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Lotta all’usura e al racket. Un dovere irrinunciabile. Mai piu’ vittime.

Lotta all’usura e al racket. Un dovere irrinunciabile. Mai piu’ vittime.

Di Alessandro Scuderi – Responsabile Nazionale Antiusura e Antiracket di Confedercontribuenti

A partire dal presente articolo, cercheremo di affrontare  due tra i contesti che assillano e assoggettano moltissimi imprenditori e/o comuni padri e madri di famiglia del nostro Paese. Le crescenti difficoltà economiche in cui tutto il mondo occidentale già versa da un decennio, hanno trovato nell’emergenza instauratasi con la diffusione del Covid 19, ulteriori disagi e svantaggi a causa del trascorso lock down ed altri se ne aggiungeranno, in un imminente futuro, per le restrizioni già in atto.

Infatti, il perdurare di tali criticità ha indotto ed indurrà, malauguratamente, altri nuclei familiari ed altre imprese e società a rivolgersi a fonti di liquidità provenienti dal malaffare. Stiamo parlando degli spettri e delle bieche realtà derivanti dal prestito ad usura.

Tale Fenomeno, alquanto remoto, rappresenta una pericolosità sociale e criminale che oserei definire pestilenziale, che per troppoè stata sottovalutata; basti pensare che fino al 1992, la giurisprudenza in vigore non prevedeva nemmeno l’arresto in flagranza di reato. Di fronte all’aggravarsi della pericolosità del fenomeno, il Parlamento ha approvato la legge 108/96, che ha meglio definito il reato di usura e inasprito le pene per chi lo commette, prevedendo anche il sequestro e la confisca dei beni dell’usuraio. Il legislatore ha anche previsto un congruo risarcimento per le vittime di Usura ed Estorsione con una ulteriore, apposita legge a riguardo.

L’attività di usura, un tempo, era esercitata dal “cravattaro” di quartiere, che poneva in essere la propria “perversa generosità” in un ambito ristretto. Negli ultimi anni, a questa tradizionale modalità si è affiancata quella della Criminalità Organizzata, che agendo attraverso “indispensabili tramiti” senza scrupoli (commercianti, commercialisti, funzionari di banca, avvocati, professionisti…) concede prestiti alle tante aziende in difficoltà finanziarie.

La gestione delle organizzazioni criminali, tende a concedere il prestito usurario per riciclare il denaro ed estendere il proprio controllo sul tessuto economico del territorio ove si è diramata ed intende prendere pieno possesso. Il fenomeno criminale è particolarmente significativo, perché le sue conseguenze pongonoancora di più in pericolo la possibilità di sviluppo e di benessere della comunità.

Ma cos’è l’usura? E’ il vile quanto bieco sfruttamento del bisogno altrui al fine di procurarsi un cospicuo guadagno illecito; ma prima di affrontare l’argomento con un approccio sociale, vediamo in ambito tecnico/giurisprudenziale di cosa si stratta:

Il reato consiste nel concedere un prestito a un tasso d’interesse superiore al Tasso soglia, che si calcola aumentando del 50% il tasso effettivo globale medio (TEGM) relativo ai vari tipi di operazioni creditizie, rilevato ogni tre mesi dal Ministero del Tesoro e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, praticati dalle banche e dalle società finanziarie, a fronte di vantaggi sproporzionati rispetto alla prestazione fornita, quando il debitore si trovi in condizioni di forte indebitamento, ovviamente causato da difficoltà finanziaria.

Sostanzialmente, accade il soggetto in crisi debitoria, non potendo garantire a banche ed istituti finanziari il reso della somma richiesta, vistosi negare il prestito legale, preso dalla disperazione, si getta tra le braccia del suo boia che però vede come il suo “benefattore”.

Un rapporto usuraio infatti, è contraddistinto da due fattori significativi: da una parte, la necessità di denaro e, dall’altra, un’offerta che sul momento prende le sembianze di una possibile (e immediata) soluzione della propria difficoltà.

E’ esattamente così che le persone afflitte e tormentate da scadenze e necessità, finiscono nella trappola tesagli dalla quella che mi piace definire “la tela del ragno”, ovvero una rete che li porrà in una spiacevolissima sudditanza psicologica, dalla quale solo una ferrea volontà ed una seria presa di coscienza, potrà liberarle. Esse, fatalmente, verranno altrimenti inghiottite dal vortice del sovraindebitamento. Sia chiaro che il fine ultimo dell’usuraio sarà quello di impadronirsi delle aziende e dei beni mobili ed immobili delle sue vittime.

Come sopra accennato, agli occhi dell’usurato, preso atto della mancanza di altre alternative, l’usuraio appare un vero e propriobenefattore, dimenticando o facendo finta di non sapere che l’usuraio è sempre un criminale il cui obiettivo è sfruttare la situazione di disperazione delle persone in difficoltà economica per arricchirsi personalmente.

La realtà è ben altra, ed il tratto distintivo che la rappresenta è l’errata convinzione della vittima di non avere alcuna altraalternativa; egli percepirà il suo aguzzino come colui che, nelmomento di bisogno, gli ha porto la mano, lo ha “aiutato”; nel perverso meccanismo del suo alterato ragionamento, anche segiorno dopo giorno assisterà alla progressiva sottrazione delproprio patrimonio e della serenità personale e familiare, l’usuraio è pur sempre colui che può “dargli” qualcosa; il più delle volte ciò è rappresentato da sempre meno denaro e sempre più interessi da riconoscere; come ad esempio l’ennesimo assegno che nessun altro più accetterebbe.

