, i palazzi baronali e tanto altro ancora. In queste condizioni diventa difficile fare anche ricettività e dare sviluppo al comparto ceramico. Troppo doloroso vedere Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, in ginocchio, nonostante il suo enorme potenziale”.
Il caso emblematico di Caltagirone, con il suo vistoso ed evidente calo di presenze turistiche, era stato posto all’attenzione degli studenti del corso di laurea in Scienze del Turismo all’Università degli Studi di Catania. Tante le cause per un turismo che non decolla e tra di esse la mancata attenzione al comparto da parte degli enti locali (comune, città metropolitana e regione).
Da più parti si ritiene che sia stato un errore abbandonare il Distretto Dea di Morgantina per transitare verso quello del Val di Noto. Nel primo Distretto poteva assurgere a leader dei paesi dell’entroterra con tutti i benefici economici conseguenti, nel secondo, invece, ha pagato dazio a favore di quei paesi (vedi Noto) capofila; come dice il vecchio proverbio: meglio essere primo a Torino che secondo a Roma.
Non ci sfugge che sul portale Italia.it, sito ufficiale del turismo in Italia, gestito dall’Agenzia Nazionale del Turismo, non si trovi un solo cenno su Caltagirone. Navigando nel sito si trova un interessante articolo su Grottaglie: il paese della ceramica, nel link dedicato alle città Patrimonio dell’Unesco articoli sono dedicati a mezza Italia, tranne che a Caltagirone. Eppure nell’era del web, la comunicazione attraverso i social appare strategica e vincente: oggi si parla di social tourism e turismo 2.0.
Caltagirone, “la Regina dei Monti”, come la definisce Giusy Belfiore, anche al netto dell’emergenza pandemica, paga a caro prezzo l’assenza di programmazione e pianificazione, l’incapacità di produrre eventi di grande richiamo, di respiro regionale o nazionale. È imperdonabile non aver compreso come la casa/museo di Luigi Sturzo (oggi gestita, con limiti evidenti, da privati) rappresenti un’importante risorsa da sfruttare per attrarre turismo culturale.
Purtroppo a Caltagirone la politica non è riuscita a svolgere il suo ruolo: nella giunta municipale non c’è un assessore al ramo competente e di spessore, è mancato ogni coinvolgimento di associazioni di categoria, non si è saputo, o voluto, puntare sul turismo, ai vari livelli, per rilanciare una città che muore e non si sente più comunità. Così l’antica, nobile Caltagirone, Regina dei Monti, nonostante il suo glorioso passato, è oggi la cenerentola del turismo in Sicilia.

*. Responsabile Conferdercontribuenti Turismo