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Nasce Innovation Hub a Fiumicino, acceleratore impresa in cuore aeroporto

Roma, 17 ott.(Adnkronos) – C’è il robot che consegna food&beverage ai passeggeri ovunque si trovino nell’aeroporto, quello alimentato a energia solare che pulisce i terminal muovendosi in autonomia e, una volta a riposo, si trasforma in una comoda panchina. E poi una sedia a rotelle a guida autonoma, in grado di trasportare i viaggiatori che richiedono supporto per la deambulazione dall’ingresso dei terminal fino ai gate. O, ancora, soluzioni di intelligenza artificiale mai testate prima che rendono più veloci ed efficienti i controlli di sicurezza e la gestione dei bagagli, oltre che più sostenibile il turnaround degli aeromobili in piazzola, riducendo le emissioni di C02. Sono solo alcuni dei progetti sviluppati da startup italiane e internazionali che popolano l’Innovation Hub dell’aeroporto Leonardo da Vinci, un’iniziativa avviata da Aeroporti di Roma nell’ambito della sua strategia di “open innovation” dei servizi e della gestione aeroportuale.

Unico nel panorama europeo, l’Innovation Hub, presentato oggi al Terminal 1 dell’hub della capitale, è un vero e proprio acceleratore di impresa dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative nel comparto aeroportuale, situato in una struttura di 650 metri quadri nel cuore del Terminal 1 del principale scalo del Paese. L’Hub ospiterà giovani startupper italiani e provenienti da ogni parte del mondo, che potranno contare sia su un investimento di ADR nel capitale delle proprie startup, sia sul pieno supporto delle strutture aeroportuali – ADR ha creato un team interno di 30 innovatori, una vera e propria ‘Innovation Cabin Crew’ – al fine di testare sul campo i propri servizi, a stretto contatto con tecnici e passeggeri. Il periodo di accelerazione nello scalo, in media di 6 mesi, consentirà alle startup di finalizzare al meglio i propri progetti, facilitandone l’entrata sul mercato e sfruttando anche la rete internazionale ‘Airports for Innovation’ di cui ADR fa parte insieme agli scali spagnoli del Gruppo Aena, quelli di Atene e Nizza.

Il programma di innovazione di ADR, che al momento ha pianificato un programma di investimenti di 50 milioni di euro, è stato ideato circa un anno fa, con il lancio della prima “Call for ideas” volta a ingaggiare startup da tutto il mondo per sviluppare a Fiumicino le proprie soluzioni in sei ambiti aeroportuali: miglioramento della puntualità; sistemi data driven; automazione dei processi; riduzione dei consumi energetici; passenger digital experience e servizi commerciali omnichannel.

Alla call hanno manifestato interesse circa 530 startup in tutto il mondo, di cui 96 (62 italiane e 34 straniere) hanno presentato la propria candidatura. L’intero processo di selezione è avvenuto con il supporto di Plug and Play, il più importante investitore privato in startup della Silicon Valley, con più di 40.000 startup in portafolio, di cui 21 “Unicorn” con una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari. Le startup identificate al termine della prima call sono state 10: sono tutte nate circa 5 anni fa e i loro fondatori sono per la gran parte under 30. A queste si aggiungono altre 3 startup con cui ADR sta lavorando proprio in questi mesi. Per il programma di sviluppo dei progetti con le startup, Aeroporti di Roma collabora anche con LVenture Group.

Tra i progetti in corso di sviluppo a Fiumicino figurano sia soluzioni di robotica avanzata – con ‘macchine’ capaci di attivarsi autonomamente in caso di necessità per pulire le aree aeroportuali, di consegnare food&beverage raggiungendo i viaggiatori, di trasportare nel massimo comfort i passeggeri con mobilità ridotta – sia innovazioni di processo in grado di aumentare, e in alcuni casi rivoluzionare, l’efficienza di alcuni servizi operativi come i controlli di sicurezza, la movimentazione degli aeromobili in sosta, il trasporto e la riconsegna dei bagagli, il wayfinding all’interno dello scalo

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Confedercontribuenti: ma Banca Intesa c’è o ci fa?

Superbonus, le erogazioni riprenderanno poco per volta. Le Banche quindi in autotutela adottano procedure più prudenti rispetto al passato, perché alcune incognite non sono ancora state risolte sulla responsabilità delle banche. Intanto le aziende falliscono.

di Redazione

Dalla primavera di quest’anno, tre grandi banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, avevano smesso di acquistare nuove detrazioni legati ai bonus edilizi, limitandosi quindi allo smaltimento delle pratiche per cui si erano già impegnate. Ora, però, gli istituti di credito dovrebbero rimettersi in moto, applicando le norme appena introdotte dal legislatore, con l’obiettivo di riattivare le piattaforme per l’acquisizione di nuove pratiche e smaltire gli arretrati, dopo la circolare e i chiarimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Tra le soluzioni adottate per far ripartire il comparto bonus edilizio vi è quello di cedere a terzi o rivendere ad altri soggetti le detrazioni acquisite. Purtroppo, la ripartenza, salutata favorevolmente da tutti gli attori coinvolti, stenta a decollare.

