Gas: nuovo piano Ue, price cap a Borsa Amsterdam

(AGI) – Bruxelles, 17 ott. – Alla fine il price cap sul gas ci sarà. Ma non sarà quello reclamato da diversi Stati dell’Unione, in primis l’Italia, e sarà molto più smussato, nell’efficacia e nei tempi. La Commissione europea presenterà domani il suo nuovo – ennesimo – pacchetto di misure contro il caro energia. L’obiettivo principale è affrontare la speculazione, intervenire sui picchi. Per farlo propone di creare un nuovo benchmark (indicatore) su cui basare le transazioni del Gnl, il gas naturale liquefatto, che attualmente viene condizionato dagli indici del Ttf, il mercato di Amsterdam che copre le transazioni europee fissando di fatto il prezzo del metano nel Continente.
Per creare un nuovo benchmark serviranno però diversi mesi, probabilmente sarà pronto a inizio 2023 per la nuova stagione di riempimento di stoccaggi. Nel frattempo la Commissione vuole intervenire sul Ttf con un “price cap dinamico da attivare in caso di necessità” per limitare la volatilità dei prezzi. Il tetto dovrà essere limitato nella durata; non deve pregiudicare gli scambi di gas fuori borsa; non può incidere sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas dell’Unione e non deve comportare un aumento del consumo di gas. Per “tagliare” i picchi quotidiani, la Commissione introdurrà anche un’interruttore anti-speculazione’.
Una lettera congiunta firmata da Italia, Polonia, Grecia, Belgio, Paesi Bassi e “altri Stati”, aveva fatto riferimento giovedì a un “corridoio dei prezzi” per il mercato all’ingrosso, sottolineando che “le opinioni divergono sulla sua fattibilità, efficienza economica” e il rischio di interruzioni dell’approvvigionamento. Nella stessa lettera si suggeriva che un’alternativa potrebbe essere quella di modificare il riferimento al Ttf in tutti i contratti commerciali di gas esistenti.
L’esecutivo europeo vuole inoltre rafforzare le misure per concretizzare gli acquisti congiunti di gas a livello Ue, così da sfruttare il peso del blocco per ottenere prezzi migliori per la ricostituzione delle scorte prima dell’inverno 2023. Così si vuole impedire agli Stati di alimentare l’impennata dei prezzi facendosi concorrenza tra loro, come hanno fatto quest’estate riempiendo allo stesso tempo le loro riserve. I Ventisette avevano dato il loro accordo a fine marzo per una “piattaforma” di acquisti comuni, ma nessuna transazione è stata ancora conclusa e diversi Paesi hanno portato i propri negoziati senza consultarsi con gli altri. (AGI)