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CONFEDERCONTRIBUENTI, PESANTI DUBBI ED INTERROGATIVI SULLA GESTIONE DEL CASO CIS AL TRIBUNALE DI NOLA

Nelle stesse ore in cui gli esperti di Confedercontribuenti stanno effettuando verifiche sul Bilancio 2015 di CIS SpA, che la società di Gianni Punzo ha presentato solo nei giorni scorsi, avanzano nuovi, pesanti interrogativi. Molti dei quali riguardano il Tribunale di Nola.

Nelle stesse ore in cui gli esperti di Confedercontribuenti stanno effettuando verifiche sul Bilancio 2015 di CIS SpA, che la società di Gianni Punzo ha presentato solo nei giorni scorsi, avanzano nuovi, pesanti interrogativi. Molti dei quali riguardano il Tribunale di NolaA cominciare proprio dalle modalità di concessione dell’omologa all’accordo di ristrutturazione del debito con le banche, chiesta dal CIS e concessa giudice della Sezione Fallimentare Eduardo Savarese. Ma ad una più attenta lettura dei fatti sta emergendo che il giudice Savarese sarebbe lo stesso che fra 2014 e 2015 aveva decretato i fallimenti di alcune delle 30 aziende fondatrici del CIS proprio su istanza della stessa società guidata da Punzo. Identico anche il collegio. Situazioni che accadono purtroppo in Tribunali di modeste dimensioni, come quello di Nola. E che però in questo caso, quando sono in ballo accordi con le banche da centinaia di milioni di euro, richiedono quanto meno ulteriori approfondimenti, tanto palesi sono i profili di criticità su decisioni di tale portata economica e giudiziaria, che finiscono col lambire addirittura il secondo colosso ferroviario italiano. Quella NTV, la società Nuovo Trasporto Viaggiatori dei treni Italo, che vede in prima fila proprio l’Interporto di Punzo quale principale attore e fornitore di servizi da decine e decine di milioni di euro l’anno.

Ricordiamo intanto che avverso la concessione dell’omologa da parte del giudice Savarese, Confedercontribuenti aveva presentato in sede civile una dura e documentata opposizione, respinta dal Tribunale di Nola con motivazioni ufficiali riguardanti la società Interporto, e non il CIS. Tanto che la sigla guidata da Carmelo Finocchiaro si è già rivolta alla Corte d’Appello di Napoli, ai cui magistrati chiede di verificare come sia stato possibile concedere l’omologa all’accordo di ristrutturazione con le banche senza nemmeno aver potuto esaminare, come per legge, il terzo dei tre bilanci CIS, vale a dire il Bilancio 2015, solo oggi sottoposto all’approvazione dei soci, con oltre un anno di ritardo. E ben dopo la concessione dell’omologa. Senza contare altri clamorosi conflitti d’interesse, tutti già evidenziati per tabulas, come quello del professionista che ha convalidato la richiesta di omologazione.

Se questa a Nola è la situazione in sede fallimentare, non meno nebulosi risulterebbero alcuni aspetti penali. Altri interrogativi riguardano ad esempio il fatto che «non si è mai più saputo nulla – dichiara oggi Carmelo Finocchiaro – dell’inchiesta penale aperta tre anni fa dalla Procura di Nola su denuncia dei soci dichiarati falliti, eppure proprio nell’ambito di quelle indagini ero stato sentito  dalla locale Guardia di Finanza come persona informata sui fatti».

Cosa succede insomma nel “Distretto Nolano”, dove mancherebbero ancora all’appello perfino gli 8 milioni di euro di oneri concessori che il CIS non aveva pagato fin dagli anni ’80 per il suo insediamento? E che ruolo sta rivestendo in tutto ciò il Palazzo di Giustizia?

