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CONFEDERCONTRIBUENTI, LA PROCURA DI NAPOLI APRE UN FASCICOLO SUL CASO CIS

A seguito degli esposti presentati da Confedercontribuenti, la procura di Napoli apre un fascicolo d’Inchiesta sul caso CIS

Roma,  7 novembre 2016 – L’esposto presentato a settembre da Confedercontribuenti alle varie autorità  nel quale si evidenziavano probabili  gravi responsabilità nella intricata vicenda del CIS di Nola ha prodotto, dopo la risposta di Banca d’Italia,  un altro risultato positivo con l’apertura di un fascicolo presso il tribunale di Napoli.  Personaggi, circostanze, documenti economico-finanziari ed atti ufficiali: questi gli elementi sottoposti al vaglio della Procura partenopea che ora, con l’apertura del fascicolo, potrà procedere all’acquisizione degli ulteriori atti finalizzati all’accertamento della verità sullo smantellamento di un comparto produttivo strategico.

“Siamo sempre stati fiduciosi nell’operato della magistratura e lo siamo ancor più oggi verso la Procura partenopea, che anche su questa vicenda si mostra sollecita ed attenta, offrendo un esemplare modello di tutela della legalità e dei diritti nell’interesse di una collettività,  già fortemente provata dal contesto socio-economico esistente. Siamo in campo per offrire alla magistratura la massima collaborazione, anche attraverso i nostri legali, che stanno seguendo passo passo questa vicenda su diversi versanti” – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Confedercontribuenti  a firma del presidente Finocchiaro ha presentato nei giorni scorsi  un documentato atto di opposizione all’omologazione dell’accordo di ristrutturazione del debito di CIS SpA  alla sezione fallimentare del Tribunale di Nola.  Nei prossimi giorni in Procura a Napoli, il presidente di Confedercontribuenti sarà sentito  sui fatti denunciati nell’esposto, come lo è stato qualche mese fa dalla Guardia di Finanza di Nola.

 “E’ stata imboccata la strada giusta: non solo sulla necessaria affermazione dei principi di legalità, ma anche per i positivi riflessi che l’accertamento delle responsabilità potrà avere sul ritorno di produttività, occupazione e trasparenza in un luogo simbolo del Sud come il CIS di Nola” – conclude Finocchiaro.

CIS DI NOLA, PRESENTATA DA CONFEDERCONTRIBUENTI OPPOSIZIONE ALL’ACCORDO DI RISTRUTTURAZIONE PRESSO LA SEZIONE FALLIMENTARE DEL TRIBUNALE DI NOLA

Ieri mattina Confedercontribuenti ha presentato alla sezione Fallimentare del Tribunale di Nola un durissimo e motivato atto di opposizione all’accordo di ristrutturazione del debito CIS SpA che avrebbe portato centinaia di aziende sull’orlo del baratro. 

Roma, 4 novembre 2016 – Non potrà infatti il giudice delegato Eduardo Savarese, cui è rivolta l’istanza, non tenere in giusta e doverosa considerazione gli evidenti motivi che sono alla base dell’istanza, messa a punto dai legali dell’associazione guidata da Carmelo Finocchiaro: in primis l’avvocato Concetta Italia impegnata a seguire minuziosamente le fasi e gli atti di questa sconcertante vicenda. Un crac annunciato che, dopo aver già devastato oltre 1000 posti di lavoro in un territorio record per disoccupazione come l’area metropolitana di Napoli, punta ora a consegnare alle banche un intero, strategico segmento produttivo qual erano le vaste aree del CIS riscattate dai soci falliti (e dai tanti in stato di insolvenza) col sacrificio e col lavoro di intere generazioni. Al giudice,  Confedercontribuenti sottopone elementi che demolirebbero, passo dopo passo, l’intero impianto del cosiddetto Accordo di ristrutturazione, per il quale CIS SpA, che aveva promosso ed ottenuto le azioni fallimentari nei confronti dei suoi stessi soci per presunta morosità e stava cercando di ottenere l’omologazione dal tribunale.La prima circostanza, assolutamente clamorosa, balza subito agli occhi.

