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CONFEDERCONTRIBUENTI, PESANTI DUBBI ED INTERROGATIVI SULLA GESTIONE DEL CASO CIS AL TRIBUNALE DI NOLA

Nelle stesse ore in cui gli esperti di Confedercontribuenti stanno effettuando verifiche sul Bilancio 2015 di CIS SpA, che la società di Gianni Punzo ha presentato solo nei giorni scorsi, avanzano nuovi, pesanti interrogativi. Molti dei quali riguardano il Tribunale di Nola.

Nelle stesse ore in cui gli esperti di Confedercontribuenti stanno effettuando verifiche sul Bilancio 2015 di CIS SpA, che la società di Gianni Punzo ha presentato solo nei giorni scorsi, avanzano nuovi, pesanti interrogativi. Molti dei quali riguardano il Tribunale di NolaA cominciare proprio dalle modalità di concessione dell’omologa all’accordo di ristrutturazione del debito con le banche, chiesta dal CIS e concessa giudice della Sezione Fallimentare Eduardo Savarese. Ma ad una più attenta lettura dei fatti sta emergendo che il giudice Savarese sarebbe lo stesso che fra 2014 e 2015 aveva decretato i fallimenti di alcune delle 30 aziende fondatrici del CIS proprio su istanza della stessa società guidata da Punzo. Identico anche il collegio. Situazioni che accadono purtroppo in Tribunali di modeste dimensioni, come quello di Nola. E che però in questo caso, quando sono in ballo accordi con le banche da centinaia di milioni di euro, richiedono quanto meno ulteriori approfondimenti, tanto palesi sono i profili di criticità su decisioni di tale portata economica e giudiziaria, che finiscono col lambire addirittura il secondo colosso ferroviario italiano. Quella NTV, la società Nuovo Trasporto Viaggiatori dei treni Italo, che vede in prima fila proprio l’Interporto di Punzo quale principale attore e fornitore di servizi da decine e decine di milioni di euro l’anno.

Ricordiamo intanto che avverso la concessione dell’omologa da parte del giudice Savarese, Confedercontribuenti aveva presentato in sede civile una dura e documentata opposizione, respinta dal Tribunale di Nola con motivazioni ufficiali riguardanti la società Interporto, e non il CIS. Tanto che la sigla guidata da Carmelo Finocchiaro si è già rivolta alla Corte d’Appello di Napoli, ai cui magistrati chiede di verificare come sia stato possibile concedere l’omologa all’accordo di ristrutturazione con le banche senza nemmeno aver potuto esaminare, come per legge, il terzo dei tre bilanci CIS, vale a dire il Bilancio 2015, solo oggi sottoposto all’approvazione dei soci, con oltre un anno di ritardo. E ben dopo la concessione dell’omologa. Senza contare altri clamorosi conflitti d’interesse, tutti già evidenziati per tabulas, come quello del professionista che ha convalidato la richiesta di omologazione.

Se questa a Nola è la situazione in sede fallimentare, non meno nebulosi risulterebbero alcuni aspetti penali. Altri interrogativi riguardano ad esempio il fatto che «non si è mai più saputo nulla – dichiara oggi Carmelo Finocchiaro – dell’inchiesta penale aperta tre anni fa dalla Procura di Nola su denuncia dei soci dichiarati falliti, eppure proprio nell’ambito di quelle indagini ero stato sentito  dalla locale Guardia di Finanza come persona informata sui fatti».

Cosa succede insomma nel “Distretto Nolano”, dove mancherebbero ancora all’appello perfino gli 8 milioni di euro di oneri concessori che il CIS non aveva pagato fin dagli anni ’80 per il suo insediamento? E che ruolo sta rivestendo in tutto ciò il Palazzo di Giustizia?

Finocchiaro, che chiederà lumi su queste nuove situazioni dubbie anche al CSM, rivolge ora il massimo della fiducia nella Procura partenopea dove, proprio sulla base del minuzioso esposto firmato Confedercontribuenti,  sta conducendo rigorose indagini sul caso CIS il P.M. Maria Teresa Orlando. «Siamo fiduciosi – aggiunge il presidente Finocchiaro – che la Procura di Napoli possa andare avanti fino in fondo sulle reali circostanze che hanno determinato quei trenta fallimenti, causando un grave colpo all’occupazione e alla produttività proprio negli anni più duri della crisi economica. A tal proposito – conclude  –  auspichiamo che venga fatta piena luce anche sulle attività degli organi incaricati dall’autorità giudiziaria di Nola, che aveva decretato i fallimenti, di accertare le reali condizioni dello stato di insolvenza delle imprese. Perché nulla, anche su questo, ancora oggi  è possibile sapere».