Finocchiaro, che chiederà lumi su queste nuove situazioni dubbie anche al CSM, rivolge ora il massimo della fiducia nella Procura partenopea dove, proprio sulla base del minuzioso esposto firmato Confedercontribuenti,  sta conducendo rigorose indagini sul caso CIS il P.M. Maria Teresa Orlando. «Siamo fiduciosi – aggiunge il presidente Finocchiaro – che la Procura di Napoli possa andare avanti fino in fondo sulle reali circostanze che hanno determinato quei trenta fallimenti, causando un grave colpo all’occupazione e alla produttività proprio negli anni più duri della crisi economica. A tal proposito – conclude  –  auspichiamo che venga fatta piena luce anche sulle attività degli organi incaricati dall’autorità giudiziaria di Nola, che aveva decretato i fallimenti, di accertare le reali condizioni dello stato di insolvenza delle imprese. Perché nulla, anche su questo, ancora oggi  è possibile sapere».

 

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CONFEDERCONTRIBUENTI PRESENTA OPPOSIZIONE IN APPELLO CONTRO L’OMOLOGA DELL’ACCORDO CON LE BANCHE E IL CIS SPA DI NOLA

E’ stato depositato dai legali di Confedercontribuenti il reclamo alla Corte d’Appello del Tribunale di Napoli contro il provvedimento di omologazione concesso lo scorso 17 novembre dal Tribunale di Nola al Cis spa per l’accordo di ristrutturazione del debito con le banche.

 Un atto durissimo, quello di Confedercontribuenti, nel quale l’avvocato Concetta Italia, esperta di diritto fallimentare, sottopone ai giudici d’Appello tutta la serie di documentati elementi che avrebbero già dovuto inibire, per legge, ogni possibilità di concedere l’omologazione.

Nel  respingere la prima opposizione il Tribunale di Nola faceva riferimento all’accordo di ristrutturazione del debito presentato da Interporto SpA, per il quale non era stata presentata alcuna opposizione, e non a quello relativo al CIS SpA, l’unico contro il quale Confedercontribuenti si era opposta in nome dei soci. Tanto che il giudice di Nola, nel provvedimento di rigetto dell’opposizione  riportava esattamente il numero di procedura relativo a Interporto  e non quello relativo a CIS SpA. Ne consegue che «il provvedimento oggi reclamato è da ritenersi affetto da nullità per vizi sostanziali che si sono verificati nella formazione stessa del provvedimento, mancando proprio di quel minimo di elementi o presupposti che sono necessari per produrre quell’effetto di certezza giuridica».

A questa prima, clamorosa circostanza, ne seguono altre non meno macroscopiche, tutte dettagliate nel reclamo. Come la mancata presentazione del Bilancio 2015 da parte di CIS SpA, presupposto indispensabile (insieme ai bilanci dei due anni precedenti) per chiedere l’omologazione. Ma quel Bilancio 2015 non lo ha mai né approvato né depositato. Come era dunque possibile concedere l’omologazione?

« A fronte di tale omissione – scrivono i legali Confedercontribuenti – ed a fronte di un accordo interamente basato sulle risultanze del bilancio 2015 (non approvato) non si comprende l’iter logico seguito dal giudicante per condurlo alla omologazione di siffatto accordo in assenza di un documento, che rappresenta uno dei momenti più rilevanti nella vita societaria».

Altre inspiegabili circostanze riguardano poi il professionista attestatore, vale a dire il soggetto chiamato a convalidare la richiesta di omologazione.

Per svolgere un così delicato compito, il professionista deve avere, secondo  la legge,  i necessari requisiti di indipendenza e  terzietà rispetto alle parti e, quindi,  assoluta imparzialità. Ma non è questo il caso del professionista prescelto da CIS SpA, perché il professionista incaricato risulta essere già stato il  redattore della relazione su incarico di Interporto Campano, società partecipata dal CIS  che risulta debitrice del CIS per importi superiori a 30 milioni di euro.

«E’ di tutta evidenza – si legge in proposito nel reclamo – che la giustificazione addotta dal primo giudice, per rendere forzatamente legittima la doppia sottoscrizione del professionista attestatore e che lo ha condotto a non ravvedere  un motivo di diniego dell’omologa in quanto la ristrutturazione del debito concerne il medesimo distretto di Nola (che non è soggetto giuridico, ma un’area all’interno della quale operano circa 1.000 aziende), è priva di ogni fondamento giuridico».

