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Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): basta elemosine alle imprese.

A fronte di una perdita di fatturato d 423 miliardi, gli operatori economici colpiti dalla crisi hanno ottenuto finora ristori per 29 miliardi, appena il 7% delle perdite subite “Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 29 miliardi di euro di aiuti diretti erogati fino ad ora dal governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà degli imprenditori”. I dati dimostrano quanto siano insufficienti gli interventi del Governo. A dichiararlo il presidente nazionale Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che denuncia come il Ministro delle Finanze, uomo modesto e semplice ragioniere dei conti pubblici, si limiti a indicare misure insufficienti e a non dare soluzioni definitive per rinviare cartelle e scadenze fiscali. Interi settori sono stati abbandonati e allora se si ricostruirà un nuovo Governo e una nuova maggioranza, serve avere al comando uomini capaci di comprendere i problemi che sta vivendo il Paese e Gualtieri sia il primo ad essere cambiato, non usa mezze misure il presidente di Confedercontribuenti, che aggiunge, un Conte Ter, non sia la fotocopia della mediocrità che fin qui ha distinto le versioni precedenti dei Governi presieduti dallo stesso.

 

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Una cartella esattoriale per ogni italiano. Confedercontribuenti: “immorale non fermare la riscossione”

di redazione

Mentre dal 1° gennaio sono entrate in vigore le nuove regole europee sul default bancario, un vero e proprio provvedimento ammazza-imprese, con l’inizio del 2021 riparte anche la macchina del fisco. Nel corso dell’anno è previsto l’arrivo di 50 milioni di notifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione. Sono cartelle esattoriali, accertamenti e lettere di compliance; agli atti in programma per quest’anno si aggiungono infatti quelli (35 milioni) che sono stati fermati nel 2020 a causa alla pandemia.

È una prospettiva che spaventa. Un nuovo fermo agli invii, una nuova rottamazione ed un nuovo “saldo e stralcio” sono richiesti non solo dalle opposizioni ma anche da ampi settori della maggioranza e, soprattutto, dalle associazioni di categoria, a partire da Confedercontribuenti (che già era intervenuta con forza anche sulle nuove regole bancarie europee). Fermatevi! 50 milioni di notifiche vuol dire quasi un atto del fisco per ogni italiano – dicein una nota allarmata diffusa ieri il presidente Carmelo Finocchiaro – anche se ovviamente fare la media ha poco senso. Di fronte alla crisi economica che vivono le famiglie e le imprese è un atto immorale non fermare ancora la riscossione delle imposte fornendo ai contribuenti una soluzione compatibile di fronte alle drammatiche difficoltà in cui si dibattono le attività economiche”.

Si blocchi la riscossione e si cerchi una soluzione credibile – conclude, accorato, Carmelo Finocchiaro – altrimenti Conte e il suo ministro dell’economia, Gualtieri, saranno giudicati dal popolo che soffre governanti senza sensibilità e incapaci di comprendere il popolo italiano. Meglio, allora, che vadano a casa”.

È verosimile che, in simili frangenti, l’Agenzia delle Entrate si muova con una certa gradualità, mentre il governo mette a punto (se ne avrà modo e tempo, con i venti di crisi che soffiano) una soluzione tampone, quale sarebbe un nuovo rinvio, oppure una più strutturale, come una rottamazione o un meccanismo di saldo e stralcio.

Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha ammesso tuttavia che il problema esiste, ed è di grandi dimensioni “Nel corso del 2020 – ha dichiarato Ruffini – il legislatore ha consentito ad Agenzia delle entrate e ad Agenzia delle entrate-Riscossione di sospendere l’invio di tutti gli atti da inviare a cittadini e imprese. A oggi la legge prevede che entrambe debbano riprendere le proprie attività a partire dal 1° gennaio. Si tratta di diverse decine di milioni di atti che dovranno essere inviati tra gennaio e dicembre 2021. In entrambe le Agenzie ci stiamo organizzando per diluire il più possibile l’invio degli atti nel corso dell’anno, ma si tratta comunque di volumi davvero straordinari”.

Forte la pressione delle opposizioni per un nuovo rinvio. “ Ci sono 30 milioni di cartelle esattoriali di piccolo importo, che rischiano di arrivare a casa di milioni di famiglie di italiani – ha affermato il leader leghista Matteo Salvini – sarebbe il modo peggiore di cominciare l’anno. Le proposte della Lega sono concrete e sono già depositate in Parlamento: pace fiscale, rottamazione a lungo termine e saldo e stralcio”.

