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Muore l’industria culturale italiana. Confedercontribuenti Imprese, serve un piano di sostegno straordinario

Muore l’industria culturale italiana, fatta da migliaia di imprese e una infinità di uomini e donne che vi lavorano. Dopo le misure anti covid prese con questo ultimo DPCM, il settore deve sospendere qualsiasi attività. Questo settore piu’ di tutti sta soffrendo la crisi derivante dalla pandemia ed è il comparto economico che che meno di tutti ha ricevuto i supporti governativi necessari alla sopravvivenza. Chiediamo al Governo, per questo settore un sostegno straordinario. Mai e poi mai il Paese piu’ bello del mondo deve abbandonare chi dell’arte, della cultura e della creatività ne ha fatto un lavoro, fonte di sviluppo economico e culturale. La presidenza nazionale di Confedercontribuenti,  fa appello al Ministro Franceschini affinchè lavori ad una svolta seria in sostegno delle imprese, degli artisti e di tutto il mondo degli operatori culturali del Paese.

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Più capitale nelle società tra professionisti

Più capitale nelle società tra professionisti. La maggioranza delle quote delle Stp può essere, infatti, di proprietà di non professionisti. Questi potranno detenere, quindi, anche più dei due terzi del capitale della società. Al contrario, le deliberazioni della Stp dovranno essere assunte da una maggioranza qualificata di soci professionisti, pena la cancellazione della società dal registro tenuto dall’albo di appartenenza. È quanto stabilito dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella delibera del 22 maggio 2019, pubblicata ieri nel bollettino dell’Authority.

La decisione dell’Agcm è contraria a quella presa lo scorso anno dal Consiglio nazionale dei commercialisti che, con l’informativa n. 85 del 5 novembre 2018, aveva affermato che la maggioranza dei due terzi dovesse valere sia per teste che per quote (l’informativa del Cndcec faceva riferimento all’ordinanza del tribunale di Treviso n.cron. 3438/2018 depositata lo scorso 20 settembre). Nello spiegare la sua posizione, l’Autorità ricorda anzitutto la norma costitutiva delle Stp (legge di stabilità 2012); in particolare viene sottolineato il passaggio per cui «in ogni caso il numero di soci professionisti e la partecipazione capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci: il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società». La questione, tuttavia, riguarda la cumulabilità dei due requisiti: «l’Autorità è venuta a conoscenza dell’esistenza di interpretazioni da parte di federazioni di ordini professionali in base alle quali i due requisiti di partecipazione (maggioranza dei due terzi in termini di numero dei soci professionisti e di partecipazione al capitale della società) devono ricorrere cumulativamente, a prescindere da chi esercita l’effettivo controllo sulla società». In generale, ricordano dall’Agcm, le federazioni degli ordini lamentano l’esistenza di dubbi interpretativi sull’argomento.

Comunque «l’Autorità è dell’avviso che, al fine di consentire ai professionisti di cogliere appieno le opportunità offerte dalla normativa in materia di Stp e le relative spinte pro-concorrenziali, vada privilegiata l’interpretazione della norma secondo la quale i due requisiti non vengano considerati cumulativi». In questo senso, la maggioranza di professionisti rimane obbligatoria sulle deliberazioni da assumere, ma non sulle quote societarie. L’obbligo, però, non comporta necessariamente che il numero di soci professionisti sia maggiore per testa rispetto ai soci non professionisti, in quanto «possono essere adottati dei patti parasociali o delle clausole statuarie che garantiscano ai professionisti di esercitare il controllo della società, anche nella situazione in cui essi siano in numero inferiore ai due terzi». In questi casi, ad esempio, possono essere previste delle limitazioni al diritto di voto dei non professionisti, oppure l’ampliamento di quello dei professionisti, garantendogli forme di voto multiplo. Nel motivare la sua decisione, l’Autorità afferma che «l’interpretazione data da alcuni consigli e federazioni può determinare limitazioni alla concorrenza, in quanto si traduce in un ingiustificato ostacolo alla possibilità per i professionisti di organizzarsi in Stp». In pratica, vietare che la maggioranza di quote resti in capo ad un soggetto non professionista, riduce le possibilità di aggregarsi in Stp e, quindi, di goderne dei vantaggi.

Fonte: Italiaoggi.it

Professioni intellettuali in Toscana, convegno ad Arezzo

“Le professioni intellettuali in Toscana, dalla legge regionale 73/2008 alle misure a favore dei liberi professionisti” è il titolo del convegno che si terrà oggi ad Arezzo presso la Borsa Merci il 13 Aprile dalle 14.00 alle 18.30 promosso dalla Regione Toscana e dalla Commissione regionale dei soggetti professionali organizzato in collaborazione con gli ordini professionali.

Il convegno è presieduto da Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, e prevede interventi dei vicepresidenti della Commissione regionale soggetti professionali Sandra Vannoni e Franco Pagani. Tra i temi trattati un approfondimento sulle politiche attive della Regione, grazie alle sinergie con la Commissione regionale dei soggetti professionali e con il mondo dei professionisti, a partire dalla Legge regionale 73/2008.

Sull’argomento anche alcuni laboratori dedicati alle modalità di accesso ai bandi, al co-working, alle pagine web sul sito regionale, sul microcredito e la creazione d’impresa, al fondo rotativo, ai voucher per la formazione continua, al fondo di garanzia e contributo in conto interesse.

Fonte: Regione Toscana