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“Artigianato a rischio estinzione”: arriva il bando per il Sud

ROMA – Un aiuto per il rilancio della tradizione artigiana meridionale, sempre più “a rischio estinzione”. A proporlo è la Fondazione Con il Sud, la quale, in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (Oma), rivolge un invito alle organizzazioni del Terzo settore per progetti di valorizzazione di antiche produzioni e competenze in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Continua a leggere

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Nel 2018 oltre 400 le aziende partecipanti al Roadshow “Italia per le imprese”

Sono oltre 400 le imprese che hanno partecipato alle prime 5 tappe dell’edizione 2018 del Roadshow “Italia per le imprese, con le PMI verso i mercati esteri” patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Continua a leggere

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Markit PMI: rallenta la crescita manifatturiera italiana a luglio

Il settore manifatturiero italiano è cresciuto appena a luglio. La produzione e i nuovi ordini hanno ambedue teso verso livelli di stagnazione e la crescita generale è quindi dipesa da ulteriori aumenti dell’occupazione e un modesto incremento delle giacenze di magazzino. Continua a leggere

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Export, Rapporto Sace: Campania prima regione del Mezzogiorno

L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali e l’aumento di episodi di violenza politica. Su quali Paesi e settori possono puntare le aziende campane per cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali? Continua a leggere

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No profit, più tempo per adeguare gli statuti

Più tempo per gli adeguamenti degli statuti degli enti del terzo settore. Sarà possibile fare le modifiche per essere compliant al nuovo quadro normativo in 24 mesi e non più 18 mesi. Inoltre la tutela degli animali diventa attività di interesse generale esercitabile dagli enti del terzo settore (Ets). Continua a leggere

La “pace fiscale” è scomparsa ?

Questo nostro Paese fatto di imprese e famiglie ha bisogno, e lo abbiamo sempre detto, di un “Patto Fiscale” fra cittadino e istituzioni siano esse nazionali che locali. Una battaglia che da sempre abbiamo ribadito essere “centrale” per risollevare le sorti di un’economia che ha mietuto migliaia e migliaia di piccole e medie imprese e sovrindebitato milioni di famiglie. La classe politica è sempre stata sorda a questo allarme. In maniera irresponsabile perché l’apparente rigore ha portato ad un “cosiddetto” magazzino fiscale inesigibile e prescritto nei termini per la riscossione di quasi 900 miliardi.

Questo è il frutto di un sistema fiscale che negli anni precedenti se da un lato non era attrezzato ad effettuare in maniera rigorosa la riscossione, dall’altro adottava un sistema sanzionatorio assolutamente punitivo al punto che per anni Equitalia è stata sinonimo di usura di Stato. Poi decisero di applicare la cosiddetta “rottamazione dei ruoli”, interessante nelle sue linee teoriche  ma utilizzabile solo dai piccoli debitori. Una norma dove la rateizzazione in cinque e tre rate ha impedito alle PMI di potere aderire in maniera rilevante perché incompatibile e insostenibile con la crisi di liquidità delle aziende, ormai massacrate da anni di crisi.

La politica non ci ha mai voluto ascoltare quando abbiamo detto che i piani di pagamento andavano fatti non eccedendo il quinto del reddito aziendale o familiare. Avremmo avuto tanti incassi diluiti in molti anni senza mortificare i saldi di bilancio dello Stato, in quanto sanzioni e interessi non costituiscono voce di entrate. Ma i politici hanno sempre detto no. Quel Governo che pensava che il Paese avesse le casse piene di soldi e non di debiti verso il sistema bancario. Non hanno voluto comprendere che sarebbe stato un modo per salvare migliaia di aziende dai  fallimenti, con un gravissimo impatto sociale oltre che economico per la Nazione. Una classe politica che, proclamando il rigore, ha nei fatti impedito che lo Stato “incassasse” i soldi, mettendo un tassello fondamentale verso un “Patto Fiscale” fra Stato e cittadino. Poi con il nuovo governo è arrivata la proposta della cosiddetta “pace Fiscale” sul modello della vecchia adesione tremontiana. Abbiamo accolto questa proposta come un segnale “forte” per rilanciare l’economia. Sui giornali abbiamo letto varie possibili modalità applicative, anche se non ci è stato mai detto come renderla compatibile con i conti dello Stato. In questo da “contribuenti” saremo contenti che Ministero delle Finanze e Ragioneria Generale dello Stato trovassero le dovute soluzioni.

Da settimane però è sceso nuovamente il silenzio e per noi “contribuenti” è un problema. Non abbiamo riscontro di alcuna iniziativa del Governo o del Parlamento. E iniziamo ad essere preoccupati. Perché questa norma potrebbe costituire, insieme ad una più complessiva revisione del sistema fiscale, un tassello fondamentale per la centralità della difesa degli interessi nazionali, che per noi hanno due punti centrali: l’uscita dalla crisi delle famiglie e la rinascita del sistema della piccola e media impresa da sempre una risorsa insostituibile del nostro Paese.

Aspettiamo e ci contiamo. Desideriamo tempi certi e monitoreremo la situazione, come sempre.

