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SCOCCA L’ORA DEL GOVERNO DRAGHI

Di
Redazione
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19 Febbraio 2021

di Antonino Gulisano  

Ottenuta la fiducia delle Camere, scocca l’ora governo Draghi.

Nell’intervento svolto a Palazzo Madama davanti al Senato e depositato alla Camera dei deputati, Mario Draghi ha illustrato il suo programma di governo, spiegando cosa intende fare per affrontare i prossimi mesi così impegnativi per il Paese.

Ho ascoltato il discorso di Mario Draghi, al Parlamento e al Paese, è, semplicemente, il discorso politico e di un altro orizzonte, nella misura in cui chiama tutti a un nuovo paradigma: coniugare  l’urgenza e l’idea di Paese, tra il rammendo dell’oggi e l’ideale di domani, la concretezza e le grandi idee, perché al fondo c’è il convincimento che, senza una visione di fondo, organica si sarebbe detto una volta, non si risponde neanche all’emergenza. Con questo intervento di Draghi siamo in un altro pianeta.  Non la politica dei due tempi, ma la consapevolezza che il tema della ricostruzione può essere affrontato solo dentro questa tensione di un futuro che c’è prima che accada perché “la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi” non è “una lunga interruzione di corrente”, dopo la quale “la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima”.

L’Italia, non  è il paese dei guelfi e dei ghibellini, della competizione muscolare degli schieramenti, della politica come casta e dell’antipolitica come demolizione. LItalia, nei momenti più complicati della sua storia, ha sempre saputo trovare la forza di rinascere.

La novità è nel dettaglio con cui Draghi fonda la prospettiva.

Ecco I  10 punti del Governo Draghi: cosa farà.

Riforme della sanità ed emergenza dei vaccini, non le primule, ma un concreto piano d’azione sui vaccini e ritorno ad una sanità territoriale, unitaria e telemedicina.
Bollettino di guerra sul Pil e visione dello sviluppo industriale, tra tecnologia e nuovo ambientalismo industriale.
La prospettiva su una chirurgica conoscenza della macchina dello Stato, tra riforma della burocrazia e nuove competenze dei funzionari.
Non c’è una generica riforma della scuola, ma l’attenzione, ad esempio, agli istituti tecnici, nel raffronto con gli altri paesi europei. Come lo fu negli anni sessanta con gli istituti tecnici rivolti verso la meccanica e la chimica e la elettrotecnica, oggi verso l’informatica e la nuova comunicazione ambientale.
Non una generica riforma del fisco, ma già il possibile iter di una riforma organica, ravvisando un limite degli “interventi parziali dettati dall’urgenza del momento.
Non la generica rassicurazione del più lavoro per tutti, ma interventi che sanno immaginare il nuovo mercato del lavoro in relazione ai cambiamenti del sistema produttivo.
Non le quote rosa, ma la creazione di parità di condizioni competitive tra i generi.
Non i giovani, come eterno luogo retorico, ma come principale obiettivo della mobilitazione del paese che chiama in causa le responsabilità dei padri e il dovere di “fare per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura”.
L’idea della collocazione internazionale “irreversibile”, convintamente europeista e convintamente atlantica; l’idea della centralità della transizione ecologica.

La crisi italiana è proprio la separazione tra “tecnica”, come luogo della competenza, e “politica”, come spazio di ricerca del consenso, la politica recupera la sua funzione più alta e il suo senso chiamandola, implicitamente, a una rifondazione profonda.

Draghi apre il discorso con questo passaggio che, nell’archiviare le formule del politicismo – “larghe intese”, “salvezza”, “governo di emergenza” – riporta all’essenziale: “Quello che ho l’onore di presiedere è semplicemente il governo del paese”, in cui “nessuno fa un passo indietro ma un passo avanti nel rispondere alle necessità del paese”. Cavour, unico politico citato, fu un “costruttore” dello Stato e di una nazione da unire. A Draghi, spetta il compito di ricostruirla, superando quelle ataviche fragilità che il Covid ha squadernato, dall’affanno della pubblica amministrazione al gap tra garantiti e non garantiti, attraverso una nuova tensione unitaria.

Dal punto di vista numerico, il governo Draghi ha incassato una maggioranza da record anche se tutti i fari sono puntati sul Movimento 5 Stelle: ben 15senatori pentastellati hanno votato contro la fiducia e il “capo politico” Vito Crimi ne ha annunciato l’espulsione dal gruppo, questo potrebbe essere il preludio a una scissione mai così vicina come in questo momento. Continuano le fibrillazioni all’interno del Movimento 5 Stelle in relazione al sostegno al Governo Draghi.  Con una petizione online, che sta circolando in queste ore, si chiede a Vito Crimi e Beppe Grillo di pubblicare su Rousseau un nuovo quesito che sia “onesto, sincero, veritiero e reale sul ruolo del Movimento 5 Stelle nel Governo Draghi”.Tra firmatari della lettera figura anche Barbara Lezzi, una delle personalità di spicco del Movimento, senatrice ed ex ministra per il Sud nel primo Governo Conte e ferma oppositrice all’accordo della nuova maggioranza con PD, Lega, Forza Italia, LeU e Italia Viva.

Da parte del PD  si propone di formare un intergruppo al Senato tra  PD M5S. e LeU. In una dichiarazione Zingaretti dice che senza il buon governo del Conte-bis oggi non ci sarebbe Draghi. Qualcuno gli spieghi che Draghi arriva per il fallimento dei governi Conte ed anche di quelli precedenti.