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Confedercontribuenti: Niente moratoria mutui prima casa per artigiani, commercianti e imprenditori. Gravissima decisione del Ministero delle Finanze

Negata la possibilità di presentare la domanda di moratoria per mutui «prima casa» ai piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. La lettura del ministero dell’economia e delle finanze, infatti, non risulta aderente alle disposizioni introdotte dal decreto «Cura Italia», anche per quanto chiarito nella relazione di accompagnamento. Gravissima la decisione del MEF, che se confermata merita una protesta dura. A dichiaralo il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro.

Questo è quanto si deduce dalla lettura del modulo licenziato e disponibile sul sito del Ministero dell’economia e delle finanze (http://www.mef.gov.it/inevidenza/Pubblicato-il-nuovo-modulo-per-accedere-al-Fondo-per-la-sospensione-dei-mutui-sulla-prima-casa/ ).

Infatti, riguardo al «Lavoratore autonomo» e «libero professionista», il dicastero precisa che «per lavoratore autonomo si intende il soggetto la cui attività è ricompresa nell’ambito dell’art. 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (attività non imprenditoriali. Sono pertanto escluse le imprese e le ditte individuali); per libero professionista si intende il professionista iscritto agli ordini professionali e quello aderente alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4 e in possesso dell’attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge n. 4 del 2013».

 

 

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Cassa Depositi e Prestiti: 2 miliardi di euro a supporto dei fabbisogni finanziari delle imprese (sportellobanche@confedercontribuenti.it)

Cassa depositi e prestiti rende immediatamente disponibili a supporto delle imprese di media e grande dimensione 2 miliardi di euro. Tra le misure straordinarie approvate dal consiglio di amministrazione, Cdp ha previsto una nuova linea di operatività, che consente il finanziamento fino a 2 miliardi di euro a supporto dei fabbisogni finanziari delle medie e grandi imprese (indicativamente con fatturato superiore ai 50 milioni di euro) per esigenze temporanee di liquidità, supporto al capitale circolante e sostegno agli investimenti previsti dai piani di sviluppo delle aziende.
“L`iniziativa – spiega Cdp – intende fornire liquidità immediata alle imprese in attesa dell`avvio operativo dei meccanismi di garanzia previsti dal Dl Cura Italia. L`erogazione dei fondi potrà avvenire anche in pool con altre Istituzioni finanziarie, mediante finanziamenti con quota di Cdp di importo compreso tra 5 e 50 milioni di euro e durata fino a 18 mesi”.
Le misure approvate seguono il piano di interventi da 17 miliardi di euro a sostegno dell`economia italiana varato da Cdp nelle scorse settimane.
Cdp ha approvato anche una serie di interventi in base ai quali per 7.200 enti territoriali si liberano 1,4 miliardi di euro di risorse dalla rinegoziazione di 34 miliardi di prestiti. Cdp offre un supporto finanziario a comuni, città metropolitane, province e regioni per far fronte all`emergenza con la più vasta operazione di rinegoziazione realizzata negli ultimi anni dal gruppo: 7.200 enti potranno rinegoziare circa 135mila prestiti per un debito residuo complessivo di 34 miliardi di euro. La misura consentirà di liberare risorse, nel 2020, fino a 1,4 miliardi di euro, che gli enti potranno destinare anche ad interventi per far fronte all`emergenza epidemiologica da Covid-19.

Fonte: Italiaoggi.it

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Basta con la guerra alle partite iva. Confedercontribuenti, si cambino subito leggi e norme vessatorie.

Il popolo delle partite iva, ovvero oltre cinque milioni di italiani, sono una marea enorme che vive senza rappresentanza. Di fronte ad una crisi economica epocale che ha decimato, per responsabilità certe del sistema fiscale e di quello bancario il lavoro autonomo e d’impresa. Nessuna risposta concreta arriva dalla politica, nel paese che ha sempre vissuto della forza della piccola e media impresa, fortemente diffusa e che adesso è decimata per effetto delle politiche sbagliate e persecutorie fin qui seguite. Questo immenso popolo che rischiando in proprio garantisce il benessere del Paese è stato sacrificato sull’altare di scelte politiche che hanno in decenni distrutto l’economia del nostro paese e portato ad un carico fiscale e previdenziale insostenibile. Il tutto insieme ad un sistema di riscossione usuraio. Ormai l’Italia è passata dall’essere il Paese del permissivismo fiscale e quello della repressione e dello stato di polizia fiscale.  Ecco perchè diventa sempre maggiore la voglia di un cambiamento. Se la politica non si darà la giusta “mossa” per cambiare registro, allora si che la secessione dai valori repubblicani diventerà un fatto drammaticamente vero, che coinvolgera’ milioni di italiani esausti, capaci di cadere nelle mani di trombettisti stonati.