 

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CONFEDERCONTRIBUENTI PRESENTA OPPOSIZIONE IN APPELLO CONTRO L’OMOLOGA DELL’ACCORDO CON LE BANCHE E IL CIS SPA DI NOLA

E’ stato depositato dai legali di Confedercontribuenti il reclamo alla Corte d’Appello del Tribunale di Napoli contro il provvedimento di omologazione concesso lo scorso 17 novembre dal Tribunale di Nola al Cis spa per l’accordo di ristrutturazione del debito con le banche.

 Un atto durissimo, quello di Confedercontribuenti, nel quale l’avvocato Concetta Italia, esperta di diritto fallimentare, sottopone ai giudici d’Appello tutta la serie di documentati elementi che avrebbero già dovuto inibire, per legge, ogni possibilità di concedere l’omologazione.

Nel  respingere la prima opposizione il Tribunale di Nola faceva riferimento all’accordo di ristrutturazione del debito presentato da Interporto SpA, per il quale non era stata presentata alcuna opposizione, e non a quello relativo al CIS SpA, l’unico contro il quale Confedercontribuenti si era opposta in nome dei soci. Tanto che il giudice di Nola, nel provvedimento di rigetto dell’opposizione  riportava esattamente il numero di procedura relativo a Interporto  e non quello relativo a CIS SpA. Ne consegue che «il provvedimento oggi reclamato è da ritenersi affetto da nullità per vizi sostanziali che si sono verificati nella formazione stessa del provvedimento, mancando proprio di quel minimo di elementi o presupposti che sono necessari per produrre quell’effetto di certezza giuridica».

A questa prima, clamorosa circostanza, ne seguono altre non meno macroscopiche, tutte dettagliate nel reclamo. Come la mancata presentazione del Bilancio 2015 da parte di CIS SpA, presupposto indispensabile (insieme ai bilanci dei due anni precedenti) per chiedere l’omologazione. Ma quel Bilancio 2015 non lo ha mai né approvato né depositato. Come era dunque possibile concedere l’omologazione?

« A fronte di tale omissione – scrivono i legali Confedercontribuenti – ed a fronte di un accordo interamente basato sulle risultanze del bilancio 2015 (non approvato) non si comprende l’iter logico seguito dal giudicante per condurlo alla omologazione di siffatto accordo in assenza di un documento, che rappresenta uno dei momenti più rilevanti nella vita societaria».

Altre inspiegabili circostanze riguardano poi il professionista attestatore, vale a dire il soggetto chiamato a convalidare la richiesta di omologazione.

Per svolgere un così delicato compito, il professionista deve avere, secondo  la legge,  i necessari requisiti di indipendenza e  terzietà rispetto alle parti e, quindi,  assoluta imparzialità. Ma non è questo il caso del professionista prescelto da CIS SpA, perché il professionista incaricato risulta essere già stato il  redattore della relazione su incarico di Interporto Campano, società partecipata dal CIS  che risulta debitrice del CIS per importi superiori a 30 milioni di euro.

«E’ di tutta evidenza – si legge in proposito nel reclamo – che la giustificazione addotta dal primo giudice, per rendere forzatamente legittima la doppia sottoscrizione del professionista attestatore e che lo ha condotto a non ravvedere  un motivo di diniego dell’omologa in quanto la ristrutturazione del debito concerne il medesimo distretto di Nola (che non è soggetto giuridico, ma un’area all’interno della quale operano circa 1.000 aziende), è priva di ogni fondamento giuridico».

Tale, clamoroso conflitto d’interessi, non potrà non avere il dovuto peso specifico nella valutazione del giudici di Appello.

Richiamando ampia e corposa giurisprudenza, l’avvocato Concetta Italia pone poi sul tappeto altri elementi di rilevante evidenza, come il fatto che « l’indebitamento di CIS  SpA non dipende, come si vorrebbe far credere dalla relazione ex art. 182 bis L.F., dalla morosità dei soci che non hanno pagato il sub mutuo ma bensì dalla circostanza che il management del CIS con i pagamenti effettuati dai soci non morosi per le rate di sub mutuo anziché  diminuire il debito verso le medesime banche che oggi rappresentano il 60% dei creditori, procedeva ad effettuare anticipazioni e finanziamenti a Interporto Campano SpA per € 29.8 mln,  facendo accrescere l’esposizione debitoria verso le banche in maniera esponenziale e sospendendo i pagamenti dal dicembre 2011 ad oggi».

