QdC. Benzina e diesel alle stelle, come ti uccido l’economia

ROMA. Prezzi alle stelle per benzina e diesel, dopo i rialzi di una settimana fa quando è scaduto il taglio delle accise deciso dal precedente governo Draghi.

Proibitivi i prezzi in autostrada, dove il gasolio viaggia verso 2,5 euro al litro (2,479 euro).

«I prezzi dei carburanti sembrano fuori controllo, e dopo lo stop al taglio delle accise si assiste a forti incrementi dei listini alla pompa in tutto il territorio, la cui entità non sembra in alcun modo giustificata dall’andamento delle quotazioni petrolifere – afferma il presidente Carlo Rienzi – Per tale motivo abbiamo presentato un esposto a 104 Procure di tutta Italia e alla Guardia di Finanza, chiedendo di indagare sui prezzi di benzina e gasolio allo scopo di accertare eventuali speculazioni o rialzi ingiustificati dei listini».

Di rincaro in rincaro da inizio anno, cioè da quando il governo ha cancellato definitivamente tutto lo sconto sulle accise, i prezzi dei carburanti continuano a crescere. E dopo la benzina segnalata nei giorni scorsi a quota 2 euro in alcune stazioni oggi è il caso del gasolio che i consumatori del Codacons fotografano verso i 2,5 euro al litro in autostrada. E si registrano picchi ‘anomali’ nelle Eolie o in Sardegna dove far arrivare la benzina costa di più.

Le associazioni di categoria chiedono un immediato intervento “Meloni se ci sei batti un colpo”.

“Il confronto europeo dimostra come gli automobilisti italiani paghino lo scotto di una tassazione abnorme che porta i listini alla pompa ai livelli più alti d’Europa – afferma il presidente di Assoutenti Furio Truzzi – Ci chiediamo se la Premier Meloni abbia contezza di tali numeri e se intenda intervenire per evitare una nuova emergenza economica che avrà inevitabili pesanti effetti diretti e indiretti  per famiglie e imprese”.

La Confedercontribuenti lancia l’allarme inflazione “Un rialzo ingiustificato, frutto di speculazioni – spiega il suo Presidente Carmelo Finocchiaro – che si ripercorrerà in maniera negativa sui bilanci dei contribuenti, famiglie e imprese. La corsa di benzina e gasolio rischia infatti di innescare rincari a cascata con effetti sui prezzi al dettaglio dei beni di largo consumo.

Per evitare eventuali fenomeni speculativi sui prezzi dei carburanti su strade e autostrade a seguito dello stop degli sconti sulle accise, fonti del Mef confermano che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già dato mandato, lo scorso dicembre, alla Guardia di Finanza di monitorare la situazione e che la prossima settimana verranno resi noti i risultati dei controlli effettuati.

La Procura di Roma indaga già sui rincari, compresi i prezzi del carburante, nell’ambito di un fascicolo aperto per individuare eventuali speculazioni.

QdC. Confedercontribuenti: “bene la rincorsa ai saldi!”

ROMA. Sono iniziati i saldi invernali in tuta Italia, la Sicilia li aveva anticipati al 02 gennaio.

«Il termine “saldi” indica la differenza tra le entrate e le uscite, nonché un “saldo” positivo o negativo; motivo per cui i saldi sono la merce che non è stata venduta in un negozio a fine stagione e la vendita stessa dell’invenduto».

La prima legge a introdurre le categorie di “vendite straordinarie” e “vendite di liquidazione” (entrambe definite come forme di vendita al pubblico con le quali un commerciante cerca di esitare in breve tempo tutte le proprie merci o gran parte di esse, presentando al pubblico la vendita come occasione particolarmente favorevole) fu emanata il 2 giugno 1939, in piena epoca fascista: come spiega dell’Istituto Bruno Leoni, la regolamentazione dei saldi nacque con l’idea di correggere, o perlomeno limitare, la “concorrenza selvaggia” tra i venditori.

I saldi, in particolare, facevano parte delle vendite straordinarie, durante le quali si mettevano in vendita “esclusivamente prodotti di carattere stagionale, articoli di moda ed in genere prodotti che siano comunque suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono esitati durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo“. Le vendite promozionali, a differenza di quanto accade oggi nel nostro Paese, non avevano limitazioni di tempo, ma potevano essere attuate in qualunque periodo dell’anno (come avviene tutt’oggi negli Stati Uniti). Tuttavia, attuarle non era così semplice: il commerciante doveva seguire una trafila burocratica presentando domanda alla corporazione locale e attenendone l’approvazione.

