Legge di Bilancio 2021: agevolazioni a pioggia senza programmazione e visione d’insieme

di Renato Costanzo Gatti

E’ in discussione alla camera la legge finanziaria per il 2021, una legge che deve tenere conto dei danni del Covid e dei possibili aiuti che potrebbero venire dall’Europa grazie al Next Generation EU.

A una prima occhiata ho focalizzato la mia attenzione non tanto alla parte, diciamo così, assistenziale (cassa integrazione, prestiti garantiti, ristori etc.) del provvedimento, quanto alla parte riguardante l’impostazione del futuro destinato alla ricostruzione del paese, ovvero agli investimenti pubblici e privati. Considerato che è da un trentennio che la produttività del paese è a livello zero mentre gli altri paesi stanno incrementandola a velocità diverse, considerato che il PIL dopo la crisi del 2007 è crollato e stenta a risalire tanto da non essere ancora ritornato ai livelli pre-crisi, sembra ovvio che occorra puntare ad un nuovo modo di produzione che modifichi il vecchio modello ormai asfittico e senza prospettive.

Ma cosa ci propone la legge predisposta dal governo? La proposta è di tornare, e ciò è cosa buona, a fare investimenti pubblici smentendo la litania liberista che solo il mercato può trovare le soluzioni migliori, e che gli investimenti pubblici servono solo ad aumentare la pressione fiscale. Gli stanziamenti per investimenti pubblici si aggirano sui 46 miliardi e in parte potrebbero utilizzare i fondi del Next Generation EU. Non ho il dettaglio degli investimenti pubblici previsti e mi riservo di dare un mio parere quando avrò esaminato il testo legislativo.

Passiamo ora agli investimenti privati, ovvero a quelle misure previste per orientare, agevolare, stimolare gli investimenti privati. Divido in due parti il mio commento per esaminare dapprima la filosofia seguita dal governo, esaminerò poi velocemente i provvedimenti nel dettaglio.

La filosofia governativa

La filosofia governativa consiste nel concedere sussidi, sconti fiscali, crediti di imposta alle imprese private.

Queste misure, andando al succo, comportano regali che il governo fa al capitale usando i fondi finanziati dalle imposte dei contribuenti. Sono trasferimenti netti dal contribuente al capitale, e sappiamo che il contribuente è nella stragrande percentuale rappresentato: quanto all’irpef, da lavoratori e pensionati (81%) e dai lavoratori autonomi (7%); quanto all’IVAdai consumatori e quanto alle altre imposte dai rentiers.
I sussidi, poi, possono essere divisi in due tronconi: quelli che non indicano obiettivi (o danno indicazioni generiche) da raggiungere che potrebbero realizzare lo scopo che il governo si propone di raggiungere. La riduzione delle imposte al sud ha come condizione il fatto locale ma lascia la massima libertà e discrezionalità al capitale privato di come utilizzare il sussidio ricevuto. Altri incentivi invece vengono concessi se il privato attua azioni indicate dal governo. Esempio classico i superammortamenti concessi per gli investimenti 4.0.
Altri provvedimenti sono di breve prospettiva e non tengono conto degli effetti forse anche indesiderati che il provvedimento comporta. Per esempio la fiscalizzazione contributiva.
La filosofia governativa, utilizzando i fondi dei contribuenti per fare regali al capitale, compie un autentico depauperamento di una classe a favore di un’altra classe; esegue un vero e proprio sfruttamento tramite fiscalità, mentre potrebbe agire in modo meno classista. Infatti se ogni euro fosse dato al capitale non sotto forma di regalo ma sotto forma di partecipazione azionaria o societaria avremmo raggiunto tre scopi: a) utilizzare i fondi dei contribuenti per investimenti il cui titolo rimane alla comunità, b) avere nell’impresa beneficiata una partecipazione azionaria o sociale che permetta di controllare l’utilizzo dei fondi conferiti ed iniziando ad attuare l’art. 46 della Costituzione e c) poter utilizzare i proventi di quell’investimento per fini sociali, ad esempio il reddito di cittadinanza universale.  

Questo quarto punto costituisce a mio modo di vedere una vera “rivoluzione” culturale, tanto più importante quanto più ci si sta avviando ad una economia robotizzata. La crisi che stiamo attraversando dipende in gran parte dalla scarsa propensione al reinvestimento dei profitti nelle attività produttive, preferendo il capitale valorizzare il “shareholders value” per sua natura “shortermista” tramite investimenti finanziari. Sconfiggere questa propensione del capitale è compito del mondo del lavoro, degli operai, impiegati, lavoratori autonomi inclusi gli imprenditori schumpeteriani che si vedono negati i fondi per innovare e tecnolocizzare il processo produttivo.

Il dettaglio degli investimenti privati

Elenco con brevi commenti

Sgravi contributivi per l’assunzione di giovani e donne.

Sono sgravi che perpetuano le ragioni della scarsa produttività del nostro modo di produrre, spingendo le imprese a produzioni basate sul basso costo della mano d’opera anziché sulla tecnolocizzazione delle produzioni, che permettono rapporti di lavoro più duraturi.

Decontribuzione per investimenti al sud.

Ancora una volta si stimola l’investimento al sud con agevolazioni fiscali senza legare tali investimenti al raggiungimento di obiettivi ritenuti meritevoli.

Superammortamento per investimenti 4.0.

Provvedimento finalizzato all’ammodernamento della tecnologia produttiva ma che non affronta il tema connesso agli effetti sull’occupazione se non per la previsione di ulteriori agevolazioni per la formazione connessa. E’ l’agevolazione più rilevante, circa 24 miliardi che rimanda alla critica di base fatta nel paragrafo precedente.

Agevolazioni a imprese start up, all’esportazione,  agli ecosistemi, alla R&S.

Fiscalizzazione contributi dei coltivatori diretti

Una serie di agevolazioni a pioggia che denunciano una scarsa visione d’insieme del governo, una scarsa vocazione alla programmazione ed una subordinazione ai principi liberisti per cui lo stato deve intervenire come stampella ad un claudicante sistema di mercato sempre più incapace di risolvere le problematiche economiche.

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