Una nuova edizione della rottamazione, ma anche il saldo e stralcio sono, in realtà, anche nei desideri delle forze di maggioranza. La viceministradell’Economia Laura Castelli (M5S) è stata esplicita: “Penso – ha detto – che serva una rottamazione ‘quater’ per gli anni dal 2016 al 2019 per dare respiro a quei contribuenti con morosità incolpevoli. Un nuovo saldo e stralcio potrebbe evitare la notifica di milioni di cartelle”.

Resta in sospeso una decisione – da non confondere con la questione delle notifiche delle cartelle – per quanto riguarda le imposte non pagate nel 2020 perché sospese, che il governo potrebbe decidere di cancellare definitivamente, in tutto o in parte.

In ogni caso, una soluzione per evitare una macelleria sociale deve essere trovata e deve arrivare in fretta. In attesa delle decisioni del governo, le norme attualmente in vigore consentono la rateizzazione delle cartelle esattoriali, senza limiti di importo, per i contribuenti che dimostrano di trovarsi in stato di difficoltà economica e non sono, di conseguenza, nella condizioni di versare l’importo dovuto in un’unica soluzione. Esiste inoltre la possibilità di saltare fino a 10 rate (anziché le 5 ordinariamente previste) prima della scadenza dalla dilazione. Per debiti entro i 100 mila euro è sufficiente la domanda per essere ammessi automaticamente alla dilazione ordinaria fino a 6 anni (72 rate). Coloro che sono decaduti dal beneficio hanno la possibilità di essere riammessi senza versare arretrati ed anche i decaduti dalle rottamazioni degli anni passatipossono chiedere la rateizzazione degli importi ancora dovuti.

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Banche, da domani parte il sistema ammazza imprese. Confedercontribuenti fermare subito norma

Da domani parte una norma decisa dagli eurocrati dell’unione europea. Stop ai conti correnti in rosso da domani in banca, primo giorno di applicazione delle regole UE sulla gestione dei default delle imprese, sulle sofferenze e sugli sconfinamenti. I direttori di filiale non potranno più gestire i piccoli problemi di liquidità sia delle famiglie sia delle aziende. Tutto per via delle norme dell’Autorità bancaria europea, in vigore formalmente dal giorno 1 gennaio, ma che da domani esordiranno allo sportello. Un norma di una gravità inaudita denuncia il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che mette a rischio migliaia di aziende, un danno irreversibile per le PMI.

E stop anche alle compensazioni tra linee di credito e durata del default raddoppiato, per la clientela, da tre a sei mesi.  Fino allo scorso 31 dicembre un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura pari al 5% del suo debito. Adesso la percentuale cala significativamente fino all’1% secondo cui cambia il significato di “rilevanza” del pagamento arretrato, in relazione al quale entrano in gioco anche altre due soglie: 100 euro per le famiglie e 500 euro per le imprese. Non solo: oltre all’abbattimento delle soglie, le nuove regole europee non ammettono spazi di manovra per gli istituti di credito, mentre le “vecchie” regole consentivano alle stesse banche la possibilità di concedere, alla clientela, compensazioni tra linee di credito.

 Questa misura costituisce una punizione severa per il nostro Paese e arriva in un momento difficilissimo per la nostra economia, tra le più piegate dagli effetti della pandemia da Covid”.  Inoltre, dopo tre mesi di mancati pagamenti da soli 100 euro, viene imposto alla banca la segnalazione alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come “crediti malati”. Chi ha il conto corrente “scoperto”, in sostanza, corre il rischio di risultare immediatamente “moroso” nei confronti di vari soggetti, dalle finanziarie all’Inps, dai dipendenti alle aziende cosiddette utility (energia, gas, acqua, telefono). Non solo: le stesse nuove norme dell’Eba stabiliscono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente venga classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia classificata come non performing loan e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi. Per quanto riguarda i conti correnti, le nuove regole dell’Eba impongono di bloccare i pagamenti con addebito diretto nel caso in cui il cliente (impresa o famiglia) non abbia adeguata disponibilità sul proprio deposito. La misura riguarda il pagamento di bollette, rate di mutui e finanziamenti, stipendi. In assenza di fondi sufficienti a “coprire” il pagamento, la banca lo blocca e cancella il relativo “Rid” (disposizioni automatiche di pagamento). Tutto questo vuol dire che il cliente della banca diventa “moroso” nei confronti del titolare del “Rid”. A noi di Confedercontribuenti non ci resta che urlare al Governo affinche’ blocchi e annulli questa scellerata scelta europea

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Confedercontribuenti e la sicurezza digitale. Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Continuano le ritorsioni contro Confedercontribuenti per la sua azione di denuncia del malaffare e di difesa della legalità.

