Confedercontribuenti: Gualtieri, ministro incapace. Ha creato allarme fra gli italiani. Conte non scenda a patti sul MES

Se il Pd con il suo Ministro Gualtieri vuole essere al servizio dell’Europa peggiore e filogermanica, lo faccia. Conte colga il sentimento degli italiani e dica no. L’accordo sulla linea di credito Mes non va firmata e se i tedeschi insistono, nel loro modo di calpestare i diritti dei popoli europei, blocchiamo tutto e dichiariamo di essere pronti ad abbandonare patti e contribuzione verso la UE. Noi non perdoneremo, lo sappi Conte, qualsiasi posizione supina nei confronti di questa Europa, dichiara il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. Come non consentiamo la facile pubblicità della Meloni e di Salvini, veri protagonisti della firma del MES. Adesso ridiamo al nostro Paese la dignità che merita, e diciamo basta alla dittatura dei tedeschi e degli scendiletto filoariani, che sono gli olandesi. Adesso basta. L’Italia non può subire le loro mortificazioni.

IL VICE MINISTRO ENRICO MORANDO A CATANIA CON IL PRESIDENTE DI CONFEDERCONTRIBUENTI

Il vice ministro Enrico Morando in visita nell’ hub più importante del sud Italia accompagnato dal Presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.

Roma, 6 maggio 2017 – Puntuale e rispettando il più possibile il programma, si è svolta la giornata catanese del vice ministro all’economica Enrico Morando in compagnia del presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.  Il primo appuntamento con il Questore di Catania dott. Giuseppe Gualtieri durante il quale si è sottolineato il lavoro importante svolto e puntando ancora di più a valorizzare il settore dell’antiracket e antiusura.

Importante anche l’appuntamento con i vertici di Banca Base,  un istituto di credito nato dall’imprenditoria catanese nel 2007, in attesa di ricapitalizzazione al fine di ritornare sul mercato a supporto delle aziende.

L’incontro con i vertici dell’Agenzia delle Entrate si è incentrato sui ritardi e mancati rimborsi ai contribuenti nonché alcuni problemi legati alla riscossione.

Prima della pausa pranzo,  a Palazzo degli Elefanti, il vice ministro ha incontrato il sindaco della città etnea Enzo Bianco durante il quale si è parlato dell’importanza economica della Sicilia nel cuore del Mediterraneo e la necessità di continuare gli investimenti e progettazione mirata.

“Stiamo creando le condizioni giuste per crescere e se oggi la Sicilia,  sta ottenendo grandi riscontri nel settore del turismo per esempio,  è proprio grazie a quello che si è fatto negli ultimi tempi sia a livello nazionale sia a livello locale” – ha dichiarato il vice ministro all’economia Morando.

Confedercontribuenti è una organizzazione nazionale che da anni conosce e si occupa della realtà italiana con proposte e iniziative  a fianco ai contribuenti (imprese e famiglie) e non poteva mancare il supporto del presidente nazionale Carmelo Finocchiaro  durante questo appuntamento nella città etnea: “Sono onorato e soddisfatto di aver accompagnato il vice ministro nelle realtà pulsanti della città che non termina con il suo rientro a Roma ma è solo l’inizio di una collaborazione e sinergia per lo sviluppo del Paese”.

STRAGE A NIZZA, CONFEDERCONTRIBUENTI DICE BASTA A SANGUE INNOCENTE

Roma, 15 luglio 2016 – Chi già ieri sera chi questa mattina, si è appreso dell’ennesima strage degli innocenti avvenuta in Europa, questa volta a Nizza, proprio durante il momento clou dei festeggiamenti nel ricordo della libertà francese.

Un camion frigorifero ha percorso un tratto di 2 km, a zig zag, alla velocità di 80 km/h facendo “centro” contro bersagli umani la cui unica colpa era di essere lì a festeggiare la libertà.

Il Presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro questa mattina ha commentato tale barbaria: “Terribile!”.

Terribile ed inspiegabili tali comportamenti.

La Francia che è stata bersaglio simbolico di altri attentati, in stato di emergenza sino al 26 luglio. Ora prorogato di altri 3 mesi.

“In cosa consiste il ‘piano di emergenza francese’? Evidentemente ci sarebbero delle falle i cui errori però li pagano vittime innocenti. Ora più che mai è necessaria una forte azione di tutta l’Europa. Basta versare sangue innocente! Da Bruxelles a Strasburgo è ora che si mettano a lavorare sul serio per una Europa dove regni realmente la libertà di poter lavorare, di poter studiare…di poter vivere” – conclude Finocchiaro.

