Balacco (Resp. Politiche Fiscali Confedercontribuenti): Credito al consumo fuori dal Decreto Cura Italia

Confedercontribuenti protesta vivamente per la mancata previsione nel Decreto Cura Italia di alcuna norma di garanzia o di moratoria per il c.d. “Credito al consumo” ovvero delle rate per i soggetti che hanno fatto ricorso a forme di credito al consumo, anche con cessione del quinto dello stipendio o della pensione.
Al 31/01/2020  a Bankitalia risultavano in corso prestiti di questa natura per oltre 111 miliardi di cui € 3 miliardi con scadenza a un anno, € 34 miliardi con scadenze fra 3 e 5 anni ed € 74 miliardi con scadenze oltre i 5 anni.
Il tasso di interesse applicato su questi prestiti a gennaio è stato del 7,96%.
   Ci chiediamo come è possibile dimenticare di inserire in Decreto una moratoria per prestiti di tale amontare???
CONFEDERCONTRIBUENTI
Responsabile Nazionale Politiche Fiscali
Dott. Giuseppe Balacco

La Sospensione dei mutui prima casa. (decreto coronavirus)

Il Decreto Ministeriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 25 marzo 2020, pubblicato sulla G.U. del 28 marzo 2020 n. 82, costituisce l’atto regolamentare attuativo della disciplina introdotta dall’art. 54 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 (cd. “Decreto Cura Italia”), con la quale è stato consentito anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti di avvalersi della facoltà di sospendere i mutui prima casa per un periodo massimo di 18 mesi.

Evitiamo di dilungarci in merito alle novità introdotte dall’art. 54 DL “Cura Italia”, perché abbiamo già approfondito l’argomento con l’articolo del 21 marzo u.s., denominato LA SOSPENSIONE DELLE RATE DEI MUTUI PRIMA CASA, cui per brevità ci ripotiamo

Ci preme, invece, analizzare i requisiti per ottenere la suddetta sospensione.

Innanzitutto, va sottolineato che la sospensione in questione spetta anche ai lavoratori dipendenti, non soltanto nei casi di cui all’art. 2, comma 3 del DM n. 132/2010, ma anche nei seguenti casi:

“i) sospensione dal lavoro per almeno 30 giorni lavorativi consecutivi; 

ii) riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni lavorativi consecutivi, corrispondente ad una riduzione almeno pari al 20% dell’orario complessivo”. 

La sospensione delle rate è graduata a seconda della gravità della sospensione lavorativa subita e, precisamente, si può ottenere la sospensione del mutuo fino a:

“a) 6 mesi, se la sospensione o la riduzione orario del lavoro ha una durata compresa tra 30 giorni e 150 giorni lavorativi consecutivi; 

b) 12 mesi, se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro ha una durata compresa tra 151 e 302 giorni lavorativi consecutivi; 

c) 18 mesi, se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro ha una durata superiore di 303 giorni lavorativi consecutivi”. 

È bene puntualizzare che, ferma restando la durata massima complessiva di 18 mesi, “la sospensione può essere reiterata, anche per periodi non continuativi, entro i limiti della dotazione del Fondo”(V. art. 1, 3° comma DM 25.3.2020). In tal caso il requisito richiesto è costituito da “copia del provvedimento amministrativo di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito, o la richiesta del datore di lavoro di ammissione al trattamento di sostegno del reddito”, o l’autocertificazione del datore di lavoro (ex DPR n. 445/2000),“che attesti la sospensione e/o riduzione dell’orario di lavoro per cause non riconducibili a responsabilità del lavoratore, con l’indicazione del periodo di sospensione e della percentuale di riduzione dell’orario di lavoro”(V. art. 1, 4° comma DM 25.3.2020)

Quanto ai lavoratori autonomi e ai liberi professionistiil requisito richiesto è, come detto, l’autocertificazione, resa ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR n. 445/2000 “di aver registrato, nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020 e precedente la domanda ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra il 21 febbraio 2020 e la data della domanda qualora non sia trascorso un trimestre,un calo del proprio fatturato medio giornaliero nel suddetto periodo superiore al 33% del fatturato medio giornaliero dell’ultimo trimestre 2019, in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus”. 

È bene puntualizzare che è necessario attestare, con autocertificazione, “un calo del proprio fatturato medio giornaliero (…) superiore al 33% del fatturato medio giornaliero dell’ultimo trimestre 2019, ovviamente in conseguenza della chiusura o della restrizione dell’attività conseguente alla normativa emergenziale adottata dallo Stato italiano per l’emergenza coronavirus, senza necessità di allegare l’ISEE.