Ed ancora, un «altro elemento di forte connotazione di questo Accordo  è la blindatura da ogni azione di rivendicazione per anatocismo, ma specificatamente del devastante onere dei derivati». Su tutto, la considerazione che l’intero progetto messo in atto da CIS  SpA  «è fortemente inquinato dal desiderio del ceto bancario di privilegiare l’Accordo Interporto spa, come si evince dal testo dell’Accordo, strettamente vincolato e subordinato, realizzando un evidente abuso di potere dominante a discapito dei creditori del CIS e dei soci delle società dichiarate fallite i cui giudizi di impugnazione sono ancora sub iudice».

«Attendiamo fiduciosi il giudizio della Corte d’Appello di Napoli  sulla base dei tanti, stringenti elementi da noi forniti» – dichiara Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti che   nei prossimi giorni sarà nuovamente sentito  dagli inquirenti della Procura partenopea che sono al lavoro sul caso CIS di Nola, sulla catena di fallimenti dei soci e sulle oscure circostanze che hanno portato alla crisi occupazionale a Napoli e nel nolano.

 

CASO CIS – Confedercontribuenti ricorre in Corte d’Appello contro l’accordo di ristrutturazione omologato a Nola

Nonostante l’opposizione presentata al Tribunale di Nola da Confedercontribuenti, il giudice ha concesso l’omologazione all’accordo di ristrutturazione del debito proposto da CIS SpA.

Confedercontribuenti, che da tempo conduce la battaglia in difesa degli imprenditori CIS ed è al fianco di quelli già dichiarati falliti, annuncia il ricorso in Corte d’Appello contro il provvedimento di omologazione.

«Gli elementi che contesteremo sono tanti ma, tanto per dirne uno, nell’esposto presentato a Nola sottolineavamo in particolare che l’accordo proposto da CIS SpA non poteva essere concesso perché qualunque decisione in tal senso doveva obbligatoriamente fondare sulla consistenza dei bilanci, e proprio quello del 2015 non lo ha mai approvatoI nostri legali  stanno dunque preparando il reclamo che sarà sottoposto alla Corte d’Appello di Napoli. I cui magistrati dovranno dirci se sia possibile, o meno, omologare un accordo di ristrutturazione per debiti da centinaia di milioni di euro, senza che si sia potuto esaminare il bilancio 2015 della società, mai presentato» -dichiara Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

 

 

 

IL PRESIDENTE DI CONFEDERCONTRIBUENTI SENTITO IN PROCURA SUL CASO CIS DI NOLA

Il presidente nazionale di Confedercontribuenti è stato sentito presso la Procura di Napoli circa i contenuti dell’esposto presentati relativo ai fallimenti e alla situazione del CIS di Nola.

Dopo la  visita del ministro Graziano Delrio, all’Interporto-CIS di Nola in compagnia del Signor Punzo e il dottor Iasi,  e al mancato incontro con una delegazione di Confedercontribuenti per questione di tempistica, è stata inoltrata dalla sede nazionale di Confedercontribuenti   all’ufficio del ministro un dossier dettagliato sulla Caso CIS.

L’azione a favore della verità e giustizia di Confedercontribuenti  non si ferma e produce i suoi risultati.

Ieri mattina (16-11-2016)  il presidente Finocchiaro è stato sentito in Procura a Napoli per illustrare quanto finora emerso e documentato.

«Ho incontrato investigatori estremamente preparati, cogliendo la grande determinazione della Procura ad andare avanti per accertare tutta la verità sul caso CIS. Ho confermato agli inquirenti  la volontà di continuare ad offrire la nostra collaborazione alle indagini ed ancor di più ribadisco piena fiducia nella magistratura partenopea. Da parte nostra  continueremmo a seguire passo dopo passo ogni aspetto di questa vicenda, lavorando ogni giorno in difesa dei tanti imprenditori e lavoratori Cis che attendono giustizia» – dichiara Carmelo Finocchiaro all’uscita dalla Procura.