Tale, clamoroso conflitto d’interessi, non potrà non avere il dovuto peso specifico nella valutazione del giudici di Appello.

Richiamando ampia e corposa giurisprudenza, l’avvocato Concetta Italia pone poi sul tappeto altri elementi di rilevante evidenza, come il fatto che « l’indebitamento di CIS  SpA non dipende, come si vorrebbe far credere dalla relazione ex art. 182 bis L.F., dalla morosità dei soci che non hanno pagato il sub mutuo ma bensì dalla circostanza che il management del CIS con i pagamenti effettuati dai soci non morosi per le rate di sub mutuo anziché  diminuire il debito verso le medesime banche che oggi rappresentano il 60% dei creditori, procedeva ad effettuare anticipazioni e finanziamenti a Interporto Campano SpA per € 29.8 mln,  facendo accrescere l’esposizione debitoria verso le banche in maniera esponenziale e sospendendo i pagamenti dal dicembre 2011 ad oggi».

Ed ancora, un «altro elemento di forte connotazione di questo Accordo  è la blindatura da ogni azione di rivendicazione per anatocismo, ma specificatamente del devastante onere dei derivati». Su tutto, la considerazione che l’intero progetto messo in atto da CIS  SpA  «è fortemente inquinato dal desiderio del ceto bancario di privilegiare l’Accordo Interporto spa, come si evince dal testo dell’Accordo, strettamente vincolato e subordinato, realizzando un evidente abuso di potere dominante a discapito dei creditori del CIS e dei soci delle società dichiarate fallite i cui giudizi di impugnazione sono ancora sub iudice».

«Attendiamo fiduciosi il giudizio della Corte d’Appello di Napoli  sulla base dei tanti, stringenti elementi da noi forniti» – dichiara Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti che   nei prossimi giorni sarà nuovamente sentito  dagli inquirenti della Procura partenopea che sono al lavoro sul caso CIS di Nola, sulla catena di fallimenti dei soci e sulle oscure circostanze che hanno portato alla crisi occupazionale a Napoli e nel nolano.

 

CASO CIS – Confedercontribuenti ricorre in Corte d’Appello contro l’accordo di ristrutturazione omologato a Nola

Nonostante l’opposizione presentata al Tribunale di Nola da Confedercontribuenti, il giudice ha concesso l’omologazione all’accordo di ristrutturazione del debito proposto da CIS SpA.

Confedercontribuenti, che da tempo conduce la battaglia in difesa degli imprenditori CIS ed è al fianco di quelli già dichiarati falliti, annuncia il ricorso in Corte d’Appello contro il provvedimento di omologazione.

«Gli elementi che contesteremo sono tanti ma, tanto per dirne uno, nell’esposto presentato a Nola sottolineavamo in particolare che l’accordo proposto da CIS SpA non poteva essere concesso perché qualunque decisione in tal senso doveva obbligatoriamente fondare sulla consistenza dei bilanci, e proprio quello del 2015 non lo ha mai approvatoI nostri legali  stanno dunque preparando il reclamo che sarà sottoposto alla Corte d’Appello di Napoli. I cui magistrati dovranno dirci se sia possibile, o meno, omologare un accordo di ristrutturazione per debiti da centinaia di milioni di euro, senza che si sia potuto esaminare il bilancio 2015 della società, mai presentato» -dichiara Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

 

 

 

IL PRESIDENTE DI CONFEDERCONTRIBUENTI SENTITO IN PROCURA SUL CASO CIS DI NOLA

Il presidente nazionale di Confedercontribuenti è stato sentito presso la Procura di Napoli circa i contenuti dell’esposto presentati relativo ai fallimenti e alla situazione del CIS di Nola.

Dopo la  visita del ministro Graziano Delrio, all’Interporto-CIS di Nola in compagnia del Signor Punzo e il dottor Iasi,  e al mancato incontro con una delegazione di Confedercontribuenti per questione di tempistica, è stata inoltrata dalla sede nazionale di Confedercontribuenti   all’ufficio del ministro un dossier dettagliato sulla Caso CIS.

