Turismo a Caltagirone: cronaca di un fallimento

di Ettore Minniti*

Il crollo della cupola della Chiesa del Carmine a Caltagirone, con gli affreschi del Bongiovanni, ha riproposto a gran voce la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei monumenti, tant’è che l’episodio è stato riportato sia dai social sia dai media. I cronisti hanno evidenziato come la Città di Caltagirone, città della ceramica, barocca, patrimonio dell’Unesco, paese natio di don Luigi Sturzo, con un patrimonio culturale, ambientale, storico, ecclesiale di inestimabile valore, non rientra tra le mete preferite dei turisti.
Eppure il turismo in Italia rappresenta il 15% del PIL e per la Sicilia dovrebbe essere fonte inesauribile di ricchezza.
Caltagirone, dicevamo, è un gioiello che cade a pezzi, fuori dai circuiti turistici regionali e nazionali.
“Gli eventi incresciosi di questi giorni, – dice Giusy Belfiore, presidente dell’Associazione Guide Turistiche della Provincia di Catania e membro del coordinamento nazionale del Turismo di Confedercontribuenti – e non mi riferisco solo a Caltagirone, ripropongono la questione della manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri monumenti; una mancata attenzione non giustificabile, perché sono risorse molto importati per creare occupazione. Caltagirone è diventata la cenerentola del Val di Noto per numero di presenze di turisti, non regge più il confronto con Ragusa Ibla, Modica, Militello, Noto e la stessa Catania, nonostante sia Patrimonio dell’Unesco. Non servono gli abbellimenti di facciata, ma occorre impegnarsi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, con l’impiego di forze occupazionali attraverso forme di partenariato presenti sul territorio. Caltagirone città aperta, non solo la scala di Santa Maria del Monte, ma tutto il suo patrimonio ecclesiale, le ville storiche, la casa-museo Sturzo, i palazzi baronali e tanto altro ancora. In queste condizioni diventa difficile fare anche ricettività e dare sviluppo al comparto ceramico. Troppo doloroso vedere Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, in ginocchio, nonostante il suo enorme potenziale”.
Il caso emblematico di Caltagirone, con il suo vistoso ed evidente calo di presenze turistiche, era stato posto all’attenzione degli studenti del corso di laurea in Scienze del Turismo all’Università degli Studi di Catania. Tante le cause per un turismo che non decolla e tra di esse la mancata attenzione al comparto da parte degli enti locali (comune, città metropolitana e regione).
Da più parti si ritiene che sia stato un errore abbandonare il Distretto Dea di Morgantina per transitare verso quello del Val di Noto. Nel primo Distretto poteva assurgere a leader dei paesi dell’entroterra con tutti i benefici economici conseguenti, nel secondo, invece, ha pagato dazio a favore di quei paesi (vedi Noto) capofila; come dice il vecchio proverbio: meglio essere primo a Torino che secondo a Roma.
Non ci sfugge che sul portale Italia.it, sito ufficiale del turismo in Italia, gestito dall’Agenzia Nazionale del Turismo, non si trovi un solo cenno su Caltagirone. Navigando nel sito si trova un interessante articolo su Grottaglie: il paese della ceramica, nel link dedicato alle città Patrimonio dell’Unesco articoli sono dedicati a mezza Italia, tranne che a Caltagirone. Eppure nell’era del web, la comunicazione attraverso i social appare strategica e vincente: oggi si parla di social tourism e turismo 2.0.
Caltagirone, “la Regina dei Monti”, come la definisce Giusy Belfiore, anche al netto dell’emergenza pandemica, paga a caro prezzo l’assenza di programmazione e pianificazione, l’incapacità di produrre eventi di grande richiamo, di respiro regionale o nazionale. È imperdonabile non aver compreso come la casa/museo di Luigi Sturzo (oggi gestita, con limiti evidenti, da privati) rappresenti un’importante risorsa da sfruttare per attrarre turismo culturale.
Purtroppo a Caltagirone la politica non è riuscita a svolgere il suo ruolo: nella giunta municipale non c’è un assessore al ramo competente e di spessore, è mancato ogni coinvolgimento di associazioni di categoria, non si è saputo, o voluto, puntare sul turismo, ai vari livelli, per rilanciare una città che muore e non si sente più comunità. Così l’antica, nobile Caltagirone, Regina dei Monti, nonostante il suo glorioso passato, è oggi la cenerentola del turismo in Sicilia.

*. Responsabile Conferdercontribuenti Turismo