IL DECRETO SALVA-BANCHE DIVENTA LEGGE, IL DISAPPUNTO DI CONFEDERCONTRIBUENTI

Roma, 29 giugno 2016 – Nonostante tutta la minoranza e parte della maggioranza abbia votato contro, con 287 voti favorevoli è stato approvato il cosiddetto decreto SALVA BANCHE pur essendo stato definito da chi lo ha votato  “a tutela di risparmiatori e imprese”.
“Noi non ci caschiamo. Siamo certi che oltre l’ 80% delle sofferenze bancarie non sono frutto dell’inadempienza delle imprese o famiglie, bensì come diciamo da tempo sarebbero crediti vantati da questi ultimi a causa di interessi superiori al tasso soglia di cui sono gravati mutui, finanziamenti e conti correnti. Pertanto non riesco a comprendere come l’on.le Sanga possa dichiarare che il decreto appena approvato che prevede anche l’istituzione del ‘patto non possessorio’ rappresenti una tutela per le imprese e i risparmiatori. A me pare invece che questo decreto sancisca definitivamente la fine di ogni tutela per i clienti delle banche. – dichiara contrariato il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – Come sempre non rimarremo spettatori di questo colpo allo Stato di Diritto ed adopereremo tutte le misure atte alla salvaguardia delle imprese e delle famiglie italiane”.

Brexit; Il 52% dice “leave” e la Gran Bretagna esce dall’Europa. Europa a 27. Ma per andare dove?

E’ inutile nasconderlo. Questa Europa non funziona.
O quanto meno non funziona così come era stato previsto e voluto dai padri fondatori. De Gasperi, Spinelli, Monnet, Bech,Spaak che immaginavano un’ unione dei popoli, oggi si ribaltano nella tomba.
Un’ Europa fondata della teoria dei “piccoli passi” che ha portato allo sviluppo del funzionalismo economico, principio sulla base del quale l’unione politica è vista come punto di arrivo raggiungibile attraverso l’integrazione graduale delle economie degli Stati Membri e una politica monetaria comune. Se l’obiettivo di partenza poteva essere ammirevole seppur arduo, come capita nella maggior parte dei casi il gioco non è valso la candela.
Oggi l’UE è istituzionalmente composta da due organi che esercitano congiuntamente la funzione legislativa Il Consiglio e la Commissione. Dal Parlamento, ridotto a mero organo consultivo e di controllo al quale poi spettano poteri di approvazione minimi e il Consiglio Europeo che svolge la funzione di garante tendendo a salvaguardare i rapporti tra i tre organi.
Sopra di loro, in posizione di indipendenza, la Banca Centrale Europea (BCE), che detta legge assolvendo  alla gestione di una politica monetaria unica, dettando i criteri di riparto del debito pubblico – il cui sostentamento è già stato inserito nella nostra Costituzione art 97 –  e le condizioni di adempimento da parte degli Stati Membri. Assolutamente non controllata né controllabile. Con la conseguenza che le politiche economiche e monetarie hanno sovrastato il diritto.
In fine i dubbi avanzati sulla stipula del TTIP con i partner americani (Transatlantic Trade International Partnership) che tra le altre cose prevede l’importazione di merci e prodotti americani senza i più rigorosi controlli previsti dalla normativa europea; il che permetterebbe l’ingresso di molti OGM. E inoltre la possibilità per le multinazionali di poter risolvere le controversie nascenti con i consumatori attraverso la nomina di arbitri non proprio imparziali.
A voler tacere d’altro non si può criticare la scelta della Gran Bretagna, almeno quella di sottoporre a referendum la decisione di uscire o meno dall’Europa. Una scelta legittima e democratica e che ha fatto tanto discutere.
Oggi la lunga e tormentata Brexit finisce. Ben il 52% degli inglesi ha manifestato la propria volontà di uscire dall’Europa. Addio Gran Bretagna. Benvenuta Europa a 27.
Ora però si apre il dibattito, decisione sacrosanta o affrettata?
Ripercorrendo il passato non si può senz’altro nascondere che la GB sia sempre stata d’ostacolo agli europeisti, una spina nel fianco.
E’ stata una delle nazioni che più si è opposta a determinati dictat europei, già nel Febbraio 2016  Cameron aveva raggiunto un accordo col quale si stabiliva che “il riferimento di ‘Unione sempre più stretta non riguarda la Gran Bretagna”. In quel tempo i vertici dell’ UE , Merkel, Hollande , Renzi compreso erano entusiasti dell’accordo raggiunto affermando l’equità del compromesso senza aver concesso troppo. E infine il Presidente del Consiglio UE, Donald Tusk lanciò il messaggio; “Abbiamo inviato il segnale che siamo disposti a sacrificare i nostri interessi per il bene comune”. Ma lo era anche la Gb? Oggi può tranquillamente rispondersi di no.
Mai entrata nell’area Euro, ha mantenuto una propria moneta , la sterlina che fino a ieri andava forte oggi è ai minimi storici a seguito di una discesa che non si vedeva dal venerdì nero del 1992. Futures al -6%.
Il mercato internazionale né risente, il mercato creditizio Europeo è in forte crisi e a pagarne maggiormente le spese sono Unicredit e Intesa San Paolo – come riportato da Repubblica.it – con perdite a due cifre. Se la borsa tedesca perde il 7,1% , Piazza Affari tracolla perdendo il 10,4%.In generale le borse Europee perdono l’8%.
La tanto agognata uniformità di regole fiscali nel territorio europeo per operazioni intracomunitarie , il cui processo è iniziato con una disciplina unica IVA originariamente improntata sulla tassazione nel paese di origine per semplificare il processo ma ancora oggi basata su un sistema misto, è messa ancora più in crisi dal caso Brexit che comporterà una situazione di disparità tra cittadini comunque europei (La GB non farà più dell’UE giuridicamente ma non si trasferirà in America) che non sarà facile da appianare. Quale sarà la disciplina applicabile? Si applicherà la tassazione nel paese di origine o di destinazione? Altre grane che la già tormentata UE dovrà risolvere e al più presto.