Ancora una volta – informa un comunicato stampa diffuso ieri dalla Confederazione di rappresentanza delle imprese e dei contribuenti italiani-  per l’ennesima volta, tutti gli account social del Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, sono stati violati e bloccati. Ed anche altri dirigenti sono stati colpiti dall’azione degli hacker”.

Il ripetersi con tanta frequenza – continua il comunicato – dell’interferenza di mani informatiche competenti ed esperte è la dimostrazione palese dell’esistenza di un piano preordinato ed eterodiretto per soffocare la voce di una libera associazione che è riuscita a colpire gli interessi della mafia economica e che non intende piegarsi ad intimidazioni e minacce.

Confedercontribienti non si lascia intimidire, e andrà fino in fondo nel chiedere accertamenti seri sui mandanti e gli esecutori delle illecite violazioni del proprio diritto alla privacy ed alla libertà di espressione. Proseguiremo senza arretrare di un passo sulla strada della lotta per la legalità e la giustizia, a tutela delle categorie economiche e sociali che con coraggio ed onestà portano avanti, fra mille difficoltà, il proprio lavoro”.

Confedercontributi è una Confederazione nazionale che, dal 2012, si occupa di tutelare le famiglie e le imprese, curandone gli interessi generali e assistendole nel difficile rapporto con le pastoie burocratiche di cui è disseminato il sistema-Italia e nell’orientarsi tra la selva delle disposizioni legislative e regolamentari.

I questi anni la Confederazione è intervenuta con le opportune critiche e con proposte costruttive sui problemi del fisco, del  lavoro e dello sviluppo e si è impegnata a fondo, con denunce legate a fatti concreti e circostanziati, sul fronte della lotta alle mafie, all’usura ed alla criminalità economica.

Nella drammatica stretta che soffoca il Paese in questo tempo di crisi economica e di emergenza sanitaria, Confedercontribuenti conduce una lotta quotidiana, senza riguardi e timidezze nei confronti delle posizioni di potere di qualsiasi tipo, per difendere imprenditori, artigiani, partite IVA, famiglie vittime del racket, dell’usura criminale e bancaria e di un sistema burocratico e fiscale che spesso finisce per agevolare la penetrazione di capitali e interessi opachi a scapito del lavoro di migliaia di aziende e attività sane e produttive.  

Da ultimo, in particolare, Confedercontribuenti è stata protagonista di una forte denuncia delle anomalie registrate nel sistema delle aste giudiziarie, svelando attraverso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica come delle autorità competenti, l’intreccio di oscuri interessi che da anni ha portato all’illecito arricchimento gruppi di pressione senza scrupoli che, con l’impiego di cosche mafiose e prestanome, si sono impossessati a prezzi risibili di beni immobili di ben altro valore, pignorati a debitori morosi senza loro colpa, perché colpiti dalla perdita del lavoro, dalla crisi di liquidità dovuta all’impossibilità di riscuotere i propri crediti e dal crollo di molte attività economiche.

Le denunce di Confedrecontribuenti hanno colto nel segno, se è vero che hanno contribuito ad orientare le indagini di magistratura e forze dell’ordine sulle attività illecite sviluppatesi attorno alle aste giudiziarie. Indagini che hanno portato all’accertamento dell’esistenza di una rete criminale nei confronti della quale sono state disposte misure cautelari ed aperti procedimenti giudiziari, una notizia che qualche settimana fa ha fatto scalpore in tutto il paese.

A fronte del suo impegno per la legalità e la giustizia, Confedercontribuenti, soprattutto nella persona del suo Presidente, è stata fatta oggetto, da diversi mesi a questa parte, di un’azione sistematica di boicottaggio dei canali di comunicazione social, con grave danno economico e d’immagine.

Così, dopo le tante denunce e segnalazioni andate a vuoto, la Confederazione ha deciso di inviare una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Capo della Polizia ed atuute le altre autorità responsabili per segnalare non tanto il proprio caso, ma “il grave pericolo che la democrazia e la libertà di tutti i cittadini e del sistema economico corrono a causa della pirateria informatica, che può colpire chiunque ed arrivare fino al cuore dello Stato”.

