Confedercontribuenti – Imprese Italia: “La tutela non può dipendere da una causa giudiziaria; servono regole operative, incentivi per le sostituzioni e procedure semplici”
Roma, 6 novembre 2026 – Le recenti pronunce della Corte di Cassazione rafforzano la tutela dei lavoratori che assistono familiari con disabilità e impongono alle aziende una valutazione concreta delle richieste riguardanti turni, orari e organizzazione della prestazione.
La giurisprudenza chiarisce che il datore di lavoro deve ricercare accomodamenti ragionevoli e non può limitarsi a respingere la richiesta del dipendente con un generico richiamo alle esigenze produttive. L’impresa può opporre l’esistenza di un sacrificio organizzativo o economico sproporzionato, ma deve dimostrarlo sulla base delle circostanze effettive.
Dichiarazione proposta del presidente nazionale di Confedercontribuenti – Imprese Italia:
«La tutela dei caregiver rappresenta una questione di civiltà e non può dipendere dalla disponibilità economica del lavoratore ad affrontare una causa. Allo stesso tempo, non è corretto lasciare soprattutto le piccole imprese sole davanti a obblighi complessi, definiti progressivamente dalle sentenze e privi di indicazioni operative sufficientemente uniformi.»
«Una grande azienda può disporre di uffici legali, responsabili delle risorse umane e personale da impiegare nelle sostituzioni. In una microimpresa, invece, l’assenza o il cambiamento stabile del turno di un solo dipendente può incidere direttamente sull’apertura dell’attività e sulla continuità del servizio. Questo non giustifica discriminazioni, ma impone allo Stato di accompagnare diritti più forti con strumenti concreti.»
Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede ai ministeri del Lavoro e per le Disabilità, sentiti INPS, Ispettorato nazionale del lavoro e parti sociali, di predisporre linee guida nazionali che indichino:
- come presentare e documentare la richiesta del lavoratore;
- entro quale termine l’impresa debba rispondere;
- quali soluzioni debbano essere valutate prima del rigetto;
- come documentare l’eventuale onere sproporzionato;
- quali misure possano essere temporanee e quali debbano diventare stabili;
- come proteggere i dati sanitari del familiare assistito;
- quali procedure utilizzare per prevenire discriminazioni e contenziosi.
«L’accomodamento ragionevole deve essere valutato caso per caso. Può consistere nella modifica dei turni, nell’esonero dal lavoro notturno quando previsto dalla legge, nello scambio di mansioni, nella flessibilità oraria o, dove realmente possibile, nel lavoro da remoto. Non significa però che ogni richiesta debba essere accolta automaticamente: occorre un confronto documentato tra necessità assistenziali e sostenibilità aziendale.»
La presidenza nazionale propone un credito contributivo destinato alle micro e piccole imprese per finanziare le sostituzioni temporanee, la riorganizzazione dei turni, la formazione di personale polivalente e gli strumenti digitali necessari al lavoro agile.
«Se lo Stato riconosce un diritto, deve concorrere a renderlo concretamente esercitabile. Il costo della cura non può ricadere interamente sul lavoratore, ma neppure essere trasferito senza sostegni sull’impresa più piccola. Un incentivo mirato costerebbe meno della perdita del posto di lavoro, dell’abbandono dell’attività professionale o del successivo contenzioso.»
Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede inoltre una procedura gratuita di conciliazione preventiva presso l’Ispettorato territoriale del lavoro, attivabile prima dell’azione giudiziaria.
«La conciliazione dovrebbe consentire a lavoratore e impresa di esaminare rapidamente le soluzioni possibili con l’assistenza di personale competente. Non deve diventare un passaggio obbligatorio che rallenta la tutela, ma uno strumento volontario per evitare che ogni divergenza finisca in tribunale.»
Secondo l’associazione, anche i contratti collettivi devono prevedere strumenti specifici per i caregiver, adattati alle caratteristiche dei diversi settori.
«Turni, lavoro notturno e possibilità di lavoro agile cambiano profondamente tra commercio, industria, edilizia, assistenza, ristorazione e servizi. Le parti sociali devono costruire modelli organizzativi applicabili, lasciando comunque spazio alla valutazione individuale richiesta dalla legge.»
«La direzione indicata dalla Cassazione è chiara: l’organizzazione produttiva non può ignorare le responsabilità di cura. Adesso Governo e Parlamento evitino che siano soltanto i giudici a definire, controversia dopo controversia, il punto di equilibrio. Servono diritti esigibili per i lavoratori, regole comprensibili per le aziende e sostegni economici per chi deve riorganizzare concretamente il lavoro», conclude la dichiarazione proposta.