L’azione a favore della verità e giustizia di Confedercontribuenti  non si ferma e produce i suoi risultati.

Ieri mattina (16-11-2016)  il presidente Finocchiaro è stato sentito in Procura a Napoli per illustrare quanto finora emerso e documentato.

«Ho incontrato investigatori estremamente preparati, cogliendo la grande determinazione della Procura ad andare avanti per accertare tutta la verità sul caso CIS. Ho confermato agli inquirenti  la volontà di continuare ad offrire la nostra collaborazione alle indagini ed ancor di più ribadisco piena fiducia nella magistratura partenopea. Da parte nostra  continueremmo a seguire passo dopo passo ogni aspetto di questa vicenda, lavorando ogni giorno in difesa dei tanti imprenditori e lavoratori Cis che attendono giustizia» – dichiara Carmelo Finocchiaro all’uscita dalla Procura.

CONFEDERCONTRIBUENTI, IL MINISTRO DELRIO A NOLA DA PUNZO E IASI, FA FINTA DI NON CONOSCERE I PROBLEMI DEL CIS?

Da maggio la Confedercontribuenti si sta occupando della faccenda CIS di Nola chiedendo chiarezza sulla procedura che ha portato al fallimento di 30 imprese e  l’indebitamento di tutto il CIS SpA. Ha presentato esposti  e opposizione all’omologa che hanno portato all’apertura di un’inchiesta presso la procura di Napoli. In occasione della visita del Ministro Del Rio in previsione oggi presso CIS-Interporto di Nola è stato richiesto incontro urgente in qualità di rappresentante del Governo.

Roma, 14 novembre 2016 – Questa mattina è partita d’urgenza dalla sede Confedercontribuenti di Roma una richiesta al Ministero di incontro con  una delegazione di Confedercontribuenti e il Ministro DelRio  al fine di renderlo partecipe sulle reali condizioni del CIS di Nola. Dalla segreteria del ministero, essendo i tempi limitati non hanno garantito possibilità di incontro.

Il Ministro Delrio conosce la situazione del CIS spa e dell’accordo di ristrutturazione che mette in discussione il legittimo patrimonio di 300 imprenditori?

Possibile che il Ministero non sia a conoscenza di un fascicolo di inchiesta della procura di Napoli sulla vicenda CIS ?

Intanto il ministro che  ha “visitato” Interporto  ha dichiarato che se fossimo come i tedeschi saremmo avanti.

 “Oltre ad  analizzare gli aspetti relativi all’integrazione tra l’Interporto di Nola ed i porti di Napoli e Salerno  e fare commenti sulla logistica vorremmo che il Ministro prenda coscienza e conoscenza delle persone che incontra  nonché   della vera situazione del CIS-Interporto  che ora, grazie al nostro intervento ha portato alla apertura di un fascicolo presso la Procura di Napoli. Venire in  visita ed incontrare il presunto artefice della deriva del CIS ignorando l’apertura di un procedimento in corso è un  grave atto. Diverso sarebbe stato se avesse riservato del tempo, in qualità di rappresentante del governo,  anche al CIS SpA. Comprendiamo i tempi brevi ma sono certo che,  visti i mezzi tecnologici a disposizione, si sarebbe trovato comunque il modo di poter dedicare anche qualche minuto al CIS SpA.  Naturalmente non ci fermiamo qui e continueremo a chiedere lumi sulle responsabilità  con il fine di portare onore alla sana imprenditoria” – interviene il Presidente nazionale Carmelo Finocchiaro di Confedercontribuenti.