Le banche si stanno muovendo su due fronti. Da una parte, stanno cercando di rivendere le detrazioni acquisite ad altri soggetti. Dall’altro lato, non stanno comprando nuovi crediti, ma stanno intensificando le pratichedi acquisto che erano rimaste in sospeso e che in molti casi erano state rallentate dalla burocrazia e dall’incertezza.

Tra i più attivi nel settore sembrava esserci proprio Intesa San Paolo, che ha trovato delle partnership a cui cedere i crediti fiscali.

Infatti, Intesa Sanpaolo e la società Autotorino hanno già siglato il primo accordo in Italia per la ricessione dei crediti fiscali legati al Superbonus, dando piena attuazione al Decreto Aiuti che ha previsto la ricessione al mondo delle imprese.

Obiettivo della ricessione, che consente l’ampliamento della capacità fiscale della banca, è riavviare progressivamente il mercato della cessione dei crediti, a beneficio delle imprese del settore delle costruzioni in difficoltà a causa del blocco delle cessioni.

Nello stesso tempo, la Banca sta cercando di smaltire l’arretrato e le pratiche in sospeso. L’obiettivo è concentrarsi, insomma, sulla “coda” rimasta, in attesa di potere eventualmente passare poi all’acquisto di nuove posizioni.

Tante belle parole, ma che non trovano riscontro nella realtà. Purtroppo, a volte la mano sinistra non sa quello che fa la mano destra.

Il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, denuncia: “In Sicilia così come nel resto d’Italia, Banca Intesa ha funzionari e dirigenti nel pallone, perché non sanno cosa fare, pochi autonomi rispetto alle direttive della Direzione centrale. Sembra che il sistema si sia impallato. Intanto fanno morire le aziende che aspettano i soldi del 110. Non ci restano che le denunce all’Autorità Giudiziaria”.

Bisogna dire che la normativa in questione non è delle più chiare. Per tale motivo, le erogazioni riprenderanno poco per volta. Le banche quindi in autotutela adottano procedure più prudenti rispetto al passato, perché alcune incognite non sono ancora state risolte sulla responsabilità delle banche.

Con questo stato di frustrazione e incertezze, le imprese falliscono perché non riescono a far fronte ai debiti con i fornitori. Falliti nonostante abbiano crediti con lo Stato”, conclude Finocchiaro.

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Rassegna stampa del 15 Ottobre per le imprese

Sabato 15/10/2022

Deducibile il costo del lavoro anche dopo la riqualificazione

Italia oggi  Imposte e Tasse, Duilio Liburdi – Massimiliano Sironi, pag. 26

La riqualificazione del costo per lavoro dipendente in emolumento amministratore non comporta mai l’indeducibilità del medesimo. Questo è uno degli interessanti spunti che si trae dalla lettura del recente documento (nella serie “note e studi” n. 7/2022) elaborato da Assonime. L’Associazione esamina la compatibilità, dal punto di vista civilistico, previdenziale e fiscale, tra la carica di amministratore in società di capitali e lo svolgimento di un lavoro subordinato per la medesima società.

Sabato 15/10/2022

Dal Cndcec formazione sulla sostenibilità

Italia oggi  Lavoro e Previdenza, La Redazione, pag. 29

Un nuovo piano di formazione per i commercialisti dedicato al tema della sostenibilità, finalizzato a far comprendere a professionisti e imprenditori il ritorno concreto di interventi nel campo, che possono portare a finanziamenti agevolati e incentivi pubblici. È quanto annunciato ieri dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio, durante il convegno «Il valore della sostenibilità», organizzato dal Cndcec e in scena ieri e oggi a Bologna. L’evento è stato incentrato sulla sostenibilità «proprio per mettere l’accento sul tema e sull’importanza che lo stesso deve avere per imprese e professionisti» commenta ancora de Nuccio.

Sabato 15/10/2022

Ultimi giorni per modifiche 730

Italia oggi  Imposte e Tasse, Giuliano Mandolesi, pag. 26

Si stringono i tempi per correggere i modelli 730: tra meno di due settimane infatti, entro il 25 ottobre prossimo, si chiuderà la finestra per l’invio degli integrativi “a favore del contribuente”. Successivamente tale data, qualora i contribuenti riscontrino errori od omissioni tali da generare un maggiore credito o un minor debito o un’imposta pari a quella determinata con il modello originariamente presentato, potranno comunque effettuare correzioni presentando però un modello redditi rettificativo, entro il 30 novembre prossimo, o integrativo, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata il modello originario (ai sensi dell’articolo 2 comma 8 del D.P.R. 322 del 1998).