Ha vinto il “leave”, Farage (UKIP) esulta  e invita Cameron a dimettersi ,che coglie al volo.
Ma quali conseguenze per cittadini e contribuenti europei che fino ad oggi hanno beneficiato di soggiorni di vacanza ma anche e soprattutto lavorativi in virtù del trattato di Shengen?
Quelli che vivono in terra Britannica da più di 5 anni potranno richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza ufficiale o alternativamente un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 anni.
Saranno felici gli Italiani in loco , fuggiti dalla burocrazia Italiana si ritroveranno avvolti dalle carte.
Un problema ben più difficile lo affronteranno i nuovi cervelli in fuga verso Londra che dovranno trovare lavoro prima di mettere piede a Picadilly Circus. Il free-lance in GB non sarà più così semplice.
Il settore turistico adesso è nel limbo, ma non dovrebbe riscontrarsi il bisogno di visti turistici che per condizione di reciprocità obbligherebbero anche gli inglesi a dotarsene per accedere nei paesi UE.
La politica Europea adesso è in subbuglio. Alla paonazza esultanza di Farage , fondatore dell’UKIP , (UK indipendence party) che pretende che la giornata di oggi si celebri come “Indipendence day” risponde un po’ invidiosa la Le Pen che adesso rivendica la “FREXIT”. Un’Europa che tende sempre più all’antieuropeismo e che dà adito agli euroscettici di muovere critiche e di spingersi al di là fino a sognare  e qualche volta – come l’Austria – ad attuare la chiusura delle barriere.
Ha senso continuare ostinatamente a perpetrare la stessa linea? Continui compromessi necessitati dalla bramosia dei potenti, dalla necessità di poter salvare ancora qualcosa. Che poi in effetti è stato il popolo a votare e se han vinto gli euroscettici un motivo dovrà pur esserci.
Adesso non si può considerare ammissibile che la situazione continui così. E’ necessario porre dei punti fermi.
E’ auspicabile che la Gran Bretagna ritiri i suoi parlamentari dalle fila di Bruxells, è necessario ridefinire un accordo affinchè siano tutelati i contribuenti nonché tutti i cittadini europei.
Insomma a questo punto si chiede all’Europa tutta , un cambio di rotta, una maggiore partecipazione del cittadino, un riassetto dell’organizzazione istituzionale. Meno interessi più dirittti. Meno potere più tutela per i singoli.
Solo così è possibile evitare l’evitabile.

(Gabriele Patti)

A CATANIA SPRECHI NELLA SANITÀ. CONFEDERCONTRIBUENTI CHIEDE ALLA REGIONE L’INVIO DI ISPETTORI

18 giugno 2016 –  Lo Stato italiano con il SSN garantisce e tutela la salute del cittadino attraverso le Regioni le quali per garantire i livelli di assistenza essenziali possono stringere accordi con strutture private mediante i quali si stabilisce il numero di prestazioni che il SSN “acquista” e  che vengono rimborsati. Maggiori gli interventi somministrati, maggiori saranno i rimborsi di cui godrà la struttura.

Nel servizio sanitario oltre alle prestazioni rientra anche l’assistenza farmaceutica garantita sia a domicilio che presso le strutture di ricovero e residenza assistenziale. Tutti i servizi vengono garantiti però secondo dei determinati tetti di spesa evitando sprechi inutili.

“Tra le segnalazioni che riceviamo ogni giorno abbiamo accolto quelle di una Signora che terminato il primo periodo di cura presso un ospedale pubblico di Catania, riceve una busta di medicinali  del costo a carico del SSN di € 150,00 che servono per il proseguo della cura. Si trasferisce per competenza presso una clinica ‘convenzionata’ per la riabilitazione portandole con sé.    Pare che l’operatore della farmacia della clinica abbia riferito di non poter utilizzare i predetti farmaci poiché dovevano essere erogate da loro. Essendo i farmaci, gli stessi e utili per il proseguimento della cura, consegnata da altra struttura sanitaria verrebbe da pensare a uno  spreco.  Noi chiederemo al presidente Crocetta e all’assessorato alla salute un’indagine per accertarne sia eventuali sprechi che responsabili perché se questa fosse prassi comune i danni per il SSN costituirebbero un raddoppio milionario dei costi – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

I vari scandali legati al sistema di accreditamento al sistema pubblico di strutture ospedalieri private, rendono necessarie alcune riflessioni sul funzionamento della sanità privata convenzionata. Il sistema sanitario riconosce un dato rimborso per ciascun intervento pare senza avere pieno controllo sulla qualità degli strumenti utilizzati.

“Questa situazione deve finire. Lo Stato, il Ministero del Welfare e le Regioni dovrebbero controllare che gli standard stabiliti di ciascuna struttura privata siano rispettati. Proporremo l’istituzione di Commissioni esterne, provenienti da altre regioni o da altri paesi, al fine di controllare le reali necessità nel rispetto della salute pubblica e del risparmio della spesa pubblica” conclude Finocchiaro.