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Confedercontribuenti: Il personale ex Equitalia non legittimato ad operare senza concorso pubblico. Violata la Costituzione.

A causa della cancellazione della società di riscossione EQUITALIA S.p.A.  avvenuta dal 1° Luglio 2017, i dipendenti si sono ritrovati ad essere immediatamente da dipendenti privati  a dipendenti pubblici. Quali ripercussioni sulle cartelle e procedure?

Dal 1 luglio 2017 l’Equitalia è  diventata  Agenzia delle Entrate – Riscossione. Da società privata si passa ad un ente pubblico e secondo il DPCM del 5 giugno 2017  tutti i dipendenti della ex Equitalia passano direttamente nel nuovo ente e le sedi territoriali restano le stesse, con sede centrale a Roma.  Tale decreto contraddice quello che invece sancisce  la Costituzione Italiana all’art. 97 e le numerose sentenze della Consulta ovvero la necessità di assumere lavoratori pubblici, esclusivamente tramite concorso.

Questo dubbio circa la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici  è stato sottoposto al Consiglio di Stato che  con ordinanza del 27 luglio u.s. ha rimandato la patata bollente al Tar del Lazio che deve ancora pronunciarsi.

“Intanto sono partite le pratiche seppur proibitive della Rottamazione e si pensa già a quella bis. Se davvero il passaggio dei lavoratori del nuovo ente, da quelli agli sportelli fino ai nuovi dirigenti, sarà valutato come illegale, si ipotizzerebbe la nullità di tutti gli atti e le cartelle che dal 1° luglio sono arrivate ed arriveranno agli italiani potrebbero risultare annullabili proprio in virtù di questo vizio tecnico” – interviene l’avv. Maria Grazia Piccinini della direzione nazionale Confedercontribuenti.

Tra passate decisioni della Consulta,  l’attesa sentenza del TAR Lazio e cosa ben più grave, l’avvallo dei maggiori sindacati  ad una norma illegittima costituzionalmente, chi ne paga le conseguenze sono sempre i contribuenti .

“La  regola costituzionale della necessità  del concorso pubblico  per l’accesso alle pubbliche amministrazioni, va rispettata da tutti, anche in caso di passaggio dai soggetti privati ad enti pubblici. Noto infatti con grande disappunto, che sempre più la Costituzione sta stretta ai nostri Governi e sempre più norme, decreti , leggi e leggine, vengono annullate dalla corte Costituzionale perché non rispettano il dettato costituzionale.  Si tratta di ignoranza oppure ci provano?” – conclude l’avv. Piccinini.

Confedercontribuenti è disposizione  degli associati per la verifica delle cartelle emesse e segnalare la migliore strada da intraprendere.

Confedercontribuenti, rottamazione bis, rottamazione beffa

La legge di bilancio in esame ora al Senato prevede varie misure tra cui  la rottamazione bis delle cartelle esattoriali, per Confedercontribuenti è una presa in giro.

Il Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio in  esame al Senato prevede tra le varie misure la rottamazione bis delle cartelle esattoriali.

In particolare il Decreto Legge n. 148/2017 prevede da un lato la possibilità di “recuperare” la vecchia rottamazione, dalla quale, ad esempio, si era decaduti per mancato pagamento delle rate nei termini,  dall’altro la possibilità di chiedere la definizione agevolata per i nuovi ruoli, consegnati all’Agente della riscossione tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2017. Ma non è tutto oro quello che luccica.

“La rottamazione bis delle cartelle esattoriali è un imbroglio nei confronti dei contribuenti. Chi non ha aderito alla prima perché per esempio non aveva liquidità o costanza economica adesso non potrà farla. Il governo e la sua maggioranza non sono capaci di capire i problemi della gente e delle imprese. Ingiusto non inserire per tutti la possibilità di rottamare, gravissimo chiedere a chi in difficoltà di pagare a Novembre 3 rate in una unica soluzione o la rateizzazione in 5 rate.  Ci siamo attivati per una modifica parlamentare anche sul numero delle rate sensibilizzando sul tema anche Armando Siri della Lega” – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Pertanto se nulla cambia si tratta di un’altra sfida grave contro i diritti dei contribuenti, quelli onesti

FISCO – Confedercontribuenti:  “No alla vendita dei debiti tributari  a finanziarie e banche, norma incostituzionale”

Nell’ultima bozza della legge di Bilancio rimane l’ipotesi di mettere all’asta il magazzino dei crediti fiscali affidati alla ex Equitalia tra 2000 e 2010 e non riscossi. Il fermo No di Confedercontribuenti

L’obiettivo della manovra sarebbe incassare almeno 4 miliardi tra 2018 e 2020 a fronte di un valore nominale di 500-600 miliardi di euro.

“Una norma inaccettabile, – dichiara il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.  – Cedere le vecchie cartelle,   equivale a esporre i debitori a procedure di riscossione molto più drastiche rispetto a quelle consentite al fisco e senza le dovute garanzie previste dalle norme fiscali, già comunque carenti di un rapporto equilibrato fra fisco e contribuenti”.

 Quali  soluzioni possibili?

“Si potrebbe prevedere un condono con un pagamento da parte dei contribuenti del 10% di quanto dovuto su questi crediti” – propone Finocchiaro.

Perché inserire le stesse procedure degli NPL anche nel campo tributario?

“Insomma – spiega Finocchiaro – questa proposta va respinta al mittente, e se passasse è una palese violazione dello Statuto dei Contribuenti e delle norme del diritto tributario e anche cosa gravissima della CostituzioneBanche e società specializzare nella gestione dei crediti deteriorati potranno per esempio pignorare anche la prima casa. Sequestrare ben più del quinto dello stipendio che Equitalia poteva prendersi solo in caso di buste paga superiori ai 5 mila euro, mentre a chi guadagna meno di 2.500 euro doveva lasciare i nove decimi della retribuzione. Meno tutele anche per i pensionati: all’agente della riscossione era vietato toccare gli assegni di importo inferiore a quello sociale. Secondo l’articolo, il cui testo è ancora provvisorio, rimarranno fuori quelli sui quali siano in atto procedure concorsuali, rateizzazioni o rottamazione nonché i debiti  con il decorso di 10 anni non contestati. Il prezzo di cessione andrà pagato in 3 rate annuali fino al 2020 e non potrà essere inferiore a 4 miliardi e 86 milioni. I crediti oggetto di cessione saranno automaticamente eliminati  dal bilancio della nuova Agenzia delle Entrate – Riscossione”.