IL DECRETO SALVA-BANCHE DIVENTA LEGGE, IL DISAPPUNTO DI CONFEDERCONTRIBUENTI

Roma, 29 giugno 2016 – Nonostante tutta la minoranza e parte della maggioranza abbia votato contro, con 287 voti favorevoli è stato approvato il cosiddetto decreto SALVA BANCHE pur essendo stato definito da chi lo ha votato  “a tutela di risparmiatori e imprese”.
“Noi non ci caschiamo. Siamo certi che oltre l’ 80% delle sofferenze bancarie non sono frutto dell’inadempienza delle imprese o famiglie, bensì come diciamo da tempo sarebbero crediti vantati da questi ultimi a causa di interessi superiori al tasso soglia di cui sono gravati mutui, finanziamenti e conti correnti. Pertanto non riesco a comprendere come l’on.le Sanga possa dichiarare che il decreto appena approvato che prevede anche l’istituzione del ‘patto non possessorio’ rappresenti una tutela per le imprese e i risparmiatori. A me pare invece che questo decreto sancisca definitivamente la fine di ogni tutela per i clienti delle banche. – dichiara contrariato il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – Come sempre non rimarremo spettatori di questo colpo allo Stato di Diritto ed adopereremo tutte le misure atte alla salvaguardia delle imprese e delle famiglie italiane”.

Brexit; Il 52% dice “leave” e la Gran Bretagna esce dall’Europa. Europa a 27. Ma per andare dove?

E’ inutile nasconderlo. Questa Europa non funziona.
O quanto meno non funziona così come era stato previsto e voluto dai padri fondatori. De Gasperi, Spinelli, Monnet, Bech,Spaak che immaginavano un’ unione dei popoli, oggi si ribaltano nella tomba.
Un’ Europa fondata della teoria dei “piccoli passi” che ha portato allo sviluppo del funzionalismo economico, principio sulla base del quale l’unione politica è vista come punto di arrivo raggiungibile attraverso l’integrazione graduale delle economie degli Stati Membri e una politica monetaria comune. Se l’obiettivo di partenza poteva essere ammirevole seppur arduo, come capita nella maggior parte dei casi il gioco non è valso la candela.
Oggi l’UE è istituzionalmente composta da due organi che esercitano congiuntamente la funzione legislativa Il Consiglio e la Commissione. Dal Parlamento, ridotto a mero organo consultivo e di controllo al quale poi spettano poteri di approvazione minimi e il Consiglio Europeo che svolge la funzione di garante tendendo a salvaguardare i rapporti tra i tre organi.
Sopra di loro, in posizione di indipendenza, la Banca Centrale Europea (BCE), che detta legge assolvendo  alla gestione di una politica monetaria unica, dettando i criteri di riparto del debito pubblico – il cui sostentamento è già stato inserito nella nostra Costituzione art 97 –  e le condizioni di adempimento da parte degli Stati Membri. Assolutamente non controllata né controllabile. Con la conseguenza che le politiche economiche e monetarie hanno sovrastato il diritto.
In fine i dubbi avanzati sulla stipula del TTIP con i partner americani (Transatlantic Trade International Partnership) che tra le altre cose prevede l’importazione di merci e prodotti americani senza i più rigorosi controlli previsti dalla normativa europea; il che permetterebbe l’ingresso di molti OGM. E inoltre la possibilità per le multinazionali di poter risolvere le controversie nascenti con i consumatori attraverso la nomina di arbitri non proprio imparziali.
A voler tacere d’altro non si può criticare la scelta della Gran Bretagna, almeno quella di sottoporre a referendum la decisione di uscire o meno dall’Europa. Una scelta legittima e democratica e che ha fatto tanto discutere.
Oggi la lunga e tormentata Brexit finisce. Ben il 52% degli inglesi ha manifestato la propria volontà di uscire dall’Europa. Addio Gran Bretagna. Benvenuta Europa a 27.
Ora però si apre il dibattito, decisione sacrosanta o affrettata?
Ripercorrendo il passato non si può senz’altro nascondere che la GB sia sempre stata d’ostacolo agli europeisti, una spina nel fianco.
E’ stata una delle nazioni che più si è opposta a determinati dictat europei, già nel Febbraio 2016  Cameron aveva raggiunto un accordo col quale si stabiliva che “il riferimento di ‘Unione sempre più stretta non riguarda la Gran Bretagna”. In quel tempo i vertici dell’ UE , Merkel, Hollande , Renzi compreso erano entusiasti dell’accordo raggiunto affermando l’equità del compromesso senza aver concesso troppo. E infine il Presidente del Consiglio UE, Donald Tusk lanciò il messaggio; “Abbiamo inviato il segnale che siamo disposti a sacrificare i nostri interessi per il bene comune”. Ma lo era anche la Gb? Oggi può tranquillamente rispondersi di no.
Mai entrata nell’area Euro, ha mantenuto una propria moneta , la sterlina che fino a ieri andava forte oggi è ai minimi storici a seguito di una discesa che non si vedeva dal venerdì nero del 1992. Futures al -6%.
Il mercato internazionale né risente, il mercato creditizio Europeo è in forte crisi e a pagarne maggiormente le spese sono Unicredit e Intesa San Paolo – come riportato da Repubblica.it – con perdite a due cifre. Se la borsa tedesca perde il 7,1% , Piazza Affari tracolla perdendo il 10,4%.In generale le borse Europee perdono l’8%.
La tanto agognata uniformità di regole fiscali nel territorio europeo per operazioni intracomunitarie , il cui processo è iniziato con una disciplina unica IVA originariamente improntata sulla tassazione nel paese di origine per semplificare il processo ma ancora oggi basata su un sistema misto, è messa ancora più in crisi dal caso Brexit che comporterà una situazione di disparità tra cittadini comunque europei (La GB non farà più dell’UE giuridicamente ma non si trasferirà in America) che non sarà facile da appianare. Quale sarà la disciplina applicabile? Si applicherà la tassazione nel paese di origine o di destinazione? Altre grane che la già tormentata UE dovrà risolvere e al più presto.