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USURA BANCARIA, CONFEDERCONTRIBUENTI A FIANCO DEI CLIENTI RAPINATI CON SPESE E INTERESSI – CASO ECLATANTE BANCO POPOLARE DI VERONA

Indennità di sconfinamento, commissione di istruttoria veloce, prelievi salva-banche sono alcune delle voci che farebbero lievitare i tassi di interesse praticati dagli istituti di credito. Caso eclatante quello del Banco Popolare di Verona con spese fino a 600 euro giornalieri

Molto spesso, nei contratti bancari, la pattuizione usuraria è mascherata in quanto, i tassi e le commissioni indicate, risultano essere sotto al tasso soglia di usura vigente ma poi analizzando il caso concreto, in virtù delle modalità di calcolo, che variano a seconda dell’utilizzo del conto, tali tassi, apparentemente sotto soglia, diventano poi tassi effettivi che superano il suddetto tasso soglia.

 “Sono circa 800 i casi di usura bancaria che stiamo seguendo su tutto il territorio nazionale: se si analizzano i contratti, in oltre l’85% dei casi si scoprono anomalie nei calcoli.  Il caso eclatante, che non da spazio a interpretazioni e orientamenti giurisprudenziali,  ci è capitato in varie occasioni, con una grande banca del Veneto, nel quale abbiamo riscontrato  nel contratto bancario, un tasso debitore pattuito già di per se stesso, superiore al tasso soglia, quindi senza  ombra di dubbio sulla pattuizione usuraria.  Questa è una evidente promessa usuraria, punibile penalmente  ai sensi art 644 cp e in combinato disposto con art 1815 cc, prevede la non debenza di alcun interesse e tutti gli interessi pagati su quel conto corrente devono essere restituiti – dichiara Alfredo Belluco vicepresidente nazionale e presidente veneto di Confedercontribuenti.

Indennità di sconfinamento, commissione di istruttoria veloce, prelievi salva-banche sono alcune delle voci che farebbero lievitare i tassi di interesse praticati dagli istituti di credito. Caso eclatante sarebbe quello del Banco Popolare di Verona: l’istituto di credito aveva inserito nei sui contratti un’indennità di sconfinamento  che variava in base all’entità del debito facendolo lievitare a cifre impossibili da saldare che arrivavano fino a 600 euro giornalieri. Nonostante  l’abolizione di questi oneri e l’introduzione di una commissione “tutto compreso” le cose non sarebbero cambiate. Pertanto ci si trova di fronte a correntisti strozzati ed istituti di credito che dichiarano “crediti deteriorati”.

“I crediti deteriorati NPL richiesti dalle banche, specialmente di importo medio basso sono contestabili per tutta una serie di illeciti contabili, civili e penali. Le spese e le commissioni, molto spesso, non sono correttamente pattuite e quindi non dovute e ovviamente, devono essere restituite. Quando si supera il tasso di interesse effettivo e globale ai fini dell’usura, scatta la sanzione penale, che può arrivare fino a 15 anni di reclusione.” – spiega Belluco.

L’ultima trovata degli istituti di credito sarebbe una modifica unilaterale del contratto che prevede l’addebito di un importo seppure esiguo  che andrebbe a alimentare il fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie.

Una volta ad esser rapinata era la banca. Nell’era dei pirati in giacca e cravatta sarebbero  i banchieri  a rapinare i correntisti!

Il cliente deve essere libero di scegliere.

Su questo prelievo forzoso mai previsto dal Governo sarebbe stata presentata una interrogazione parlamentare al Ministro Padoan con la richiesta di agire e fermare i prelievi irregolari.
“Confedercontribuenti offre ai propri associati preanalisi gratuita dei rapporti e supporta in caso di irregolarità l’iter per il ripristino della legalità. Per noi l’usura è un reato sia se praticata da criminali che da banchieri in giacca e cravatta. Le imprese e le famiglie hanno bisogno delle banche con cui collaborare per lo sviluppo economico di un territorio e non per essere accompagnate da quest’ultime  alla deriva.  Abbiamo bisogno di un sistema bancario diverso che concepisca  l’imprenditore e la famiglia come una risorsa per tutti.  Se l’impresa può produrre, crea occupazione e genera consumi” – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

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CONFEDERCONTRIBUENTI, USURA – DENUNCIARE CONVIENE, SEMPRE E NONOSTANTE

Domani 9 novembre inizierà a Padova un processo storico per usura aggravata contro 3 direttori di banca. L’azienda vittima, nel frattempo fallita, insieme a Confedercontribuenti e altra organizzazione si sono costituite parte civile.

