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Confedercontribuenti Sicilia: la Sicilia perde 380 milioni di Fondi UE. Licenziare i responsabili.

La Sicilia perde 380 milioni di Fondi UE, un taglio deciso dalla Corte di Giustizia UE che ha respinto il ricorso dell’Italia contro la riduzione delle risorse europee relative al programma operativo regionale 2000-2006. Il taglio dei fondi è dovuto alle gravi carenze nella gestione e nei controlli e a numerose irregolarità: la Sicilia, infatti, non ha garantito una corretta amministrazione dei Fondi europei ricevuti nell’ambito della Politica di Coesione. Le irregolarità riscontrate, in alcuni casi rilevate anche dall’Organismo europeo antifrode (OLAF), riguardano il finanziamento di progetti presentati oltre la scadenza dei termini ma anche l’assenza di qualifiche da parte dei consulenti esterni, così come la presentazione di giustificativi di spesa non coerenti con i progetti. Diverse incongruenze sono emerse anche in merito alla violazione delle procedure in materia di appalti. Un fatto di assoluta gravità, si individuino i responsabili e si provveda al loro licenziamento, afferma in una nota la Confedercontribuenti Siciliana.

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Catania, l’inchiesta sui “Durc facili” e sulle “anomalie” che truccano le gare d’appalto

Catania – Come ogni valanga che si rispetti, anche questa ha origine da una palla di neve. Minuscola. Ma soltanto in apparenza. Nel maggio del 2018 alla Cassa Edile di Catania si presenta un imprenditore. Che segnala una strana circostanza: avrebbe ottenuto il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) «dietro presentazione di un assegno in bianco e non intestato», quindi «senza aver provveduto ad alcun versamento né aver presentato un piano di rateizzazione del debito». E quindi, di fronte all’ente che rilascia il prezioso “passaporto”, indispensabile per partecipare alle gare d’appalto, il costruttore non si capacita del perché «nonostante l’assegno in bianco» lasciato «in direzione» aveva «ricevuto una notifica d’avvio di azione legale».

Volle il caso che, rispetto al periodo dei fatti segnalati, i vertici etnei di Cassa Edile fossero cambiati. E così i due interlocutori – Giovanni Pistorio (Fillea-Cgil, vicepresidente dell’ente) e Antonino Potenza (Feneal-Uil) – allertano subito il presidente Marcello La Rosa. Dopo aver ricevuto la conferma del racconto, nero su bianco via Pec, Cassa Edile presenta il primo esposto in Procura. Non si tratta di un caso isolato. Dopo un «sommario accertamento» emergono altre «irregolarità» e dunque La Rosa e Pistorio firmano, a luglio 2018, un altro esposto (con successiva integrazione) ai magistrati, riguardante le «anomalie» su altre sei imprese di costruzioni, dopo aver trovato negli armadi della direzione alcuni documenti. Ma il fenomeno dei “Durc allegri” viene a galla quando la Cassa Edile affida una consulenza a una società specializzata. Il risultato? «La prassi illegittima delle regolarizzazioni manuali, ai fini della regolarità contributiva per l’ottenimento del Durc, ha raggiunto dimensioni impressionanti».

E in effetti è così. Le «azioni anomale» (“manine” che forzano la Bni, Banca dati nazionale per ripulire le posizioni) sono in tutto 409 e riguardano 232 imprese fra luglio 2013 e luglio 2018. Qualche mese dopo arriva la seconda parte dell’esito della consulenza. E anche il numero di imprese regolarizzate con «rimozione manuale di debiti da sanzioni e more per ritardato versamento», nello stesso periodo, è significativo: riscontati 693 elementi (307 sanzioni cancellate e 386 rilievi rimossi) riguardanti 693 aziende edili. Un ultimo riscontro informativo riguarda «liquidazione di rimborsi malattie/infortuni sotto forma di crediti a favore delle imprese”: 255 i casi anomali per 178 ditte etnee. E a questo punto – siamo a ottobre 2018 – il presidente e il vicepresidente di Cassa Edile presentano un altro esposto in Procura. Nel quale viene allegata la perizia informatica con «un numero esorbitante di operazioni irregolari che, a vario titolo, presentano anomalie più o meno gravi». Dalla «analisi dettagliata» del registro delle regolarizzazioni «eseguite manualmente» si evince che le azioni sarebbero state eseguite «a iniziativa delle esclusive utenze» di tre account (con relativa password) della Banca dati nazionale per conto della Cassa Edile: due ex dirigenti e un dipendente, attualmente in organico, «destinatario di azione disciplinare».

