Allarme liquidità per le imprese. Sessanta per cento in difficoltà. Confedercontribuenti, rafforzare politiche di sostegno.

Drammatica situazione post-Covid. Sei attività su dieci sono in carenza di liquidità. Per l’esattezza, sono 780 mila aziende, pari al 58,4% del totale. L’altra metà della mela, il 41,6% (quasi 565 mila aziende), vede invece un futuro meno cupo. A soffrire di più sono le microimprese sotto i 10 dipendenti (oltre il 60%), ma anche i top player con più di 250 arraccano (il 44%). E il 74% delle aziende del turismo e della ristorazione accusa problemi di cassa. A misurare nella fase post lockdown le ricadute dell’epidemia da Coronavirus sul sistema imprenditoriale italiano è Unioncamere, l’ente che rappresenta le Camere di commercio. E lo fa attraverso un approfondimento sul tessuto produttivo, condotto col Sistema informativo Excelsior. L’universo preso in considerazione è composto da un mln e 380 mila imprese con almeno un dipendente. Il campione analizzato è di centomila attività. L’analisi è stata condotta tra il 22 giugno e il 6 luglio scorso, in accordo con Anpal, l’agenzia nazionale politiche attive del lavoro, controllata dal dicastero guidato da Nunzia Catalfo. Di fronte a questa drammatica situazione serve una politica di ulteriori sostegni da parte del sistema bancario italiano, mettendo in atto azioni di finanziamento straordinarie, eliminando la valutazione delle banche dati, di fronte a situazioni non pregiudizievoli per l’ottenimento dei finanziamenti. Ad una nuova grande operazione di garanzia da parte dello Stato. A chiederlo la Confedercontribuenti, che lancia un allarme, per evitare che il sistema delle piccole e medie imprese venga decimato nell’era del covid.

E’ nato il Consorzio Iride per le imprese di costruzione e impiantistica. Un consorzio del sistema Confedercontribuenti

  1. E’ nato e sta gia’ sviluppando una intensa attività commerciale. A Settembre avrà conseguito  un portafoglio ordini, soprattutto collegato al credito d’imposta per Ecobonus e Sismabonus di diverse decine di milioni di euro. E’ questo lo sforzo che Confedercontribuenti ha fatto per garantire lavoro ai propri associati. Un consorzio stabile, che affronterà nel 2021 anche il mercato dei lavori pubblici e della finanza di progetto, sia in Italia che all’Estero. Il Consorzio, nato con una struttura snella, ma fortemente operativa conta una rete di professionisti notevole oltre che ad un numero considerevole di imprese associate. Nessuna preclusione a nuove adesioni, in tutte le regioni italiane. Le imprese interessate, possono mettersi in contatto con il Consorzio Iride, chiedendo un appuntamento telefonico attraverso la mail: commerciale@irideimpreseitalia.it
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Decreto Agosto. Pericolo riscossione. Fermatevi.

16 Agosto 2020

Verrà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto Decreto Agosto, nuovo provvedimento del Governo con cui si intende dare attuazione a tutta una serie di misure a sostegno di famiglie ed imprese ancora fortemente provate dalla crisi economica che ha duramente colpito il nostro Paese a causa della Pandemia globale da Covid-19.

L’articolo 154 del Decreto, però, così come formulato, rischia di creare una enorme disparità di trattamento tra i contribuenti ed in particolare tra chi è stato dichiarato decaduto dalla rottamazione, che potrà agevolmente tornare in bonis, e chi è stato dichiarato decaduto da una semplice rateizzazione che dovrà, invece, pagare le insolvenze in un’unica soluzione per evitare il pignoramento o, ancor peggio, la dichiarazione di fallimento.

Il Presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, non ci sta, ed ha deciso di segnalare l’incongruenza normativa con una lettera destinata al Vice Ministro dell’economia, Laura Castelli, che di seguito riportiamo integralmente.

“Le scriviamo per sottolineare le nostre profonde preoccupazioni rispetto al decreto “Agosto” dove ci aspettavamo una svolta profonda rispetto alla questione tributaria in merito al rientro del debito verso l’erario da parte delle imprese e dei contribuenti.