Roma, 8 novembre 2016 – L’usura è la pratica consistente nel fornire denaro a tassi di interesse considerati illegali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile. Pertanto è un reato penale regolato dall’art. 644 del codice penale.

Da chi è praticata l’usura?  –   Dalla criminalità organizzata a chi purtroppo dovrebbe invece dare una mano allo sviluppo: gli istituti di credito.

L’usura bancaria è un reato introdotto regolato dall’Art. 644 del Codice penale italiano ed è stato ripreso dalla Legge n. 108 del 7 marzo 1996, apportando  profonde innovazioni e modifiche in materia di usura nell’ordinamento giuridico dell’Italia.  Si intendono usurari gli interessi (comprensivi di mora e altre spese) che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento. Oltre alla crisi economica incalzante, molte imprese si sono trovate in difficoltà nel pagamento dei finanziamenti  che molto spesso li hanno portati al fallimento con relativa vendita degli immobili.  Nell’80% dei casi non sarebbe il correntista ad essere in debito ma la banca. Ma come dimostrarlo? Come è possibile mettersi contro un istituto di credito?

Un imprenditore di Galzignano Terme (PD), supportato da associazioni che tutelano il contribuente come Confedercontribuenti, nonostante la sua impresa sia fallita ha trovato la forza di denunciare.

“Domani non sarà solo  l’anniversario della caduta del muro di Berlino. A Padova, alle ore 9 inizierà il processo  a porte aperte per usura aggravata in concorso a carico di 3 direttori di filiale e 2 banche. Non è un caso isolato. Circa 80-85% dei casi esaminati presso la Confedercontribuenti-Veneto  presentano anomalie e illeciti civili e penali” – interviene Alfredo Belluco presidente  Veneto e vice presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Confedercontribuenti pertanto anche come prevenzione del fenomeno dei suicidi, suggerisce  ai contribuenti di esaminare i rapporti bancari e  di  seguire la strada della legalità  con la  denuncia del reato.

“E’ importante però che chi prende la strada della legalità non venga lasciato solo. Abbiamo gli strumenti legislativi ma realmente  tante pratiche di sostegno per chi denuncia l’usura e l’estorsione sono sul tavolo,  ancora ufficialmente  vacante, del commissario antiusura e antiracket al Ministero dell’Interno. Troppa burocrazia mentre   imprenditori, sono ormai sull’orlo del baratro con la tegola, nonostante la presenza di usura, di vendite all’asta di aziende e abitazioni, in molti casi al ribasso di oltre il 50%” – interviene Maurizio Ciaculli coordinatore nazionale di Confedercontribuenti antiusura e antiracket.

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CONFEDERCONTRIBUENTI, LA PROCURA DI NAPOLI APRE UN FASCICOLO SUL CASO CIS

A seguito degli esposti presentati da Confedercontribuenti, la procura di Napoli apre un fascicolo d’Inchiesta sul caso CIS

Roma,  7 novembre 2016 – L’esposto presentato a settembre da Confedercontribuenti alle varie autorità  nel quale si evidenziavano probabili  gravi responsabilità nella intricata vicenda del CIS di Nola ha prodotto, dopo la risposta di Banca d’Italia,  un altro risultato positivo con l’apertura di un fascicolo presso il tribunale di Napoli.  Personaggi, circostanze, documenti economico-finanziari ed atti ufficiali: questi gli elementi sottoposti al vaglio della Procura partenopea che ora, con l’apertura del fascicolo, potrà procedere all’acquisizione degli ulteriori atti finalizzati all’accertamento della verità sullo smantellamento di un comparto produttivo strategico.

“Siamo sempre stati fiduciosi nell’operato della magistratura e lo siamo ancor più oggi verso la Procura partenopea, che anche su questa vicenda si mostra sollecita ed attenta, offrendo un esemplare modello di tutela della legalità e dei diritti nell’interesse di una collettività,  già fortemente provata dal contesto socio-economico esistente. Siamo in campo per offrire alla magistratura la massima collaborazione, anche attraverso i nostri legali, che stanno seguendo passo passo questa vicenda su diversi versanti” – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Confedercontribuenti  a firma del presidente Finocchiaro ha presentato nei giorni scorsi  un documentato atto di opposizione all’omologazione dell’accordo di ristrutturazione del debito di CIS SpA  alla sezione fallimentare del Tribunale di Nola.  Nei prossimi giorni in Procura a Napoli, il presidente di Confedercontribuenti sarà sentito  sui fatti denunciati nell’esposto, come lo è stato qualche mese fa dalla Guardia di Finanza di Nola.