Sabato 15/10/2022

Nei concorsi di lavoro maternità da computare nell’anzianità di servizio

Il Sole 24 ore  Norme e Tributi, Giuseppe Bulgarini d’Elci, pag. 30

Nella valutazione dei candidati in sede preselettiva deve essere tenuto in considerazione, ai fini del punteggio collegato all’anzianità di servizio in specifiche mansioni, il periodo di astensione obbligatoria per maternità. Anche se il bando per coprire un posto di lavoro a tempo indeterminato valorizza, tra i requisiti cui è collegato il punteggio, la «pregressa esperienza» svolta nel ruolo aziendale, nel relativo periodo devono essere ricompresi i mesi di congedo obbligatorio per maternità. Ad affermarlo è la Corte d’appello di Catanzaronella sentenza 1041/2022 del 30 settembre scorso.

Sabato 15/10/2022

De Nuccio: «Sostenibilità con un premio del Fisco»

Il Sole 24 ore  Norme e Tributi, Federica Micardi, pag. 30

Il Consiglio nazionale dei commercialisti è in prima linea per portare negli studi e nelle aziende la cultura della sostenibilità.

C’è, infatti, un gap evidente che deve essere colmato. Lo rileva l’indagine effettuata da Nomisma – in collaborazione con la Fondazione studi commercialisti – presentata nel corso del Convegno nazionale dei commercialisti che si conclude oggi a Bologna. Una due giorni dal titolo «Il valore della sostenibilità» dove 1.300 commercialisti, provenienti da tutta Italia, si confrontano, molti per la prima volta, con un tema che sta per assumere un’importanza strategica per l’intero sistema economico.

Sabato 15/10/2022

La fattura elettronica diventa più selettiva con i nuovi codici errore

Il Sole 24 ore  Norme e Tributi, Alessandro Mastromatteo – Benedetto Santacroce, pag. 28

Dal 1° ottobre scorso, le specifiche tecniche da utilizzare per generare il tracciato Xml dell’e-fattura sono state aggiornate alla versione 1.7.1.. Oltre all’aggiornamento di alcuni codici di controllo e all’introduzione di nuovi, correlati alle figure degli operatori economici coinvolti nelle operazioni documentate, il contenuto del blocco informativo relativo agli altri dati gestionali è stato ampliato e ed è stato variato anche lo schema Xsd della fattura ordinaria, introducendo un nuovo tipodocumento TD28, necessario a comunicare le operazioni di acquisto di beni da San Marino per le quali sono state ricevute fatture cartacee con indicazione dell’Iva.

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Lavoro, le sorprese tra le pieghe dei dati ISTAT

Per Eurostat in Italia lavora il 58,2% della popolazione attiva, contro una media Ue del 68,4%. Gli ultimi dati Istat dicono che l’Italia è salita al 59,9%, un effetto statistico influenzato anche dalla diminuzione della popolazione attiva. Ma scartabellando tra i dati di contabilità nazionale si trovano parecchie sorprese che permettono di comprendere meglio le dinamiche del settore.

La prima riguarda il rapporto tra le persone che lavorano (classificati dall’Istat come “occupati”) e le cosiddette Ula (Unità di lavoro annue a tempo pieno), cioè il numero medio mensile di “addetti equivalenti” che lavorano a tempo pieno durante un anno (al netto degli stagionali, della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà). Ebbene, fino al 2005 il numero di “occupati” era inferiore alle Ula: ogni persona lavorava più di quanto previsto dal contratto principale. Dopo c’è stato il sorpasso. Cioè, ogni “occupato” ha cominciato a lavorare di meno. Adesso siamo appena al 93% circa.

Anche le ore complessivamente lavorate dagli italiani sono tendenzialmente diminuite (con un piccolo rimbalzo nel 2018), dopo un picco nel 2007 con quasi 46 miliardi. Ogni settimana si sta in fabbrica o in ufficio per 35 ore, come media ponderata di 31 ore delle femmine e di 38 dei maschi. Pesano su questa discrepanza alcuni fattori: in primo luogo le assunzioni part time. In Italia, è politicamente corretto considerare che sia prevalente il rapporto a tempo parziale cosiddetto “involontario”, ovvero imposto dai datori di lavoro ai dipendenti. Basterebbe osservare i dati del part time a livello Ue per accorgersi di un dato di fatto: il tempo parziale è molto diffuso dove i tassi di occupazione femminile sono più elevati. La percentuale media di lavoro a tempo parziale (riguardante cioè ambedue i generi) in Italia si colloca al livello che in altri Paesi riguarda il solo lavoro part time degli uomini.

Marco Biagi sosteneva che il mercato del lavoro italiano fosse uno dei peggiori. Peraltro, dopo venti anni, le cose sono ancora più deteriorate. Siamo riusciti a combinare dati estremamente contraddittori: un importante livello di disoccupazione; un numero significativo di Neet (coloro che non hanno un lavoro ed evitano di cercarlo); un record di posti vacanti (ovvero di posizioni retribuite scoperte); il grido di allarme del sistema delle imprese per le difficoltà a reperire manodopera, non solo adeguata, ma persino disponibile; la forte presenza di lavoro sommerso che spesso è un doppio lavoro.