Nella lettera aperta, il cui testo integrale i nostri lettori possono trovare sul portale di Confedercontribuenti, il problema viene posto nelle sue implicazioni generali. “Ad essere messi in discussione – si legge nella lettera – non sono soltanto il buon diritto, la sicurezza e la libertà della nostra organizzazione, ma la stessa tenuta del sistema democratico ed i diritti costituzionalmente garantiti.

Non è tollerabile che nella nostra Repubblica i gestori di Facebook usino i propri strumenti tecnologici per tacitare chi nel nome della legalità e dei valori repubblicani vuole affermare giustizia e riscatto per il nostro amato popolo.

Il problema della sicurezza digitale deve trovare una diversa collocazione nella scala di priorità delle classi dirigenti italiane, presso le quali stenta ad affermarsi la consapevolezza che la cyber security è un ambito strategico nell’interesse nazionale.

Attacchi significativi vengono rivolti con sempre maggiore frequenza ad imprese, associazioni, banche e sistemi informatici pubblici, dimostrando che  proteggere e salvaguardare la privacy e le informazioni acquisite e trattate è un compito rispetto al quale governanti, dirigenti, amministratori, e tutti coloro che hanno potere decisionale in merito alla disciplina delle attività digitali non possono più continuare a non vedere o a far finta di non vedere.

Sono attacchi alle libertà democratiche sui quali vanno intensificati e potenziati i controlli, perché possono colpire chiunque ed arrivare fino al cuore dello Stato, Si indaghi sulle illecite interferenze sul lavoro dei liberi cittadini, si pensi a salvaguardare chi, con onestà e coraggio, si batte per la collettività”.

Il QdC seguirà attentamente gli sviluppi di questa vicenda e non mancherà di  focalizzare la propria attenzione, e quella dei lettori, sulla centralità della sicurezza digitale per il corretto andamento della vita democratica del Paese.

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Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): Fermatevi, non ammazzate le imprese e i contribuenti.

Quasi uno per ogni italiano, anche se ovviamente fare la media ha poco senso. Sono 50 milioni, tra cartelle, accertamenti e lettere di compliance, gli atti che saranno inviati ai contribuenti dalle agenzie fiscali da inizio 2021, con la fine del blocco deciso causa emergenza Covid. Di fronte alla crisi economica che vivono le famiglie e le imprese è un atto immorale non fermare ancora la riscossione delle imposte dandogli una soluzione compatibile, a dirlo e’ il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che giudica Gualtieri un Ministro senza sensibilità e capacità di comprendere il popolo italiano. Vada a casa questo insensibile uomo che vuole la morte delle imprese italiane, dichiara senza mezzi termini il presidente di Confedercontribuenti. Adesso si blocchi la riscossione e si cerchi una soluzione credibile. Altrimenti Conti e company risponderanno al popolo che soffre. 

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Buon Anno dal Presidente

 Si chiude un anno complicato per l’intera popolazione mondiale. L’anno del Covid ha trasformato radicalmente il nostro modo di vivere, la nostra economia, il nostro sistema relazionale ma ha creato anche nuove consapevolezze. Innanzitutto sull’esigenza di una sanità pubblica da rafforzare e da rendere centrale per evitare che eventuali, nuove emergenze sanitarie possano  provocare in futuro le migliaia di vittime mietute dal Covid.

E poi una nuova concezione ecologica ed economica. L’economia esce “distrutta” in tutte le parti del mondo a causa della pandemia e gli effetti della crisi li avvertiremo in maniera significativa anche negli anni a venire.

Gli Stati Nazionali hanno affrontato la crisi quasi omologando le iniziative nella battaglia al virus e “finalmente” abbiamo visto i primi vagiti di un’Europa politica, assolutamente indispensabile per affrontare questa crisi epocale, pur fra contraddizioni ed egoismi nazionali, e, forse per la prima volta, si la pubblica opinione ha avvertito chiaramente che un’entità politica sovranazionale nel nostro continente può e deve esistere. Un’Europa che deve necessariamente abbattere l’eurocrazia, che tanto danno a fatto in tutto il continente e molte volte soprattutto a noi italiani.

Il 2020, anno difficile, ha visto alcuni spiragli di cambiamento, con una inversione che vede indebolite le forze di quel populismo scellerato che stava tentando uno scontro frontale fra egoismo e solidarietà.