Si attiva così una perversa spirale, una sorta di catena psicologicache soltanto la consapevolezza risolutoria della vittima medesimapuò spezzare, denunciando l’usuraio. Solo in questo In questo modo l’usurato potrà riappropriarsi della propria dignità e della propria libertà…

Confedercontribuenti, come sempre ha fatto, è qui per aiutare e supportare le vittime di Usura, ma anche del Racket delle estorsioni; invitiamo dunque chi ne avesse bisogno, a contattarci, garantendo il necessario riserbo e nel rispetto più assoluto della privacy. Sia comunque chiaro che noi saremo sempre dalla parte della Legge e sarà nostro compito convincere le vittime a affidarsi alle Forze di Polizia ed alla Magistratura. Ribadisco dunque l’invito a contattarci e, se possibile e solo se lo vorranno, ci incontreremo fornendo loro i consigli necessari per risolvere i problemi che li assillano.

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Fonte: Dal Quotidiano dei contribuenti
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Alessio Villarosa, contesta Gualtieri, ma non si dimette dai benefici di sottosegretario.

Alessio Villarosa, contesta Gualtieri, ma non si dimette dai benefici di sottosegretario.

di Carmelo Finocchiaro – Presidente Nazionale Confedercontribuenti

I teatranti della politica fanno gli eroi ma non rinunciano ai benefici che gli derivano dalle cariche. E’ il caso di Alessio Villarosa, sottosegretario all’economia, che contesta il suo Ministro all’Economia Gualtieri ma invece che dimettersi scrive lettere e fa il paladino delle ingiustizie, restando organico al sistema e a Via nazionale. Mai dimettersi. Questa è la regola dei furbi. Scrive pure di Padoan e di UniCredit, cosa facile se poi resti nel sistema. Una lettera non costa mai una indennita’  mensile di migliaia e migliaia di euro. Il gioco delle tre carte e straordinario. Da un lato si fa applaudire dai creduloni e dagli sponsor imbroglia popolo, funzionali al sistema di potere e partitico che rappresenta il sottosegretario e dall’altro, si reca ogni mattina in Via Nazionale a fare l’uomo di Gualtieri e a garantirsi i privilegi dell’uomo di governo. Denuncia che gli è stata tolta la delega sulle banche, ma purtroppo non sappiamo cosa ha fatto sulle banche in difesa dei clienti delle banche. Noi crediamo che ha fatto solo chiacchiere. Appartiene ad un filone culturale politico che possono permettersi di fare gli eroi del nulla, paladini dei cittadini, basta non toccargli i loro status quo e soprattutto i loro benefici economici. Che costano a caro prezzo ai contribuenti italiani. Questo tempo sta per finire. Gli eroi di carta servono solo agli sciocchi. E anche le fake news iniziano ad essere smascherate.

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Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Crisi d’impresa, ritorna il potere del pubblico ministero.

Crisi d’impresa, ritorna il potere del pubblico ministero.

Da redazione

Cambia il fallimento ma solo dall’1 settembre 2021. Ai fini della individuazione della crisi d’impresa servirà il verificarsi non più di «difficoltà» ma di «squilibrio». Lo ha deciso il consiglio dei ministri svoltosi nella notte tra sabato e domenica che ha approvato definitivamente il decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (dlgs 14/2019, Ccii). Le novità entreranno in vigore il 1° settembre 2021. Si tratta del testo emanato in attuazione della legge delega 8 marzo 2019, n. 20 che concedeva al governo due anni dall’entrata in vigore del Ccii per apportare le necessarie correzioni al nuovo testo unico della crisi che andrà a sostituire la legge fallimentare (rd 267/1942) e la legge sul sovraindebitamento dei soggetti non fallibili.

Con le correzioni del nuovo decreto legislativo, il pubblico ministero acquisisce maggiore ruolo e potere nel procedimento di accertamento della crisi e dell’insolvenza. Sono state ridefinire le misure protettive del patrimonio del debitore per assicurare maggiore incisività al procedimento di accertamento dell’insolvenza. Infine il decreto prevede ora la possibilità che anche il debitore, in adesione ai principi e raccomandazioni comunitarie, possa indicare il nominativo di un esperto componente dell’Ocri. Dei tre soggetti, di cui uno nominato dal tribunale delle imprese, uno dalla camera di commercio e uno dalle associazioni di categoria, quest’ultimo non sarà infatti più scelto dal referente della Cciaa, bensì sarà nominato tenendo conto delle indicazioni dei tre nominativi scelti dal debitore. Una modifica che va incontro al debitore ancorché gli esperti dovranno essere iscritti all’albo ministeriale ex art. 356 Ccii, la cui prima popolazione avverrà da parte dei soggetti che oggi hanno svolto almeno due incarichi di curatore fallimentare. Una scelta che cerca di avvicinare gli imprenditori alla composizione assistita della crisi sulla quale si fonderà il successo della riforma del diritto della crisi d’impresa. Dal 1° settembre 2021, inoltre, la soglia debiti tributari delle imprese che accenderà i fari dell’Ocri sarà individuata su tre tipi di scaglioni dipendenti dal volume di affari e debito Iva: euro 100 mila euro, sino a un milione di volume di affari; 500 mila euro, sino a 10 milioni di volume di affari; un milione di euro se il volume di affari è superiore a 10 milioni.

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Fonte: Dal Quotidiano dei contribuenti
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