Niente sconto Iva per la progettazione sganciata dall’edificio agevolato

Aliquota ordinaria per le prestazioni di progettazione definitiva ed esecutiva e di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione dell’edificio, “autonome”, ossia dipendenti da un distinto contratto diverso rispetto a quello che disciplinerà gli ulteriori servizi relativi alla costruzione dell’opera agevolabile. È quanto precisa la risposta n. 53 del 21 gennaio 2021 dell’Agenzia delle entrate

Il quesito è di un Istituto, ente pubblico non economico, che svolge attività di ricerca scientifica, teorica e sperimentale, collaborando con università, sulla base di apposite convenzioni, per promuovere e provvedere alla formazione scientifica e alla diffusione della cultura nei settori istituzionali.
L’ente intende ampliare gli spazi dedicati ad alcuni laboratori realizzando un nuovo complesso edilizio. La costruzione, una grande infrastruttura ad alto livello scientifico e tecnologico, si inserisce nell’ambito di un più esteso progetto finanziato da un programma Ue. La nuova struttura non ospiterà soltanto attività di ricerca istituzionali, ma anche corsi formativi destinati a laureandi, dottorandi e borsisti di università italiane e straniere, oltre che per il proprio personale e di altri centri di ricerca.
L’istante fa presente che l’amministrazione finanziaria, in risposta a un interpello presentato nel 2017, ha precisato che il fabbricato oggetto dell’interpello in commento, accogliendo anche attività formativa e non solo di ricerca, può essere classificato come “edificio scolastico, assimilabile alle abitazioni non di lusso e, di conseguenza, scontare, per le prestazioni connesse alla sua costruzione, l’aliquota Iva agevolata del 10% prevista dai numeri 127-quinquies e 127-septies della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr n. 633/1972.

Prima di procedere con l’edificazione della struttura, aggiunge l’istituto, l’ente ha indetto una gara per l’affidamento dei servizi riguardanti l’architettura e l’ingegneria del progetto. La gara è stata vinta da un consorzio con cui l’istante ha stipulato un contratto di appalto per la progettazione definitiva ed esecutiva del centro.
L’appalto oggetto del quesito, quindi, precisa l’ente, non riguarda la costruzione dell’edificio, ma la progettazione propedeutica alla sua realizzazione.
Chiarito che le attività per la costruzione dell’infrastruttura sconteranno, come affermato nel documento di prassi prima citato, l’aliquota del 10% prevista dal numero 127-quinquies, l’istante chiede se all’attività di progettazione dello stesso fabbricatopossa applicarsi la medesima tassazione agevolata, in base al successivo n. 127-septies della Tabella A, Parte III, allegata al decreto Iva, secondo cui, a suo parere, l’aliquota del 10% si applica per le “prestazioni di servizi dipendenti da contratto di appalto relativi alla costruzione delle opere“.

L’Agenzia questa volta non è d’accordo.
L’Amministrazione ricorda, innanzitutto, che l’agevolazione richiamata dall’istante riguarda le “prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies” della stessa Tabella A.
A seguire, evidenzia che oggetto del contratto di appalto è la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva e il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, per la costruzione del complesso edilizio.
Per risolvere il quesito, comunque, l’amministrazione chiama in aiuto alcuni precedenti documenti di prassi che si sono espressi sull’argomento.
La risoluzione n. 168/1999 precisava, ad esempio, che le prestazioni di Acea per la progettazione e la costruzione di nuovi impianti fognari richiesti dall’ente locale, scontavano l’aliquota ridotta solo se non rese autonomamente, ma dipendenti da un unico contratto di appalto per la realizzazione dell’intera opera: in caso contrario, niente sconto.
Più tardi, la risoluzione n. 52/2008 confermava che l’aliquota agevolata n. 127-septies, con riguardo all’attività di progettazione, è applicabile soltanto se la prestazione è “agganciata” alla realizzazione delle opere di urbanizzazione previste dal precedente n. 127-quinquies, altrimenti è soggetta ad aliquota ordinaria. In particolare, il documento di prassi affermava che “In sostanza, tali servizi non sono autonomamente assoggettabili ad Iva con l’aliquota del 10 per cento, salvo che gli stessi siano resi in dipendenza di un “unico” contratto di appalto che, a sua volta, beneficia della aliquota ridotta”.