Quindi, ricapitolando, in caso di lavoratori dipendenti è necessaria “la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro”, mentre invece per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti è necessario il “calo del proprio fatturato medio giornaliero (…) superiore al 33% del fatturato medio giornaliero dell’ultimo trimestre 2019”.

La sospensione di cui possono beneficiare i lavoratori autonomi e i liberi professionisti è regolata dall’art. 2 comma 4° DM 132/2010, secondo cui: La sospensione del pagamento delle rate di mutuo si applica anche ai mutui:

a)  oggetto di operazioni di emissione di obbligazioni bancarie garantite ovvero di cartolarizzazione ai sensi della legge 30 aprile 1999, n. 130; 

b)  erogati per portabilità tramite surroga ai sensi dell’articolo 120-quater del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che costituiscono mutui di nuova erogazione alla data di perfezionamento dell’operazione di surroga; 

c)  che hanno già fruito di altre misure di sospensione del pagamento delle rate purché tali misure non determinino complessivamente una sospensione dell’ammortamento superiore a 18 mesi”.

Sotto quest’ultimo profilo l’art. 5 comma 3 del DM 25/3/2020 precisa che, ai fini del rispetto del suddetto limite massimo di 18 mesi del periodo di sospensione, “non si tiene conto delle sospensioni già concesse su mutui per i quali, all’atto della presentazione dell’istanza, sia ripreso, per almeno tre mesi, il regolare ammortamento delle rate di mutuo”

Fonte: Bancheepotere.it

Misure per la liquidita’ alle imprese – sportellobanche@confedercontribuenti.it

La Associazione bancaria italiana (Abi) ha emanato una circolare datata 24 marzo 2020 sulle misure a sostegno della liquidità per le imprese danneggiate da Covid-19 contenute nel decreto legge 17 marzo 2020, n. 18. Il decreto ha introdotto una serie di disposizioni a sostegno della liquidità delle imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica. In particolare,l’Abi ha fornito prime istruzioni sulla moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito concesse da banche e intermediari finanziari a micro, piccole e medie imprese e sui nuovi interventi del Fondo di garanzia per le Pmi.

In particolare ha illustrato i principali aspetti delle misure di sostegno al credito, coordinandosi con alcune prime indicazioni fornite dal ministero dell’Economia e delle finanze con specifiche Faq del 22 marzo 2020, pubblicate in risposta alle richieste di chiarimenti avanzate proprio anche dall’Abi. Relativamente alle misure di sostegno finanziario (articolo 56, comma 2) anche in base alle risposte del Mef, l’Abi ha precisato che il rimborso dei prestiti non rateali che scadono prima del 30 settembre 2020 sarà quindi posticipato, senza alcuna formalità, al 30 settembre 2020, alle medesime condizioni; gli eventuali elementi accessori al contratto di finanziamento sono prorogati coerentemente senza formalità.

Sul punto l’Abi ha precisato che nella proroga per «elementi accessori» si devono intendere tutti i contratti connessi al contratto di finanziamento, tra i quali, in particolare, garanzie e assicurazione (nonché i contratti in derivati) Tutti questi contratti saranno quindi prorogati senza formalità. Lo stesso meccanismo di proroga automatica verrà applicato anche per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi sui crediti esistenti. Infine è stato chiarito che il periodo di sospensione dai pagamenti comprende anche le rate in scadenza il 30 settembre 2020, ossia le rate in scadenza al 30 settembre non dovranno essere pagate.

Riguardo ai soggetti beneficiari delle misure di moratoria l’Abi ha ricordato che potranno richiedere queste misure le micro, piccole e medie imprese (Pmi), con sede in Italia, appartenenti a tutti i settori, come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003, che hanno subito in via temporanea carenze di liquidità per effetto dell’epidemia. QLa platea: Pmi,vale a dire le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro; lavoratori autonomi titolari di partita Iva tra cui i professionisti e le ditte individuali.

Per usufruire delle misure di favore i beneficiari non devono avere posizioni debitorie classificate dalla regolamentazione bancaria come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate.

Inoltre i “candidati” non potranno avere rate insolute anche parzialmente da oltre 90 giorni.

Per ottenere la moratoria i beneficiari dovranno inviare una specifica richiesta via Pec, oppure attraverso altre modalità che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa, autocertificando di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid-19. Le banche saranno tenute ad accettare le comunicazioni di moratoria se rispettano i requisiti, ma non dovranno verificare la veridicità delle autodichiarazioni effettuate dalle imprese.

fonte: Ilsole24ore.com