Finocchiaro, presidente della Confedercontribuenti invita alla prudenza: “Le nostre imprese associate devono evitare gli inganni.  Sebbene la legge tenda ad eliminare forme di vendita che, facendo leva sulla credulità, impediscono un corretto sviluppo di una sana e leale concorrenza, base del nostro sistema economico, occorre che il contribuente sappia fare delle scelte oculate, tenendo presente che il venditore ha l’obbligo di dimostrare di aver effettivamente gli sconti sul prezzo iniziale”.

La legge del 1991 stabilì che i saldi si tenessero in tutta Italia dal 7 gennaio al 7 marzo e dal 10 luglio al 10 settembre. Nel 1998 la decisione venne posta nelle mani delle singole regioni, e da allora nulla è cambiato.

In questi giorni di Saldi in tutto il Paese, i primi segnali sono positivi: più gente nei negozi e più scontrini

Come sostengono le associazioni di categoria “a livello nazionale c’è un aumento del 6-7% del numero degli scontrini, in Lombardia si arriva all’8-9% mentre altre città performano meno ma con dati stabili”.

Tra i capi più venduti ci sono giubbotti, piumini, giacconi e altro abbigliamento invernale oltre alle calzature.

I contribuenti attenti al bilancio familiare, messo in crisi dalla recessione e dall’inflazione galoppante, cercano di tornare alla normalità tenendo conto della qualità e non solo il prezzo.

 

Così gira l’economia, spiega Finocchiaro, gli incassi servono a pagare i fornitori e a far sopravvivere le aziende, i commercianti e gli artigiani, in questo periodo economico difficile. Il comparto si aspetta molto dai saldi, lo scontrino media sarà tra i 30 e gli 80 euro. Bene avanti così!

Confedercontribuenti: auguri di buon lavoro al Governo Meloni, ma il Ministro dell’Economia, Giorgetti, ci ascolti con urgenza!

“Riforma tributaria subito, compliance seria e ristabilimento della parità del rapporto fisco contribuente, nuova rottamazione subito con rate compatibili con il quinto del proprio reddito, salvare i soggetti imprenditoriali coinvolti nel 110, emissione immediata di BTP finalizzati al recupero edilizio nazionale, Riforma del sistema bancario e della burocrazia fiscale. Questo chiediamo nel primo semestre”

di Redazione

Venerdì mattina, un incontro rapido, più veloce della luce, appena 7-8 minuti, tanto è durato l’incontro tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la coalizione del centrodestra salita al Quirinale nell’ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Nel pomeriggio la Meloni è stata convocata da Mattarella per affidargli l’incarico che è stato accettato senza riserva e contestualmente la neoincaricata ha presentato la lista dei ministri. Sabato mattina il giuramento dei Governo al completo. Buon lavoro al primo premier donna della storia della Repubblicana.

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): “Spero che la Meloni saprà affrontare la sfida del governo del Paese come una leader europea capace di muoversi nell’ambito di una destra liberale e di ascoltare le ragioni del Paese. Non c’è tempo da perdere, passare immediatamente ad affrontare i difficili compiti che l’aspettano, per salvare l’Italia”.

I riflettori si accendono immediatamente da parte di imprese e contribuenti sul Neoministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Il ministero che pesa di più. Quello su cui sono puntati gli occhi delle istituzioni internazionali e delle altre cancellerie europee. Per questo, anche considerato il delicato contesto internazionale e la situazione finanziaria. Ci si chiede se saprà tirare fuori l’Italia dalle sabbie mobili del caro energia?

Al leghista l’esperienza non manca avendo già ricoperto il ruolo di ministro dello sviluppo economico nel governo Draghi e quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel primo governo Conte. È laureato in economia aziendale alla Bocconi, cinquantaseienne, è un revisore dei conti e ha all’attivo una carriera politica ormai trentennale. Esperto politico, è da 15 anni uno degli esponenti di spicco del Carroccio. Un politico dall’atteggiamento schivo che non ama la ribalta e i toni urlati. Vicino alle posizioni di Draghi.

