Contratti bancari – Conto corrente – Annotazione di interessi illegittimamente addebitati – Diritto alla ripetizione dell’indebito

La mera annotazione nel conto di una posta d’interessi illegittimamente addebitati dalla banca al correntista non é di per se’ sufficiente a far sorgere il diritto di quest’ultimo alla ripetizione dell’indebito, potendo determinare un incremento del debito risultante a suo carico o una riduzione del credito di cui dispone, ma non essendo qualificabile come pagamento, nel senso richiesto dall’articolo 2033 c.c., dal momento che ad essa non corrisponde l’esecuzione di alcuna prestazione da parte del correntista, con conseguente spostamento patrimoniale in favore della banca. Tuttavia, il correntista può agire in giudizio, anche in pendenza del rapporto, per far dichiarare la nullità del titolo in base al quale ha avuto luogo l’addebito. In questo modo, potrà ottenere la rettifica in suo favore delle risultanze del conto, con l’accertamento, nel caso in cui quest’ultimo sia assistito da un’apertura di credito, dell’esistenza di una maggiore disponibilità in suo favore.

Come si spreca il denaro pubblico: il flop del portale turistico “Italia.it”

Il sito Internet che dovrebbe promuovere le bellezze naturali e artistiche del Belpaese, costato ai contribuenti decine di milioni di euro, non ha mai raggiunto gli obiettivi che si era prefissato. Oggi è affidato a una società esterna ma, per gli esperti del web, rimane inadeguato, con tanti errori, grafica vecchia, bug, poca accessibilità, vulnerabilità agli attacchi. Così l’Italia continua a perdere terreno sulla rete, mezzo decisivo per attrarre visitatori. Le considerazioni di Ettore Minniti, segretario nazionale e del coordinamento turismo di Confedercontribuenti

