Rapporto sulle imprese dei nuovi italiani – Situazione aggiornata ad agosto 2026

Di
Redazione
|
5 Settembre 2026

Sintesi

Le imprese dei nuovi italiani rappresentano ormai una componente strutturale dell’economia nazionale: sono circa 600 mila attività operative, pari al 12% delle imprese attive in Italia.

Dopo molti anni di crescita superiore alla media, nel primo semestre del 2026 emerge però una fase di assestamento. Al 30 giugno — ultimo dato disponibile ad agosto — le imprese a conduzione straniera risultano in diminuzione dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Non è ancora una crisi, ma un segnale da osservare: il rallentamento riguarda soprattutto le attività più piccole, meno capitalizzate e maggiormente esposte ai costi del credito, degli affitti e dell’energia. Camera di commercio della Romagna

I numeri principali

Indicatore Valore Periodo
Imprese attive a conduzione straniera circa 600.000 30 giugno 2026
Incidenza sulle imprese attive italiane 12,0% 30 giugno 2026
Variazione annuale -0,2% giugno 2025–giugno 2026
Imprese attive a fine 2025 599.537 31 dicembre 2025
Imprese straniere registrate 673.103 31 dicembre 2025
Imprenditori nati all’estero 795.669 2025
Incidenza degli imprenditori nati all’estero 10,8% 2025
Crescita delle imprese straniere nel decennio +20,5% 2015–2025

Il dato del 2026 va letto nel contesto di un sistema imprenditoriale nazionale che, nel secondo trimestre, ha registrato complessivamente 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni, con un saldo positivo di 32.709 unità. Le imprese registrate in Italia sono 5.823.863. InfoCamere

Precisazione metodologica

“Nuovi italiani” è una definizione sociale ed editoriale, non una categoria statistica. Le banche dati ufficiali parlano di “imprese straniere” o di “imprenditori nati all’estero”. Inoltre:

  • un’impresa registrata può essere inattiva, sospesa o in liquidazione;
  • un’impresa attiva risulta effettivamente operativa;
  • l’acquisizione della cittadinanza italiana o un cambiamento nella compagine societaria può far uscire un’attività dalla classificazione statistica, senza determinarne la chiusura;
  • dal primo trimestre 2026 è entrata in uso la classificazione ATECO 2025, per cui i confronti settoriali con gli anni precedenti richiedono prudenza.

Le definizioni sono illustrate nel glossario Movimprese⁠.

Un decennio di crescita

La lieve flessione del 2026 non cancella il cambiamento avvenuto negli ultimi dieci anni. Tra il 2015 e il 2025:

  • le imprese guidate da persone nate all’estero sono aumentate del 20,5%;
  • gli imprenditori nati all’estero sono cresciuti del 21,3%;
  • le imprese condotte da italiani sono diminuite del 4,6%.

Nel solo 2025 gli imprenditori nati all’estero erano 795.669, in aumento dell’1,1% sull’anno precedente. Le comunità maggiormente rappresentate erano quelle provenienti da Cina, Romania, Albania, Marocco e Bangladesh. Dati StockView–InfoCamere elaborati dalla Fondazione Leone Moressa

Questi numeri indicano che l’imprenditoria immigrata ha compensato una parte della riduzione della base produttiva italiana, soprattutto nei quartieri urbani, nelle periferie e nei piccoli comuni nei quali numerose attività tradizionali hanno cessato di operare.

Settori economici

Quasi il 60% delle imprese dei nuovi italiani si concentra nel commercio e nelle costruzioni. La loro presenza è significativa anche nella ristorazione, nella manifattura, nei trasporti, nei servizi alla persona e, in misura crescente, nell’agricoltura.

La concentrazione settoriale costituisce contemporaneamente una forza e una vulnerabilità. Queste imprese garantiscono servizi essenziali e presidio economico del territorio, ma operano frequentemente in mercati caratterizzati da:

  • margini ridotti;
  • elevata concorrenza;
  • forte incidenza dei costi energetici e immobiliari;
  • difficoltà di accesso al credito;
  • ridotta capacità di investimento e digitalizzazione.

Nel primo semestre 2025 il 72% delle imprese di migranti era ancora costituito da ditte individuali. Nello stesso periodo, tuttavia, le società di capitali avevano superato quota 147 mila, crescendo dell’11,4%: un segnale di progressiva strutturazione del comparto. Ministero del Lavoro

Geografia dell’imprenditoria

Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna concentrano il maggior numero di imprenditori nati all’estero. Le incidenze più elevate sul totale degli imprenditori si registrano invece a Prato, Trieste e Imperia.

Il fenomeno non riguarda soltanto le grandi città. Le imprese dei nuovi italiani svolgono spesso una funzione di sostituzione economica nei territori segnati da invecchiamento demografico e chiusura delle attività di prossimità.

Al primo gennaio 2026 risiedevano in Italia circa 5,6 milioni di cittadini stranieri, pari al 9,4% della popolazione. Nel 2025 i lavoratori stranieri erano quasi 2,6 milioni, il 10,7% degli occupati. XVI Rapporto del Ministero del Lavoro

Le principali criticità

La fase di assestamento registrata nel 2026 richiama l’attenzione su cinque problemi:

  1. Credito insufficiente. Imprese giovani e poco capitalizzate incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti e garanzie.
  2. Burocrazia complessa. Lingua tecnica, procedure digitali e frammentazione degli adempimenti aumentano il rischio di errori e sanzioni.
  3. Eccesso di microimprese. La prevalenza delle ditte individuali limita investimenti, occupazione e capacità di competere.
  4. Concentrazione nei settori più fragili. Commercio, edilizia e ristorazione sono particolarmente sensibili al rallentamento dei consumi e all’aumento dei costi.
  5. Scarsa rappresentanza. Il contributo economico delle imprese dei nuovi italiani non è ancora adeguatamente riconosciuto nelle sedi associative e istituzionali.

Le proposte di Confedercontribuenti

Confedercontribuenti propone un programma nazionale fondato su:

  • sportelli territoriali multilingue per assistenza fiscale, contributiva e amministrativa;
  • accesso semplificato al Fondo centrale di garanzia;
  • educazione finanziaria e accompagnamento al credito;
  • tutoraggio nei primi 24 mesi di attività;
  • incentivi alla trasformazione delle ditte individuali in società e reti d’impresa;
  • programmi per digitalizzazione, commercio elettronico e sicurezza informatica;
  • formazione sulla sicurezza del lavoro e sulla regolarità contrattuale;
  • percorsi dedicati alle donne e ai giovani di origine straniera;
  • un osservatorio pubblico che distingua chiaramente imprese registrate, imprese attive, cittadinanza e Paese di nascita.

Conclusione

Le imprese dei nuovi italiani non costituiscono un segmento marginale: producono reddito, occupazione, gettito fiscale e continuità economica nei territori.

La lieve flessione rilevata a giugno 2026 deve essere interpretata come un campanello d’allarme, non come un arretramento definitivo. Dopo la fase della crescita numerica, occorre favorire una nuova fase di consolidamento: imprese più capitalizzate, digitali, regolari e capaci di creare occupazione stabile.

Sostenere queste attività non significa adottare una politica assistenziale. Significa difendere una parte crescente dell’economia reale italiana.