Stiamo poi assistendo al fenomeno di dimissioni volontarie in numero maggiore dei temuti licenziamenti allo scadere del blocco. Anche in questo caso c’entrano le contraddizioni del mercato del lavoro. In un contesto in cui l’offerta di lavoro non copre la domanda è normale che un lavoratore dotato di un’adeguata professionalità vada alla ricerca di posti di lavoro migliori. E li trovi.

di Giuliano Cazzola e Franco Vergnano

fonte: Laragione.eu

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Scadenze fiscali di maggio 2022: dalla dichiarazione Iva al 730 precompilato

Rottamazione-ter, dichiarazione Iva annuale, esterometro e 730 precompilato, sono solo alcune delle principali scadenze fiscali di maggio. Come ogni mese si ripresentano i consueti i appuntamenti per i sostituti d’imposta che entro giorno 16 sono tenuti a versare le ritenute sui redditi da lavoro dipendente o su altri reddito o compensi corrisposti nel mese di aprile.

Andando avanti, si arriva all’importante scadenza del 23 maggio, data a partire dalla quale sarà messa a disposizione dei contribuenti la dichiarazione dei redditi precompilata.

Il mese si chiude con il versamento telematico dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel primo trimestre 2022.

Quali sono le principali scadenze fiscali di maggio 2022

Come detto in premessa sono numerose le scadenze fiscali in vista nel mese di maggio 2022, fra cui, finalmente, la disponibilità online del 730 precompilato. Ma andiamo con ordine.

Scadenza dichiarazione Iva annuale del 2 maggio

Entro il 2 maggio, deve essere inviata la dichiarazione Iva 2022, operazioni 2021.

A maggio scade anche l’esterometro. In particolare entro il  2 maggio dovrà essere inviato in riferimento alle operazioni del 1° trimestre effettuate con clienti esteri. Si ricorda che dal 1° luglio 2022, l’esterometro sarà abolito. la comunicazione dei dati delle operazioni con l’estero avverrà tramite il Sistema di interscambio (S.d.I). Utilizzando il formato XML della fattura elettronica.

Non c’è obbligo di esterometro:

  • per le cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato,
  • per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche.

Rottamazione-ter

Entro il 30 aprile dovevano essere pagate le rate 2020 della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Infatti, il D.L. 4/2022, c.d. decreto Sostegni-ter ha previsto una riammissione alle suddette definizioni agevolate per i contribuenti dalle stesse decadute.

Nello specifico entro 30 aprile 2022 dovevano essere pagate le rate in scadenza nell’anno 2020 di “Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e “Rottamazione UE”;

Per il pagamento entro questo nuovo termine sono previsti cinque giorni di tolleranza.

Da qui, le rate 2020, potranno essere pagate entro il 9 maggio 2022. E’ alquanto discutibile il modo in cui l’Agente della riscossione calcola i 5 giorni di tolleranza. A volte considera Sabato e Domenica quali giorni utili per il pagamento, altre volte non li fa concorre al calcolo. La non concorrenza sarebbe in linea con le norme sul pagamento delle cartelle.

Versamenti dei sostituti d’imposta

Anche a maggio, precisamente entro lunedì 16, i datori di lavori sono tenuti al versamento delle ritenute Irpef sui redditi di lavoro dipendente e assimilati corrisposti nel mese precedente.

I versamenti sono effettuati in F24 con i seguenti codici tributo:

  • 1001- Ritenute su retribuzioni, pensioni, trasferte, mensilità aggiuntive e relativo conguaglio;
  • 1002 – Ritenute su emolumenti arretrati;
  • 1012 – Ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro.

Stessa scadenza per  le ritenute effettuate sui redditi da lavoro autonomo corrisposti nel mese di aprile. Versamenti da effettuare in F24 con il codice tributo 1040. Naturalmente come periodo di competenza andrà indicato aprile, 4/2022. L’obbligo riguarda anche le ritenute alla fonte su provvigioni (per rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione e di rappresentanza) corrisposte nel mese precedente.

Anche questo mese, i datori di lavori devono versare all’INPS i contributi previdenziali e assistenziali a loro carico. Nello specifico, il versamento deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento (periodo di svolgimento della prestazione).

Contributi a fondo perduto commercio al dettaglio

Entro il 24 maggio 2022, deve essere presentata l’istanza per richiedere il contributo a fondo perduto riservato ai commercianti al dettaglio (articolo 2, Dl n. 4/2022).

Le istanze possono essere presentate a decorrere dalle ore 12:00 del 3 maggio 2022 e sino alle ore 12:00 del 24 maggio 2022. Tramite l’apposito portale gestito da Invitalia.

Liquidazioni periodiche Iva

In materia di IVA, entro il 16, i contribuenti mensili sono tenuti a liquidare e a versare l’Iva di aprile (F24 con codice tributo 6004).

A maggio, i contribuenti trimestrali devono  liquidare e a versare l’Iva del 1° trimestre 2022 (F24 con codice tributo 6031). Infatti, i soggetti c.d “trimestrali” eseguono le liquidazioni e i versamenti relativi ai primi tre trimestri entro il giorno 16 del secondo mese successivo al trimestre; la liquidazione relativa al quarto ed ultimo trimestre, va effettuata entro il 16 marzo dell’anno successivo a tale ultimo trimestre.