Linea confermata anche dalla risposta odierna. A differenza del parere dell’istante, l’Agenzia ritiene che le prestazioni di servizio di progettazione definitiva, di progettazione esecutiva e di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione della struttura siano da assoggettare ad aliquota Iva ordinaria perché rese “autonomamente”, ovvero mediante uno specifico rapporto contrattuale diverso rispetto a quello che disciplinerà le ulteriori “prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies”.

Bonus mobilità 2020: ultima finestra per l’acquisto di bici e monopattini

Nuova opportunità dedicata a coloro che hanno acquistato biciclette, anche a pedalata assistita, e monopattini nel periodo temporale compreso tra il 4 maggio e il 2 novembre 2020. Da oggi, 14 gennaio, fino al 15 febbraio 2021 coloro che non ha già usufruito del beneficio e sono in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato potranno presentare le loro richieste registrandosi sulla piattaforma www.buonomobilita.it sul sito del ministero dell’Ambiente.

La nuova chance è stata data dal ministero a chi non ha fatto in tempo ad accedere ai fondi messi a disposizione il giorno del click day, il 4 novembre scorso, né nell’ulteriore periodo previsto, dal 9 novembre al 9 dicembre (verdi articolo “In bici con il bonus: al via domande online da lunedì”).
Il procedimento è sempre lo stesso: quanti hanno effettuato gli acquisti devono registrarsi al portale, tramite Spid, attraverso la piattaforma, inserire i propri dati e gli estremi della fattura o dello scontrino parlante relativi all’acquisto di una bicicletta, un monopattino o un altro mezzo di spostamento non inquinante utilizzato per decongestionare il traffico delle grandi città (capoluoghi di provincia o comuni con più di 50mila abitanti).

Il bonus mobilità, ricordiamo, è stato introdotto dall’articolo 229 del decreto “Rilancio” e prevede un contributo pari al 60% della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a 500 euro, per spesa sostenuta per l’acquisto di biciclette nuove o usate, sia tradizionali che a pedalata assistita, handbike nuove o usate, monopattini, hoverboard e segway e, in generale, i mezzi per la mobilità condivisa a uso individuale a propulsione prevalentemente elettrica, esclusi quelli mediante autovetture; gli interessati possono acquistare i mezzi previsti, presso qualsiasi rivenditore, anche online, purché con fattura (vedi articolo “Dl Rilancio a piccole dosi -16 Al via il bonus mobilità”).

I rimborsi saranno erogati dopo il 15 febbraio 2021, al termine, cioè di questa nuova tornata di richieste.

Sempre fino al prossimo 15 febbraio è anche possibile accedere alla propria area riservata per apportare eventuali modifiche ai dati e alla documentazione già inseriti.

Fisco: il blocco di notifiche e pagamenti fino al 31 gennaio non può bastare

di redazione

Lo scostamento di bilancio di 32 miliardi, approvato, in piena crisi, dal Consiglio dei Ministri, apre le porte al decreto Ristori 5, da cui ci attende un potenziamento della decontribuzione per i lavoratori autonomi e i professionisti , così come il superamento del meccanismo delle regioni e dei codici Ateco ai fini della definizione del parametro reddituale del calo di fatturato, da considerare in rapporto ad un periodo di tempo più ampio, annuale o semestrale.