Purtroppo, a nostro modo di vedere, è prevalso un ragionamento strettamente contabile senza cogliere le criticitàche il Paese sta vivendo. Pensare che di fronte al calo del PIL del 12%, si possa pensare che al 15 di Ottobre le imprese possano affrontare quella marea di cartelle esattoriali che saranno inviate (oltre 8.000.000 milioni), per essere pagate entro sessanta giorni, diventa davvero impossibile. Tale previsione normativa non aiuterà l’erario alla giusta riscossione, specie per chi decaduto dalle rateizzazioni e dalle rottamazioni, impossibilitato a pagare nelle modalità precedentemente previste, dovrà aspettarsi pignoramenti ed azioni esecutive.

Come Confedercontribuenti vogliamo sottolineare e ringraziarLa sentitamente per la sensibilità mostrata verso queste tematiche verso contribuenti italiani che versano oggi in gravi difficoltà causa Covid e già provati da una situazione finanziaria che prima del virus era già in profonda crisi economica. Ecco perchè oggi contiamo su una Sua decisa presa di posizione, al fine di emendare il decreto stesso in sede di conversione.

In seguito ai numerosi dinieghi di rateazione che l’agenzia dell’entrate riscossione sta inviando in questi ultimi giorni a molti contribuenti per segnalarLe che l’articolo 154 del decreto rilancio così come è scritto crea un’ enorme disparità di trattamento fra i contribuenti stessi:

 chi è decaduto dalla rottamazione può tornare in bonis e chi è decaduto da una semplice rateizzazione deve pagare tutte le rate scadute in unica soluzione per tornare in bonis, impossibile per gran parte degli imprenditori e famiglie che pur volendo pagare le tasse sarebbero costrette a chiudere, non avendo guadagnato nulla da fine febbraio in poi.

Probabilmente al legislatore è sfuggito di integrare la norma ma va posto rimedio alla svelta altrimenti il 15 ottobre ( quando inizieranno nuovamente le azioni di recupero) ci saranno migliaia di contribuenti pignorati o falliti.

Potrebbe essere utile anche una semplice circolare chiarificatrice da inviare all’agenzia delle entrate che al momento sta applicando la norma alla lettera senza concedere rateizzazioni ai decaduti( e già sta inviando le lettere di preavviso ).

 Con la speranza che si possa porre rimedio ad una grave ingiustizia , confidiamo nel suo operato , pronti a ringraziarla pubblicamente per quanto farà .

Certi della sua attenzione e sensibilità”.

Fisco, versamenti sospesi nel lockdown: ecco chi e come li può spalmare su due anni

confedercontribuenti imprese

Il primo 50% va pagato in una o quattro rate dal 16 settembre. Il resto, fino a 24 rate, a partire dal 16 gennaio 2021

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Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): Fronte comune. Serve abolire l’IRAP

Il drammatico impatto della pandemia sul quadro economico e sullo scenario della ripresa potrebbe essere il momento giusto per ripensare o superare del tutto una delle tasse più controverse e contestate. Serve abolire una imposta iniqua e vessatoria, come l’Irap. Lo ribadisce il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, pronto ad un fronte comune con tutte le organizzazioni che sposeranno questa scelta.

“Oggi è urgente cancellare questa imposta che continua ad avere effetti distorsivi, complica gli adempimenti e aggrava i costi per le imprese e  i professionisti”.

 

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Sarà prorogata la Cassa Integrazione Covid 19. Ma con nuove procedure

La Cig per l’emergenza Covid 19 sarà prorogata con procedure semplificate, ma resta da sciogliere il nodo della durata se per ulteriori tre o nove settimane.