La vicenda non è del tutto avulsa dal duro scontro che il nuovo Comitato di gestione di Cassa Edile(insediatosi proprio nel marzo 2018) ha aperto con la vecchia governance dell’ente. A farne le spese è stato l’ex vicedirettore, Filippo De Guilmi, oggetto di una delibera di «recesso ad natum» per «raggiunti limiti di età». In rotta di collisione entra anche il direttore Antonio Piana, che dopo aver denunciato di essere stato delegittimato dal suo ruolo, in coincidenza con il licenziamento del suo vice, ad aprile 2018, inoltra «comunicazione di impossibilità al lavoro per malattia» prorogata fino al 15 giugno. Poco dopo il rientro scatta anche per lui il licenziamento per giusta causa, «considerato il venir meno del rapporto fiduciario, considerata la «natura dell’incarico» e «l’oggetto delle sue mansioni», ovvero «la vigilanza sull’intero operato della Cassa». Proprio Piana è un dirigente legatissimo all’ex presidente di Cassa Edile ed ex leader di Ance, Salvatore Ferlito, uno degli alfieri di Confindustria Sicilia all’epoca di Antonello Montante, con più di una pendenza giudiziaria in corso. Ferlito si fida a tal punto del suo direttore da nominarlo, dal 2 febbraio 2012, amministratore unico di una delle sue società, la Ira Imprese Riunite, della quale Piana era socio al 2%. Direttore di Cassa Edile dal 2008, Piana si dimette non a caso alla fine del 2011. Ma, mentre amministra un’azienda di proprietà del presidente di Cassa Edile, diventa consulente dello stesso ente. Percependo un totale di 88.401,04 euro per fatture da marzo 2012 a ottobre 2013. Proprio il 16 ottobre 2013, Piana, con lettera d’assunzione firmata dallo stesso Ferlito, torna alla Cassa Edile da «quadro con funzioni dirigenziali» e stipendio mensile lordo di 3.765,47 euro.

Al di là del passato, sul tavolo della delicatissima inchiesta che Procura e Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza stanno conducendo sulla Cassa Edile c’è un altro aspetto delicatissimo. Fra le «anomalie» emerse dalla perizia informatica ci sono 255 casi di «liquidazione di rimborsi malattie/infortuni sotto forma di crediti alle imprese». Le aziende, infatti, possono abbattere il debito, ai fini del rilascio del Durc, anche con conciliazioni sindacali del Gnf (Gratifica natalizia e ferie). Importi che vengono scomputati dai debiti delle imprese nei confronti della Cassa Edile, determinando «un danno irrecuperabile per i lavoratori» oltre che per l’ente che perde i contributi e le spese legali I vertici di Cassa Edile hanno rinvenuto altro materiale interessanti: fra il 2015 e il 2018 risultano 102 conciliazioni per un totale di quasi 200mila euro. Fra le righe di alcune di queste pratiche ci sarebbe anche l’ombra di alcune imprese vicine a un potente clan catanese. Soltanto un legittimo sospetto, per ora. In una faccenda che ha soprattutto un altro effetto più che potenziale: aver condizionato, con la concessione del Durc a imprese che non ne avevano titolo, decine di appalti per opere pubbliche in tutta la Sicilia. E non soltanto.

Twitter: @MarioBarresi

Fonte: Lasicilia.it

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Carmelo Finocchiaro (Pres. Confedercontribuenti): Le banche continuano a penalizzare le imprese. Intervenga il Governo.

Nel mese di Maggio è continuato il calo dei prestiti alle imprese da parte delle banche. Nel  rapporto mensile dell’Abi, si legge che l’aumento dell’1% dei prestiti a famiglie e imprese registrato lo scorso mese continua a riflettere la dinamica divergente evidenziata ad aprile tra prestiti alle famiglie, cresciuti del 2,6% grazie alla spinta dei mutui, e la flessione dello 0,6% di quelli alle imprese. Per le imprese si tratta del quinto calo consecutivo su base tendenziale, con una serie negativa iniziata a gennaio. Ancora una volta il sistema bancario, afferma il Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, penalizza il sistema delle imprese, negando credito e dunque le condizione essenziale per lo sviluppo. Chiediamo al Governo un urgente intervento per imporre al sistema bancario il giusto supporto alle imprese, conclude Finocchiaro.