Rimane caldo il fronte delle cartelle esattoriali. Il congelamento fino al 31 gennaio delle notifiche e il rinvio a fine mese dei termini per effettuare il pagamento, già decisi dal governo, non possono risolvere il drammatico problema delle riscossioni che assilla milioni di famiglie e di imprese. C’è da sperare che la crisi politica non blocchi i provvedimenti, che sono allo studio, riguardo alla definizione agevolata delle pendenze debitorie e nuove misure per rottamazione e saldo e stralcio.

Mentre non c’è nessuna proroga, anche nelle zone arancione o rosse, per i versamenti in scadenza domani, lunedì 18 gennaio, di Iva ordinaria, ritenute, contributi e prima rata del secondo 50% dei versamenti tributari sospesi da marzo a maggio 2020.

Il Mef sta lavorando ad una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, la precedente si era fermata ai ruoli del 2017, adesso si pensa di permettere ai contribuenti di chiudere i conti col fisco relativi agli anni 2018 e 2019 senza incorrere in sanzioni e interessi di mora. Rimane da definire la sorte delle cartelle sospese dallo scorso 8 marzo dell’anno scorso.

Nel 2020 si è accumulata una massa enorme di arretrato ancora da smaltire, si tratta di qualcosa come 34 milioni di cartelle congelate a causa della pandemia. Non si capisce, al momento, come possano fare i contribuenti a prendere conoscenza delle loro eventuali pendenze con Agenzia Entrate Riscossione (Ader), visto che le relative cartelle non sono state ancora notificate. Va chiarito anche se saranno riammessi alla nuova rottamazione coloro che, per aver saltato  il pagamento anche di una sola rata, sono decaduti dal beneficio precedentemente concesso. Una riammissione che era stata promessa dalla viceministra all’Economia, Laura Castelli. La preoccupazione maggiore per il governo è di non vanificare con le nuove misure il gettito che dovrebbe arrivare dalle rate 2020 della vecchia rottamazione, la scadenza del cui pagamento è stata rinviata al 1° marzo 2021.

La crisi politica aperta, la cui soluzione non è al momento prevedibile né neio tempi né nei modi, rischia di compromettere la definizione da parte delle  commissioni Bilancio e Finanze del Senato di un piano che consenta l’inserimento nel decreto Ristori 5 di un’altra proroga,di un successivo scaglionamento degli invii, di ulteriori rateizzazioni e di una nuova possibilità  di definizione agevolata.

La crisi rischia di sospendere tutto, di concreto in questo momento c’è solo la sospensione fino a fine gennaio dei 50 milioni di avvisi e cartelle) e lo slittamento di tutti gli atti di accertamento, contestazione, erogazione delle sanzioni, recupero dei crediti d’imposta, liquidazione e rettifica, avvisi bonari che comunque potranno cominciare ad essere notificati a partire dal primo febbraio.

Lo stesso decreto sospende anche, sempre fino al 31 gennaio, i pignoramenti di stipendi e pensioni e le verifiche, da parte delle pubbliche amministrazioni, prima di liquidare i fornitori, dell’esistenza di debiti iscritti a ruolo oltre i 5mila euro.

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): basta elemosine alle imprese.Si faccia un nuovo Governo senza il mediocre Gualtieri.

A fronte di una perdita di fatturato d 423 miliardi, gli operatori economici colpiti dalla crisi hanno ottenuto finora ristori per 29 miliardi, appena il 7% delle perdite subite “Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 29 miliardi di euro di aiuti diretti erogati fino ad ora dal governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà degli imprenditori”. I dati dimostrano quanto siano insufficienti gli interventi del Governo. A dichiararlo il presidente nazionale Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che denuncia come il Ministro delle Finanze, uomo modesto e semplice ragioniere dei conti pubblici, si limiti a indicare misure insufficienti e a non dare soluzioni definitive per rinviare cartelle e scadenze fiscali. Interi settori sono stati abbandonati e allora se si ricostruirà un nuovo Governo e una nuova maggioranza, serve avere al comando uomini capaci di comprendere i problemi che sta vivendo il Paese e Gualtieri sia il primo ad essere cambiato, non usa mezze misure il presidente di Confedercontribuenti, che aggiunge, un Conte Ter, non sia la fotocopia della mediocrità che fin qui ha distinto le versioni precedenti dei Governi presieduti dallo stesso.