Indicazioni rinvenibili sul portale dell’agenzia delle entrate.

730 precompilato, dal 23 maggio disponibile online

Il D.L. 4/2022, decreto Sostegni-ter, post conversione in legge, ha rimandato la data a partire dalla quale. la dichiarazione dei redditi precompilata, 730 e modello Redditi, sarà messa a disposizione dei contribuenti.

Nello specifico, la proroga prende spunto dal fatto che le comunicazioni delle opzioni di sconto in fattura e cessione del credito per le spese 2021, possono essere effettuate entro il 29 aprile. Considerato che tali opzioni impattano indirettamente sui dati della precompilata, questa sarà disponibile dal 23 maggio 2022. Rispetto al  termine ordinario del 30 aprile (articolo 1, comma 1, Dlgs 175/2014) (comma 2).

Modelli Intrastat

Entro il 25 maggio devono essere presentati gli elenchi riepilogativi (INTRASTAT) delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese/trimestre precedente nei confronti di soggetti UE.

Ultima chiamata per le Li.Pe. 1° trimestre

Entro fine mese deve essere presentato il modello liquidazione periodica dell’Iva. In tal modo, i contribuenti danno evidenza al Fisco dei dati riepilogativi delle liquidazioni effettuate per ogni mese o trimestre.

Nello specifico, il modello di deve essere presentato esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediari abilitati, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre.

Duque, entro il 2 maggio (il 30 aprile cade di sabato, la scadenza va a lunedì)) deve essere presentata la Li.Pe. del 1° trimestre 2022.

Bollo sulle fatture elettroniche

Il mese si chiude con il versamento telematico  dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel primo trimestre 2022. Attenzione, se l’importo dovuto per il primo trimestre non supera 250 euro, il versamento può essere eseguito entro il 30 settembre.

Ancora, se l’importo dovuto complessivamente per il primo e secondo trimestre non supera 250 euro, il versamento può essere eseguito entro il 30 novembre.

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Mascherine, smart working e viaggi, cosa cambia dal primo maggio

Ancora 24 ore e dal primo maggio anche l’Italia dirà addio al Green Pass mentre resterà in vigore, almeno fino al 15 giugno, l’obbligo di mascherine in molti posti al chiuso.

 In altri luoghi, soprattutto sul lavoro, l’uso delle protezioni sarà ‘raccomandato’.
Maggiori libertà ma anche tanti dubbi accompagnano la vigilia dell’abbandono di alcune restrizioni che segnerà la strada verso l’uscita dall’emergenza sanitaria mantenendo però grande cautela. In dettaglio ecco cosa cambierà dal primo maggio. L’ORDINANZA
    MASCHERINE – Fino al 15 giugno resterà l’obbligo di indossare le Ffp2 nel trasporto pubblico locale e a lunga percorrenza, nei cinema, nei teatri, nei locali di intrattenimento e musica dal vivo e per tutti gli eventi e competizioni sportive al chiuso. Sarà così anche per lavoratori, utenti e visitatori di ospedali e strutture sanitarie, incluse le Rsa. Negli altri luoghi di lavoro, invece, questi dispositivi di protezione saranno solo raccomandati, come per i dipendenti della pubblica amministrazione nei luoghi potenzialmente affollati, come la fila a mensa o in ascensore. Il ministro Renato Brunetta ha invitato le amministrazioni a dare tempestivamente indicazioni sul tema. Per quanto riguarda il settore privato, resterà in capo alle singole aziende rinnovare o ridefinire protocolli e accordi. Le mascherine sono raccomandate dai vescovi anche a messa e per le celebrazioni in chiesa. Le nuove norme consigliano poi di avere sempre a disposizione il dispositivo di protezione pronto ad essere indossato in caso di affollamento per esempio nei negozi o nei centri commerciali.

GREEN PASS – Con il primo maggio andrà definitivamente in archivio il Green Pass, con l’unica eccezione per l’ingresso nelle Rsa (almeno fino al 31 dicembre). Il certificato verde non sarà più obbligatorio, anche se i virologi invitano comunque a completare il ciclo vaccinale. “Molti oggi – ha detto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri – non stanno facendo la terza dose e questo pone dei problemi, soprattutto per determinate fasce di età e determinate patologie”.

VACCINI – Resta in vigore fino al 15 giugno l’obbligo di vaccinazione per gli over 50, forze dell’ordine e comparto scuola: queste categorie, se non si vaccineranno, continueranno ad incorrere nella sanzione prevista di 100 euro. Ai visitatori delle Rsa e agli operatori sanitari continuerà ad essere richiesto fino al 31 dicembre il ciclo di vaccinazione primario più l’effettuazione di un tampone oppure la vaccinazione con tre dosi.

SMART WORKING – Prorogato fino al 31 agosto anche in assenza degli accordi individuali per i lavoratori del settore privato. Viene quindi allungato di altri due mesi, rispetto alla data del 30 giugno indicata nel decreto, la possibilità di proseguire con lo smart working nella modalità semplificata che ha caratterizzato la fase emergenziale, ovvero senza la necessità di un accordo.