Le imprese che hanno già richiesto la cassa integrazione d’emergenza non dovranno presentare una nuova domanda per ottenere le settimane in più di ammortizzatore, sarà sufficiente solo aggiornare l’istanza (si apre a una sorta di domanda di cassa integrazione “precompilata”). Non solo. Si interviene anche sul fronte dei tempi, imponendo step più rapidi: le aziende che chiedono a Inps il pagamento diretto della prestazione debbono anticipare la domanda entro la fine del mese di inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Entro il giorno 20 del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale richiesto, le Amministrazioni competenti autorizzano la domanda e i datori di lavoro comunicano all’Inps i dati necessari per il pagamento delle prestazioni (il modello Sr41 con l’Iban). L’Inps dispone il pagamento delle prestazioni entro la fine del mese.

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Confedercontribuenti: al via i prestiti alle aziende, garantiti dallo Stato. (sportellobanche@confedercontribuenti.it)

Le garanzie statali sui prestiti bancari sono un capitolo centrale del decreto Liquidità. Capitolo diviso a sua volta in due canali di accesso: la società pubblica Sace (parte del polo Cdp), soprattutto per le imprese più grandi, e il Fondo di garanzia per le Pmi (Mediocredito Centrale e ministero dello Sviluppo) che è più mirato a imprese fino a 499 dipendenti. I prestiti garantiti con le nuove regole non sono ancora operativi, occorre ancora l’autorizzazione della Ue, l’aggiornamento di alcune procedure interne di banche e Sace e l’aggiornamento della piattaforma informatica del Fondo di garanzia. Potranno servire alcuni giorni.

Il canale Sace
Si prevedono tre fasce. Garanzia statale che copre il 90% del prestito per imprese con meno di 5mila dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi. Garanzia all’80% per aziende con fatturato tra 1,5 e 5 miliardi o con più di 5mila dipendenti in Italia. Copertura al 70% per imprese con fatturato oltre 5 miliardi. In ogni caso, l’importo del prestito garantito non potrà essere superiore al maggiore di questi due elementi: 25% del fatturato 2019 oppure il doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019, come da bilancio o da dati certificati (se l’impresa è nata dopo il 31 dicembre 2018 si fa riferimento ai costi del personale attesi per i primi due anni di attività).

 I vincoli

Ad ogni modo, l’impresa beneficiaria (o altre imprese del medesimo gruppo) non potrà distribuire dividendi o riacquistare proprie azioni nel corso del 2020. L’azienda, poi, sarà chiamata ad assumere l’impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali. Dovrà inoltre rispettare una clausola made in Italy, cioè dovrà usare il finanziamento solo per attività localizzate in Italia.

I costi e la durata
I prestiti vanno restituiti in sei anni, con preammortamento possibile fino a due anni. Le commissioni sono differenziate. Per le Pmi, in rapporto all’importo garantito, sono pari a 0,25% il primo anno, 0,5% il secondo e terzo, 1% dal quarto al sesto. Per le imprese più grandi sono invece pari a 0,5% dell’importo garantito il primo anno, 1% secondo e terzo, 2% dal quarto al sesto.

fonte: ilsole24ore.com

scrivete a: sportellobanche@confedercontribuenti.it

tel 3519834846

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Confedercontribuenti: Niente moratoria mutui prima casa per artigiani, commercianti e imprenditori. Gravissima decisione del Ministero delle Finanze

Negata la possibilità di presentare la domanda di moratoria per mutui «prima casa» ai piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. La lettura del ministero dell’economia e delle finanze, infatti, non risulta aderente alle disposizioni introdotte dal decreto «Cura Italia», anche per quanto chiarito nella relazione di accompagnamento. Gravissima la decisione del MEF, che se confermata merita una protesta dura. A dichiaralo il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro.

Questo è quanto si deduce dalla lettura del modulo licenziato e disponibile sul sito del Ministero dell’economia e delle finanze (http://www.mef.gov.it/inevidenza/Pubblicato-il-nuovo-modulo-per-accedere-al-Fondo-per-la-sospensione-dei-mutui-sulla-prima-casa/ ).

Infatti, riguardo al «Lavoratore autonomo» e «libero professionista», il dicastero precisa che «per lavoratore autonomo si intende il soggetto la cui attività è ricompresa nell’ambito dell’art. 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (attività non imprenditoriali. Sono pertanto escluse le imprese e le ditte individuali); per libero professionista si intende il professionista iscritto agli ordini professionali e quello aderente alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4 e in possesso dell’attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge n. 4 del 2013».

