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EQUITALIA E QUESTIONI FISCALI, IL PRESIDENTE DI CONFEDERCONTRIBUENTI SCRIVE A MATTEO RENZI

Di
Redazione
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6 Giugno 2017

Questa mattina il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro ha inviato una nota molto dettagliata all’ex premier Matteo Renzi. Argomento principale la questione fiscale e la sottoscrizione di un patto tra governo e contribuenti.

Roma, 6 giugno 2017 – Dopo circa un anno e mezzo l’idea di un patto tra governo e contribuenti sembra essere la soluzione migliore per i contribuenti italiani tanto che è stato riproposto dal presidente nazionale di Confedercontribuenti alla luce sia dell’esperienza maturata sul campo che delle prossime scadenze, tra le quale quella del 1. Luglio quando la nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione  prenderà  il posto di Equitalia.

Il nuovo ente Agenzia delle Entrate-Riscossione, succederà in tutto e per tutto ad Equitalia e sarà dotato di tutti i poteri fissati da D.P.R. 602/73 e successive disposizioni potenziando i poteri in materia di acquisizione delle informazioni sul contribuente.

In pratica, se oggi un’impresa o un comune cittadino, intende recuperare un credito, per procedere al pignoramento e per  vedere  soddisfatta la richiesta deve seguire un iter che lo porti dinanzi ad un giudice,  per il Fisco sarà differente:  quando saremo di fronte ad una cartella esattoriale la procedura cambierà, in quanto non occorrerà l’autorizzazione del giudice in quanto la cartella di pagamento è in sé già un atto esecutivo.

 Il presidente nazionale di Confedercontribuenti non è rimasto impassibile ed ha inoltrato missiva all’ideatore dell’abolizione di Equitalia, il segretario PD Matteo Renzi:

“Le scrivo questa lettera con la certezza  che Lei presterà  attenzione a questa nota su una delle questioni essenziali per la vita del nostro Paese: la questione fiscale. Ne parlo a Lei che ha sempre annunciato da premier prima  e  da Segretario ora,  riforme e cambiamenti.

In questi anni e ancora recentemente si sono fondate le sorti e le competizioni elettorali proprio su tale questione. Un tema delicatissimo e che attiene alla vita stessa di uno Stato, alla convivenza fra cittadini, alla possibilità di mantenere servizi e ordine pubblico ma anche sviluppo e investimenti.

Ad oggi i cambiamenti che hanno portato ad una lieve riduzione della pressione fiscale, non hanno inciso minimamente nel rapporto fra fisco e contribuente.

Certo tanti bonus e agevolazioni sono stati varati, ma spesso lo sforzo del legislatore è stato vanificato da una burocrazia fiscale, che fa presto, anche per aspetti meramente formali ad attuare revoche e dinieghi.

 Uno dei casi eclatanti riguarda le vittime del SISMA del ‘90 di alcune provincia siciliane: a distanza di 27 anni i contribuenti aspettano ancora il rimborso delle imposte non dovute e invece che riceverlo si vedono recapitate lettere dall’Agenzia dell’Entrate in cui si richiede l’esibizione di ulteriori documenti, o fatto ancora più grave l’opposizione in Commissione Tributaria.  Questo è un caso come tanti, ovviamente.

In Italia la questione fiscale, e  nell’ultimo decennio, la questione Equitalia,  hanno dimostrato la distanza fra classe dirigente del Paese e Paese reale.

Siamo passati dagli anni del “permissivismo fiscale” e della cultura comune delle “tasse poi le pago” a quello di uno Stato che improvvisamente di fronte ad un indebitamento miliardario delle imprese e degli italiani ha deciso di usare metodi “duri” nel periodo peggiore di crisi economica. Aggiungendo che il sistema sanzionatorio nella riscossione esattoriale ha raggiunto un  tasso punitivo ingiustificabile  tale da far diventare di uso comune definire la riscossione Equitalia “usura di Stato”.

Uno Stato che non ha mai saputo distinguere fra evasori e contribuenti in difficoltà nei pagamenti e che in questi anni ha fondato la sua politica fiscale su parametri e studi di settore, promettendo una “compliance” che nei fatti non è mai arrivata, anzi restringendo le “basi” di forme di autotutela, via di uscita per molti contenziosi tributari, che finendo nelle Commissioni Tributarie si chiudono dopo anni e anni, mentre nelle more i contribuenti vengono aggrediti da un sistema di riscossione che procede indipendentemente dagli atti di difesa presentati. In questi anni non ha funzionato quel sistema extragiudiziale che doveva portare a definire attraverso la mediazione o gli strumenti deflattivi il contenzioso fra contribuente e agenzia delle entrate. In questi ultimi anni si è passati da un sistema in cui si annunciava la “semplificazione fiscale” ad un aumento sconsiderato di adempimenti fiscali, tenendo sempre più conto dei dati formali che degli accertamenti patrimoniali e finanziari “veri strumenti di lotta all’evasione fiscale”.