 

 

 

 

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Crisi d’impresa: Confedercontribuenti, una legge per fare morire le imprese

Oltre 60 mila società di capitali a rischio allerta (tradotto: rischio di segnalazione ovvero campanello d’allarme della crisi), che in Sicilia supera le 70 mila imprese. Il rapporto Cerved, una delle più qualificate agenzie di settore, sui bilanci 2018, pubblicato oggi su “IlSole24ore”, certifica uno stato di quasi collasso del tessuto imprenditoriale. “E’ una ‘strage’ -dichiara Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti. Che aggiunge: “i numeri parlano chiaro: siamo alle porte di una condizione di non ritorno, che mette seriamente a rischio la tenuta del sistema impresa in Italia. In Sicilia, in proporzione al dato nazionale, siamo ad oltre 70 mila imprese. Insomma, basta pochissimo, una difficoltà magari momentanea, per mettere in ginocchio, con controlli sempre più stringenti, un’impresa.” In un quadro di per sé già allarmante, la ricerca resa nota oggi indica che è quasi sempre il patrimonio netto negativo la spia della crisi. “La Confedercontribuenti -conclude Finocchiaro- evidenzia che questi dati sono davvero allarmanti, come noi sosteniamo da tempo. Per altro, c’è da chiedersi se gli organismi previsti dal ‘Codice della Crisi’, come gli organismi di composizione della crisi, siano in grado di affrontare una simile condizione generale. Non resta che prendere atto che anche per queste ragioni occorre rivedere questo ‘Codice’ salutato con favore anche da tante forze politiche, ma che in realtà non risolve, forse aggrava i problemi delle imprese”.

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Buon Anno dal Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. “Serve cambiare le cose, lamentarsi non basta”.

Serve cambiare le cose, lamentarsi non basta. Questo sarà lo slogan del 2020 della Confedercontribuenti, che dopo un anno passato ad aspettare quel cambiamento annunciato dopo le elezioni politiche del 2018, ha bisogno di rimettere in campo idee e proposte che reggano e che non siano solo slogan da facebook o da social in generale. Proposte che possano approdare in Parlamento. Si proprio li, il luogo che ha bisogno di ridiventare il centro delle decisioni democratiche del nostro Paese. Un Parlamento che oggi, invece assolve al compito di votare le leggi, che propongono i Governi o i loro leaders, senza che vi sia dibattito e procedure costituzionali corrette. Un Parlamento che rischia di diventare quello tipico dei paesi, dove prevalgono quelle nuove tendenze che in nome del “popolo sovrano” si arrogano il diritto di decidere in pochi. Quei Paesi dove la democrazia è diventata formale e non sostanziale.  Invece serve partecipazione. Quella che invocano i tanti giovani scesi a riempire le piazze del nostro Paese, fin qui per fermare le derive autoritarie, ma che presto dovranno indicare i contenuti per il cambiamento. Noi anche nel 2019 di proposte, ad una classe politica sorda, ne abbiamo fatte tante. Dal fisco, alla riscossione, alle banche, alla pubblica amministrazione. Ma è davvero complicato fargli comprendere l’esigenza di salvare il Paese, salvando le imprese e i contribuenti. Allora dobbiamo diventare piu’ forti, soggetti del territorio e nel territorio. Bisogna che Confedercontribuenti si organizzi capillarmente, attraverso presidi tecnici ma anche e soprattutto politici. Il 2020 sarà l’anno di una vera riforma organizzativa della nostra organizzazione. Entro il mese di Marzo procederemo con la prima Conferenza di organizzazione e lavoreremo per una ristrutturazione sia della struttura centrale che delle realtà regionali. Rilanceremo già dai prossimi giorni il Quotidiano, i portali, la comunicazione e tutto cio’ che servirà a rafforzare la voce alle giuste istanze della nostra organizzazione. Dunque un 2020 che sarà di cambiamento, perchè lamentarsi non basta. Non basta esprimersi con slogan demagogici e inutili, che buttano nel mare magnum dei social aspettative irrealizzabili e spesso anche negatività sciocche e prive di senso. Insomma sarà un 2020 di cambiamento. Intanto buon fine anno. Il 2020 sia l’anno della giusta riscossa delle idee e dei fatti, perchè è giunto il tempo di diventare protagonisti attivi della politica del nostro Paese, con proposte concrete di cambiamento, perchè lamentarsi non basta.

