Imprese: commercio al dettaglio in seria difficoltà

Di
Carmelo Finocchiaro
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28 Marzo 2026

L’indice composito del clima di fiducia delle imprese subisce solo una riduzione marginale, da 97,4 a 97,3, ma sotto la superficie i settori si muovono in direzioni opposte. Tre comparti avanzano, uno arretra:

  • la manifattura sale da 88,5 a 88,8: gli imprenditori giudicano in miglioramento l’andamento degli ordini, pur attendendosi una flessione nella produzione e un calo delle scorte di prodotti finiti;
  • le costruzioni avanzano da 103,1 a 103,6, con tutte le componenti in miglioramento;
  • i servizi di mercato crescono da 102,1 a 102,7, con giudizi positivi sugli ordini e un generale ottimismo sull’andamento degli affari, pur con attese sugli ordini in calo;
  • il commercio al dettaglio scende da 104,9 a 100,6, con tutte le componenti in peggioramento.

Un segnale di prudenza emerge anche sugli investimenti: secondo i giudizi degli imprenditori manifatturieri, nel 2026 l’ottimismo sulle variazioni degli investimenti rispetto all’anno precedente è inferiore a quello rilevato nel 2025 rispetto al 2024.

I rischi immediati per i consumi e le PMI

L’impatto più diretto sul tessuto delle piccole imprese riguarda il commercio al dettaglio. La fiducia in questo comparto è crollata di oltre sette punti nei negozi di vicinato e di quattro punti nella grande distribuzione, con valori tra i più bassi degli ultimi tre anni. L’associazione stima che il rincaro di energia, gas e carburanti potrebbe sottrarre 3,9 miliardi di euro alla spesa delle famiglie già nel 2026, aggravando una dinamica dei consumi già fragile.

Le famiglie, secondo questa lettura, stanno tirando il freno a mano in risposta a uno scenario globale percepito come imprevedibile. Una parziale eccezione arriva dal turismo, ancora in dinamica positiva grazie alla stagione pasquale e ai ponti primaverili — ma si tratta di un fenomeno congiunturale e stagionale, non strutturale. Unimpresa, dal canto suo, invita a non sopravvalutare i rischi: la tenuta della fiducia delle imprese indicherebbe che le fondamenta dell’economia reale restano solide e che il sistema produttivo conserva capacità di adattamento anche di fronte a shock esterni.