In questo quadro abbiamo visto in Italia le istituzioni ondeggiare fra l’incapacità di comprendere le vere esigenze di un Paese in difficoltà e misure tampone per porre un argine emergenziale alla grave crisi economica, senza una visione strutturale dei problemi.

Il Paese sconta la mancanza di una classe dirigente “autorevole” e capace di affrontare con determinazione le problematiche negative che attanagliano le imprese e i contribuenti italiani.

Noi di Confedercontribuenti chiudiamo un anno che ha visto una forte ripresa dell’attività associativa e del rafforzamento territoriale, ma anche un significativorilancio del nostro quotidiano, che oggi vede una redazione forte e autorevole diretta da un grande professionista come Antonello Longo.

La Confederazione si sta rafforzando in tute le regioni con nuovi dirigenti e, a livello centrale, entro il mese di Gennaio vedrà un nuovo coinvolgimento di uomini e donne nelle varie strutture associative sia nazionali che regionali.

Le battaglie per la salvaguardia delle imprese italiane e dei contribuenti saranno “centrali”, soprattutto in vista di una prospettata riforma fiscale, rispetto ai nuovi adempimenti nel rapporto con le banche che ci vengono imposti dalla UE, per far fronte alla terribile vicenda che riguarda la grande speculazione finanziaria sui cosiddetti crediti deteriorati, alla necessaria riforma della burocrazia nazionale e alla crescente esigenza di una digitalizzazione di massa, specie nel momento in cui prevarrà sempre più il lavoro a distanza.

Ma serve anche una chiara e inderogabile riforma della politica, una riforma della partecipazione democratica e la sconfitta della “casta” che si è fatta classe dirigente. Una riforma democratica del sistema di rappresentanza dei “corpi” intermedi e soprattutto un patto unitario fra tutti coloro che rappresentano gli interessi reali del Paese.

Non c’è tempo da perdere e noi ci faremo protagonisti di tante proposte di cambiamento. Guarderemo anche alla formazione, attraverso la scuola di formazione nazionale, come elemento centrale per fare crescere i nostri gruppi dirigenti.

Non ci faremo “intimorire” da chi tenta di bloccare le nostre iniziative utilizzando la censura sull’uso di uno strumento ormai antidemocratico come è diventato, per molti versi, facebook, specie quando si affrontano temi centrali per la liberazione degli uomini e delle donne dal ricatto spesso mafioso, come nel caso della battaglia sulle aste giudiziarie.

Lavoreremo a migliorare la comunicazione e la partecipazione. Lavoreremo per un’Italia migliore.

Con un grande e rinnovato entusiasmo, rivolgo agli uomini e alle donne di Confedercontribuenti gli Auguri per un nuovo anno di successi personali e imprenditoriali. Grazie ai miei vicepresidenti e a tutta la struttura nazionale.

Buon Anno

Carmelo Finocchiaro

Presidente Nazionale Confedercontribuenti

 

Il 2020 l’Annus horribilis per il turismo. Redazione

L’anno 2020 rappresenta una debacle per il turismo in Italia. Le aziende sono sull’orlo del default.

I Decreti Rilancio e Ristori, con indennizzi a fondo perduto e indennità una tantum per stagionali e lavoratori del turismo, dello sport e dello spettacolo, si sono rilevati dei palliativi, insufficienti a reggere il complesso mondo della filiera del turismo.

La crisi rischia di far pagare un prezzo epocale all’industria delle vacanze: tutti concordano nell’ipotizzare che le perdite di fatturato si aggireranno intorno al 70% con conseguenti impatti occupazionali sul comparto.

Con i ristoranti, le spiagge, i campi da sci, le strutture ricettive chiuse non è possibile fare una vacanza normale come nel passato e in quest’anno così difficile nulla è stato normale, in nessun paese, non in Europa, né Italia, né in altre parti del mondo”.

Gli ultimi DPCM, che si sono susseguiti nell’ultimo periodo, hanno introdotto ulteriori restrizioni per cercare di contenere i contagi da coronavirus. Tutto questo, purtroppo, inciderà negativamente e pesantemente sul settore turistico, già fortemente colpito dall’emergenza pandemica.