di redazione

Il turismo in Italia è una miniera d’oro da sfruttare e saper sfruttare con intelligenza, programmazione, proposte, pianificazione, confronto, dialogo.
Il settore turistico sta vivendo momenti di crisi a causa dell’emergenza pandemica, tant’è che molte PMI sono sull’orlo del default.
In questo ambito un elemento fondamentale appare la comunicazione ovvero la capacità di fare marketing del nostro patrimonio culturale, storico, ambientale: un Paese che ti lascia a bocca aperta dalle Alpi alle isole per i beni architettonici e paesaggistici di cui dispone, senza tralasciare il settore dell’enogastronomia.
Il web potrebbe rappresentare un elemento per il rilancio di un comparto in cui l’informazione e la promozione la fanno da padroni, basandosi sulla condivisione di esperienze. Oggi si parla di social tourism e “turismo 2.0”, sono alcuni dei mezzi per veicolare contenuti e generare viaggiatori informati e che informano. Attraverso il web dunque si fa marketing e questo mezzo rappresenta una carta vincente.
Il settore del turismo nel complesso genera quasi il 15% del Pil, ma il Belpaese ha notevoli potenzialità per rafforzare la capacità di attrazione dei flussi internazionali. Le attività promozionali sono importanti. Importante appare il coordinamento tra Ministero e Regioni per un’auspicabile sinergia.
L’aveva capito Berlusconi che, per promuovere il turismo nel nostro Paese su Internet, aveva fatto realizzare, con il ministro Luca Stanca nel 2004, il portale Italia.it, costato ai contribuenti per la sua realizzazione circa 45 milioni di euro, senza ha mai raggiungere gli obiettivi che si era prefissato, tant’è che viene oggi definito come il ‘portale della vergogna’.
Chiuso da Franceschini, viene riaperto nuovamente da Berlusconi con un investimento di 10 milioni di euro. Oggi è affidato a una società esterna, la quale non può cambiarne l’aspetto grafico e i tanti errori pacchiani in esso contenuti. Così l’Italia continua a perdere terreno sulla rete, mezzo decisivo per attrarre visitatori.
Il sito ha solo 550mila follower sui principali social, l’omologo spagnolo 2 milioni, quello inglese supera i 3 milioni. Per non parlare di “visit Dubai” che in tre anni è passato da 3 a 7 milioni. Per restare in Italia, il sito del turismo della Regione Sicilia conta quasi 4mila follower.
Il sito, per gli esperti del web, appare inadeguato: tanti errori, grafica vecchia, bug, poca accessibilità, vulnerabilità agli attacchi. Tradotto solo in cinque lingue, mentre gli omologhi viaggiano verso le trentadue traduzioni in tutte le lingue del mondo.
Un fallimento annunciato. Uno spreco, un pozzo senza fine di denaro pubblico. I milioni di euro spesi non sono serviti a rispettare i requisiti di accessibilità previsti dalla legge Stanca per i portali della Pubblica amministrazione.
“Un sito, quello di Italia.it, mal gestito – dichiara Ettore Minniti, responsabile del settore turismo di Confedercontribuenti – ci lasciano perplessi le dichiarazioni del ministro del turismo Massimo Garavaglia che progetta un restyling del sito istituzionale per il turismo, con un investimento di 110 milioni di euro con i soldi del Recovery Plan. Dopo 14 anni dalla sua istituzione – continua Minniti – siamo ancora all’anno zero, non è possibile continuare a buttare soldi pubblici. Basti pensare che l’Italia, come brand, è passata in quindi anni dal primo al nono posto. È evidente che qualcosa – conclude Minniti – non ha funzionato e bisogna porvi rimedio con urgenza”.
L’Italia, in questi anni, è stata penalizzata da molteplici fattori legati a business, tecnologia, politica e innovazione, ma rimane in buona posizione proprio grazie a turismo e cultura.
Nel report del World Economic Forum, che misura la competitività del settore turismo, l’Italia è stabile all’ottavo posto, ma cresce il gap nei confronti dei competitori europei come Spagna, Francia e Germania. È un risultato dovuto esclusivamente alle risorse culturali (4° posto) e naturali (7° posto), mentre siamo 64esimi per sostenibilità ambientale e 129esimi per competitività dei prezzi.
Tra concorsi, ricorsi, e tant’altro per la gestione del sito, da parte dei privati, i problemi sembrano insormontabili. Da tempo Enit (Agenzia nazionale per il turismo) preme perché all’Agenzia del turismo sia affidata la responsabilità del sito, senza avere risposte dalla politica.
Quello che dovrebbe essere il nostro biglietto da visita nel mondo, costato oltretutto un patrimonio, ha sul turista italiano o straniero scarso appeal.
Occorre cambiare la strategia comunicativa, che non può essere solo informativa, ma deve far leva sulle leve emozionali ed esperienziali che vedono coinvolti come attori principali i nostri territori.
Diceva Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”; oggi occorre rifare una classe politica all’altezza del Belpaese, per evitare gli sprechi nella pubblica amministrazione o le tre male bestie indicate da Luigi Sturzo: lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero di denaro pubblico.

Confedercontribuenti, rifondare il Corpo Forestale dello Stato per proteggere il patrimonio boschivo

I criminali hanno sferrato un serio attacco al nostro Patrimonio boschivo, anche per l’incapacità, sia in termini di intelligence che di operatori concretamente impiegati nei boschi e nelle foreste del paese, a loro protezione. Lo Stato con la riforma che ha sciolto il corpo forestale ha fallito la sua missione di intelligence e di intervento, non avendo più una efficiente struttura a garanzia del patrimonio boschivo italiano. In Italia è stato superato il record del 2017: in fumo 140 mila ettari. Dietro le fiamme ci potrebbe essere la mano di uno o più piromani, come il rogo doloso nella tenuta del presidente Mattarella. “Grazie a chi ha dato l’allarme” – ha dichiarato il presidente Mattarella a La Repubblica. Ecco perché’ Confedercontribuenti, attraverso il suo Presidente Nazionale, Carmelo Finocchiaro, chiede l’immediata ricostituzione del Corpo, con uomini preparati e strutturalmente organizzati, riutilizzando le migliaia di forestali inquadrati nei Carabinieri. Inoltre è possibile inserire  a supporto i beneficiari del reddito di cittadinanza e anche una quota di volontari del servizio di protezione civile universale. Serve non perdere tempo per evitare che la “tragedia del 2021” si ripeta l’anno prossimo – ha detto il presidente della Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – con una irreversibile situazione di distruzione del patrimonio boschivo nazionale”

Kabul è caduta e i Talebani festeggiano il fallimento della politica estera Occidentale