 “E’ stata imboccata la strada giusta: non solo sulla necessaria affermazione dei principi di legalità, ma anche per i positivi riflessi che l’accertamento delle responsabilità potrà avere sul ritorno di produttività, occupazione e trasparenza in un luogo simbolo del Sud come il CIS di Nola” – conclude Finocchiaro.

CIS DI NOLA, PRESENTATA DA CONFEDERCONTRIBUENTI OPPOSIZIONE ALL’ACCORDO DI RISTRUTTURAZIONE PRESSO LA SEZIONE FALLIMENTARE DEL TRIBUNALE DI NOLA

Ieri mattina Confedercontribuenti ha presentato alla sezione Fallimentare del Tribunale di Nola un durissimo e motivato atto di opposizione all’accordo di ristrutturazione del debito CIS SpA che avrebbe portato centinaia di aziende sull’orlo del baratro. 

Roma, 4 novembre 2016 – Non potrà infatti il giudice delegato Eduardo Savarese, cui è rivolta l’istanza, non tenere in giusta e doverosa considerazione gli evidenti motivi che sono alla base dell’istanza, messa a punto dai legali dell’associazione guidata da Carmelo Finocchiaro: in primis l’avvocato Concetta Italia impegnata a seguire minuziosamente le fasi e gli atti di questa sconcertante vicenda. Un crac annunciato che, dopo aver già devastato oltre 1000 posti di lavoro in un territorio record per disoccupazione come l’area metropolitana di Napoli, punta ora a consegnare alle banche un intero, strategico segmento produttivo qual erano le vaste aree del CIS riscattate dai soci falliti (e dai tanti in stato di insolvenza) col sacrificio e col lavoro di intere generazioni. Al giudice,  Confedercontribuenti sottopone elementi che demolirebbero, passo dopo passo, l’intero impianto del cosiddetto Accordo di ristrutturazione, per il quale CIS SpA, che aveva promosso ed ottenuto le azioni fallimentari nei confronti dei suoi stessi soci per presunta morosità e stava cercando di ottenere l’omologazione dal tribunale.La prima circostanza, assolutamente clamorosa, balza subito agli occhi.

In base alla Legge Fallimentare (articolo 182 bis), l’omologazione dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti può essere concessa solo presentando gli ultimi 3 bilanci d’esercizio, sempre che essi siano compatibili con quanto richiesto. E invece, Confedercontribuenti fa osservare al tribunale che nella documentazione depositata mancano proprio i bilanci degli ultimi 3 esercizi. In particolare, “il bilancio 2015 non solo non risulta approvato dall’assemblea dei soci, ma non è possibile scorgere neppure una regolare convocazione dell’assemblea”. Sempre in base alla Legge Fallimentare vigente, l’omologazione va richiesta allegando la relazione redatta da un professionista, scelto dal debitore, che attesti sotto la propria responsabilità la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’Accordo con i debitori. Per svolgere un così delicato compito, il professionista deve avere – dice la legge – i necessari requisiti di indipendenza, terzietà rispetto alle parti e, quindi,  assolta imparzialità. Ma non sarebbe questo il caso del professionista prescelto da Signor Gianni Punzo e dal suo CIS SpA. Si legge infatti nell’atto di opposizione che il professionista incaricato risulta essere già stato il “redattore della relazione su incarico di Interporto Campano, società partecipata dal CIS  che risulta debitrice del CIS per importi superiori a 30 milioni di euro, di cui € 16.7 milioni svalutati sulla scorta di una relazione di altro professionista incaricato da Interporto che ne ha dichiarato la mancata recuperabilità parziale”.

Un conflitto d’interessi, dunque, così clamoroso che si commenta da solo: Punzo per validare l’Accordo con le banche e chiederne l’omologazione al tribunale presceglie come professionista “terzo e indipendente”  lo stesso soggetto che si era già occupato, in analogo ruolo, della società come Interporto, facente capo allo stesso gruppo Punzo nonché finanziata lautamente nel corso degli anni con risorse milionarie del CIS SpA.

