Brexit; Il 52% dice “leave” e la Gran Bretagna esce dall’Europa. Europa a 27. Ma per andare dove?

E’ inutile nasconderlo. Questa Europa non funziona.
O quanto meno non funziona così come era stato previsto e voluto dai padri fondatori. De Gasperi, Spinelli, Monnet, Bech,Spaak che immaginavano un’ unione dei popoli, oggi si ribaltano nella tomba.
Un’ Europa fondata della teoria dei “piccoli passi” che ha portato allo sviluppo del funzionalismo economico, principio sulla base del quale l’unione politica è vista come punto di arrivo raggiungibile attraverso l’integrazione graduale delle economie degli Stati Membri e una politica monetaria comune. Se l’obiettivo di partenza poteva essere ammirevole seppur arduo, come capita nella maggior parte dei casi il gioco non è valso la candela.
Oggi l’UE è istituzionalmente composta da due organi che esercitano congiuntamente la funzione legislativa Il Consiglio e la Commissione. Dal Parlamento, ridotto a mero organo consultivo e di controllo al quale poi spettano poteri di approvazione minimi e il Consiglio Europeo che svolge la funzione di garante tendendo a salvaguardare i rapporti tra i tre organi.
Sopra di loro, in posizione di indipendenza, la Banca Centrale Europea (BCE), che detta legge assolvendo  alla gestione di una politica monetaria unica, dettando i criteri di riparto del debito pubblico – il cui sostentamento è già stato inserito nella nostra Costituzione art 97 –  e le condizioni di adempimento da parte degli Stati Membri. Assolutamente non controllata né controllabile. Con la conseguenza che le politiche economiche e monetarie hanno sovrastato il diritto.
In fine i dubbi avanzati sulla stipula del TTIP con i partner americani (Transatlantic Trade International Partnership) che tra le altre cose prevede l’importazione di merci e prodotti americani senza i più rigorosi controlli previsti dalla normativa europea; il che permetterebbe l’ingresso di molti OGM. E inoltre la possibilità per le multinazionali di poter risolvere le controversie nascenti con i consumatori attraverso la nomina di arbitri non proprio imparziali.
A voler tacere d’altro non si può criticare la scelta della Gran Bretagna, almeno quella di sottoporre a referendum la decisione di uscire o meno dall’Europa. Una scelta legittima e democratica e che ha fatto tanto discutere.
Oggi la lunga e tormentata Brexit finisce. Ben il 52% degli inglesi ha manifestato la propria volontà di uscire dall’Europa. Addio Gran Bretagna. Benvenuta Europa a 27.
Ora però si apre il dibattito, decisione sacrosanta o affrettata?
Ripercorrendo il passato non si può senz’altro nascondere che la GB sia sempre stata d’ostacolo agli europeisti, una spina nel fianco.
E’ stata una delle nazioni che più si è opposta a determinati dictat europei, già nel Febbraio 2016  Cameron aveva raggiunto un accordo col quale si stabiliva che “il riferimento di ‘Unione sempre più stretta non riguarda la Gran Bretagna”. In quel tempo i vertici dell’ UE , Merkel, Hollande , Renzi compreso erano entusiasti dell’accordo raggiunto affermando l’equità del compromesso senza aver concesso troppo. E infine il Presidente del Consiglio UE, Donald Tusk lanciò il messaggio; “Abbiamo inviato il segnale che siamo disposti a sacrificare i nostri interessi per il bene comune”. Ma lo era anche la Gb? Oggi può tranquillamente rispondersi di no.
Mai entrata nell’area Euro, ha mantenuto una propria moneta , la sterlina che fino a ieri andava forte oggi è ai minimi storici a seguito di una discesa che non si vedeva dal venerdì nero del 1992. Futures al -6%.
Il mercato internazionale né risente, il mercato creditizio Europeo è in forte crisi e a pagarne maggiormente le spese sono Unicredit e Intesa San Paolo – come riportato da Repubblica.it – con perdite a due cifre. Se la borsa tedesca perde il 7,1% , Piazza Affari tracolla perdendo il 10,4%.In generale le borse Europee perdono l’8%.
La tanto agognata uniformità di regole fiscali nel territorio europeo per operazioni intracomunitarie , il cui processo è iniziato con una disciplina unica IVA originariamente improntata sulla tassazione nel paese di origine per semplificare il processo ma ancora oggi basata su un sistema misto, è messa ancora più in crisi dal caso Brexit che comporterà una situazione di disparità tra cittadini comunque europei (La GB non farà più dell’UE giuridicamente ma non si trasferirà in America) che non sarà facile da appianare. Quale sarà la disciplina applicabile? Si applicherà la tassazione nel paese di origine o di destinazione? Altre grane che la già tormentata UE dovrà risolvere e al più presto.