 

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Ieri il primo tax day dell’anno

Ieri è stato il giorno del Tax Day. Ovvero l’appuntamento che riguarda non solo le imprese, ma anche le famiglie per il versamento – slittato dal 16 sempre per lo stesso motivo della festività – del primo acconto delle imposte sugli immobili diversi dalla prima casa non di lusso: Imu e Tasi del 2019. Gli oltre 25 milioni di italiani proprietari di seconde case e immobili diversi dalle prime abitazioni non di lusso (escluse dalle imposte tranne le classi A1, A8 e A9) verseranno 10,2 miliardi nelle casse dei Comuni e anche dello Stato per gli immobili di categoria D come gli alberghi.

Il 16 dicembre poi bisognerà versare il saldo con il rischio che potrebbe essere più alto del previsto 50% – per un totale di 20,5 miliardi – per i proprietari residenti nei Comuni intenzionati ad aumentare le aliquote, ma che non hanno ancora approvato le delibere.

Commercianti, artigiani, industriali e lavoratori autonomi dovranno, invece, versare l’Iva – 9,8 miliardi – ed infine, si dovranno corrispondere le ritenute Irpef trattenute sui compensi dei lavoratori autonomi (935 milioni).

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Indagato a Campobasso il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona per presunta usura bancaria

Paolo Savona, ministro degli Affari Europei, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso per presunta usura bancaria.

L’inchiesta partita dalla denuncia della Engineering srl coinvolge ben 23 persone, tra manager e noti banchieri, che ricoprivano ruoli apicali in Unicredit e Banca di Roma negli anni tra il 2005 e il 2013.

La Engineering srl dei fratelli Santoro, società di capitali di Campobasso, ha realizzato i più importanti parchi eolici di Molise, Puglia e Campania.

Il legale Luigi Iosa, che ha curato la denuncia, conferma che l’iscrizione nel registro degli indagati del ministro e dei vertici bancari è <<un atto dovuto>> proprio perché  la Cassazione penale ha imposto in questi casi, considerato il ruolo di garanzia e di controllo che la legge attribuisce loro, l’estensione dell’eventuale responsabilità penale ai vertici della Banca.

La pm Rossana Venditti chiede una proroga delle indagini di sei mesi. L’istanza è stata formulata ieri 19 luglio al giudice per le indagini preliminari.

Oltre all’esponente del governo figurano così nel fascicolo i nomi di:

  • Alessandro Profumo, oggi amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica
  • Fabio Gallia, amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e prestiti
  • Aristide Canosani, l’ex sindaco di Ravenna ed ex presidente di Unicredit
  • Franco Bellei, 22 anni al timone della Cassa di risparmio di Modena
  • Cesare Farsetti, del Cda della Banca agricola e commerciale
  • Luca Majocchi, ex Unicredit- Pagine gialle – Spencer Stuart
  • Roberto Nicastro
  • Edoardo Massaglia
  • Paolo Fiorentino
  • Alessandro Cataldo
  • Giovanni Chelo
  • Dieter Rampl
  • Giuseppe Vita
  • Federico Ghizzoni
  • Francesco Antonio Ricci
  • Antonio Ciarallo
  • Adolfo Toti
  • Giuseppe D’Onofrio
  • Nicolangelo Testa
  • Rosario Spatafora

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37 mil € alle imprese siciliane per realizzare investimenti per ridurre i consumi energetici .2.1 del PO FESR

L’assessorato all’energia della Regione Siciliana ha diffuso un ulteriore avviso di preinformazione relativo all’ Azione 4.2.1 dal titolo “Incentivi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas climalteranti delle micro, piccole, medie e grandi imprese e delle aree produttive compresa l’installazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile per l’autoconsumo, dando priorità alle tecnologie ad alta efficenza.”

Con questa misura la regione intende quindi incentivare tutti quegli interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas climalteranti delle imprese e l’aree produttive compresa l’ installazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile per l’autoconsumo mediante concessione di agevolazioni sotto forma di contributo in conto capitale sulla base di una procedura valutativa a sportello.

La misura gode di un’ottima dotazione finanziaria pari a 37.000.000,00 euro, di cui 27.750.000 € riservati alle micro, piccole e medie imprese e 9.250.000 € riservati alle Grandi imprese.

Destinatari e beneficiari dell’azione 4.2.1 del Po Fesr Sicilia sono le micro, piccole, medie imprese (PMI) e le Grandi Imprese (Gl).

