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SPORT. Diseguaglianza sociali e le holding societarie nello sport. di Ettore Minniti (Responsabile del settore Turismo e Sport di ConfederContribuenti)

Di
Redazione
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28 Settembre 2020

SPORT. Diseguaglianza sociali e le holding societarie nello sport.

Secondo i primi dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Pil italiano nel 2020 si ridurrà dell’8% / 9% con effetti negativi soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.

Negli ultimi decenni, l’Italia ha già registrato un forte aumento della disuguaglianza in tutti settori. Questi dati, certamente peggioreranno quest’anno a causa dell’epidemia sanitaria. E’ facile prevedere che aumenterà il divario tra ricchi e poveri.

Anche lo sport non è indenne da queste disuguaglianze, in barba al principio di De Coubertin  “L’importante nella vita non è solo vincere, ma partecipare.”

Il caso di Suarez, il giocatore di calcio che ha sostenuto un esame farlocco presso l’Università per Stranieri di Perugia, secondo l’accusa dell’autorità giudiziaria che indaga per falso e altro, pur di ottenere la cittadinanza italiana e di giocare in una holding societaria di calcio professionista, getta discredito verso lo sport in genere.

Sembra che in nome del “Dio denaro” tutto è possibile, si può aggirare la legge, in barba alla meritocrazia. Appare legittima porsi una domanda: che cosa rappresenta lo sport nella società di oggi? Scontata la risposta. Lo sport aiuta a crescere favorendo lo sviluppo dei giovani, sia a livello morale che educativo; vi sono sport, ad esempio, che insegnano il rispetto, sia per se stessi che per l’avversario. Purtroppo quando si diventa professionisti questi valori vengono sostituiti solo dal business delle società e dei manager, che di per se non sono sbagliato, ma come sosteneva Luigi Sturzo “L’economia senza etica è diseconomia”.

Purtroppo anche lo sport professionista presenta alcune distorsioni: il business estremizzato, il razzismo, l’odio per il diverso che nel nostro animo di cittadini del mondo non dovrebbe nemmeno esistere. Tanti gli atleti extracomunitari nel nostro paese vivono ai margini degli sport minori o dilettantistico che non riescono a regolarizzare la loro posizione.

Il caso Suarez dimostra che ci sono extracomunitari di serie A ed extracomunitari di serie B”, afferma con un  velo di tristezza Danielle Frederique Madam, cinque volte campionessa italiana di lancio del peso, “Sono nata in Camerun, ma dall’età di 7 anni vivo a Pavia. Qui, in Italia, si è svolta finora tutta la mia vita ma per lo Stato sono un fantasma. Purtroppo essendo vissuta in una casa famiglia, si ha il diritto solo al domicilio ma non alla residenza: per questo non posso dimostrare di aver risieduto regolarmente in Italia per almeno 10 anni. Tante persone extracomunitarie vivono in Italia e si sono perfettamente integrate, studiano o lavorano, fanno sport a livello agonistico e sono campioni italiani”.

Per questo”, prosegue la campionessa Danielle, “… in uno stato civile come il nostro, ci vorrebbe lo Ius Culturae

A questo sfogo per una palese ingiustizia, aggiungiamo che in Italia (come sostengono Luca Bifulco e Mario Tirino, autori di un bel libro: Sport e scienze sociali. Fenomeni sportivi tra consumi, media e processi globali, edito lo scorso novembre da Rogas Edizioni), nessuna atleta di genere femminile può essere considerata una professionista. Non è mai stata istituita, infatti, una lega Pro femminile, salvo quella golfistica, in nessuna delle 60 discipline esistenti e riconosciute dal CIO – Comitato Olimpico Internazionale. Per gli atleti di genere maschile le leghe Pro riconosciute sono 4: calcio – FIGC, pallacanestro – FIP limitatamente alla serie A1, golf – FIG, ciclismo – FIC. Qualcosa si muove e la FIGC il 25 giugno 2020 ha deciso di iniziare un progetto graduale teso al riconoscimento del professionismo femminile nel calcio dal 2022/23. Non esistono quindi tutele legali contrattuali valide per categoria, tutele garantite per infortuni e malattie, piani previdenziali.

ConfederContribuenti, come già detto e scritto, continuerà a sostenere le associazioni e le società sportive dilettantistiche e si farà promotore di interventi normativi a sostegno degli atleti per eliminare queste diseguaglianze, con l’auspicio di poter trovare interlocutori validi e disponibili al confronto nel campo  legislativo e governativo.

Eliminare le diseguaglianze è un dovere di tutti, nessuno escluso.