In base alla Legge Fallimentare (articolo 182 bis), l’omologazione dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti può essere concessa solo presentando gli ultimi 3 bilanci d’esercizio, sempre che essi siano compatibili con quanto richiesto. E invece, Confedercontribuenti fa osservare al tribunale che nella documentazione depositata mancano proprio i bilanci degli ultimi 3 esercizi. In particolare, “il bilancio 2015 non solo non risulta approvato dall’assemblea dei soci, ma non è possibile scorgere neppure una regolare convocazione dell’assemblea”. Sempre in base alla Legge Fallimentare vigente, l’omologazione va richiesta allegando la relazione redatta da un professionista, scelto dal debitore, che attesti sotto la propria responsabilità la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’Accordo con i debitori. Per svolgere un così delicato compito, il professionista deve avere – dice la legge – i necessari requisiti di indipendenza, terzietà rispetto alle parti e, quindi,  assolta imparzialità. Ma non sarebbe questo il caso del professionista prescelto da Signor Gianni Punzo e dal suo CIS SpA. Si legge infatti nell’atto di opposizione che il professionista incaricato risulta essere già stato il “redattore della relazione su incarico di Interporto Campano, società partecipata dal CIS  che risulta debitrice del CIS per importi superiori a 30 milioni di euro, di cui € 16.7 milioni svalutati sulla scorta di una relazione di altro professionista incaricato da Interporto che ne ha dichiarato la mancata recuperabilità parziale”.

Un conflitto d’interessi, dunque, così clamoroso che si commenta da solo: Punzo per validare l’Accordo con le banche e chiederne l’omologazione al tribunale presceglie come professionista “terzo e indipendente”  lo stesso soggetto che si era già occupato, in analogo ruolo, della società come Interporto, facente capo allo stesso gruppo Punzo nonché finanziata lautamente nel corso degli anni con risorse milionarie del CIS SpA.

Questi ed altri, non meno clamorosi, sono i rilievi che inchioderebbero ora alla prova dei fatti – e in primo luogo della legge – la richiesta di omologazione presentata da Punzo e dai suoi per conto di CIS SpA. Elementi ora sottoposti al vaglio del giudice Savarese e dell’intera Sezione Fallimentare del tribunale di Nola. Che non potrà non tenerli nel dovuto conto.

LA DERIVA DEL CIS DI NOLA

Gli interventi alla conferenza stampa di questa mattina nel Centro Congressi Tiempo di Napoli
promossa da Confedercontribuenti

Roma, 18 ottobre 2016 – Tanti imprenditori che avevano investito tutto nel CIS di Nola, i loro volti dolenti ma non rassegnati, storie di coraggio e dignità e, con esse, la voce forte e chiara del presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro, che ha fatto di questa battaglia un punto decisivo per le sorti del Sud e della Giustizia italiana. E ancora gli esperti, i giornalisti, le limpide analisi di quegli imprenditori del CIS che
ce l’avevano fatta a vincere la sfida prima che intervenisse il mostro delle alchimie finanziarie, oggi pronte a stritolare l’intero CIS facendo tabula rasa dei capannoni, travolgendo per intero quel grande sogno industriale del Sud, dopo aver già falcidiato centinaia e centinaia di posti di lavoro e un tessuto produttivo che è stato autentica spina dorsale del terziario, un pezzo importante della storia di Napoli e della Campania, partito dall’antica Piazza
Mercato e naufragato al CIS di Nola.
C’era tutto questo stamane all’incontro pubblico sul disastro CIS, un appuntamento promosso da Confedercontribuenti e da ampie rappresentanze di quegli stessi imprenditori che su questa partita, oggi arrivata all’ultimo, tragico epilogo, rischiano o ci hanno già rimesso l’osso del collo, oltre ai patrimoni messi su col lavoro di intere generazioni.
Parole grosse, quelle che si sono ascoltate nel corso dell’incontro, termini che racchiudono le tappe di un calvario imprenditoriale, prim’ancora che giudiziario, che ha già travolto 30 imprese, mentre le altre 270 sono sull’orlo del baratro insieme alla stessa società CIS spa.
Clamorosi conflitti d’interesse, finanziamento con ingenti capitali dal CIS a favore di un’impresa partecipata, Interporto SpA, tutto a danno dei soci CIS. E su tutto l’ombra di un progetto, quello di fare terra bruciata dove una volta esisteva il Cis, per dar vita alla più redditizia (per l’attuale governance CIS e per il suo fondatore Gianni Punzo) ‘Zona Franca’.
«Una struttura, il CIS – attacca subito il presidente nazionale Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – che è stata volutamente data in ostaggio alle banche ed alla speculazione finanziaria. Un complesso che doveva essere solidale, come stabilito nei fini consortili delle origini, capace di fare sistema in Europa ed oltre, e che invece finirà nelle mani del prossimo ‘Fondo’ speculativo di turno. Perché – rincara la dose Finocchiaro – l’operazione è già partita con la ‘liberazione’ forzata di centinaia di metri quadri, altri seguiranno a ruota…».