Ha vinto il “leave”, Farage (UKIP) esulta  e invita Cameron a dimettersi ,che coglie al volo.
Ma quali conseguenze per cittadini e contribuenti europei che fino ad oggi hanno beneficiato di soggiorni di vacanza ma anche e soprattutto lavorativi in virtù del trattato di Shengen?
Quelli che vivono in terra Britannica da più di 5 anni potranno richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza ufficiale o alternativamente un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 anni.
Saranno felici gli Italiani in loco , fuggiti dalla burocrazia Italiana si ritroveranno avvolti dalle carte.
Un problema ben più difficile lo affronteranno i nuovi cervelli in fuga verso Londra che dovranno trovare lavoro prima di mettere piede a Picadilly Circus. Il free-lance in GB non sarà più così semplice.
Il settore turistico adesso è nel limbo, ma non dovrebbe riscontrarsi il bisogno di visti turistici che per condizione di reciprocità obbligherebbero anche gli inglesi a dotarsene per accedere nei paesi UE.
La politica Europea adesso è in subbuglio. Alla paonazza esultanza di Farage , fondatore dell’UKIP , (UK indipendence party) che pretende che la giornata di oggi si celebri come “Indipendence day” risponde un po’ invidiosa la Le Pen che adesso rivendica la “FREXIT”. Un’Europa che tende sempre più all’antieuropeismo e che dà adito agli euroscettici di muovere critiche e di spingersi al di là fino a sognare  e qualche volta – come l’Austria – ad attuare la chiusura delle barriere.
Ha senso continuare ostinatamente a perpetrare la stessa linea? Continui compromessi necessitati dalla bramosia dei potenti, dalla necessità di poter salvare ancora qualcosa. Che poi in effetti è stato il popolo a votare e se han vinto gli euroscettici un motivo dovrà pur esserci.
Adesso non si può considerare ammissibile che la situazione continui così. E’ necessario porre dei punti fermi.
E’ auspicabile che la Gran Bretagna ritiri i suoi parlamentari dalle fila di Bruxells, è necessario ridefinire un accordo affinchè siano tutelati i contribuenti nonché tutti i cittadini europei.
Insomma a questo punto si chiede all’Europa tutta , un cambio di rotta, una maggiore partecipazione del cittadino, un riassetto dell’organizzazione istituzionale. Meno interessi più dirittti. Meno potere più tutela per i singoli.
Solo così è possibile evitare l’evitabile.

(Gabriele Patti)

A CATANIA SPRECHI NELLA SANITÀ. CONFEDERCONTRIBUENTI CHIEDE ALLA REGIONE L’INVIO DI ISPETTORI

18 giugno 2016 –  Lo Stato italiano con il SSN garantisce e tutela la salute del cittadino attraverso le Regioni le quali per garantire i livelli di assistenza essenziali possono stringere accordi con strutture private mediante i quali si stabilisce il numero di prestazioni che il SSN “acquista” e  che vengono rimborsati. Maggiori gli interventi somministrati, maggiori saranno i rimborsi di cui godrà la struttura.

Nel servizio sanitario oltre alle prestazioni rientra anche l’assistenza farmaceutica garantita sia a domicilio che presso le strutture di ricovero e residenza assistenziale. Tutti i servizi vengono garantiti però secondo dei determinati tetti di spesa evitando sprechi inutili.

