Finocchiaro: «Non possono essere ancora una volta le imprese a pagare il prezzo delle scelte di bilancio. Occorre tutelare chi ha lavorato, investito e assunto personale confidando nelle regole dello Stato».
Roma, 7 novembre 2026 – Confedercontribuenti – Imprese Italia esprime una durissima contrarietà all’ipotesi di introdurre nella manovra finanziaria ulteriori meccanismi di rateizzazione dei benefici legati al Superbonus, qualora incidano sui diritti già maturati e sugli equilibri finanziari delle imprese.
«Siamo di fronte a una prospettiva gravissima, che rischia di trasformarsi in una norma uccidi-imprese», dichiara Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti – Imprese Italia.
«Migliaia di aziende hanno programmato investimenti, assunto lavoratori, acquistato materiali e sottoscritto contratti sulla base di disposizioni approvate dallo Stato. Modificare successivamente i tempi di recupero dei crediti significa mettere a rischio la loro liquidità e la continuità aziendale».
La Confederazione richiama l’attenzione sulle conseguenze che un’eventuale dilazione obbligatoria potrebbe produrre soprattutto sulle piccole e medie imprese edili, sulle aziende dell’indotto, sui fornitori e sui professionisti.
«Il problema non è soltanto fiscale, ma economico e sociale. Quando un’impresa perde liquidità, rischiano di saltare gli stipendi, i pagamenti ai fornitori e gli impegni con le banche. Non si può chiedere al sistema produttivo di sopportare continuamente gli effetti dell’incertezza normativa».
Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede al Governo e al Parlamento di garantire la tutela dei crediti legittimamente maturati, evitare interventi retroattivi penalizzanti e aprire un confronto con le rappresentanze delle imprese.
«Siamo pronti a qualsiasi iniziativa democratica e legale necessaria per difendere le imprese italiane: dalla mobilitazione nazionale alle iniziative istituzionali e giudiziarie, ove ne ricorrano i presupposti. Non resteremo a guardare mentre si mette a rischio la sopravvivenza di aziende e posti di lavoro».
«Il risanamento dei conti pubblici non può essere perseguito trasferendo sulle imprese i costi dell’instabilità legislativa. Servono certezza del diritto, rispetto degli impegni assunti e una politica industriale capace di sostenere il lavoro e gli investimenti».