ConfederContribuenti chiede al Governo, per sostenere un settore che vale il 13% del PIL nazionale, misure più coraggiose e innovative, come l’istituzione di un fondo di crisi per il turismo

“Occorre avere chiaro cosa bisogna proporre con il Piano nazionale di ripresa e resilienza” ha dichiarato Il dottor Ettore Minniti, responsabile del settore turismo, sport e cultura, di ConfederContribuenti,” Il Piano è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica. Dal nostro punto di vista occorre avere una visione di insieme e non pensare solo a singoli progetti fini a sé stessi. Progettare non solo la ripresa per un immediato futuro, ma pensare in maniera strategica un progetto quinquennale, con un’offerta turistica diversificata, puntando sull’accoglienza, la digitalizzazione e le aree interne”. Minniti ha così proseguito “Non è più possibile lavorare nel campo del turismo a compartimenti stagni, bisogna avere una visione d’insieme e lavorare per un progetto organico. Ad esempio progettare il turismo come una matrioska dove ogni operatore turistico sa che nel giro di tre anni sarà protagonista e sarà consapevole di ricevere il testimone da un altro operatore e deve essere consapevole di doverlo cedere ad un altro, perché il turista straniero sarà fidelizzato”.

Progetti, attraverso una pianificazione a medio e lungo termine, per recuperare quei 40 milioni di visitatori persi in questo anno, con l’ambizione futuristica di poterli fare diventare stanziali come turisti nel nostro Paese.

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Crolla il fatturato delle imprese italiane.

AGI – La cifra è di quelle da far tremare i polsi: 420 miliardi di euro. A tanto ammonta la perdita di fatturato registrata quest’anno dalle piccole imprese italiane a causa del Covid, mentre nel primo semestre il fatturato dei big digitali è aumentato del 17 per cento, un vero e proprio boom.

“Al netto delle misure a sostegno della liquidità e agli effetti dello slittamento delle scadenze fiscali – denuncia Paolo Zabeo – il governo quest’anno ha stanziato 29 miliardi di euro di aiuti diretti alle imprese colpite dalla pandemia. Ciò vuol dire che a fronte di un crollo del fatturato dell’intero sistema economico del nostro Paese di circa 420 miliardi di euro, il tasso di copertura ha sfiorato il 7 per cento. Un impatto insignificante, sebbene in termini assoluti l’importo complessivo delle misure messe in campo a sostegno delle attività economiche abbia la dimensione di una Finanziaria”.

Il fatturato totale delle imprese in Italia è pari a poco più di 3.100 miliardi di euro. Con una perdita dei ricavi relativa al 2020 che dovrebbe aggirarsi attorno ai 420 miliardi, la contrazione rispetto al 2019 sarebbe del 13,5 per cento. Di tutt’altro segno, invece, i risultati ottenuti dalle multinazionali del web presenti nel nostro Paese. In attesa del dato annuale, secondo l’area studi di Mediobanca, nel primo semestre del 2020 il fatturato dei big digitali è aumentato del 17 per cento: un vero e proprio boom.

Le filiere più in affanno

Escludendo gli alberghi, i ristoranti, i bar, le pasticcerie e tutte le attività che ruotano attorno al settore del turismo, la Cgia elenca le aree economiche maggiormente colpite dalla crisi. Vale a dire: la filiera trasporto persone (taxi, ncc, bus operator); la filiera eventi (congressi, matrimoni, cerimonie, etc.); gli ambulanti, soprattutto con posteggi presso le aree interessate da eventi, stadi (i cosiddetti “fieristi”); la filiera sport, tempo libero, intrattenimento, discoteche, parchi divertimento e tematici (incluse le attività dello spettacolo viaggiante). E ancora: la filiera attività culturali e spettacolo; il commercio al dettaglio, in particolar modo abbigliamento, calzature, libri e articoli di cartoleria; gli agenti di commercio.

La crisi delle città d’arte

A livello territoriale, la crisi ha colpito indistintamente tutti, anche se il Mezzogiorno è la ripartizione geografica del paese che sta subendo più delle altre gli effetti negativi della pandemia, sia da un punto di vista economico che sociale. Tuttavia, c’è un denominatore comune che emerge lungo tutto lo stivale: la crisi delle città d’arte ad alta vocazione turistica. Venezia, Firenze, Pisa, Roma, Verona, Milano, Matera, Padova, Siracusa, Napoli, Cagliari, Genova, Palermo, Torino e Bari sono alcuni dei Comuni individuati dal “decreto Agosto” che quest’anno hanno subito un crollo verticale delle presenze turistiche straniere. A fronte di questa situazione, le filiere richiamate più sopra e ubicate in queste città sono risultate essere le più in affanno e probabilmente continueranno ad esserlo anche nel 2021. Ebbene, se il turismo è la prima industria del Paese ed è anche il settore che più di tutti gli altri ha subito gli effetti negativi del Covid, perché mai dalle bozze del ‘Recovery Plan’ si evince che il Governo investirà solo 3,1 miliardi dei 209 messi a disposizione da Bruxelles con il Next Generation Eu?