Sono ammissibili al contributo finanziario tutti quegli interventi che consentiranno di ridurre i consumi energetici nei cicli produttivi come ad esempio:

  • installazione di trasformatori elettrici al fine di azzerare l’energia reattiva;
  • installazione di motori elettrici a più elevata efficienza,
  • installazione di inverter su motori elettrici,
  • sostituzione di caldaie a tecnologia obsoleta,
  • installazione di inverter su compressori,
  • forme di refrigerazione a minor dispendio energetico,
  • recupero di cascami termici,
  • impianti di generazione combinata di energia elettrica/calore/freddo (cogenerazione/rigenerazione ad alto rendimento di potenza elettrica massima pari a 1 MW),
  • unità di micro-cogenerazione ad alto rendimento,
  • impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili per autoconsumo.

Possono rientrare in questa tipologia di azioni anche interventi non strettamente connessi con la riduzione dell’ intensità energetica dei cicli produttivi propriamente detti, ma anche dei consumi complessivi delle imprese beneficiarie. Saranno agevolati anche gli audit energetici – preordinati agli interventi veri e propri di efficientamento energetico ad esclusione degli audit energetici delle grandi imprese, obbligatori ai sensi della normativa vigente.

Non sono ammissibili progetti che prevedono interventi di natura strutturale sugli immobili.

Ciascun proponente può presentare distinte domande di partecipazione all’ Avviso. Ciascuna domanda però deve essere riferita ad una sola unità operativa ed in ogni caso ed indipendentemente dal numero di domande presentate, ciascun proponente non potrà ricevere incentivi in misura superiore a 200.000,00 nel caso di PMI e di 1.000.000,00 nel caso GI.

L’entità del finanziamento in conto capitale, sarà stabilita a norma degli artt. 38, 41, 49 del Regolamento UE 651/2014 e varierà in relazione alla classe dimensionale dell’ impresa proponente.

Il contributo sarà concesso sulla base di una procedura valutativa a sportello con soglia minima di qualità progettuale. Le domande devono essere inoltrate compilando il modulo di domanda allegato all’Avviso avvalendosi del portale delle Agevolazioni, e dovranno essere inviate a partire dalle ore 14:00 del quarantacinquesimo giorno successivo alla data di pubblicazione dell’Avviso sulla GURS alle ore 24 del cinquantacinquesimo giorno successivo alla data di pubblicazione dell’Avviso sulla GURS che avverrà nei prossimi giorni (mettete il mi piace per rimanere aggiornati).

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Rottamazione Bis: Confedercontribuenti, mai avuto dubbi che era insostenibile per le imprese. Ora lo conferma Ruffini.

Per la rottamazione bis sono arrivate all’Agenzia delle Entrate circa 950 mila istanze da circa 840mila contribuenti per oltre 4 milioni di cartelle di valore complessivo di circa 14 miliardi di euro. Lo ha riferito alla commissione Finanze della Camera il direttore Entrate Ernesto Maria Ruffini. L’importo da pagare, al netto delle sanzioni e degli interessi, è di «circa 9 miliardi». La maggior parte delle domande (53%) si riferiscono a debiti sotto i 1.000 euro. Circa un quarto dei contribuenti (23%) ha scelto di pagare in un’unica rata. Poco più di un contribuente su 2 (il 56%) di chi ha fatto domanda di definizione agevolata delle cartelle con importi oltre 100mila euro ha poi effettivamente «aderito con un pagamento» alla rottamazione. Nel caso di debiti piccoli risulta invece una più alta adesione: sta pagando l’86% di chi aveva un debito entro i 1.000 euro e tra 1.000 e 1.0000 euro e il 77% di chi è nella fascia tra 10.000 e 50.000 euro. Quanto affermato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, conferma che cosi’ come è stata prevista la rottamazione non poteva certamente servire a far pagare le imprese. Il nuovo governo non perda tempo ad affrontare la questione. E’ quanto dichiarato dal Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro.

Sospensione tasse ai terremotati: Confedercontribuenti, grave il no della maggioranza al Senato

 

”La bocciatura al Senato dell’emendamento sulla sospensione del pagamento delle tasse per le aree terremotate e’ un fatto gravissimo. La maggioranza ha bocciato sia l’emendamento del Pd che quelli di Forza Italia e FdI. Una colpo per l’intera comunità e per le imprese. Gli emendamenti erano stati accantonati con la promessa di una soluzione che pero’ evidentemente non sono stati in grado di trovare.  “Facciamo appello a ripensarci durante le votazioni alla Camera” così in una nota il presidente nazionale di Confedercontribuenti,

Carmelo Finocchiaro