Confedercontribuenti che a settembre scorso su tutta la vicenda ha presentato un documentato esposto alla magistratura e ai massimi organi istituzionali,  nonchè  all’ufficio ispettivo di Bankitalia.

“Con l’esposto si chiede di conoscere perché la società CIS spa diventa improvvisamente un intermediario finanziario in grado di concedere ai soci sub-mutui, che i nostri esperti considerano nulli. E perché la stessa società ottiene un enorme finanziamenti da un pool di istituti di credito senza poter offrire i necessari requisiti di trasparenza, al punto di essere autorizzata a concedere a sua volta sub-mutui dando a garanzia, e quindi ponendo in ostaggio, i contratti di leasing dei soci, pagati per decenni al fine di riscattare i capannoni. Chiediamo insomma di sapere chi ha concesso queste linee di credito a CIS spa e quali siano state le attività di vigilanza esercitate su un’operazione che sta provocando solo fallimenti a catena di antiche imprese napoletane, con devastazione dei livelli occupazionali e produttivi in Campania e nell’intero Sud” -continua Finocchiaro.
Non meno incalzante l’intervento di Alfredo Belluco, vicepresidente nazionale di Confedercontribuenti ma soprattutto simbolo, nel Veneto ed oltre, della lotta senza quartiere agli sciacallaggi bancari in danno delle imprese e dei cittadini. «Di fronte ai colossali illeciti che stanno travolgendo un così rilevante segmento dell’economia locale – ha tuonato Belluco – non vedo la necessaria mobilitazione delle forze politiche, ma mi
auguro che l’incontro di oggi sia l’occasione giusta per smuovere l’immobilismo tenuto finora dalla classe politica locale su questa scandalosa vicenda. E mi chiedo come sia stato possibile dichiarare fallite 30 imprese tra quelle che avevano fondato il CIS, e che l’istanza di fallimento sia partita dalla loro stessa società, il CIS, sulla base di un contratto di sub-mutuo che non esitiamo, nella nostra denuncia alla magistratura, a definire illecito e nullo».
Altro momento centrale dell’incontro di stamane è stato il confronto fra Emilio D’Angelo, storico imprenditore del CIS e presidente del “Patto di sindacato”, e l’avvocato Concetta  Italia di Confedercontribuenti, collegata via Skype.
I tempi lunghissimi della giustizia,  non hanno impedito alle sezioni fallimentari di Napoli e di Nola di dichiarare i trenta fallimenti a carico di imprenditori che – come emerge dall’ampia documentazione fornita stamane – dal 2012 avevano interrotto il pagamento delle rate solo perché avevano accertato che i relativi importi, invece di essere versati dal CIS SpA alle banche creditrici, sarebbero stati destinati a finanziare la partecipata Interporto SpA, in quegli anni impegnata nell’operazione Nuovo Trasporto Viaggiatori, ivi comprese consulenze da milioni di euro in favore della stessa società.
«Un evidente conflitto d’interessi», per l’avvocato Concetta Italia, che alla luce di quanto accaduto non esita a puntare il dito anche su quello che si configura come un abuso del diritto.
Sotto accusa è in particolare quell’accordo di ristrutturazione che, per il presidente Finocchiaro, segnerà la fine del CIS e l’esproprio definitivo dei capannoni ai legittimi proprietari.
Per il consigliere regionale dei Verdi  Francesco Emilio Borrelli «è una situazione assolutamente grave quella che oggi finalmente viene alle cronache grazie a Confedercontribuenti e che dovrà avere tutta la dovuta attenzione dalla classe politica». Quanto alla Regione, all’assessore alle Attività produttive Palmeri e soprattutto al presidente Vincenzo De Luca, Borrelli conferma che si farà promotore della necessaria sensibilizzazione verso le autorità regionali, anche attraverso un’interrogazione sul caso CIS di Nola che presenterà nel corso del prossimo Question time.