Gli aiuti erogati alle imprese

Scartando le misure che sono state introdotte a sostegno della liquidità e agli effetti dovuti allo slittamento di alcune scadenze fiscali, quest’anno il Governo ha messo a disposizione delle imprese 29,1 miliardi di euro. La voce più importante è stata quella dei contributi a fondo perduto che ammonta a 11,3 miliardi di euro. Seguono Altri interventi1 che assommano a 7,9 miliardi e la cancellazione del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dell’Irap che ha consentito uno sgravio di 3,9 miliardi. Le agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione hanno permesso un risparmio pari a 5,1 miliardi, mentre la cancellazione dell’Imu e della Tosap/Cosap ha garantito una riduzione della tassazione locale pari a 802 milioni di euro.

Passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi

In merito alle misure a sostegno delle attività costrette a chiudere completamente o parzialmente, la Cgia sottolinea che lo Stato e le Regioni hanno il diritto/dovere di predisporre tutte le restrizioni che ritengono utili per tutelare la salute pubblica. E’ altresì evidente che a fronte di provvedimenti che impongono la chiusura delle attività economiche, queste ultime devono essere aiutate economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. E’ vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non gettiamo le basi per far ripartire la crescita economica, unica condizione in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che sta minando il futuro del nostro Paese.

Alle attività chiuse per decreto non sono più sufficienti dei semplici ristori, ma è necessario uno stanziamento che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. Insomma, bisogna passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi. Lo stesso trattamento va riservato a quei comparti che seppur in attività è come se non lo fossero. La Cgia segnala, in particolar modo, le imprese commerciali ed artigianali ubicate nelle cosiddette città d’arte che, come dicevamo più sopra, hanno subito un tracollo delle presenze turistiche straniere. Particolare attenzione merita il trasporto pubblico locale non di linea (bus operator, autonoleggio con conducente e taxi) che sebbene siano sempre stati in servizio continuano ad avere i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi.

Stop alle nuove regole UE sui rapporti bancari. Confedercontribuenti, morte per le imprese

È allarme rosso per i titolari di conti correnti, sia privati che imprese. Dal prossimo 1° gennaio, infatti, entra in vigore il Regolamento UE n. 171/2018 sulle tecniche di regolamentazione che riguardano la soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato per le banche e i gruppi bancari così come per le SIM (Società di intermediazione mobiliare) e gruppi SIM.

Con le nuove disposizioni cambiano i parametri perché i debitori delle banche vengano considerati inadempienti. Dal primo giorno del nuovo anno per avere un “arretrato rilevante” ed essere segnalati come cattivi pagatori basterà superare i 500 euro di rate non pagate dei finanziamenti ricevuti, che rappresentino l’1% del totale dell’esposizione nei confronti della banca. Ma per le persone fisiche e le piccole imprese basteranno inadempienze di 100 euro.

Quindi basterà essere in arretrato anche di importi modesti per dare il diritto alla banca di agire per il recupero. Si tratta, con tutta evidenza, di regole capestro per le imprese che, oltretutto, vengono a cadere in un momento reso drammatico dalle conseguenze delle misure restrittive per contrastare la pandemia, per cui il rischio di essere considerati inadempienti per piccoli importi, di essere segnalati alla centrale rischi classificati per tutta l’esposizione tra i “crediti malati” è estremamente elevato.

Per di più, con l’inizio del nuovo anno, se il cliente non avrà disponibilità liquide sufficienti ad effettuare il relativo pagamento, la banca non potrà più accettare l’addebito automatico.

Confedercontribuenti ha da tempo denunciato l’insostenibilità delle nuove disposizioni europee, le quali, come sottolineato dal presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, finiscono per mettere in difficoltà gli stessi istituti di credito.

Ci si chiede come possano continuare a lavorare con le banche i piccoli e i micro imprenditori, gli artigiani, i commercianti; e come potranno fare le famiglie, e sono veramente tante, che sono andate avanti fin qui grazie alle piccole forme di flessibilità loro praticate. Come si potrà fare fronte al pagamento delle utenze, al pagamento dei dipendenti, al versamento dei contributi previdenziali, alle rate di finanziamenti e mutui?