Questi ed altri, non meno clamorosi, sono i rilievi che inchioderebbero ora alla prova dei fatti – e in primo luogo della legge – la richiesta di omologazione presentata da Punzo e dai suoi per conto di CIS SpA. Elementi ora sottoposti al vaglio del giudice Savarese e dell’intera Sezione Fallimentare del tribunale di Nola. Che non potrà non tenerli nel dovuto conto.

LA DERIVA DEL CIS DI NOLA

Gli interventi alla conferenza stampa di questa mattina nel Centro Congressi Tiempo di Napoli
promossa da Confedercontribuenti

Roma, 18 ottobre 2016 – Tanti imprenditori che avevano investito tutto nel CIS di Nola, i loro volti dolenti ma non rassegnati, storie di coraggio e dignità e, con esse, la voce forte e chiara del presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro, che ha fatto di questa battaglia un punto decisivo per le sorti del Sud e della Giustizia italiana. E ancora gli esperti, i giornalisti, le limpide analisi di quegli imprenditori del CIS che
ce l’avevano fatta a vincere la sfida prima che intervenisse il mostro delle alchimie finanziarie, oggi pronte a stritolare l’intero CIS facendo tabula rasa dei capannoni, travolgendo per intero quel grande sogno industriale del Sud, dopo aver già falcidiato centinaia e centinaia di posti di lavoro e un tessuto produttivo che è stato autentica spina dorsale del terziario, un pezzo importante della storia di Napoli e della Campania, partito dall’antica Piazza
Mercato e naufragato al CIS di Nola.
C’era tutto questo stamane all’incontro pubblico sul disastro CIS, un appuntamento promosso da Confedercontribuenti e da ampie rappresentanze di quegli stessi imprenditori che su questa partita, oggi arrivata all’ultimo, tragico epilogo, rischiano o ci hanno già rimesso l’osso del collo, oltre ai patrimoni messi su col lavoro di intere generazioni.
Parole grosse, quelle che si sono ascoltate nel corso dell’incontro, termini che racchiudono le tappe di un calvario imprenditoriale, prim’ancora che giudiziario, che ha già travolto 30 imprese, mentre le altre 270 sono sull’orlo del baratro insieme alla stessa società CIS spa.
Clamorosi conflitti d’interesse, finanziamento con ingenti capitali dal CIS a favore di un’impresa partecipata, Interporto SpA, tutto a danno dei soci CIS. E su tutto l’ombra di un progetto, quello di fare terra bruciata dove una volta esisteva il Cis, per dar vita alla più redditizia (per l’attuale governance CIS e per il suo fondatore Gianni Punzo) ‘Zona Franca’.
«Una struttura, il CIS – attacca subito il presidente nazionale Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – che è stata volutamente data in ostaggio alle banche ed alla speculazione finanziaria. Un complesso che doveva essere solidale, come stabilito nei fini consortili delle origini, capace di fare sistema in Europa ed oltre, e che invece finirà nelle mani del prossimo ‘Fondo’ speculativo di turno. Perché – rincara la dose Finocchiaro – l’operazione è già partita con la ‘liberazione’ forzata di centinaia di metri quadri, altri seguiranno a ruota…».

Confedercontribuenti che a settembre scorso su tutta la vicenda ha presentato un documentato esposto alla magistratura e ai massimi organi istituzionali,  nonchè  all’ufficio ispettivo di Bankitalia.