 

 

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Sospensioni attive per linee credito alle imprese (sportellobanche@confedercontribuenti.it)

Nel periodo di emergenza da coronavirus, continuiamo le nostre pubblicazioni occupandoci delle agevolazioni previste dal D.L. “Cura Italia” destinate alle Micro, Piccole e Medie Imprese.

L’art. 56 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020 (c.d. “Cura Italia), rubricato “misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia di COVID 19”, nel riconoscere all’ “epidemia da COVID-19”la natura di “evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia, ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”,attribuisce alle “Imprese”la facoltà di chiedere, previa comunicazione, le seguenti“misure di sostegno finanziario”:

  1. Che le “aperture di credito di credito a revoca”e i “prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori,”alla data del 17 marzo 2020 (cioè, alla data di pubblicazione del D.L. “Cura Italia”), non vengano revocati“in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020”,con conseguente possibilità di utilizzare la parte non utilizzata di detti finanziamenti fino al 30/09/2020;
  2. La proroga alle medesime condizioni fino al 30 settembre 2020 dei prestiti non rateali che, diversamente, sarebbero scaduti prima del 30 settembre 2020;
  3. La sospensione fino al 30 settembre 2020 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, con facoltà dell’Impresa di chiedere la sospensione dell’intera rata o dell’intero canone o solo della quota capitale.

Anche in tal caso, lo strumento utilizzato per ottenere i suddetti benefici all’Impresa è quello della richiesta indirizzata alla Banca di riferimento, supportata da apposita autocertificazione, ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000 “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.

Interessante è anche la nozione di “Impresa”cui fa riferimento la norma in esame. Il comma 5°, infatti, richiama la definizione di “microimprese”, nonché di “piccole e medie imprese”contenuta nella Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003, secondo cui sono microimprese e PMI tutte le Imprese aventi sede in Italia, appartenenti a tutti i settori (quindi, anche le imprese artigiane), con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

Si noti, al riguardo, che l’art. 1 dell’allegato alla detta raccomandazione considera “Impresa, ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica. In particolare sono considerate tali le entità che esercitano un’attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un’attività economica.”Si noti, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con nota del 17 marzo u.s., ha ricompreso tra le imprese anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA (tra cui, i professionisti e le ditte individuali) e, quindi, anche la categoria degli avvocati.

I requisiti necessari per ottenere la moratoria dei finanziamenti, sono costituiti dalla insussistenza

– al momento dell’inoltro della comunicazione – di posizioni debitorie a carico dell’Impresa, classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie delle sofferenze, inadempienzeprobabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.

In breve, l’Impresa deve essere in bonis. Tuttavia, dato che, come visto, l’epidemia da COVID-19 è stata formalmente riconosciuta come “evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia”, anche le misure previste nel Decreto legge “Cura Italia” non vengono considerate come misure di mera tolleranza e, pertanto, si ritiene in bonis,anche l’Impresa che abbia già ottenuto misure di sospensione o di ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti, che potrà, dunque, avvalersi ugualmente anche della moratoria in esame.

L’aspetto più interessante della misura in esame è costituito dal fatto che le Imprese sono tenute soltanto a presentare alla propria banca/intermediario finanziario la specifica comunicazione, con la quale dichiarano di volersi avvalere della detta moratoria, corredando tale comunicazione della dichiarazione con la quale l’Impresa medesima autocertifica, ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000, di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19, secondo il modello di cui si dirà appresso.

La Banca, infatti, è tenuta soltanto a ricevere la comunicazione e ad accettare tutte le comunicazioni di moratoria che rispettino i requisiti previsti dal decreto-legge, sopra indicati.

Ciò significa che l’intermediario creditizio non deve altresì verificare la veridicità delle autodichiarazioni effettuate dalle Imprese, ma solo che la predetta comunicazione contenga gli elementi sopra indicati.

