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Riforma Pac, aiuti ambientali elevati al 30%

Con un voto espresso oggi nel corso della sessione plenaria, il Parlamento europeo ha approvato i progetti di risoluzione sulla riforma della Pac varati nelle competenti Commissioni. L’esito del voto è stato incerto fino all’ultimo per le spaccature che si sono registrate all’interno dei gruppi politici. Da quanto risulta, gli europarlamentari tedeschi del gruppo dell’Alleanza di Socialisti e Democratici hanno votato contro per l’insufficiente ambizione ambientale dei testi sottoposti al voto.

Il 21 ottobre, il Consiglio Agricoltura e Pesca della Ue ha definito il proprio “orientamento generale”. Vale a dire, la posizione sulla riforma. Dunque, a più di due anni dalla presentazione delle proposte della Commissione, con il voto odierno del Parlamento europeo sono state messe a punto le basi legali per avviare il “trilogo” tra le Istituzioni che dovrà fissare l’intesa definitiva sulla nuova Pac.

Trovare il punto di sintesi non sarà agevole. Su alcuni punti, in particolare, si registrano sostanziali differenze tra le posizioni dell’Europarlamento e del Consiglio. Secondo l’Assemblea di Strasburgo deve essere fissata al 30% la parte dei pagamenti diretti condizionati al rispetto di pratiche colturali a valenza ambientale, i cosiddetti “ecoschemi”. Per il Consiglio, invece, non bisogna andare oltre il 20 per cento.

Sul “plafonamento” dei pagamenti diretti oltre i 100 mila euro, gli europarlamentari chiedono che i costi del lavoro siano considerati fino ad un massimo del 50% sul totale sostenuto dalle imprese Secondo il Consiglio, devono essere computati per intero.
Il Parlamento europeo ha chiesto anche il varo di una “condizionalità sociale”. In pratica, gli imprenditori che non rispettano i contratti collettivi e le leggi sul lavoro dovranno essere sottoposti a sanzioni amministrative.

Il “trilogo” richiederà alcuni mesi e, a seguire, la Commissione Ue dovrà predisporre gli atti delegati per l’applicazione della nuova normativa di base. Secondo gli addetti ai lavori la procedura si concluderà non prima dell’estate 2021. Intanto, gli Stati membri possono procedere alla redazione dei Piani strategici nazionali che costituiscono la principale novità della riforma della Pac in discussione, la cui entrata in vigore è prevista all’inizio del 2023. Dovrà essere presentato un unico Piano strategico che dovrà includere sia le scelte nazionali per l’erogazione dei pagamenti diretti; sia i programmi per lo sviluppo rurale

fonte: agrisole