LA DERIVA DEL CIS DI NOLA

Gli interventi alla conferenza stampa di questa mattina nel Centro Congressi Tiempo di Napoli
promossa da Confedercontribuenti

Roma, 18 ottobre 2016 – Tanti imprenditori che avevano investito tutto nel CIS di Nola, i loro volti dolenti ma non rassegnati, storie di coraggio e dignità e, con esse, la voce forte e chiara del presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro, che ha fatto di questa battaglia un punto decisivo per le sorti del Sud e della Giustizia italiana. E ancora gli esperti, i giornalisti, le limpide analisi di quegli imprenditori del CIS che
ce l’avevano fatta a vincere la sfida prima che intervenisse il mostro delle alchimie finanziarie, oggi pronte a stritolare l’intero CIS facendo tabula rasa dei capannoni, travolgendo per intero quel grande sogno industriale del Sud, dopo aver già falcidiato centinaia e centinaia di posti di lavoro e un tessuto produttivo che è stato autentica spina dorsale del terziario, un pezzo importante della storia di Napoli e della Campania, partito dall’antica Piazza
Mercato e naufragato al CIS di Nola.
C’era tutto questo stamane all’incontro pubblico sul disastro CIS, un appuntamento promosso da Confedercontribuenti e da ampie rappresentanze di quegli stessi imprenditori che su questa partita, oggi arrivata all’ultimo, tragico epilogo, rischiano o ci hanno già rimesso l’osso del collo, oltre ai patrimoni messi su col lavoro di intere generazioni.
Parole grosse, quelle che si sono ascoltate nel corso dell’incontro, termini che racchiudono le tappe di un calvario imprenditoriale, prim’ancora che giudiziario, che ha già travolto 30 imprese, mentre le altre 270 sono sull’orlo del baratro insieme alla stessa società CIS spa.
Clamorosi conflitti d’interesse, finanziamento con ingenti capitali dal CIS a favore di un’impresa partecipata, Interporto SpA, tutto a danno dei soci CIS. E su tutto l’ombra di un progetto, quello di fare terra bruciata dove una volta esisteva il Cis, per dar vita alla più redditizia (per l’attuale governance CIS e per il suo fondatore Gianni Punzo) ‘Zona Franca’.
«Una struttura, il CIS – attacca subito il presidente nazionale Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – che è stata volutamente data in ostaggio alle banche ed alla speculazione finanziaria. Un complesso che doveva essere solidale, come stabilito nei fini consortili delle origini, capace di fare sistema in Europa ed oltre, e che invece finirà nelle mani del prossimo ‘Fondo’ speculativo di turno. Perché – rincara la dose Finocchiaro – l’operazione è già partita con la ‘liberazione’ forzata di centinaia di metri quadri, altri seguiranno a ruota…».

Confedercontribuenti che a settembre scorso su tutta la vicenda ha presentato un documentato esposto alla magistratura e ai massimi organi istituzionali,  nonchè  all’ufficio ispettivo di Bankitalia.