CONFEDERCONTRIBUENTI, PER EVITARE ALTRA DISOCCUPAZIONE NON CONSENTIAMO L’ESPROPRIO DELLE IMPRESE

In attesa della conferenza stampa di martedì prossimo a Napoli appello di Confedercontribuenti affinché si salvino le 300 imprese del CIS.

Roma, 15 ottobre 2016 – 300 imprese con i loro titolari ed operai lasciati allo sbando assieme alle famiglie e all’indotto. Il tutto sarebbe partito dalla concessione di un maxi finanziamento da parte di un pool di banche.

Nel 2005 il fondatore e presidente del consiglio di amministrazione Gianni Punzo riesce a far  ottenere al CIS da un pool di banche un megafinanziamento di circa  300 milioni di euro a tasso variabile  del 3,60% con relativo acquisto di derivati. Per ottenere questo finanziamento concede alle banche un’ipoteca indistinta su tutto il Centro per 750 milioni di euro.       Si iscrive all’Ufficio Italiano Cambi come intermediario finanziario con l’intento di erogare ai singoli soci un sub-mutuo. Chi voleva  ottenere questo sub-mutuo doveva dare in garanzia e in pegno, il contratto di leasing. Con questo sub-mutuo di 500 mila euro per ogni 500mq di capannone, garantito pertanto da un’ipoteca di circa 1.250.000,00 euro, i soci rinunciano al riscatto e ottengono un finanziamento a tasso fisso del 5,60% in 155 rate mensili con scadenza ottobre 2018. In questo modo finanzia i soci, affinché molti di essi sarebbero stati spinti ad investire in Interporto per l’acquisizione di nuovi lotti.

Interporto Campano SpA. che costruisce capannoni per la logistica è una Società più amata da Punzo, perché lì ci guadagnava molto di più, ma irrimediabilmente compromessa per i debiti con le banche.

Dal 2011 Punzo comincia a non versare più alle banche le rate di sub-mutuo riscosse dai soci giustificando tale scelta col fatto che le banche avevano riconosciuto sul mutuo a tasso variabile l’anatocismo per 30 milioni di euro.

Ma Punzo continuava a riscuotere le rate di sub-mutuo dai soci, senza passare ad essi lo stesso beneficio ottenuto dalle banche e anzi pare concedeva ad Interporto, società in conflitto di interesse con il CIS SpA, finanziamenti per circa 40 milioni di euro e pagava consulenze per circa 10 milioni di euro a famosi studi legali.

Oggi questo sub-mutuo che Punzo ha erogato risulterebbe nullo per vari motivi tra i quali l’eccesso di garanzia del credito.

Praticamente con un credito residuo di 180 milioni le banche, con il consenso dell’organo amministrativo del CIS SpA, tengono in ostaggio un patrimonio immobiliare di 750 milioni di euro. Sul contratto di submutuo, grava un’ ipoteca, il pegno sul contratto di leasing, la girata in bianco del contratto di leasing e per finire un contrattino a parte, denominato “Impegno al consenso per le scelte future”.

Il finanziamento ad Interporto ha compromesso la situazione finanziaria del CIS fino a condurlo in area fallimentare. Nel 2014 iniziano le prime dichiarazioni di fallimento nonostante il contratto di submutuo è in violazione al divieto di patto commissorio, per mancanza di causa concreta, per anatocismo e per usura. Pertanto è NULLO.

“Perché i giudici delle sezioni fallimentari di Nola e Napoli di fronte a alle numerose richieste di fallimento,  presentate sempre dalla stessa società verso i propri soci, non hanno avuto qualche dubbio ed hanno dichiarato frettolosamente i fallimenti? – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Con l’alibi delle morosità si mette in atto un vero e proprio progetto che tende a diminuire giorno per giorno il valore immobiliare del CIS. I capannoni liberati volontariamente dai soci non verranno mai venduti. I soci in difficoltà che vorrebbero vendere un capannone in eccesso o anche l’unico, vengono ostacolati con vari artifici ma, soprattutto col ricorso alla clausola di gradimento. Si realizzerebbe giorno dopo giorno il vero progetto del signor Punzo che sarebbe quello di  accumulare più capannoni possibile da destinare al grande progetto definito Zona Franca. Un’idea sponsorizzata pare fino a tre anni fa ma, poi, improvvisamente “nascosta”. Tre anni di operazioni a danno dei soci CIS per portarli sull’orlo del fallimento e sottoporli a un ricatto:  la manovra con le banche o il fallimento del CIS.