Ha vinto il “leave”, Farage (UKIP) esulta  e invita Cameron a dimettersi ,che coglie al volo.
Ma quali conseguenze per cittadini e contribuenti europei che fino ad oggi hanno beneficiato di soggiorni di vacanza ma anche e soprattutto lavorativi in virtù del trattato di Shengen?
Quelli che vivono in terra Britannica da più di 5 anni potranno richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza ufficiale o alternativamente un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 anni.
Saranno felici gli Italiani in loco , fuggiti dalla burocrazia Italiana si ritroveranno avvolti dalle carte.
Un problema ben più difficile lo affronteranno i nuovi cervelli in fuga verso Londra che dovranno trovare lavoro prima di mettere piede a Picadilly Circus. Il free-lance in GB non sarà più così semplice.
Il settore turistico adesso è nel limbo, ma non dovrebbe riscontrarsi il bisogno di visti turistici che per condizione di reciprocità obbligherebbero anche gli inglesi a dotarsene per accedere nei paesi UE.
La politica Europea adesso è in subbuglio. Alla paonazza esultanza di Farage , fondatore dell’UKIP , (UK indipendence party) che pretende che la giornata di oggi si celebri come “Indipendence day” risponde un po’ invidiosa la Le Pen che adesso rivendica la “FREXIT”. Un’Europa che tende sempre più all’antieuropeismo e che dà adito agli euroscettici di muovere critiche e di spingersi al di là fino a sognare  e qualche volta – come l’Austria – ad attuare la chiusura delle barriere.
Ha senso continuare ostinatamente a perpetrare la stessa linea? Continui compromessi necessitati dalla bramosia dei potenti, dalla necessità di poter salvare ancora qualcosa. Che poi in effetti è stato il popolo a votare e se han vinto gli euroscettici un motivo dovrà pur esserci.
Adesso non si può considerare ammissibile che la situazione continui così. E’ necessario porre dei punti fermi.
E’ auspicabile che la Gran Bretagna ritiri i suoi parlamentari dalle fila di Bruxells, è necessario ridefinire un accordo affinchè siano tutelati i contribuenti nonché tutti i cittadini europei.
Insomma a questo punto si chiede all’Europa tutta , un cambio di rotta, una maggiore partecipazione del cittadino, un riassetto dell’organizzazione istituzionale. Meno interessi più dirittti. Meno potere più tutela per i singoli.
Solo così è possibile evitare l’evitabile.

(Gabriele Patti)