“Con l’esposto si chiede di conoscere perché la società CIS spa diventa improvvisamente un intermediario finanziario in grado di concedere ai soci sub-mutui, che i nostri esperti considerano nulli. E perché la stessa società ottiene un enorme finanziamenti da un pool di istituti di credito senza poter offrire i necessari requisiti di trasparenza, al punto di essere autorizzata a concedere a sua volta sub-mutui dando a garanzia, e quindi ponendo in ostaggio, i contratti di leasing dei soci, pagati per decenni al fine di riscattare i capannoni. Chiediamo insomma di sapere chi ha concesso queste linee di credito a CIS spa e quali siano state le attività di vigilanza esercitate su un’operazione che sta provocando solo fallimenti a catena di antiche imprese napoletane, con devastazione dei livelli occupazionali e produttivi in Campania e nell’intero Sud” -continua Finocchiaro.
Non meno incalzante l’intervento di Alfredo Belluco, vicepresidente nazionale di Confedercontribuenti ma soprattutto simbolo, nel Veneto ed oltre, della lotta senza quartiere agli sciacallaggi bancari in danno delle imprese e dei cittadini. «Di fronte ai colossali illeciti che stanno travolgendo un così rilevante segmento dell’economia locale – ha tuonato Belluco – non vedo la necessaria mobilitazione delle forze politiche, ma mi
auguro che l’incontro di oggi sia l’occasione giusta per smuovere l’immobilismo tenuto finora dalla classe politica locale su questa scandalosa vicenda. E mi chiedo come sia stato possibile dichiarare fallite 30 imprese tra quelle che avevano fondato il CIS, e che l’istanza di fallimento sia partita dalla loro stessa società, il CIS, sulla base di un contratto di sub-mutuo che non esitiamo, nella nostra denuncia alla magistratura, a definire illecito e nullo».
Altro momento centrale dell’incontro di stamane è stato il confronto fra Emilio D’Angelo, storico imprenditore del CIS e presidente del “Patto di sindacato”, e l’avvocato Concetta  Italia di Confedercontribuenti, collegata via Skype.
I tempi lunghissimi della giustizia,  non hanno impedito alle sezioni fallimentari di Napoli e di Nola di dichiarare i trenta fallimenti a carico di imprenditori che – come emerge dall’ampia documentazione fornita stamane – dal 2012 avevano interrotto il pagamento delle rate solo perché avevano accertato che i relativi importi, invece di essere versati dal CIS SpA alle banche creditrici, sarebbero stati destinati a finanziare la partecipata Interporto SpA, in quegli anni impegnata nell’operazione Nuovo Trasporto Viaggiatori, ivi comprese consulenze da milioni di euro in favore della stessa società.
«Un evidente conflitto d’interessi», per l’avvocato Concetta Italia, che alla luce di quanto accaduto non esita a puntare il dito anche su quello che si configura come un abuso del diritto.
Sotto accusa è in particolare quell’accordo di ristrutturazione che, per il presidente Finocchiaro, segnerà la fine del CIS e l’esproprio definitivo dei capannoni ai legittimi proprietari.
Per il consigliere regionale dei Verdi  Francesco Emilio Borrelli «è una situazione assolutamente grave quella che oggi finalmente viene alle cronache grazie a Confedercontribuenti e che dovrà avere tutta la dovuta attenzione dalla classe politica». Quanto alla Regione, all’assessore alle Attività produttive Palmeri e soprattutto al presidente Vincenzo De Luca, Borrelli conferma che si farà promotore della necessaria sensibilizzazione verso le autorità regionali, anche attraverso un’interrogazione sul caso CIS di Nola che presenterà nel corso del prossimo Question time.

CONFEDERCONTRIBUENTI, PER EVITARE ALTRA DISOCCUPAZIONE NON CONSENTIAMO L’ESPROPRIO DELLE IMPRESE

In attesa della conferenza stampa di martedì prossimo a Napoli appello di Confedercontribuenti affinché si salvino le 300 imprese del CIS.

Roma, 15 ottobre 2016 – 300 imprese con i loro titolari ed operai lasciati allo sbando assieme alle famiglie e all’indotto. Il tutto sarebbe partito dalla concessione di un maxi finanziamento da parte di un pool di banche.

Nel 2005 il fondatore e presidente del consiglio di amministrazione Gianni Punzo riesce a far  ottenere al CIS da un pool di banche un megafinanziamento di circa  300 milioni di euro a tasso variabile  del 3,60% con relativo acquisto di derivati. Per ottenere questo finanziamento concede alle banche un’ipoteca indistinta su tutto il Centro per 750 milioni di euro.       Si iscrive all’Ufficio Italiano Cambi come intermediario finanziario con l’intento di erogare ai singoli soci un sub-mutuo. Chi voleva  ottenere questo sub-mutuo doveva dare in garanzia e in pegno, il contratto di leasing. Con questo sub-mutuo di 500 mila euro per ogni 500mq di capannone, garantito pertanto da un’ipoteca di circa 1.250.000,00 euro, i soci rinunciano al riscatto e ottengono un finanziamento a tasso fisso del 5,60% in 155 rate mensili con scadenza ottobre 2018. In questo modo finanzia i soci, affinché molti di essi sarebbero stati spinti ad investire in Interporto per l’acquisizione di nuovi lotti.

Interporto Campano SpA. che costruisce capannoni per la logistica è una Società più amata da Punzo, perché lì ci guadagnava molto di più, ma irrimediabilmente compromessa per i debiti con le banche.