In tema di tempistica degli adempimenti,  i contribuenti si trovano, sempre più spesso, ad affrontare  il proliferare di comunicazioni e di richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate. Con particolare riferimento al tema delle semplificazioni, è necessario la definizione di un nuovo calendario delle scadenze fiscali, con tempi certi e meglio distribuiti nel corso dell’anno, che consenta ai contribuenti   di effettuare gli adempimenti in modo tempestivo e corretto. 

Oggi è necessario dare regole certe sui tempi dei rimborsi IVA soprattutto alle imprese soggette allo split payment. Il rischio altrimenti sarà quello di portare molte imprese che lavorano con lo Stato, gli Enti Pubblici e le partecipate in una crisi di liquidità, che potrebbe pregiudicare la loro esistenza.

Per noi contribuenti vanno innanzitutto garantite regole certe per rilanciare la fiducia, elevando a norma di rango costituzionale lo Statuto del contribuente, costruendo un nucleo di principi certi e non modificabili dal Governo di turno, creando, come in molti Paesi, un’autorità indipendente che vigili sulle norme fiscali . Il sistema tributario, deve funzionare anche quando il rapporto tra fisco e contribuenti sfocia in contenzioso.  Serve dunque anche una riforma della giustizia tributaria, con un nuovo processo tributario, affidato a uomini con le opportune professionalità. Per costruire un prelievo fiscale equo, efficiente e coerente, va riequilibrata la tassazione tra redditi patrimoniali e redditi produttivi, distinguendo accumulo e risparmio per incentivare la capitalizzazione delle imprese. 

Signor Segretario,

A Lei personalmente Voglio rivolgere una riflessione: Lei ha fatto in modo che fosse superata la gestione della riscossione da parte di Equitalia, per rendere il fisco amico e non vessatorio. Bene oggi dobbiamo prendere atto che la sua riforma più che cambiare il sistema lo ha reso drammaticamente più persecutorio. A differenza di Equitalia, infatti, l’articolo 3 della legge n. 225/2016 prevede che il suo sostituto possa accedere direttamente all’anagrafe tributaria, alle banche dati dell’INPS e ai conti correnti. Una svolta sostanziale. Perché fino ad oggi questa possibilità era garantita solo all’Agenzia delle Entrate, cioè all’ente addetto all’accertamento, mentre quello tenuto alla riscossione, Equitalia, non ne aveva diritto.   Sa cosa significa tutto ciò? Che se il contribuente entro 60 giorni non ricorre ad effettuare il pagamento o la rateizzazione, anche in presenza di un ricorso in Commissione tributaria per rivendicare le sue ragioni, potrà subire pignoramenti presso terzi senza alcuna possibilità di difesa.

Il Punto vero è cambiare le leggi sulla riscossione non in termini di nomi ma di sostanza, ovvero garantire che il rientro del debito degli italiani con il fisco diventi compatibile con le possibilità di imprese e famiglie e non certamente come la legge sulla “rottamazione”, che malgrado 800 mila adesioni non ha risolto i problemi di moltissimi contribuenti italiani. E dovremo verificare i suoi effetti solo alla fine. Perché non rendersi conto che in cinque rate e complicato per la maggioranza rientrare del debito, significa non comprendere le vere difficoltà che sta vivendo l’Italia. Altra cosa sono le misure per la lotta agli evasori dove esiste già  il sequestro per equivalente e la confisca dei beni.

Oggi questo atteggiamento sta portando anche al fallimento di molte imprese e al lastrico molte famiglie anche in presenza di leggi come il concordato o l’accordo di ristrutturazione del debito o la legge 3/2012.  

Serve una svolta che garantisca lo Stato e gli italiani. Un patto fiscale. Un patto dove le imprese non devono sentirsi dire che esiste un diniego alla compensazione dei propri crediti certificati dal MEF per compensare i propri debiti con la pubblica amministrazione e dove le famiglie non devono ricorrere all’usura criminale per salvaguardare lo sviluppo della propria famiglia e dei propri figli per far fronte ai debiti con lo Stato. Insomma serve trovare un equilibrio, un ‘patto’”.

In attesa Confedercontribuenti adotterà tutte le misure a tutela delle imprese  e famiglie italiane ed il presidente Finocchiaro è certo che la sua missiva non sarà cestinata ma potrà essere utile elemento di riflessione.