Confedercontribuenti lancia un allarme urgente, chiede che il governo si attivi immediatamente in sede europea per ottenere lo stop all’applicazione delle nuove regole Eba (Autorità bancaria europea).

La logica dell’eurocrazia e del potere delle banche non deve prevalere – afferma il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro – Il danno che le nuove regole europee apporteranno è gravissimo perché per artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e anche per molte famiglie, costituirà un grosso problema non poter più usufruire di quelle piccole forme di flessibilità che, specie in questa fase così critica a causa degli effetti economici della pandemia Covid, sono fondamentali per far fronte ai pagamenti di utenze o altri adempimenti, come gli stipendi e i contributi previdenziali, le rate di finanziamenti e mutui.

Confedercontribuenti chiede uno stop a tale applicazione che rappresenta proprio in questa fase, un modo per far chiudere migliaia di aziende o metterle sulla strada di una crisi irreversibile”.

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La fine di un lungo viaggio

Di Antonino Gulisano

La Gran Bretagna ade nel 1973 alla CEE (Comunità economica europea), oggi divenuta UE (Unione europea). Sono stati anni di incontri e di scontri, di interessi e di convergenze, per un sogno: l’Europa federale. Oggi l’accordo tra UE e Gran Bretagna segna la fine di questo lungo viaggio di convivenza. Con la Brexit dal 1 gennaio 2021 UK e UE saranno due entità sovrane e autonome.

Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione UE ha detto della Brexit“che segna la fine di un lungo viaggio” e che l’accordo raggiunto garantirà al futuro rapporto tra le due entità “fondamenta solide”. “Ci possiamo finalmente lasciare la Brexit alle spalle, l’Europa continua ad avanzare”.

Il nuovo accordo per regolare i rapporti post-Brexit entrerà in vigore il primo gennaio, garantirà il libero scambio per diversi beni e creerà una piattaforma per la cooperazione futura in ambiti quali la lotta al crimine, l’energia e la condivisione dei dati.

Dopo un iniziale ottimismo dei mercati, la sterlina è tornata a scendere. Molti investitori ritengono che l’accordo Brexit lascia il Regno Unito davanti a numerose incertezze economiche.

Il documento Brexit, formalizzato alla vigilia di Natale, è composto da 2.000 pagine ed entrerà in vigore una volta approvato dalle due parti. Quali sono gli accordi principali.

–   Tariffe: l’accesso al mercato dell’Unione per il Regno Unito ne sarà esente.

 –  Commercio: i produttori del Regno Unito dovranno seguire sia gli standard britannici che quelli europei.

 –  Mobilità: i cittadini del Regno Unito non avranno più la libertà di vivere, lavorare, studiare, aprire un’azienda negli Stati dell’Unione. Per soggiorni superiori ai 70 giorni sarà richiesto un foglio di visa (visto d’ingresso).

  –  Qualifiche professionali: non ci saranno più riconoscimenti automatici per medici, infermieri, architetti, ingegneri e altri titoli professionali.

  –  Aiuti di Stato: l’accordo prevede che il Regno Unito possa istituire il proprio regime di sussidi.

–    Standard ambientali e lavorativi: le due parti hanno raggiunto un accordo su standard minimi.

–  Pesca: la quota comunitaria del pescato diminuirà del 25% su un periodo di 5 anni e mezzo. Londra avrebbe voluto una riduzione del 60% su tre anni.

–   Erasmus: il Regno Unito è fuori dal programma.

–  Lavoro: manager e specialisti possono rimanere fino a 3 anni, gli altri hanno bisogno di un permesso di lavoro e possono rimanere fino a 90 giorni su un periodo di 12 mesi.

Nel 2019, il Regno Unito ha venduto merci all’UE per 294 miliardi di dollari, pari al 43% del totale, mentre oltre la metà delle importazioni britanniche, per un controvalore di 374 miliardi, è arrivata dall’Unione europea.

Ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti, all’accordo mancano parecchie voci, tra cui un’intesa sul settore dei servizi, in particolare quelli finanziari della City, e la libertà di movimento delle persone.

Il prossimo passo è rappresentato dalla ratifica da parte del parlamento di Westminster, che dovrebbe arrivare il 30 dicembre, mentre quella di Strasburgo avverrà in maniera retroattiva a gennaio.

Fonte: QdC-quotidiano dei contribuenti