Dal 2011 Punzo comincia a non versare più alle banche le rate di sub-mutuo riscosse dai soci giustificando tale scelta col fatto che le banche avevano riconosciuto sul mutuo a tasso variabile l’anatocismo per 30 milioni di euro.

Ma Punzo continuava a riscuotere le rate di sub-mutuo dai soci, senza passare ad essi lo stesso beneficio ottenuto dalle banche e anzi pare concedeva ad Interporto, società in conflitto di interesse con il CIS SpA, finanziamenti per circa 40 milioni di euro e pagava consulenze per circa 10 milioni di euro a famosi studi legali.

Oggi questo sub-mutuo che Punzo ha erogato risulterebbe nullo per vari motivi tra i quali l’eccesso di garanzia del credito.

Praticamente con un credito residuo di 180 milioni le banche, con il consenso dell’organo amministrativo del CIS SpA, tengono in ostaggio un patrimonio immobiliare di 750 milioni di euro. Sul contratto di submutuo, grava un’ ipoteca, il pegno sul contratto di leasing, la girata in bianco del contratto di leasing e per finire un contrattino a parte, denominato “Impegno al consenso per le scelte future”.

Il finanziamento ad Interporto ha compromesso la situazione finanziaria del CIS fino a condurlo in area fallimentare. Nel 2014 iniziano le prime dichiarazioni di fallimento nonostante il contratto di submutuo è in violazione al divieto di patto commissorio, per mancanza di causa concreta, per anatocismo e per usura. Pertanto è NULLO.

“Perché i giudici delle sezioni fallimentari di Nola e Napoli di fronte a alle numerose richieste di fallimento,  presentate sempre dalla stessa società verso i propri soci, non hanno avuto qualche dubbio ed hanno dichiarato frettolosamente i fallimenti? – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti.

Con l’alibi delle morosità si mette in atto un vero e proprio progetto che tende a diminuire giorno per giorno il valore immobiliare del CIS. I capannoni liberati volontariamente dai soci non verranno mai venduti. I soci in difficoltà che vorrebbero vendere un capannone in eccesso o anche l’unico, vengono ostacolati con vari artifici ma, soprattutto col ricorso alla clausola di gradimento. Si realizzerebbe giorno dopo giorno il vero progetto del signor Punzo che sarebbe quello di  accumulare più capannoni possibile da destinare al grande progetto definito Zona Franca. Un’idea sponsorizzata pare fino a tre anni fa ma, poi, improvvisamente “nascosta”. Tre anni di operazioni a danno dei soci CIS per portarli sull’orlo del fallimento e sottoporli a un ricatto:  la manovra con le banche o il fallimento del CIS.

“Zona Franca” sarebbe un progetto che prevede il SACRIFICIO delle isole del CIS  4, 5 e 6.  con i relativi probabili acquirenti legati al commercio extracomunitario.

Oggi non si parla più, di questo progetto forse per non dare nell’ occhio?

La scelta di finanziare Interporto sarebbe stata finalizzata anche con lo scopo di sminuire il valore societario del CIS SpA e per indurre i soci ad accettare obbligatoriamente la manovra delle banche.

Le banche vogliono appropriarsi del CIS SpA per rivalersi dei debiti che il signor Punzo ha contratto con altre società che nulla hanno a che fare con il CIS SpA. Nonostante siano in corso indagini continuano le azioni esecutive per la vendita degli immobili delle aziende e in molti casi dei beni personali degli imprenditori” – continua Finocchiaro.

“Con la cessione di questi capannoni si perderà ogni speranza di autonomia gestionale. Esattamente il contrario di quello che serve per rilanciare il ruolo di molte aziende in difficoltà. Bisogna fermare assolutamente l’esproprio delle imprese ed intervenire sui responsabili di tale situazione che  riguarda 300 imprese, i loro dipendenti e le famiglie. Come Confedercontribuenti chiediamo a nome degli imprenditori CIS che si verifichino eventuali responsabilità del Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale del CIS, dell’organo di vigilanza di Banca d’Italia nonché del consiglio di amministrazione degli istituti di credito coinvolti. Non possiamo accettare che per compiacere a poteri più o meno forti si faccia chiudere il più grande centro commerciale d’Europa” – conclude Finocchiaro.