Abbiamo espresso fin dalla sua nomina opinioni negative su Franco ministro del Governo Draghi, giudizi negativi che si sono ripetuti nel tempo. Su Giorgetti c’è un moderato giudizio positivo. È un politico moderato e di buonsenso, ma adesso con urgenza ci convochi al tavolo di concertazione e ci ascolti!”, prosegue Finocchiaro. “Riforma tributari subito, compliance seria e ristabilimento della parità del rapporto fisco contribuente, nuova rottamazione subito con rate compatibili con il quinto del proprio reddito, salvare i soggetti imprenditoriali coinvolti nel 110, emissione immediata di BTP finalizzati al recupero edilizio nazionale, Riforma del sistema bancario e della burocrazia fiscale. Questo chiediamo nel primo semestre”, conclude il Presidente di Confedercontribuenti.

L’Italia brucia e non c’è più tempo per i bla bla bla.

 

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Confedercontribuenti: ma Banca Intesa c’è o ci fa?

Superbonus, le erogazioni riprenderanno poco per volta. Le Banche quindi in autotutela adottano procedure più prudenti rispetto al passato, perché alcune incognite non sono ancora state risolte sulla responsabilità delle banche. Intanto le aziende falliscono.

di Redazione

Dalla primavera di quest’anno, tre grandi banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, avevano smesso di acquistare nuove detrazioni legati ai bonus edilizi, limitandosi quindi allo smaltimento delle pratiche per cui si erano già impegnate. Ora, però, gli istituti di credito dovrebbero rimettersi in moto, applicando le norme appena introdotte dal legislatore, con l’obiettivo di riattivare le piattaforme per l’acquisizione di nuove pratiche e smaltire gli arretrati, dopo la circolare e i chiarimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Tra le soluzioni adottate per far ripartire il comparto bonus edilizio vi è quello di cedere a terzi o rivendere ad altri soggetti le detrazioni acquisite. Purtroppo, la ripartenza, salutata favorevolmente da tutti gli attori coinvolti, stenta a decollare.

Le banche si stanno muovendo su due fronti. Da una parte, stanno cercando di rivendere le detrazioni acquisite ad altri soggetti. Dall’altro lato, non stanno comprando nuovi crediti, ma stanno intensificando le pratichedi acquisto che erano rimaste in sospeso e che in molti casi erano state rallentate dalla burocrazia e dall’incertezza.

Tra i più attivi nel settore sembrava esserci proprio Intesa San Paolo, che ha trovato delle partnership a cui cedere i crediti fiscali.

Infatti, Intesa Sanpaolo e la società Autotorino hanno già siglato il primo accordo in Italia per la ricessione dei crediti fiscali legati al Superbonus, dando piena attuazione al Decreto Aiuti che ha previsto la ricessione al mondo delle imprese.

Obiettivo della ricessione, che consente l’ampliamento della capacità fiscale della banca, è riavviare progressivamente il mercato della cessione dei crediti, a beneficio delle imprese del settore delle costruzioni in difficoltà a causa del blocco delle cessioni.

Nello stesso tempo, la Banca sta cercando di smaltire l’arretrato e le pratiche in sospeso. L’obiettivo è concentrarsi, insomma, sulla “coda” rimasta, in attesa di potere eventualmente passare poi all’acquisto di nuove posizioni.

Tante belle parole, ma che non trovano riscontro nella realtà. Purtroppo, a volte la mano sinistra non sa quello che fa la mano destra.

Il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, denuncia: “In Sicilia così come nel resto d’Italia, Banca Intesa ha funzionari e dirigenti nel pallone, perché non sanno cosa fare, pochi autonomi rispetto alle direttive della Direzione centrale. Sembra che il sistema si sia impallato. Intanto fanno morire le aziende che aspettano i soldi del 110. Non ci restano che le denunce all’Autorità Giudiziaria”.

Bisogna dire che la normativa in questione non è delle più chiare. Per tale motivo, le erogazioni riprenderanno poco per volta. Le banche quindi in autotutela adottano procedure più prudenti rispetto al passato, perché alcune incognite non sono ancora state risolte sulla responsabilità delle banche.

Con questo stato di frustrazione e incertezze, le imprese falliscono perché non riescono a far fronte ai debiti con i fornitori. Falliti nonostante abbiano crediti con lo Stato”, conclude Finocchiaro.