  SCUOLA – Resta l’obbligo di mascherine, anche solo chirurgiche, fino alla fine dell’anno scolastico, “fatta eccezione per i bambini sino a sei anni di età, per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso dei predetti dispositivi e per lo svolgimento delle attività sportive”.

VIAGGI – Decade il Passenger Locator Form, il modulo utilizzato dalle autorità sanitarie per i viaggi, per chiunque voglia entrare o partire per l’estero. Prorogate al 31 maggio le disposizioni per gli arrivi dai Paesi esteri, che prevedono il Green pass o un tampone rapido.

 TEMPO LIBERO – Addio alle mascherine negli stadi ma non nei palazzetti. Restano obbligatorie fino al 15 giugno in cinema, teatri, locali di intrattenimento e musica dal vivo. Via la mascherina anche in negozi e centri commerciali ma anche in tutte le manifestazioni all’aperto.

 ULTIME SCADENZE – La prima è quella del 15 giugno, quando l’Italia dirà addio alle mascherine anche al chiuso. Contestualmente, con la chiusura dell’anno scolastico, decadrà anche l’obbligo nelle scuole. Alla stessa data verrà meno l’obbligo vaccinale per gli over 50, forze dell’ordine e lavoratori delle scuole. Il 31 agosto scadrà lo smart working, mentre il 31 dicembre scadrà l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari e i lavoratori di ospedali e Rsa. Stop anche all’obbligo vaccinale o al tampone per far visita alle Rsa.

Fonte: ANSA

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Dbrs conferma il rating BBB all’Italia, trend stabile

AGI – L’agenzia Dbrs conferma il rating BBB (High) per l’Italia, con trend stabile. E in una nota spiega che il trend stabile “riflette l’opinione di Dbrs Morningstar secondo cui i rischi per i rating sono bilanciati”. “L’elevato grado di diversificazione dell’economia e l’impegno del governo per una traiettoria fiscale prudente – si legge – mitigano il deterioramento delle prospettive di crescita dell’Italia, intensificato dall’invasione russa dell’Ucraina”.

La brillante ripresa è stata indebolita dagli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina, ma si prevede che la crescita dell’Italia sarà supportata dall’impatto positivo del Pnrr nel medio termine”, osserva ancora Dbrs. L’escalation militare della Russia “ha offuscato in modo significativo le prospettive economiche dell’Italia”, spiegano gli esperti dell’agenzia di rating.

Dbrs “valuta positivamente i passi del governo per diversificare le importazioni di gas attraverso altri partner, ma ci vorrà del tempo per sostituire completamente le importazioni dalla Russia e potrebbero verificarsi ulteriori sforzi a livello di UE per attutire l’impatto. Nonostante i rischi, i fondamentali economici dell’Italia dovrebbero rimanere solidi nel medio termine.

L’economia è altamente diversificata e beneficia di un settore edile e manifatturiero che ha mostrato resilienza durante lo shock del Covid. Inoltre, si prevede che il settore dei servizi si riprenderà gradualmente con la piena riapertura dell’economia“.

E più avanti: “Il sistema bancario è in una posizione più forte rispetto al passato ma si prevede un aumento dei nuovi crediti detriorati, anche se graduale”.

Nel dettaglio, Dbrs Morningstar “rileva che alcune banche di piccole e medie dimensioni stanno ancora implementando programmi di ristrutturazione ed efficienza dei costi e rimangono meno diversificate e piu’ vulnerabili. Questo fattore, insieme allo stock ancora consistente di NPL, pesa su una valutazione qualitativa negativa nel blocco costitutivo “Politica monetaria e stabilità finanziaria”.

Source: agi

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I costi di spedizione dei container dalla Cina in Usa e Ue sono quadruplicati

AGI – Circa un milione di container all’anno non potranno più essere spediti dalla Cina all’Europa per ferrovia attraverso il territorio russo a causa delle sanzioni imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Lo segnala ExportUSA, società di consulenza che affianca circa un migliaio di imprese italiane nel mercato americano. La società ha stimato che questi container dovranno obbligatoriamente essere spediti in Europa via mare, aggravando una situazione già critica sia in termini di costi che in termini di disponibilità fisiche di container.

I noli marittimi dalla Cina verso la California, si legge in una nota, sono quadruplicati rispetto ad un anno fa. E a febbraio 2022, e prima ancora a settembre dello scorso anno, l’aumento rispetto all’anno prima era già stato di dieci volte. Il costo medio di spedizione da Shanghai a Los Angeles di un container da 40 piedi nel periodo gennaio 2011 – marzo 2021 è stato di 3.500 dollari. Attualmente, varia dai 18 ai 20 mila dollari. Una emergenza che interessa anche centinaia di imprese italiane che lavorano negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda le spedizioni attuali da Italia a Stati Uniti, si legge ancora nella nota di ExportUSA, il costo di spedizione dei container varia da porto a porto: dai 10 ai 12 mila dollari contro i 3.500 dollari della situazione antecedente alla crisi generata dalla pandemia. Mentre vi è una variazione da 14 a 15 mila dollari da punto interno a punto interno.

