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Imprese, Unioncamere: nel primo trimestre iscrizioni stabili, più cessazioni

A distanza di due anni dall’irrompere dell’emergenza sanitaria, i numeri del Registro delle imprese delle Camere di commercio segnalano un primo, parziale assestamento della natalità e mortalità imprenditoriale, senza tuttavia recuperare ancora i livelli pre-pandemia. Alle 101.955 iscrizioni di nuove attività economiche rilevate tra gennaio e marzo (in linea con il dato dello scorso anno, dopo la brusca frenata del 2020) hanno risposto 103.104 cessazioni, per la prima volta in ripresa verso valori più normali dopo la forte contrazione legata all’attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività. Questo lo scenario che emerge dai dati Movimprese elaborati da Unioncamere – InfoCamere a partire dalle risultanze del Registro delle imprese delle Camere di commercio relative al I trimestre del 2022. Il saldo risultante dai due flussi (-1.149 unità) fotografa un sostanziale “stallo” nella dinamica complessiva del tessuto imprenditoriale che va qualificato come un risultato “tecnico” soprattutto per il livello di cancellazioni, ancora lontano da un’evoluzione fisiologica. A questo si aggiunge la debole dinamica delle iscrizioni che, pur in ripresa rispetto al minimo del primo trimestre del 2020, comincia a registrare il clima d’incertezza conseguente agli squilibri geo-politici innescati dal conflitto Russo-Ucraino. A conferma della correlazione dell’andamento del flusso di scrizioni ai registri camerali con il clima di fiducia delle imprese che, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto segnare un deterioramento di circa sette punti (passando dai 112,3 punti del dicembre 2021 ai 105,4 di marzo 2022). Con le cautele anzidette – e tenendo presente gli aspetti stagionali che influenzano il bilancio del primo trimestre dell’anno, con il peso delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente e rilevate statisticamente a gennaio – i dati del primo trimestre del 2022 restituiscono il profilo di un sistema imprenditoriale che allarga il proprio perimetro soprattutto grazie alla filiera dell’edilizia e dei servizi a essa collegati (servizi immobiliari e attività professionali, tecniche e scientifiche) e dei servizi alle imprese. Presi insieme, questi settori determinano infatti un saldo di 10mila imprese in più nel periodo (il 58% del quale attribuibile alle sole costruzioni), confermando la spinta determinata dagli incentivi in favore delle famiglie per gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Sul fronte opposto, gli altri grandi settori tradizionali mostrano dinamiche negative, con andamenti diversificati rispetto all’ultimo quinquennio. Il saldo più negativo del commercio (-8.271 unità nel trimestre) riflette la chiusura definitiva di attività colpite dalla pandemia che, probabilmente, avevano atteso la fine del 2021 per ottenere i ristori governativi; quelli di agricoltura (-4.259) e turismo (-1.610 per alloggio e ristorazione) segnalano un ritorno a valori più fisiologici del recente passato, mentre il bilancio delle attività manifatturiere (-2.230) conferma il dato dello scorso anno. Sotto il profilo organizzativo, infine, si conferma la forza della formula della società di capitali per quanti decidono oggi di lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale. Tra gennaio e marzo sono nate 31.830 società di capitali a fronte di 17.341 che hanno chiuso i battenti, per un saldo nel periodo pari a 14.489 società in più. A fronte di queste, si è ulteriormente ridotto il perimetro delle imprese individuali, diminuite di 11.573 unità.

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Superbonus 110%, abusi edilizi e opzioni alternative: facciamo chiarezza

La non più necessaria attestazione circa lo stato legittimo degli immobili soggetti ad intervento di superbonus 110% (trainato, trainante, di ecobonus o sismabons), senza demolizione e ricostruzione dell’edificio, unita alla nuova CILA-Superbonus (c.d. CILAS) che non richiede una rappresentazione grafica dell’intervento ma solo una sua “mera” descrizione, darà il via a molti “indecisi”.

Dalla nascita delle detrazioni fiscali del 110% ha, infatti, tenuto banco l’argomento “stato legittimo/abusi edilizi“. Un argomento sempre esistito, almeno da quando è il vigore l’art. 49 del DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), molto delicato e che è tornato alla ribalta grazie alla particolare aliquota di detrazione (il 110%) ma soprattutto alle due opzioni alternative alla fruizione del bonus 110%.

Superbonus 110% e opzioni alternative

La possibilità offerta dall’art. 121 del Decreto Rilancio di optare, in luogo alla fruizione diretta della detrazione fiscale, per una delle due opzioni alternative (anche per stato di avanzamento, SAL):

Due opzioni che avrebbero da subito sbloccato i lavori se non fosse che la necessità di visto di conformità, prevista dall’art. 119, comma 11 del Decreto Rilancio aveva imposto, ai commercialisti/CAF prima e alle banche/istituti acquirenti della detrazione dopo, di fare attenzione ad ogni requisito, tra cui la conformità urbanistica-edilizia dell’immobile, la cui assenza (ai sensi del citato art. 49) pregiudica la fruizione di qualsiasi detrazione fiscale. Tra l’altro, nella documentazione che ogni banca richiede per l’accettazione del credito e il suo acquisto, vi è sempre (e ancora) l’attestazione dello stato legittimo ai sensi dell’art. 9-bis, comma 1-bis del Testo Unico Edilizia.

Superbonus 110%, abusi edilizi e opzioni alternative: cosa cambia dopo il Semplificazioni-bis

Il Decreto Semplificazioni-bis, sostituendo il comma 13-ter e inserendo i commi 13-quater e 13-quienquies, ha operato un cambio epocale limitato alla fruizione del Superbonus che adesso non solo non richiede più l’attestazione dello stato legittimo ma non ne fa più pregiudicare la fruizione in caso di abusi edilizi.

Proprio per questo motivo, i soggetti preposti al rilascio del visto di conformità e i soggetti acquirenti delle detrazioni, dovrebbero aggiornare la lista dei documenti da richiedere al contribuente, eliminando la verifica dello stato legittimo. Ciò al fine di non pregiudicare la cessione del credito e, quindi, il meccanismo stesso che ha incentivato ancora di più gli interventi.

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Markit PMI: rallenta la crescita manifatturiera italiana a luglio

Il settore manifatturiero italiano è cresciuto appena a luglio. La produzione e i nuovi ordini hanno ambedue teso verso livelli di stagnazione e la crescita generale è quindi dipesa da ulteriori aumenti dell’occupazione e un modesto incremento delle giacenze di magazzino. Continua a leggere