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti) a giugno occupazione al 60,1%, record dal 1977. A Settembre gli italiani diano al paese un governo per lo sviluppo e la ripresa

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti) a giugno occupazione al 60,1%, record dal 1977. A Settembre gli italiani diano al paese un governo per lo sviluppo e la ripresa

I dati che l’Istat ha diffuso sull’occupazione a giugno, che sale al 60,1% (valore record dal 1977), mentre il tasso disoccupazione è stabile all’8,1% e il tasso di inattività scende al 34,5%. Si pensi ai benefici derivanti da sisma bonus ed ecobonus, dichiara Finocchiaro, presidente Confedercontribuenti. E’ stata azzerata la disoccupazione in edilizia e nell’industria che produce materia prima per le costruzioni. Adesso aggiunge Finocchiaro,  serve che gli italiani diano al Paese un  governo credibile che mantenga la possibilità di crescita che il nostro Paese sta vivendo.

Andando nel dettaglio dei dati di giugno, l’Istat sottolinea come, dopo il calo registrato a maggio, il numero di occupati torni ad aumentare per effetto della crescita dei dipendenti permanenti, superando nuovamente i 23 milioni. Rispetto a giugno 2021, il numero di occupati sale dell’1,8% (+400mila), incremento determinato dai lavoratori dipendenti che, a giugno 2022, ammontano a 18,1 milioni, il valore più alto dal 1977, primo anno della serie storica.

Rispetto a maggio l’occupazione aumenta (+0,4%, pari a +86mila) per entrambi i sessi, per i dipendenti permanenti e in tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 35-49enni tra i quali diminuisce; in calo anche gli autonomi e i dipendenti a termine. Il tasso di occupazione sale al 60,1% (+0,2 punti).

Il lieve calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, pari a -4mila unità rispetto a maggio) si osserva tra le donne e tra chi ha più di 25 anni d’età. Il tasso di disoccupazione è stabile all’8,1% e sale al 23,1% tra i giovani (+1,7 punti).

La diminuzione del numero di inattivi tra i 15 ei 64 anni (-0,7%, pari a -91mila unità) coinvolge uomini e donne e le classi d’età al di sotto dei 50 anni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti).

Confrontando il secondo trimestre 2022 con il primo, si registra un aumento del livello di occupazione pari al +0,4%, per un totale di 90mila occupati in più.

La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-3,8%, pari a -81mila unità), sia degli inattivi (-0,5%, pari a -61mila unità).

Il numero di occupati a giugno 2022 supera quello di giugno 2021 dell’1,8% (+400mila unità). L’aumento è trasversale per genere ed età. L’unica variazione negativa si registra tra i 35-49enni per effetto della dinamica demografica; il tasso di occupazione, in aumento di 1,6 punti percentuali, sale infatti anche tra i 35-49enni (+0,9 punti) perché, in questa classe di età, la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva.

Rispetto a giugno 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-13,7%, paria -321mila unità) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,0%, pari a -400mila).

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Source: da nazionale a imprese
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Finocchiaro (Pres. Confedercontribuenti): bene incentivi su energie rinnovabili. Serve “autorità nazionale” unica per rilascio veloce autorizzazioni

Finocchiaro (Pres. Confedercontribuenti): bene incentivi su energie rinnovabili. Serve “autorità nazionale” unica per rilascio veloce autorizzazioni

Raffica di incentivi per sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili. In particolare, attraverso nuovi impianti alimentati a biogas, biomasse, solare termodinamico, geotermico-elettrico ed eolico off-shore. Tali impianti, però, dovranno essere realizzati entro tempi prefissati (tabella a lato), con una deroga di 6 mesi per quelli delle p.a.. Bene ma queste iniziative devono tenere conto della burocrazia delle regioni, sottolinea il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che chiede che tali iniziative siano soggette ad autorizzazioni “superveloci” rilasciate da una “sola” autorità nazionale.

Essere innovativi e avere impatto ridotto su ambiente e territorio, significa snellire anche la burocrazia. Per accedere alle agevolazioni, ogni impianto, a seconda della fonte utilizzata, dovrà rispettare requisiti ben precisi: gli impianti a biogas e biomasse non dovranno superare i 300 kW elettrici di potenza nominale; quelli solari termodinamici non dovranno avere potenza superiore a 5.000 kW; l’eolico offshore dovrà essere realizzato su piattaforme galleggianti ancorate al fondale tramite cavi, o a fondazioni fisse, o recuperando impianti dismessi.