“Queste sono le stime più attuali. Precisiamo, peró, che a seguito della chiusura del porto di Shanghai, ci sono attualmente 500 navi container bloccate: i costi di spedizione potrebbero, quindi, ulteriormente aumentare”. Non solo: questa recente chiusura, potrebbe portare al blocco di intere produzioni comportando stalli nei cantieri e, di conseguenza delle filiere su scala globale.

Spiega Lucio Miranda, presidente di ExportUSA: “Il contesto e la struttura normativa per superare i problemi legati alla supply chain esiste già: non serve inventare la ruota. Basterebbe inserirsi nel Rapporto sullo stato della supply chain pubblicato dalla Casa Bianca il 24 febbraio 2022, al cui interno le principali agenzie federali hanno individuato le categorie merceologiche per le quali sussiste una criticità nel mercato americano. Tengo a sottolineare che all’interno del rapporto redatto dalla Casa Bianca, l’orientamento dell’Amministrazione Biden è quello di superare l’offshoring puntando al Friend Shoring. Esistono quindi tutti i presupposti per approfondire il dialogo con gli Stati Uniti in maniera concreta, presentando le aziende italiane attive nelle categorie merceologiche interessate”.

Source: agi

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Imprese, Unioncamere: nel primo trimestre iscrizioni stabili, più cessazioni

A distanza di due anni dall’irrompere dell’emergenza sanitaria, i numeri del Registro delle imprese delle Camere di commercio segnalano un primo, parziale assestamento della natalità e mortalità imprenditoriale, senza tuttavia recuperare ancora i livelli pre-pandemia. Alle 101.955 iscrizioni di nuove attività economiche rilevate tra gennaio e marzo (in linea con il dato dello scorso anno, dopo la brusca frenata del 2020) hanno risposto 103.104 cessazioni, per la prima volta in ripresa verso valori più normali dopo la forte contrazione legata all’attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività. Questo lo scenario che emerge dai dati Movimprese elaborati da Unioncamere – InfoCamere a partire dalle risultanze del Registro delle imprese delle Camere di commercio relative al I trimestre del 2022. Il saldo risultante dai due flussi (-1.149 unità) fotografa un sostanziale “stallo” nella dinamica complessiva del tessuto imprenditoriale che va qualificato come un risultato “tecnico” soprattutto per il livello di cancellazioni, ancora lontano da un’evoluzione fisiologica. A questo si aggiunge la debole dinamica delle iscrizioni che, pur in ripresa rispetto al minimo del primo trimestre del 2020, comincia a registrare il clima d’incertezza conseguente agli squilibri geo-politici innescati dal conflitto Russo-Ucraino. A conferma della correlazione dell’andamento del flusso di scrizioni ai registri camerali con il clima di fiducia delle imprese che, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto segnare un deterioramento di circa sette punti (passando dai 112,3 punti del dicembre 2021 ai 105,4 di marzo 2022). Con le cautele anzidette – e tenendo presente gli aspetti stagionali che influenzano il bilancio del primo trimestre dell’anno, con il peso delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente e rilevate statisticamente a gennaio – i dati del primo trimestre del 2022 restituiscono il profilo di un sistema imprenditoriale che allarga il proprio perimetro soprattutto grazie alla filiera dell’edilizia e dei servizi a essa collegati (servizi immobiliari e attività professionali, tecniche e scientifiche) e dei servizi alle imprese. Presi insieme, questi settori determinano infatti un saldo di 10mila imprese in più nel periodo (il 58% del quale attribuibile alle sole costruzioni), confermando la spinta determinata dagli incentivi in favore delle famiglie per gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Sul fronte opposto, gli altri grandi settori tradizionali mostrano dinamiche negative, con andamenti diversificati rispetto all’ultimo quinquennio. Il saldo più negativo del commercio (-8.271 unità nel trimestre) riflette la chiusura definitiva di attività colpite dalla pandemia che, probabilmente, avevano atteso la fine del 2021 per ottenere i ristori governativi; quelli di agricoltura (-4.259) e turismo (-1.610 per alloggio e ristorazione) segnalano un ritorno a valori più fisiologici del recente passato, mentre il bilancio delle attività manifatturiere (-2.230) conferma il dato dello scorso anno. Sotto il profilo organizzativo, infine, si conferma la forza della formula della società di capitali per quanti decidono oggi di lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale. Tra gennaio e marzo sono nate 31.830 società di capitali a fronte di 17.341 che hanno chiuso i battenti, per un saldo nel periodo pari a 14.489 società in più. A fronte di queste, si è ulteriormente ridotto il perimetro delle imprese individuali, diminuite di 11.573 unità.

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Apprendistato sportivo: il nuovo contratto per giovani atleti

Sono numerose le novità introdotte nel paradigma giuslavoristico sportivo dalla tanto “chiacchierata” Riforma emendata attraverso il D.Lgs. n. 36/2021, a partire dalla nuova definizione di lavoratore sportivo (sulla quale molti cultori si sono già soffermati, apportando notevoli contributi alla materia), passando per l’abolizione del vincolo sportivo, fino ad arrivare al passo verso il professionismo del mondo sportivo femminile.