“Con l’esposto si chiede di conoscere perché la società CIS spa diventa improvvisamente un intermediario finanziario in grado di concedere ai soci sub-mutui, che i nostri esperti considerano nulli. E perché la stessa società ottiene un enorme finanziamenti da un pool di istituti di credito senza poter offrire i necessari requisiti di trasparenza, al punto di essere autorizzata a concedere a sua volta sub-mutui dando a garanzia, e quindi ponendo in ostaggio, i contratti di leasing dei soci, pagati per decenni al fine di riscattare i capannoni. Chiediamo insomma di sapere chi ha concesso queste linee di credito a CIS spa e quali siano state le attività di vigilanza esercitate su un’operazione che sta provocando solo fallimenti a catena di antiche imprese napoletane, con devastazione dei livelli occupazionali e produttivi in Campania e nell’intero Sud” -continua Finocchiaro.
Non meno incalzante l’intervento di Alfredo Belluco, vicepresidente nazionale di Confedercontribuenti ma soprattutto simbolo, nel Veneto ed oltre, della lotta senza quartiere agli sciacallaggi bancari in danno delle imprese e dei cittadini. «Di fronte ai colossali illeciti che stanno travolgendo un così rilevante segmento dell’economia locale – ha tuonato Belluco – non vedo la necessaria mobilitazione delle forze politiche, ma mi
auguro che l’incontro di oggi sia l’occasione giusta per smuovere l’immobilismo tenuto finora dalla classe politica locale su questa scandalosa vicenda. E mi chiedo come sia stato possibile dichiarare fallite 30 imprese tra quelle che avevano fondato il CIS, e che l’istanza di fallimento sia partita dalla loro stessa società, il CIS, sulla base di un contratto di sub-mutuo che non esitiamo, nella nostra denuncia alla magistratura, a definire illecito e nullo».
Altro momento centrale dell’incontro di stamane è stato il confronto fra Emilio D’Angelo, storico imprenditore del CIS e presidente del “Patto di sindacato”, e l’avvocato Concetta  Italia di Confedercontribuenti, collegata via Skype.
I tempi lunghissimi della giustizia,  non hanno impedito alle sezioni fallimentari di Napoli e di Nola di dichiarare i trenta fallimenti a carico di imprenditori che – come emerge dall’ampia documentazione fornita stamane – dal 2012 avevano interrotto il pagamento delle rate solo perché avevano accertato che i relativi importi, invece di essere versati dal CIS SpA alle banche creditrici, sarebbero stati destinati a finanziare la partecipata Interporto SpA, in quegli anni impegnata nell’operazione Nuovo Trasporto Viaggiatori, ivi comprese consulenze da milioni di euro in favore della stessa società.
«Un evidente conflitto d’interessi», per l’avvocato Concetta Italia, che alla luce di quanto accaduto non esita a puntare il dito anche su quello che si configura come un abuso del diritto.
Sotto accusa è in particolare quell’accordo di ristrutturazione che, per il presidente Finocchiaro, segnerà la fine del CIS e l’esproprio definitivo dei capannoni ai legittimi proprietari.
Per il consigliere regionale dei Verdi  Francesco Emilio Borrelli «è una situazione assolutamente grave quella che oggi finalmente viene alle cronache grazie a Confedercontribuenti e che dovrà avere tutta la dovuta attenzione dalla classe politica». Quanto alla Regione, all’assessore alle Attività produttive Palmeri e soprattutto al presidente Vincenzo De Luca, Borrelli conferma che si farà promotore della necessaria sensibilizzazione verso le autorità regionali, anche attraverso un’interrogazione sul caso CIS di Nola che presenterà nel corso del prossimo Question time.

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NOMINATI I NUOVI RESPONSABILI DI CONFEDERCONTRIBUENTI PENSIONATI E CONFEDERCONTRIBUENTI DISABILITA’ SOCIALI: GIULIO BRUCCIANI E MARIA CRISTINA MAGAGNA GIA’ AL LAVORO!

Continuando l’idea di essere particolarmente vicini a tutti i contribuenti italiani, l’ufficio di presidenza nazionale di Confedercontribuenti ha deliberato le seguenti nuove nomine, già a lavoro:

Responsabile Nazionale Confedercontribuenti Pensionati Giulio Brucciani.

“Sono nato a Genova, ho sempre lavorato nel settore commerciale ed assicurativo ed a causa di ingiustizie lavorative sono  stato costretto a trasferirmi in Lombardia. Attualmente lavoro in un call centerCon molto orgoglio ed entusiasmo accetto questo impegno sociale per aiutare i più deboli. Purtroppo se non si è nessuno non si viene ascoltati ma insieme a Confedercontribuenti voglio giustizia sociale”.

 

Responsabile Nazionale Confedercontribuenti Disabilità Sociale: Maria Cristina Magagna

“Sono una donna nata e residente nella Provincia di Padova, ho 53 anni e sono diversamente abile dalla nascita.  Ho nella mia mente un leitmotiv: in Italia, colui che convive con una disabilità deve fare i conti con una condizione legislativa e burocratica distante anni luce dal resto dell’Europa. Oggi essere diversamente abile significa, molto spesso, vivere una condizione di emarginazione dai servizi al mondo del lavoro.  Far parte attiva della Confedercontribuenti significherà per me dare voce ai drammi che quotidianamente le persone ‘speciali’, quasi sempre in silenzio e nell’indifferenza generale vivono” – dichiara soddisfatta Maria Cristina.