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La Confedercontribuenti dubbiosa sulle sofferenze bancarie

Carmelo Finocchiaro, Presidente nazionale della Confedercontribuenti e Alfredo Belluco presidente Veneto di Confedercontribuenti e Alessandro Ciolfi vice presidente nazionale contestano fortemente il nuovo fondo privato salva-banche: l’85% delle sofferenze sarebbero crediti vantati dalla clientela nei confronti delle banche. Chiesta commissione d’inchiesta.

Roma, 18 aprile 2016 –  ATLANTE oltre ad essere il Titano che reggeva sulle spalle il peso della volta celeste, è il nome con cui è chiamato il fondo  che con risorse private a favore del settore bancario e lanciato dalla Sgr Quaestio di Alessandro Penati, Cariplo e aperto ad altri investitori dovrebbe  fare da rete di sicurezza agli aumenti di capitale e risolvere il problema delle sofferenze.

“Il governo dovrebbe però  prevedere  politiche che invece di  garantire la ricapitalizzazione delle Banche e il recupero  delle ‘sofferenze’ dovrebbe ricapitalizzare le aziende e famiglie che per circa  l’85% dei casi sarebbero truffate e usurate dalle banche stesse con spese e commissioni non pattuite. Pertanto le sofferenze sarebbero crediti che vantano i cittadini contro le banche che ad oggi possiamo stimare a circa 400 miliardi di euro” – commentano Carmelo Finocchiaro,  Alfredo Belluco e Alessandro Ciolfi dell’ufficio di presidenza  di Confedercontribuenti.

Le piccole e medie imprese e le famiglie monoreddito o rimaste senza lavoro stabile registrano grossi problemi a restituire i finanziamenti ricevuti trovandosi spesso strozzati dalla continue richieste di rientro.

“Le ‘sofferenze’ sono tutte da verificare, in quanto da una attenta analisi sono intrise di una serie di illeciti calcoli, addebiti di commissioni e spese non dovute o non lecitamente pattuite, le quali, molto spesso fanno scattare il superamento della ‘soglia’ massima prevista dalla legge in tema di USURA.  In tal caso non sono dovuti tutti gli oneri (interessi, spese, commissioni e anche l’assicurazione quando obbligatoria) ma solo la parte capitale” –  aggiunge Alfredo Belluco.

“Le sofferenze sono reali ma spesso a credito dei clienti che ammonterebbero a centinaia di miliardi. Perciò chiediamo una commissione d’inchiesta parlamentare che verifichi in modo neutrale tutti i rapporti tra banche  e clienti” – conclude il presidente Finocchiaro.

 

 

Confedercontribuenti: Basta con i trucchetti contabili delle Banche, vogliamo trasparenza. Il Parlamento indaghi sui “crimini bancari” di questi anni

Le banche e la loro associazione (ABI) amano giocare sul dato delle sofferenze bancarie per tranquillizzare BCE e la Borsa sulla loro disastrosa condizione. Nonostante i tentativi disperati dell’ABI, i 350 miliardi di crediti deteriorati delle banche italiane ormai sono noti a tutti. Lo dichiara il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro che aggiunge: – “dal report di febbraio in poi, l’ABI indicherà soltanto le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni fatte dalle banche mettendole a bilancio. In pratica in presenza di 350 miliardi di crediti deteriorati (sofferenze+incagli) e 200 miliardi di sofferenze, l’ABI ha pubblicato soltanto il dato di 89 miliardi di sofferenze nette”.
Intanto con le nuove norme europee sul bail-in sono migliaia i correntisti che devono stare attenti, perché rischiano di fronte a questi dati con il “trucchetto” i propri risparmi e le proprie disponibilità sui conti correnti.
“Discorso a parte, riguarda anche il dato sui miliardi di contenzioso che le banche hanno per avere applicato l’ anatocismo e cosa ancora più grave ‘usura’” – aggiunge Finocchiaro.
Il sistema bancario italiano è gravato da una quantità di sofferenze che non ha uguali in Europa, circa il doppio della media comunitaria. E proprio per “questo” i gruppi bancari vogliono occultare la verità sulle loro scelte gestionali “scellerate” di questi anni.
“E’ necessario fare chiarezza e Banca d’Italia deve dire la sua su questi dati, mentre il Parlamento deve andare avanti con la commissione d’inchiesta sui crimini bancari in Italia” – conclude Finocchiaro.