Un tema che però merita particolare curiosità ed attenzione è l’introduzione del contratto di apprendistato per giovani atleti.

Infatti, mediante l’art. 30 del D.Lgs. n. 36/2021 viene istituita, per la prima volta, la possibilità di poter stipulare, tra società sportive ed atleti, contratti di apprendistato di cosiddetto tipo “A” (per la qualifica, il diploma professionale, il diploma di istruzione superiore e certificato di specializzazione tecnica superiore) e di tipo “C” (alta formazione e ricerca).

La prima particolare novità, rispetto alla generalità prevista dal D.Lgs. n. 81/2015, è che per la particolare tipologia del settore in questione, non è prevista la possibilità di ricorrere all’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere.
Decisione del legislatore alquanto comprensibile e condivisibile.

Chiaramente, per la stessa particolarità del settore di applicazione della tipologia contrattuale, la legge ha previsto alcune deroghe rispetto alla normativa generale.

Ad esempio, all’atleta apprendista non saranno applicate le previsioni contenute al comma 3, dell’art. 42 del D.Lgs. 81/2015, ovvero le tutele del licenziamento illegittimo e sarà inoltre preclusa alla società la possibilità di recedere dal contratto a seguito del mancato raggiungimento degli obiettivi formativi.

Allo stesso modo non sarà concesso alle parti di recedere alla fine del periodo d’apprendistato, ai sensi dell’art. 2118 del c.c., bensì il contratto si riterrà automaticamente risolto al raggiungimento del termine fissato all’interno dello stesso.

Da una prima lettura, è evidente che ci troviamo di fronte ad un’importante differenza, sia formale che sostanziale, tra le due discipline in esame, che qualifica il contratto di apprendistato sportivo come contratto a tempo determinato, nel pieno rispetto di quanto indicato sia nella precedente legge 91/1981, sia all’art.26, comma 2, del fresco D.Lgs. 36/2021, anziché come contratto a tempo indeterminato, ribaltando dunque il paradigma contenuto nel D.Lgs. 81/2015.

Le società sportive non saranno altresì tenute al rispetto delle proporzionalità fissate dalla legge rispetto al numero degli apprendisti e del personale qualificato, previsto al comma 7 dell’art. 42 del D.Lgs. n. 81/2015.

Agli apprendisti ovviamente si applicheranno anche le deroghe relative allo Statuto dei Lavoratori, la tutela reale ed obbligatoria, (deroghe tipiche del lavoratore sportivo e contenute anche ai commi 1 e 3 dell’art. 26 del D.Lgs. n. 36/2021), mentre permarranno gli obblighi in materia di controlli sanitari, sicurezza ed assicurazione contro gli infortuni.

Oltre all’analisi dei punti di cui sopra, grossomodo già definiti attraverso il D.Lgs., sorgono spontanee anche altre considerazioni che vanno oltre lo stesso, ma sempre correlate al parallelo con la disciplina ordinaria individuata nel D.Lgs. n. 81/2015.

Innanzitutto in termini di retribuzione.

Nell’applicazione della normativa ordinaria, ai sensi dell’art. 43, comma 7, del D.Lgs. 81/2015, agli apprendisti della categoria A (diploma e qualifica professionale) ed, ai sensi dell’art. 45, comma 3, per gli apprendisti di tipo C (alta formazione e ricerca), per le ore di formazione esterna non è prevista l’erogazione della retribuzione da parte del datore di lavoro, mentre per le ore di formazione interna, la retribuzione oraria subisce una riduzione del 90%.

In tale comma è prevista una riserva normativa, di carattere migliorativo, nei confronti dei Contratti Collettivi.

Personalmente, considerata la difficoltà di ricavare una retribuzione oraria nelle paghe degli atleti, non esistendo divisori orari contrattualmente stabiliti, ci si aspetta che tale comma venga arginato attraverso un intervento governativo, mediante decreto attuativo, oppure mediante chiarimento all’interno degli accordi collettivi ove esistenti (ad es. Accordi Collettivi Serie A, Serie B e Lega Pro, ecc..).

Oltre all’intervento all’interno degli Accordi Collettivi esistenti, sarà naturale aspettarsi che l’istaurazione del contratto di apprendistato per gli atleti avvenga attraverso la sottoscrizione di “contratti tipo” predisposti dalle Federazioni di appartenenza (nella teoria), oppure dalle Leghe (nella pratica), sulla base dei principi richiamati all’art. 27 del D.Lgs. 36/2021.

Ultima riflessione: all’apprendistato sportivo sarà riservato anche il particolare regime contributivo agevolato dedicato alla tipologia in questione?

A tal proposito si auspica un chiarimento da parte dell’INPS, anche se a parere dello scrivente non si rilevano particolari criticità.

Fonte: Altalex

autore: Umberto Tundis – Consulente

assistenza: Eos Consulenza tel 0621129414