La comunicazione può essere inviata da parte dell’impresa anche via PEC, ovvero attraverso altre modalità che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa.

Ovviamente, la moratoria in esame potrà applicarsi ai soli finanziamenti già ottenuti dalle Imprese alla data di entrata in vigore del D.L. n. 18/2020, cioè alla data del 17 marzo 2020 e riguarderà non soltanto il finanziamento principale ma anche gli elementi accessori del medesimo quali ad esempio le garanzie e le varie forme di assicurazione applicate. Di conseguenza, anche questi contratti sono prorogati senza formalità, automaticamente, alle condizioni del contratto originario.

Secondo quanto precisato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con FAQ del 22 marzo 2020, la comunicazione dell’Impresa dovrà contenere i seguenti elementi:

– l’indicazione del finanziamento per il quale si presenta la comunicazione di moratoria;

– la dichiarazione “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza della diffusione dell’epidemia da COVID-19”;

– l’autodichiarazione di soddisfare i requisiti per la qualifica di micro, piccola o media impresa, secondo la Raccomandazione citata;

– la dichiarazione di essere consapevole delle conseguenze civili e penali in caso di dichiarazioni mendaci ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000.

Sottolineiamo, comunque, che è opportuno che l’Impresa contatti la banca o l’intermediario finanziario per valutare le opzioni migliori, tenuto conto che nel decreto-legge in discorso sono previste anche altre importanti misure a favore delle imprese, ad esempio quelle che prevedono l’intervento del Fondo di garanzia PMI – che sarà oggetto di successivo approfondimento – che possono collegarsi con la misura della moratoria. Le banche possono inoltre offrire ulteriori forme di moratoria, come ad esempio quelle previste dall’apposito accordo tra l’ABI e le rappresentanze di impresa, ampliato e rafforzato il 6 marzo scorso (cfr. Accordo per il credito 2019, come modificato dall’Addendum del 6 marzo 2020).

La normativa prevede espressamente l’assenza di nuovi e maggiori oneri per entrambe le parti, le imprese e le banche. Le rate sospese vengono in tal modo accodate, salvo che l’Impresa opti per la moratoria delle sole quote capitale delle rate, con la conseguenza che in tal caso nel periodo di sospensione saranno pagati i soli interessi. Diversamente, il rimborso degli interessi riprenderà a far data dalla prima rata di rimborso del capitale e verrà ripartito proporzionalmente su tutte le rate rimanenti del piano.

Fonte: bancheepotere.it

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Confedercontribuenti Imprese: Coronavirus, già attiva la moratoria per i mutui aziendali. Attendiamo nuove agevolazioni nel decreto.

n tutta Italia è già operativo l’accordo tra Abi e le associazioni di impresa, con cui è stata estesa ai prestiti concessi fino al 31 gennaio 2020 la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento. La moratoria è riferita ai finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”.

La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno. La sospensione è applicabile ai finanziamenti a medio lungo termine (mutui),anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell’ammortamento. Per il credito a breve termine e il credito agrario di conduzione il periodo massimo di allungamento delle scadenze è pari rispettivamente a 270 giorni e a 120 giorni.

Nell’accordo è previsto che, ove possibile, le banche possono applicare misure di maggior favore per le imprese rispetto a quelle previste nell’Accordo stesso e si auspica che, al fine di assicurare massima tempestività nella risposta, si accelerino le procedure di istruttoria.  Serve ampliare l’operativita’ del Fondo di Garanzia per le pmi e misure aggiuntive per agevolare l’accesso al credito. Per favorire la realizzazione delle operazioni di sospensione o allungamento delle scadenze dei finanziamenti, l’Abi e le Associazioni di rappresentanza delle imprese firmatarie sono impegnate a promuovere, presso le competenti Autorità europee e nazionali, una modifica delle attuali disposizioni di vigilanza riguardo le misure di tolleranza (c.d. forbearance),necessaria in una situazione emergenziale, come quella attuale.

Per qualsiasi informazione chiamare Confedercontribuenti al numero mobile: 3519834846 o scrivere a:

imprese@confedercontribuenti.it