 

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Source: da nazionale a imprese
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Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): si acceleri sulla riforma della giustizia tributaria. Si ai giudici togati tributari. No alla patente di fedeltà fiscale.

Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): si acceleri sulla riforma della giustizia tributaria. Si ai giudici togati tributari. No alla patente di fedeltà fiscale.

Una mediazione rafforzata per il processo tributario e patente, no al bollino di fedeltà fiscale per il contribuente. Un csm tributario con funzioni ispettive e autonomia finanziaria, una prova testimoniale più facile e un tetto al pensionamento dei giudici a 72 anni con decalage. Su tutto questo noi di Confercontribuenti siamo pienamente d’accordo e chiediamo l’immediata approvazione della riforma.

Ci auguriamo che il voto sia calendarizzato già per la settimana prossima. L’approvazione di un testo modificato dall’accordo di tutti i partiti potrebbe essere la spinta per un’ulteriore accelerata alla prima lettura del Senato.   Per quanto riguarda la mediazione una novità importante è che la struttura di quella applicata nel processo civile sarà innestata anche nel processo tributario con conseguente aumento anche del tetto per cui si potrà far ricorso allo strumento. Una vera arma deflattiva per evitare il crearsi di ulteriori imbuti in Cassazione.

  C’è poi una novità affiancata all’intento di ridurre il carico dei ricorsi, nell’ottica di conferire una premialità ai contribuenti che risultino essere in regola con il fisco e che si trovino ad affrontare il contenzioso. Su questo conclude Finocchiaro siamo in totale disaccordo. Il processo deve essere giusto ed equo al di la’ dei soggetti che ricorrono. La “patente” darebbe in sede processuale un vantaggio tale da  non  garantire piu’ il giusto processo, l’equita’ nel giudizio e l’autonomia del collegio giudicante.

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Source: da nazionale a imprese
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Confedercontribuenti: UnipolMove inizio disastroso e la Sicilia non è Italia!

Confedercontribuenti: UnipolMove inizio disastroso e la Sicilia non è Italia!

Il sistema è un disastro – denuncia del presidente Carmelo Finocchiaro – non legge il transito e addebita agli ignari utenti automobilisti l’intero pedaggio della tratta con la dicitura ‘biglietto smarrito’. Dei rimborsi poi non si hanno traccia o giungono al destinatario con tempi lentissimi. Anche il sito appare pachidermico

di redazione

Il Gruppo Unipol ha lanciato un nuovo servizio di pagamento dei pedaggi autostradali. Un telepass acquistabile presso tutte le agenzie UnipolSai.

UnipolMove è stata definito dai vertici del gruppo bolognese un’«alternativa nel mondo del telepedaggio». Come riportano i media del settore, si tratta di un servizio di pagamento dei pedaggi autostradali offerto da UnipolTech, società del Gruppo Unipol che si pone l’obiettivo di progettare, sviluppare ed erogare servizi innovativi basati su telematica, IoT e utilizzo dei big data per gli ecosistemi mobility, property e health.

La compagnia bolognese tende ad acquistare una fetta di mercato importante con questo device, innovativo, che consentirà di saldare il pedaggio autostradale in forma telematica, sul modello del Telepass, oltre a consentire il pagamento di una serie di servizi legati alla mobilità, come multe, bollo auto, parcheggi, Ztl e rifornimento di carburante.

Il nuovo servizio espande l’offerta di Unipol nel campo della mobilità dove la compagnia assicurativa è già presente anche nei servizi di assistenza e soccorso stradale, nella manutenzione e riparazione diretta dei danni, nel noleggio a lungo termine e nella compravendita di veicoli usati con una sua piattaforma online.

Ma non tutto sembra essere andato per il verso giusto, dopo i proclami iniziali.

Il sistema è un disastro. Non legge il transito e addebita agli ignari utenti automobilisti l’intero pedaggio della tratta con la dicitura ‘biglietto smarrito’. Dei rimborsi poi non si hanno traccia o giungono al destinatario con tempi lentissimi. Anche il sito appare pachidermico”, non utilizza mezzi termini il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro.

Il sistema sembra poi non funzionare in Francia e Spagna. E soprattutto non è attivo in Sicilia, alla faccia della modifica dell’articolo 119 della Costituzione che prevede che lo Stato: promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità.