CIS di Nola, storia di una finanza a delinquere. Il sistema Punzo e il fallimento degli onesti

La vicenda del CIS di Nola, il più grande centro commerciale d’Europa, frutto di una grande intuizione iniziale, è stato il luogo dove si sono celebrati il fallimento di un progetto industriale, il trionfo della finanza e degli interessi di pochi, in particolare di quel sistema di potere che per anni si è identificato intorno al “sistema Punzo”.

Ma è stato anche il luogo dove si è palesata la più grande sprovvedutezza degli imprenditori meridionali e campani in particolare. In verità, questa classe imprenditoriale non ha mai esercitato il ruolo di protagonista in un centro in cui il compito degli imprenditori soci doveva essere centrale per lo sviluppo. Purtroppo la maggioranza di loro delegò al padre della Patria, il Cavaliere Punzo, che invece preparava la polpetta avvelenata, finanziando con i soldi del CIS spa, altre sue avventure imprenditoriali, come l’Interporto campano o il centro commerciale Vulcano che in poco tempo si sono rilevati fonti di perdite milionarie.

Imprenditori traditi da specchietti per le allodole, come il cosiddetto submutuo concesso ad ognuno, che nei fatti è stata l’anticamera per fare fallire decine di imprese.

Un mutuo concesso dal CIS spa, che improvvisamente fu trasformato in intermediario finanziario in un breve lasso di tempo e poi ritrasformato, il tutto con la chiara complicità di Banca d’Italia e successivamente di una parte della Magistratura partenopea, che ha sempre archiviato ciò che riguardava il sistema Punzo.

Avallare quel famoso accordo di ristrutturazione del debito del gruppo, che ha svalutato il patrimonio dei soci, ha di fatto consegnato alle banche tutto a costo zero, tutto anche i Capannoni degli imprenditori falliti ingiustamente. I loro capannoni costituivano la merce di scambio, per salvare Punzo e garantire i sodali del sistema, nel salvaguardia del proprio patrimonio.

Oggi si esulta per i bilanci risanati, che tutto si avvia al meglio, certamente per le banche ma senza considerare il sangue e le lacrime che hanno versato decine e decine di imprese.

Questo a noi non piace.

Come Confedercontribuenti siamo stati gli unici, seppur isolati, a condurre a tutti i livelli una dura battaglia.

Purtroppo, in questa tragica vicenda, siamo stati sconfitti anche noi.


Alcuni Link di riferimento

Cis di Nola. Confedercontribuenti ricorre in Appello

Nola – Fallimenti al Cis, Confercontribuenti chiede chiarezza

Cis di Nola, Confedercontribuenti accusa: “Imprenditori a rischio fallimento”

Il Gazzettino Vesuviano

 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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L’usura (fatta dalle banche) vista con gli occhi dei partigiani del nuovo potere.

di Carmelo Finocchiaro – Presidente Nazionale Confedercontribuenti

In queste ore, dopo la notizia dell’indagine che coinvolge tanti manager ed ex manager bancari per usura (commessa nell’esercizio dell’attività bancaria) e che vede coinvolto il Ministro agli Affari Europei, Paolo Savona,  il popolo di fans del nuovo potere insorge e si ribella.

I fans definiscono tale atto un attentato di lesa maestà da parte della magistratura, al nuovo voluto dagli italiani. Nei post sui social emerge l’anima di chi, accecato dalla ormai coltre di nebbia, che determina una sola visione della verità, solo quando si parla dei nemici, non coglie, dopo anni di battaglie contro il sistema bancario, che qualsiasi inchiesta che coinvolge il sistema bancario è salutare per spezzare le catene di un potere finanziario rapace e vessatorio. Certo ci sarà il processo a provare le reali colpevolezze di ogni potenziale indagato, ma noi partiamo dal principio che anche gli uomini del nuovo potere possano, al pari di quello vecchio, essere coinvolti in possibili reati.

Certamente quel modo di ragionare porta solo a cercare di oscurare le possibili verità, a favore o contro l’imputato, solo per una scelta che sembra quasi un editto. La logica è quella del <<di noi non si parla, noi siamo la verità inconfutabile, i nostri non possono aver commesso malaffare>>. È una manovra del vecchio sistema. Contro di noi esistono solo congiure. Noi che invece crediamo che in uno Stato di diritto, le verità devono sempre emergere, crediamo che chiunque e fino alla fine dei processi non sia da condannare.  Oggi abbiamo solo da prendere atto che c’è una indagine e in questo caso vi è coinvolto un Ministro del nuovo potere. Si chiama Paolo Savona. E di questo bisogna prenderne atto senza emettere sentenze.

 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Una richiesta d’aiuto contro l’usura bancaria

di Paolo De Carlo – Coordinatore Regionale Confedercontribuenti Puglia

UNA RICHIESTA DI AIUTO

per centinaia di imprenditori, per decine di famiglie che la GIUSTIZIA non ha tutelato e non tutela lasciando ignorate le loro denunce, le loro richieste d’aiuto e le tutele  sancite dalle Leggi

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
Leggi tutto sul quotidiano: Una richiesta d’aiuto contro l’usura bancaria