“Zona Franca” sarebbe un progetto che prevede il SACRIFICIO delle isole del CIS  4, 5 e 6.  con i relativi probabili acquirenti legati al commercio extracomunitario.

Oggi non si parla più, di questo progetto forse per non dare nell’ occhio?

La scelta di finanziare Interporto sarebbe stata finalizzata anche con lo scopo di sminuire il valore societario del CIS SpA e per indurre i soci ad accettare obbligatoriamente la manovra delle banche.

Le banche vogliono appropriarsi del CIS SpA per rivalersi dei debiti che il signor Punzo ha contratto con altre società che nulla hanno a che fare con il CIS SpA. Nonostante siano in corso indagini continuano le azioni esecutive per la vendita degli immobili delle aziende e in molti casi dei beni personali degli imprenditori” – continua Finocchiaro.

“Con la cessione di questi capannoni si perderà ogni speranza di autonomia gestionale. Esattamente il contrario di quello che serve per rilanciare il ruolo di molte aziende in difficoltà. Bisogna fermare assolutamente l’esproprio delle imprese ed intervenire sui responsabili di tale situazione che  riguarda 300 imprese, i loro dipendenti e le famiglie. Come Confedercontribuenti chiediamo a nome degli imprenditori CIS che si verifichino eventuali responsabilità del Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale del CIS, dell’organo di vigilanza di Banca d’Italia nonché del consiglio di amministrazione degli istituti di credito coinvolti. Non possiamo accettare che per compiacere a poteri più o meno forti si faccia chiudere il più grande centro commerciale d’Europa” – conclude Finocchiaro.

 

 

 

CONFEDERCONTRIBUENTI PRESENTA DOSSIER FALLIMENTI DEL CIS DI NOLA

Roma, 14 giugno 2016 – DAL CIS DI NOLA DIAMO VOCE ALL’IMPRENDITORIA ITALIANA.

Il CIS di Nola, inaugurato nel 1986, rappresentava il centro commerciale all’ingrosso di moderna concezione più grande d’Europa.

Il CIS è il maggiore Sistema di distribuzione commerciale d’Europa, una vera Città degli Affari estesa su 1 milione di metri quadri di superficie nata per il commercio e specializzata nella distribuzione. Un polo integrato per rispondere alla domanda della clientela italiana ed internazionale trovando molto assortimento di prodotti unico al mondo: 300 aziende distribuite su 8 grandi isole commerciali, con un totale di oltre 4000 addetti.

Oggi  100 soci risultano insolventi e una trentina sottoposti a procedura fallimentare.

A seguito delle segnalazioni pervenute, circa i presunti ingiusti fallimenti, dalle imprese del CIS di Nola, il centro all’ingrosso più grande d’Europa, CONFEDERCONTRIBUENTI vuole dare voce a tutta L’IMPRENDITORIA ITALIANA continuamente vessata da fisco, usura bancaria e criminale, presentando il dossier preparato che sarà consegnato alle forze dell’ordine e giudiziarie al fine di fare chiarezza su eventuali fatti illegittimi.

Appuntamento alla conferenza Nazionale di Confedercontribuenti a Napoli il 21 giugno 2016 alle ore 11 presso Holiday Inn – Centro Direzionale. Interverranno Carmelo Finocchiaro (Presidente Nazionale Confedercontribuenti), Enzo Pisano (Confedercontribuenti-Campania), don Aniello Manganiello (Fondatore Associazione Ultimi) e Pino Masciari (fondatore Associazione Legalità Organizzata).

“Presenteremo e consegneremo il dossier preparato per chiedere chiarezza su uno scandalo che ha colpito molti di imprenditori  che vedrebbe coinvolti  presunti potenti affaristi alleati con il sistema bancario e dire basta alla distruzione della piccola e media impresa italiana che subisce ogni giorno vessazioni”– interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

locandina conferenza napoli