Un ulteriore disagio per gli automobilisti.

Il Gruppo Unipol getta acqua sul fuoco, tentando di tranquillizzare i propri clienti. Scaricando l’App di UnipolSai o accedendo all’area riservata del sito UnipolSai si può gestire l’offerta, ricevere assistenza e consultare i movimenti.

Per promuovere Unipolmove, il Gruppo assicurativo lo ha offerto gratis per i primi sei mesi e successivamente al prezzo di un euro al mese, a fronte di un canone annuo, post- aumento, di circa 22 euro da parte di Telepass.

Una concorrenza che dovrebbe fare bene al mercato automobilistico”, prosegue Finocchiaro, “ma se il disservizio costa avvocati, spese legali, incazzature, perdite di tempo, è meglio lasciar perdere e tornare al passato. Centinaia le telefonate che riceviamo in Confederazione e che ci segnalano tanti disservizi”.

Un tale complesso servizio ha bisogno di tempo e di rodaggio, ma i termini sono scaduti e la pazienza anche!

 

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Source: da nazionale a imprese
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Lavoro, le sorprese tra le pieghe dei dati ISTAT

Per Eurostat in Italia lavora il 58,2% della popolazione attiva, contro una media Ue del 68,4%. Gli ultimi dati Istat dicono che l’Italia è salita al 59,9%, un effetto statistico influenzato anche dalla diminuzione della popolazione attiva. Ma scartabellando tra i dati di contabilità nazionale si trovano parecchie sorprese che permettono di comprendere meglio le dinamiche del settore.

La prima riguarda il rapporto tra le persone che lavorano (classificati dall’Istat come “occupati”) e le cosiddette Ula (Unità di lavoro annue a tempo pieno), cioè il numero medio mensile di “addetti equivalenti” che lavorano a tempo pieno durante un anno (al netto degli stagionali, della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà). Ebbene, fino al 2005 il numero di “occupati” era inferiore alle Ula: ogni persona lavorava più di quanto previsto dal contratto principale. Dopo c’è stato il sorpasso. Cioè, ogni “occupato” ha cominciato a lavorare di meno. Adesso siamo appena al 93% circa.

Anche le ore complessivamente lavorate dagli italiani sono tendenzialmente diminuite (con un piccolo rimbalzo nel 2018), dopo un picco nel 2007 con quasi 46 miliardi. Ogni settimana si sta in fabbrica o in ufficio per 35 ore, come media ponderata di 31 ore delle femmine e di 38 dei maschi. Pesano su questa discrepanza alcuni fattori: in primo luogo le assunzioni part time. In Italia, è politicamente corretto considerare che sia prevalente il rapporto a tempo parziale cosiddetto “involontario”, ovvero imposto dai datori di lavoro ai dipendenti. Basterebbe osservare i dati del part time a livello Ue per accorgersi di un dato di fatto: il tempo parziale è molto diffuso dove i tassi di occupazione femminile sono più elevati. La percentuale media di lavoro a tempo parziale (riguardante cioè ambedue i generi) in Italia si colloca al livello che in altri Paesi riguarda il solo lavoro part time degli uomini.

Marco Biagi sosteneva che il mercato del lavoro italiano fosse uno dei peggiori. Peraltro, dopo venti anni, le cose sono ancora più deteriorate. Siamo riusciti a combinare dati estremamente contraddittori: un importante livello di disoccupazione; un numero significativo di Neet (coloro che non hanno un lavoro ed evitano di cercarlo); un record di posti vacanti (ovvero di posizioni retribuite scoperte); il grido di allarme del sistema delle imprese per le difficoltà a reperire manodopera, non solo adeguata, ma persino disponibile; la forte presenza di lavoro sommerso che spesso è un doppio lavoro.