 

 

 

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CONFEDERCONTRIBUENTI: INVIATO AL CSM ESPOSTO PER I FALLIMENTI CIS DI NOLA

FERMARE SUBITO QUALSIASI “VENDITA” DEI BENI DELLE IMPRESE FALLITE.

Roma, 6 agosto 2016 – La Confedercontribuenti, non si ferma e alza il tiro in difesa degli imprenditori vittime degli ingiusti fallimenti al CIS di Nola. L’organizzazione dei contribuenti ha inoltrato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno delle toghe, affinché accerti eventuali irregolarità nelle procedure avvenute nelle sezioni fallimentari dei tribunali di Napoli e Nola, che in questi anni hanno emesso sentenze di fallimento nei confronti di 30 imprenditori soci del CIS, falliti pur avendo come unico debitore solo e soltanto il CIS SpA e per importi assolutamente irrisori rispetto al volume d’affari e ai parametri patrimoniali.
Va rilevato che i fallimenti sono avvenuti, malgrado la presenza di anomalie contrattuali fra i falliti e il CIS SpA; nonostante ciò quasi tutti gli imprenditori avevano dato  la disponibilità ad un piano di rientro degli arretrati.
Tutto nasce dalla sottoscrizione da parte delle imprese presenti al CIS di un sub mutuo, su cui esistono legittimi dubbi relativamente alle norme contrattuali e all’applicazione dei tassi d’ interesse, che riteniamo siano stati applicati superando il tasso soglia dell’usura di cui alla Legge 108 (cosidetta legge antiusura). I mutui furono concessi dallo stesso CIS SpA, dopo aver ottenuto dal pool di banche, con in testa Unicredit, un finanziamento di 300 milioni di euro, a garanzia del quale furono posti i capannoni degli imprenditori, mai fatti riscattare dal CdA del CIS, nonostante il regolare pagamento del leasing originario.
In tutta questa situazione, va anche approfondita la questione riguardante l’autorizzazione Bankitalia data al CIS, affinché potesse svolgere l’attività di intermediario finanziario,   consentendo di concedere i finanziamenti e applicando uno spreed maggiorato rispetto ai tassi applicati  dal pool di Banche al CIS stesso. In questi anni di fallimenti è noto dai bilanci del CIS, che gli imprenditori in molti casi pagavano le rate, ma che il CIS non le riversava agli istituti di credito. Non a caso, oggi, l’indebitamento della “creatura” di Mister Punzo ha raggiunto livelli di indebitamento che mettono a rischio la sopravvivenza stessa del più grande Centro Commerciale d’Europa, con l’aggravante che mentre i soci, operatori del CIS Spa fallivano, il CdA autorizzava prestiti milionari a Interporto Napoli società del gruppo Punzo, senza ottenere alcuna restituzione delle somme prestate.
“Su tali gravissime questioni chiediamo che si faccia piena luce, dato che seppur da due anni è partita una indagine penale della Magistratura nolana ad oggi nessun riscontro si ha dell’esito delle indagini” – dichiara il Presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.
In questi giorni intanto, i curatori fallimentari, stanno comunicando agli imprenditori falliti, che partiranno le aste per la vendita degli immobili delle aziende e in molti casi dei beni personali degli imprenditori. Intanto, il bilancio del CIS SpA continua a non essere approvato, in attesa che il tribunale di Nola si pronunci per l’approvazione di un piano di ristrutturazione del debito di oltre 300 milioni di euro nei confronti del sistema bancario, che verrebbe garantito proprio dai capannoni sottratti illegittimamente alle imprese fallite o da far fallire.
 “Per questo, chiediamo ai Presidenti delle sezioni fallimentari di Nola e Napoli la sospensione di qualsiasi asta, in attesa che si faccia luce e chiarezza, anche eventualmente dal punto di vista penale, su una storia piena di aspetti poco chiari e trasparenti”– conclude Finocchiaro.