Se negli Stati Uniti il fronte conservatore inneggia a un secondo Vietnam contro il nuovo presidente Biden, in Italia il Ministro Di Maio cerca di supervisionare il rientro dei diplomatici e dei cittadini italiani da una spiaggia.
Recente è l’ipotesi di quest’ultimo secondo cui “i Talebani sarebbero stati disponibili ad offrire le dovute garanzie sul rispetto dei diritti acquisiti”.
Oggi gli stessi affermano che “la guerra è finita” (ricordiamo che furono proprio gli stessi Talebani ad aver ospitato Osama Bin Laden, progettatore dell’attentato dell’11 settembre e intento a governare l’Afghanistan a suon di lapidazioni e mutilazioni).
I dati per il nostro paese sono chiari : 53 nostri soldati caduti in combattimento; 700 i feriti.
In tutto ciò quasi 400 sono stati i collaboratori afghani che ci siamo lasciati alle spalle in un tentativo maldestro di organizzare un ponte aereo.
Il disimpegno, così come avvenuto, è stato un fallimento per tutto l’Occidente, per tutti noi.
Dopo 20 anni a cercare di “impiantare democrazie” abbiamo dimenticato lo scopo ultimo della pace e l’importanza della tutela del diritto alla vita.
Ci chiediamo quali rappresaglie adesso il futuro ci riserverà.
Ci chiediamo quale trattamento verrà riservato agli italiani e ai collaboratori alla fine di tutto ciò.
Ci chiediamo che fine farà la memoria dei nostri caduti, usati e poi dimenticati da una politica estera lacunosa e perbenista.
Quello che sappiamo è che i portavoce talebani continuano a promettere moderazione, ma Kabul è nel caos con le strade completamente bloccate per la popolazione in fuga.
Il punto più delicato è l’aeroporto internazionale dove migliaia di persone hanno preso d’assalto le piste nel tentativo di unirsi ai diplomatici e civili occidentali in fuga con i voli organizzati dalle loro ambasciate.
Sono 70 le persone ad oggi rientrate con il primo volo dall’Afghanistan, circa 50 fanno parte del personale diplomatico italiano, circa una ventina sono ex collaboratori afghani.
Dopo tutte le minacce e la violenza perpetrate è veramente inammissibile che non si sia lavorato a un piano di prevenzione prima che tutto potesse succedere.
È necessario, adesso, un maggiore coinvolgimento occidentale, in particolare dell’Europa tutta, al fine di garantire i diritti di tutti i cittadini afghani.

  1. * Responsabile Relazioni Internazionali di Confedercontribuenti

Confedercontribuenti: “bene il superbonus edilizio, ma le imprese rischiano il fallimento per responsabilità delle banche”

Il presidente Carmelo Finocchiaro ribadisce che la norma sul superbonus edilizio sta consentendo una seria ripresa del lavoro delle imprese di costruzione e il risanamento del patrimonio edilizio italiano. Ma denuncia il ruolo negativo giocato dalle banche che, acquisito il credito d’imposta ceduto dalle imprese per i lavori effettuati, fanno passare mesi e mesi per erogare le somme alle imprese

Fonte: Ufficio Stampa Confedercontribuenti

La Confedercontribuenti chiede un intervento urgente della magistratura affinché si faccia luce sul metodo attuato dagli istituti di credito e anche al ministero delle Finanze nel dare attuazione alle norme che regolano una misura importantissima come il superbonus edilizio, che serve per il rilancio dell’economia e che non può, dunque, essere affossata da un sistema bancario inetto e di continuo ostacolo per le imprese italiane.
A denunciare questa situazione è Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti: “La norma sul superbonus edilizio – afferma – sta consentendo una seria ripresa del lavoro delle imprese di costruzione e il risanamento del patrimonio edilizio italiano. Ma «malissimo» il ruolo giocato dalle banche, Intesa San Paolo e Unicredit in testa, che, acquisito il credito d’imposta ceduto dalle imprese per i lavori effettuati, fanno passare mesi e mesi per erogare le somme alle imprese, pur trattenendosi ingenti somme a titolo di interessi che vanno dal 10% al 18% anticipati, a seconda del tipo di bonus”.
“Se le banche continuano con questo metodo – conclude il presidente Finocchiaro – si rischia di fare fallire tante piccole e medie imprese che hanno effettuato i lavori senza essere state pagate dalla banca cui hanno ceduto il credito ricevuto dal cliente per conto del quale i lavori sono stati eseguiti”.