TURISMO. DISTRETTI TURISTICI QUALE FUTURO? di Nietta Bruno

Sono passati sei lunghi anni in attesa di una trasformazione delle politiche regionali in materia di turismo.
Mamma Regione, nel frattempo, ha fagocitato i Distretti che creò lasciandoli sospesi in un limbo…, ma c’è chi vede anche attraverso le nebbie.. ripropongo quanto già scritto cinque anni orsono.
L’urgenza delle trasformazioni
Compirà dieci anni nel 2015 la legge regionale che ha istituito i distretti turistici in Sicilia.
Un decennio di intensa attività tra attese, polemiche, contraddizioni e fermenti costruttivi.
L’impianto normativo conquistò tutti, possedeva, infatti, quegli elementi innovativi che nell’era del torpore apparvero rivoluzionari, sebbene di complessa attuazione: enti pubblici, enti territoriali e soggetti privati finalmente a confronto per costruire un modello di sviluppo turistico nel proprio territorio.
Imprenditori, funzionari pubblici e rappresentanti della politica vennero coinvolti in continue assemblee, incontri di categoria, convocazioni presso l’assessorato regionale competente per partecipare a riunioni”esplicative”, per approfondimenti…per chiarirsi le idee sulla forma più idonea da adottare per associarsi. Nacquero, così, consorzi, cooperative, società consortili, associazioni e, di conseguenza, CDA, consigli direttivi, comitati scientifici…tempo, parole, progetti, parole…
Gli scettici di allora (gufi di oggi) gridarono: “I soliti carrozzoni!”.
Scontata premonizione figlia di un disfattismo già imperante!
Ma per la prima volta in Sicilia si iniziò a parlare organicamente di turismo dopo decenni di mancata progettualità politica e dopo l’abolizione delle A.A.P.I.T. che, salvo rare eccezioni, non avevano consegnato alla storia prove di eccellenza.
Non è quantificabile il costo sostenuto da tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno lavorato in questi anni per costruire le strutture e mantenere la funzionalità degli ingranaggi: migliaia di euro tra spese notarili, marche, bolli, oneri fiscali, missioni di funzionari pubblici, ore di lavoro, tempo, tempo e speranze, tante. Troppe.
Dalla data di promulgazione della legge regionale n.10/05 e dopo circa due anni dalla presentazione dei progetti alla Regione da parte di tutti i Distretti siciliani, di proroga in proroga, di decreto in decreto, di circolare a circolare, siamo arrivati, bava alla bocca, all’agognato traguardo: l’ottenimento dei decreti di approvazione dei progetti ammessi al bando denominato “Cofinanziamento dei progetti di sviluppo proposti dai Distretti Turistici Regionali”.
Molti dei decreti di ammissione al bando mancano ancora del visto della Corte dei Conti, l’ansia cresce tra i responsabili dei Distretti considerato che rimangono solo dodici mesi per l’espletamento di tutte le gare, tempo risicatissimo considerati i tempi tecnici di pubblicazione e di aggiudicazione!
Che i Distretti non incontrassero il gusto del penultimo assessore al Turismo era chiaro, ma che dovessero essere”urgentemente” trasformati in Dmo ( per i non addetti ai lavori: agenzie che organizzano servizi logistici legati al turismo in un dato territorio) lo abbiamo appreso di recente dalle dichiarazioni dell’assessore subentrante.
Ebbene, non ci atterriscono i “piani di rottura” e le proposte innovative annunciate a Villa Igea giorni fa’, le consideriamo, anzi, in perfetta linea con la trasformazione del mercato turistico internazionale, ma ci atterrisce l’utilizzo del verbo “urgere” adesso e qui!
A nostro parere l’unica cosa “URGENTE” da fare è ottenere una proroga affinché tutti i progetti approvati possano andare a buon fine, ma, soprattutto, affinché non vengano riconsegnati alla Unione Europea 44 milioni di euro destinati esclusivamente ai Distretti Turistici Siciliani!!
Sarebbe l’ennesima sconfitta e, in questo caso, anche una beffa considerato che queste agognate risorse sono a pochi metri dal nostro traguardo!!
Nietta Bruno
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