“Tra le segnalazioni che riceviamo ogni giorno abbiamo accolto quelle di una Signora che terminato il primo periodo di cura presso un ospedale pubblico di Catania, riceve una busta di medicinali  del costo a carico del SSN di € 150,00 che servono per il proseguo della cura. Si trasferisce per competenza presso una clinica ‘convenzionata’ per la riabilitazione portandole con sé.    Pare che l’operatore della farmacia della clinica abbia riferito di non poter utilizzare i predetti farmaci poiché dovevano essere erogate da loro. Essendo i farmaci, gli stessi e utili per il proseguimento della cura, consegnata da altra struttura sanitaria verrebbe da pensare a uno  spreco.  Noi chiederemo al presidente Crocetta e all’assessorato alla salute un’indagine per accertarne sia eventuali sprechi che responsabili perché se questa fosse prassi comune i danni per il SSN costituirebbero un raddoppio milionario dei costi – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

I vari scandali legati al sistema di accreditamento al sistema pubblico di strutture ospedalieri private, rendono necessarie alcune riflessioni sul funzionamento della sanità privata convenzionata. Il sistema sanitario riconosce un dato rimborso per ciascun intervento pare senza avere pieno controllo sulla qualità degli strumenti utilizzati.

“Questa situazione deve finire. Lo Stato, il Ministero del Welfare e le Regioni dovrebbero controllare che gli standard stabiliti di ciascuna struttura privata siano rispettati. Proporremo l’istituzione di Commissioni esterne, provenienti da altre regioni o da altri paesi, al fine di controllare le reali necessità nel rispetto della salute pubblica e del risparmio della spesa pubblica” conclude Finocchiaro.

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IL GOVERNO ANALIZZERA’ IL DOSSIER PRESENTATO DA CONFEDERCONTRIBUENTI: SODDISFATTI A META’, CONCORDI SUL FISCO MA DISTANTI SULLA QUESTIONE BANCHE.

Nell’incontro di questa sera a Palazzo Chigi la delegazione di Confedercontribuenti guidata dal Presidente Carmelo Finocchiaro è soddisfatta a metà anche se il governo analizzerà il dossier della Confedercontribuenti ponendo le basi per nuovi incontri tematici mirati.

Roma, 30 maggio 2016 – Nell’incontro di questa sera a Palazzo Chigi la delegazione di Confedercontribuenti guidata dal Presidente Nazionale Carmelo Finocchiaro (composta dai vice presidenti nazionali Alfredo Belluco, Alessandro Ciolfi e Bruno Viaggio; dall’avv. Marco Carollo dell’Ufficio legale Nazionale; Paolo De Carlo Confedercontribuenti – Ambulatorio Antiusura e Antiracket; Consolato Cinque e Enzo Pisano Confedercontribuenti – Imprese; Francesco Pugliese imprenditore)  pare soddisfatta a metà,  concordi sul fisco ma distanti sulla questione banche.

“Siamo nel complesso soddisfatti per essere stati ricevuti dal Governo che si è comunque reso disponibile ad analizzare il dossier da noi preparato. Sulle banche il Governo difende le sue riforme ma  noi abbiamo contestato che questo non risolve il problema dello sviluppo economico e resteranno solo le macerie delle PMI italiane se non si interviene.” – dichiara all’uscita di Palazzo Chigi il presidente Finocchiaro.

Le argomentazioni proposte spaziavano da problematiche di urbanistica ad Equitalia, fisco ed ingiusti fallimenti.

“Abbiamo percepito una rilevante apertura sulle nostre posizioni sul Fisco ed Equitalia. Abbiamo inoltre esposto la nostra volontà di aprire una inchiesta sui presunti ingiusti fallimenti del CIS di Nola a cui il Governo si è dimostrato molto attento” – continua Finocchiaro.

Non ci resta che attendere i primi risultati di questo importantissimo incontro che ha portato i reali problemi delle imprese e famiglie italiane sul tavolo del Governo.