Confedercontribuenti: basta rinvii, ristori subito!

Il presidente Carmelo Finocchiaro: “Qualsiasi rinvio sarebbe un’offesa a chi vive e lavora in questo Paese e da un anno e mezzo ha veramente difficoltà di sopravvivenza. È necessario che si approvino urgentemente i ristori da dare alle imprese e che si realizzi una vera pace fiscale, un nuovo patto tra i cittadini e lo Stato”

di redazione

Intervenire con nuovi aiuti all’economia e ristori per le imprese in difficoltà era urgente già a gennaio, tant’è che furono affrettati i tempi per approvare il necessario scostamento di bilancio.

Sono passati due mesi ma i ristori non ci sono ancora, il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi domani, venerdì 19 marzo, ma le difficoltà non sembrano ancora del tutto risolte.

Pressioni politiche e proposte dei vari ministeri hanno allargato la platea dei beneficiari, che sarà estesa anche ai professionisti.

Il Presidente del Consiglio, Draghi, e il ministro dell’economia, Franco, non vorrebbero arrivare a un decreto troppo articolato, quindi i tecnici del Mef lavorano a sfoltire le centinaia di richieste da parte dei ministeri.

Si vuole anche ridurre al minimo possibile il numero dei decreti attuativi per mettere in pratica le singole misure, l’obiettivo è recuperare il grave ritardo accumulando rendendo auto-applicative le disposizioni, un’impresa davvero difficile.

Il governo ha fatto una promessa per quanto riguarda gli aiuti alle partite Iva: far pervenire tutti i bonifici direttamente sui conti corrente entro il 30 aprile, cominciando a fare arrivare i primi ristori entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Ogni giorno che passa rende più problematico mantenere questa promessa.

Il capitolo dedicato agli aiuti a partite Iva e piccole imprese dovrebbe pesare per circa 12 miliardi, ma il il conto totale, per le misure nel loro complesso, è ormai lievitato ad almeno 40 miliardi, quindi è scontato che il decreto “Sostegni” non basterà e che si dovrà fare ricorso ad un ulteriore scostamento di bilancio.

Sono circa tre milioni le attività che avranno diritto al ristoro, quelle con un fatturato fino a 10 milioni nel 2019 che hanno subito nel 2020 una perdita di almeno il 33% del volume d’affari. Un numero che comprende 800mila liberi professionisti, avvocati, commercialisti, geometri, ingegneri, architetti e così via.

Poi ci sono gli iscritti alle gestioni separate delle diverse Casse previdenziali, i lavoratori stagionali, dello sport e dello spettacolo.

Non meno importanti ed attese sono le misure fiscali, in particolare le proroghe di adempimenti e lo stralcio delle cartelle precedenti il 2015 fino a 5mila euro.

Nelle condizioni in cui versano milioni di persone impegnate in tutti i settori delle attività produttive ogni giorno che passa rischia di diventare fatale. Perciò Confedercontribuenti continua senza sosta a far risuonare la sua voce. Ieri è intervenuto il presidente, Carmelo Finocchiaro, per chiedere al governo Draghi di non rinviare ancora l’approvazione del decreto.

Qualsiasi rinvio – ha detto Finocchiaro – sarebbe un’offesa a chi vive e lavora in questo Paese e da un anno e mezzo ha veramente difficoltà di sopravvivenza. È necessario che si approvino urgentemente i ristori da dare alle imprese, che stanno vivendo una grande difficoltà economica, a maggior ragione quando mezza Italia è di nuovo in zona rossa. E mi riferisco soprattutto al mondo della ristorazione, della ricettività e dei bar. Pertanto chiediamo al governo Draghi di non rinviare in alcun modo il decreto sostegni.”

In relazione alla vexata questio dell’annullamento delle cartelle esattoriali prescritte o che non si possono più riscuotere, alla luce della preoccupante situazione italiana, il presidente della Confederazione delle famiglie e delle imprese lancia un fermo monito: “Caro governo Draghi… non scherzare con la pelle dei contribuenti italiani e delle imprese. Non si tenti, all’ultimo momento, di non far passare passare la logica dell’annullamento di tutte le cartelle esattoriali prescritte. Confedercontribuenti non ha dubbi, bisogna annullarle tutte”!

Carmelo Finocchiaro dice “basta alla logica per cui lo Stato può anche far finta che le leggi e i termini di decadenza non esistano. È venuto il tempo di una vera pace fiscale, di un nuovo patto fiscale tra gli italiani e lo Stato. Questo risultato si può ottenere, è possibile ripartire, soltanto con la rottamazione senza sanzioni ed interessi di tutto il non pagato fino al 2019, con una rateizzazione compatibile con il quinto del reddito per chi ha avuto un reddito; per quanti, invece, oggi sono privi di reddito, i pagamenti vanno rinviati a quando saranno in condizione di produrre reddito”.

Ma la riflessione di Carmelo Finocchiaro si spinge oltre l’emergenza. “In ogni caso – afferma il presidente di Confedercontribuenti – bisogna lavorare seriamente ad una riforma fiscale che abbassi le aliquote e renda compatibili e competitive le imprese italiane anche rispetto agli altri paesi europei. Va rilanciata in maniera forte l’esportazione del “made in Italy” che deve ritornare ad essere un brand di grande successo nei mercati internazionali, recuperando le perdite subite a causa della pandemia”.

Le conclusioni di Carmelo Finocchiaro ribadiscono la necessità di accelerare al massimo i tempi per definire gli aiuti e gli indennizzi alle attività produttive colpite dalla crisi pandemica: “La nostra Italia ha bisogno di risposte, il Paese non può permettersi ulteriori rinvii. Non si perda altro tempo, il nuovo governo faccia in fretta e non giochi sulla pelle degli italiani che stanno vivendo una crisi drammatica. Non si giochi sulla pelle delle imprese, che rischiano di scomparire. Non può prevalere ancora una volta la deprecabile logica dell’essere forti con i deboli e deboli con i forti”.

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