Stiamo poi assistendo al fenomeno di dimissioni volontarie in numero maggiore dei temuti licenziamenti allo scadere del blocco. Anche in questo caso c’entrano le contraddizioni del mercato del lavoro. In un contesto in cui l’offerta di lavoro non copre la domanda è normale che un lavoratore dotato di un’adeguata professionalità vada alla ricerca di posti di lavoro migliori. E li trovi.

di Giuliano Cazzola e Franco Vergnano

fonte: Laragione.eu

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Decreto aiuti, il disappunto di Confedercontribuenti. Finocchiaro: “Scarsa visione dei problemi del Paese”

“Un esecutivo di burocrati e amici della grande finanza internazionale pensa che i problemi possano risolversi senza una sana programmazione. Ancora una volta dobbiamo prendere atto di quanta delusione Draghi sta infondendo alle imprese italiane”

Fonte: Ufficio Stampa Confedercontribuenti

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 2 maggio, ha dato il via libera al decreto legge che proroga all’8 luglio il taglio delle accise sui carburanti e a “zero euro per metro cubo” l’accisa sul metano usato per autotrazione, con riduzione dell’Iva al cinque per cento. Il Cdm ha poi definito con decreto il nuovo pacchetto di aiuti per imprese e famiglie al fine di fronteggiare gli effetti della crisi ucraina.

In merito alle decisioni prese dal Governo è intervenuto esprimendo il suo disappunto il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. “Questo governo – ha dichiarato Finocchiaro – purtroppo, anche dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri, dimostra quanta poca visione abbia dei problemi del Paese e su come questi devono e possono essere affrontati”.

Il presidente Finocchiaro ha definito le decisioni in materia di accise e di carburante, varate fino all’8 luglio e l’abbassamento dell’Iva sul metano “misure temporanee, che non danno il tempo alle aziende e alle imprese di poter fare una programmazione mirata a mantenere adeguati livelli di competitività nel panorama internazionale”

“Ciò dimostra – ha aggiunto il presidente di Confedercontribuenti – che questo governo, fatto da burocrati e da amici della grande finanza internazionale, pensa sempre che i problemi possano risolversi senza una sana programmazione. Purtroppo ancora una volta dobbiamo prendere atto di quanta delusione Draghi sta infondendo alle imprese italiane, ovvero di come la politica del governo rappresenti una risorsa per le grandi imprese italiane, ma si sta rivelando una grande disillusione per la piccola e media impresa”.

Venendo ad un esame più specifico delle decisioni del Cdm, Carmelo Finocchiaro fa notare che “con questa manovra il governo evidenzia numeri eclatanti con gli annunciati 14 miliardi di euro che dovrebbero essere utilizzati per risollevare l’economia, ma in realtà parliamo solo di fumo, perché i nuovi interventi non risolveranno certo i grandi problemi che tutti i giorni assillano le imprese, a partire dall’aumento dei prezzi degli acquisti delle materie prime. Per non parlare della sostanziale ininfluenza di questo tipo di interventi sullo sviluppo completo dell’economia”.

Anche sul superbonus e sul cosiddetto ‘rinvio per le villette’ la Confederazione esprime un giudizio critico. “Noi di Confedercontribuenti – dice Finocchiaro – registriamo ancora un’altra delusione, perché chi ci governa non ha purtroppo compreso che questa è una misura strutturale, una misura che può dar forte impulso e forza alle imprese, come oggi stanno dimostrando il superbonus e l’ecobonus che agiscono quali strumenti e volani per lo sviluppo. Ma, ahimè questo governo tende a tagliare tali opportunità che invece creano uno sviluppo concreto al nostro Paese, rinnovando le città e ridando dignità anche ai centri storici, eliminando in parte la cassa integrazione, diminuendo i problemi della disoccupazione, riducendo quel fenomeno incredibile e vergognoso del reddito di cittadinanza”.

“Nonostante tutti questi vantaggi – conclude Carmelo Finocchiaro – il governo del ministro Franco continua a fare misure micragnose e veramente inutili. Ecco perché diciamo che serve una svolta! A tal proposito, noi di Confedercontribuenti facciamo un accorato appello ai partiti: non restate vittime di questi burocrati e di questi amici della finanza internazionale! Draghi purtroppo sta mostrando tutti i limiti di un esecutivo composto prevalentemente da tecnici nominati al di fuori di ogni collegamento con la rappresentatività popolare, senza la quale non è possibile risolvere i problemi di un Paese complesso come l’Italia”.

“Dai contribuenti e dalla piccola e media impresa italiana arriva l’invito al governo, affinché – questo l’invito finale del presidente nazionale di Confedercontribuenti – la smetta di far finta di aiutare questo Paese e inizi davvero a varare ed attuare misure concrete, a partire da un fisco diverso, che sia soprattutto e veramente dalla parte dei cittadini”.