 

Interessi passivi mutuo detraibili: il Covid è causa di forza maggiore

La quarantena imposta dal Covid e le conseguenti interruzioni dei lavori di ristrutturazione, o dell’operatività dei comuni sono idonee a impedire la decadenza dall’agevolazione consistente nella detrazione degli interessi passivi del mutuo acceso per l’acquisto della casa, per un importo non superiore a 4mila euro. Beneficio concesso a condizione che questa sia adibita a dimora abituale entro un anno dall’acquisto oppure, in caso di ristrutturazione, nel termine di due anni dallo stesso evento  (articolo 15, comma 1, lettera b), del Tuir). È l’identica conclusione raggiunta dall’Agenzia nelle risposte nn. 6 e 8, del 5 gennaio 2021, fornite a due distinte ma simili istanze di interpello.

Nel primo caso, la contribuente ha comprato, il 10 agosto 2018, un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale dopo l’effettuazione di lavori di ristrutturazione edilizia, ma non ha potuto rispettare il previsto termine di due anni dall’acquisto per effettuare l’adempimento: l’emergenza epidemiologica ha causato prima l’interruzione e poi il sensibile rallentamento dei lavori.
Nel secondo, l’istante ha acquistato, il 29 maggio 2019, un appartamento (anche questo da adibire ad abitazione principale), nel quale non è riuscito a spostare la residenza entro gli stabiliti 12 mesi dall’acquisto: la quarantena imposta dal Covid-19 ha determinato l’interruzione dell’operatività del Comune sul cui territorio è ubicato l’immobile.
Entrambi hanno acceso un mutuo per l’acquisto, entrambi chiedono di poter fruire della detrazione degli interessi passivi del mutuo ipotecario.

Per l’Agenzia, come detto, in tutte e due le ipotesi ricorre il caso della forza maggiore, che si verifica quando sopravviene un impedimento oggettivo non prevedibile e tale da non poter essere evitato (come la pandemia), vale a dire un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato da non imputabilità alla parte obbligata, inevitabilità e imprevedibilità dell’evento.

Tenuto conto, poi, che la destinazione dell’immobile a dimora abituale deve essere effettiva e richiede l’espletamento di attività come trasloco o acquisto mobili e spostamento di persone, attività limitate dai blocchi imposti dal 23 febbraio al 2 giugno 2020 dai Dpcm del 23 febbraio e del 9 marzo 2020, attuativi dei Dl nn. 6 e 33 dello stesso anno, l’amministrazione ritiene che:

  • nel primo caso, l’istante può fruire della detrazione in argomento, a condizione che l’immobile sia adibito a dimora abituale entro un tempo pari a due anni dal rogito, maggiorato del periodo di sospensione appena indicato
  • nel secondo, il contribuente, che ha trasferito la residenza il 29 giugno 2020 (anziché entro il 29 maggio 2020), può accedere all’agevolazione, se sussistono tutti gli altri presupposti previsti dalla norma e, in particolare, quello secondo cui l’acquisto dell’immobile deve essere avvenuto nell’anno antecedente o successivo alla data di stipulazione del contratto di mutuo.

Infine, per completezza, l’Agenzia ricorda che l’articolo 24 del decreto “Liquidità” (Dl n. 23/2020), secondo cui “I termini previsti dalla nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nonché il termine previsto dall’articolo 7 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della prima casa, sono sospesi nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020”, non è applicabile alle ipotesi in questione, in quanto la norma non include i termini di cui all’articolo 15 del Tuir, bensì solo quelli previsti da altre disposizioni agevolative in materia di imposta di registro. Tale disposizione è una norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione, non estensibile oltre i casi e i tempi in essa considerati.

fonte: Fiscoggi