Led Zeppelin

a cura di Lillo Venezia

( fonti Il Fatto Q. pagina web)

Usciva 50 anni fà Led Zeppelin I. Primo disco di Jimmy Page e compagni (con quest’ultimo che spegneva 75 candeline qualche giorno fa). Registrato pochi mesi prima presso gli Olympic Studios di Londra che avrebbero negli anni ospitato, tra gli altri, artisti come  Cure, Paul McCartney, Brian Eno, Traffic. Il debutto dei Led Zeppelin richiese tre giorni di lavorazione (mix incluso) a fronte di un investimento di 2000 sterline. Giunto sul mercato, Led Zeppelin I non faticò a imporsi fin da subito, e per copie vendute e mettendo d’accordo critica e riviste di settore. Il gruppo inglese, che l’hard rock moderno lo ha inventato dettandone i canoni partendo da questo stesso album, va riconosciuto il merito di avere cambiato la musica dell’ultimo mezzo secolo senza avere, in fin dei conti, inventato niente dal nulla. Buona parte delle canzoni rappresenta infatti una splendida reinterpretazione del meglio del repertorio blues e folk degli anni addietro. In particolare, il brano Dazed And Confused sarà oggetto, più avanti, di una curiosa disputa tra il già citato Page e Jake Holmes, risolta poi nel 2011 con un accordo extragiudiziale a seguito del quale il secondo verrà riconosciuto come l’autore originale del pezzo. Dallo stile batteristico percussivo (e, anche per questo, avveniristico) del mago delle pelli John Bonham, alla chitarra versatile dell’ex Yardbirds, passando per il doppio ruolo di bassista e tastierista di Jones fino ad arrivare al cantato armonioso di Robert Plant, viene difficile spiegare i Led Zeppelin se non come uno dei rari (e per questo unici) esempi di unità musicale che viaggiava oltre la semplice sommatoria delle singole parti che la componevano. Non c’è Greta Van Fleet che tenga, a cospetto di un gruppo che riuscì nell’impresa di dare una nuova veste al rock dove altre band di livello, avevano in larga parte fallito. A loro va riconosciuto allo stesso modo il merito, se non il primato, di avere sfornato quattro album (i primi) tutti fondamentali: fattore questo che basterebbe da solo per avere sempre infinita stima nei loro confronti. Con questo, e i dischi successivi, nasceva non solo una nuova stella nel firmamento musicale (già molto popolato in quegli anni) ma, più in generale, il rock così come lo conosciamo. Più o meno vi è l’impronta dei Led Zeppelin in qualsiasi cosa prodotta, nel genere. Dopo, questo disco è un prima e un dopo evidenti. Senza di loro, la storia non sarebbe la stessa e noi non saremmo qui a raccontare di canzoni e album dei quali vale la pena, cogliere qualsiasi pretesto utile si presenti su strada per parlarne sempre.

 

 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Passa il reddito di cittadinanza. Confedercontribuenti, sono gli imprenditori a non avere cittadinanza nel nostro Paese.

Si è proprio cosi, mentre passa il reddito di cittadinanza, dobbiamo dire che gli unici rimasti senza diritto di cittadinanza sono proprio gli imprenditori. Lo ribadisce con forza, il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che denuncia come ormai il nostro Paese sia diventato il luogo ostile per chi fa impresa. Il fatto di essere imprenditore ti impone di portarti il peso di una diffidenza con il luogo comune di evasore a prescindere, di uomo o donna che comunque cerca di non fare le cose legalmente. Si è proprio cosi’ nell’immaginario collettivo e cosa ancora piu’ grave nelle istituzioni. Istituzioni che guardano con diffidenza il mondo delle imprese, basti pensare che da decenni leggi incostituzionali, hanno previsto che il reddito d’impresa possa essere rideterminato in maniera induttiva, attraverso studi di settore e parametri determinati a tavolino. Dove l’imposizione fiscale e contributiva ti erode il reddito del 70% e dove non viene riconosciuto nella maggior parte dei casi alcun esimente se non hai potuto pagare le tasse. Se i tuoi debiti arrivano nelle mani dell’ex-Equitalia, sarai subito assoggettato a  sanzioni e interessi che portano il debito al pari di quando contrai un debito con l’usura criminale. E poi le banche che in qualsiasi momento sono pronte a giocarti l’agguato con rientri forzosi e blocco delle linee di credito. Oltre a subire spesso tassi usurai e condizioni contrattuali capestro. Altre capitolo dolente riguarda il costo del lavoro, che per effetto degli oneri contributivi resta insostenibile, mentre il sistema italia non riesce a garantire lavoro e sviluppo. Intanto ieri è passato il reddito di cittadinanza. In buona pace di tanti. Ma non sicuramente delle imprese e degli imprenditori. Ecco perchè  serve iniziare una grande battaglia per ridare cittadinanza a milioni di imprenditori, che tutti i giorni devono alzare la saracinesca per garantirsi spesso un reddito di sussistenza. Si è proprio cosi’. Sarà una battaglia fondamentale per questo chiamiamo tutti ad un patto di unità per ridare forza, alla vera forza dell’Italia. Le imprese e gli imprenditori.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Finocchiaro (Pres. Confedercontribuenti): In difesa delle piccole e medie imprese, cambiare fisco, banche e burocrazia

Le imprese italiane, non sono piu’ in condizione di resistere ad un sistema che non funziona. Le imprese  hanno bisogno di essere difese soprattutto su tre fronti importanti. Il fisco che continua ad essere un elemento del mancato sviluppo per il suo ruolo di socio di maggioranza “occulto” attraverso una tassazione altissima, un sistema vessatorio che reputa l’imprenditore a prescindere da tutto, sempre quale potenziale evasore. Un sistema della riscossione iniquo e usuraio. Oltre ad un sistema contributivo previdenziale assolutamente iniquo e costoso. Le Banche che continuano ad ostacolare, attraverso l’applicazione di condizioni contrattuali e tassi che aggravano i costi aziendali, sulla base di rating, che non rispecchiano nella maggioranza dei casi la vera realtà delle aziende. E sempre più frequente che migliaia di aziende si trovano dall’oggi al domani , nella terribile condizione di vedersi restringere il credito, condizione essenziale per lo sviluppo del fatturato e in molti casi in azioni di revoche delle linee di credito, senza motivi validi e giustificati. La Burocrazia, che blocca il sistema Italia, attraverso farraginosi meccanismi e procedure, complicando la vita delle aziende che per decine e decine di ore l’anno, devono occuparsi delle incombenze pretese. Con un grave danno anche per l’internazionalizzazione stessa delle imprese. Tre fattori che causano e aggravano la vita sacrificata di tanti piccoli e medi imprenditori, che rischiando in proprio tutti i giorni, vedono sempre più lontana una via d’uscita dall’attuale situazione.

Un sistema burocratico che rallenta gli investimenti, gli incentivi e blocca l’inizio di opere pubbliche indispensabili per il Paese. Ecco perché, sottolinea il Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, chi sta al Governo deve pensare ad una vera riforma in favore delle imprese, dove i tre fattori di criticità, siano davvero riformati, dove innovazione e incentivi siano al centro di una nuova politica economica nazionale. Insomma serve un “sistema Italia” per fare squadra. Se non si farà questo ancora una volta, prevarrannno la delusioni  di chi tutti i giorni vuole produrre e dare lavoro. E senza la piccola e media impresa il nostro Paese non ha futuro. È bene che la classe politica sappia che il tempo è scaduto.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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