 

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Salario minimo, stima aumenti e costi per imprese

Ci sono quasi 3 milioni di italiani che prendono meno di 9 euro l’ora e vedrebbero aumentare lo stipendio con l’introduzione del salario minimo. Lato imprese, per il totale delle aziende con dipendenti (che sono 1,5 milioni), ci sarebbe un aggravio di costi pari a 4,3 miliardi complessivi. Idati sono stati forniti da Gian Carlo Blangiardo, presidente ISTAT, in audizione alla commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

 Aumenti di salario: stime

Ad oggi, il valore medio della retribuzione oraria contrattuale in Italia(dati relativi a 73 contratti nazionali) è pari a 13,86 euro mentre  quello mediano (che esclude quindi le retribuzioni più alte e quelle più basse) è di12,48 euro.

Ebbene, come si legge nella relazione:

l’adeguamento al salario minimo di €9 determinerebbe un incremento sulla retribuzione media annuale dello 0,9% per il totale dei rapporti e del 12,7% per quelli interessati dall’intervento.

Per la precisione, ci sono 2,9 milioni di lavoratori per i quali la legge comporterebbe un aumento. Sono circa il 21% del totale (2,4 milioni se si escludono gli apprendisti).

L’incremento medio annuale sarebbe per loro pari a 1073 euro all’anno per ogni lavoratore (aumento complessivo del monte salari stimato: circa 3,2 miliardi di euro).

L’adeguamento al salario minimo di €9 determinerebbe un incremento sulla retribuzione media annuale dello 0,9% per il totale dei rapporti e del 12,7% per quelli interessati dall’intervento.

L’aumento coinvolgerebbe soprattutto i lavoratori occupati nelle altre attività di servizi (+8,8%), i giovani under 29 (+3,2%) e gli apprendisti (+10%). I settori più coinvolti: alloggio e ristorazione, noleggio, agenzia di viaggio e servizi di supporto alle imprese, attività artistiche, e in generale nei servizi.

«Minore è la retribuzione annuale, soprattutto in funzione della durata del rapporto di lavoro, minore è il vantaggio in termini assoluti del miglioramento della situazione retributiva», spiega Blangiardo.

Il 91% dei circa 150mila lavoratori sotto i 450 euro annui avrebbero incrementi fino a 150 euro. Coloro che hanno una retribuzione compresa fra i 13mila 500 e i 18mila euro, avrebbe un aumento superiore ai 500 euro: nel 50% dei casi, l’aumento supera i 1500 euro.

Per quanto riguarda le imprese, come detto l’ISTAT calcola una spesa complessiva di 4,3 miliardi. Una cifra che, se non venisse trasferita sui prezzi, «porterebbe a una compressione intorno all’1,6% del margine operativo lordo».

Questi impatti «tendono ad aumentare in misura consistente in alcunisettori dei servizi, risultando pari a circa il 70% del margine operativo lordo per i Servizi di vigilanza e investigazione, a circa il 33% per l’Assistenza sociale non residenziale e 34% le Attività di servizi per edifici e paesaggi, al 24% per le Attività di ricerca, selezione, fornitura del personale, al 19% per le Altre attività di servizi alla persona».

Fonte: PMI.IT

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Tutto il fisco in mano alla Guardia di Finanza. Grave la scelta del Governo di nominare un Generale come capo dell’agenzia delle Entrate

Antonino Maggiore, generale della Guardia di Finanza, è il nuovo Mister Fisco. E così tutto il fisco passa sotto la regia della Guardia di Finanza. Una scelta che penalizza la giusta autonomia dei ruoli, fra il Corpo militare e l’Agenzia delle Entrate e la stessa Agenzia delle Entrate- Riscossione. A sottolinearlo il Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che aggiunge che con questa scelta il Governo gialloverde, commette un pasticcio gravissimo nella forma e nella sostanza, penalizzando fra l’altro le tante professionalità esistenti all’interno dell’Agenzia stessa.

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Tutto il fisco in mano alla Guardia di Finanza. Grave la scelta del Governo di nominare un Generale come capo dell’agenzia delle Entrate

Antonino Maggiore, generale della Guardia di Finanza, è il nuovo Mister Fisco. E così tutto il fisco passa sotto la regia della Guardia di Finanza. Una scelta che penalizza la giusta autonomia dei ruoli, fra il Corpo militare e l’Agenzia delle Entrate e la stessa Agenzia delle Entrate- Riscossione. A sottolinearlo il Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che aggiunge che con questa scelta il Governo gialloverde, commette un pasticcio gravissimo nella forma e nella sostanza, penalizzando fra l’altro le tante professionalità esistenti all’interno dell’Agenzia stessa.

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Assemblea al CIS di Nola, per Confedercontribuenti: “Il boccone amaro per chi ha preferito i potentati delle banche”

Martedì 20 febbraio i soci del CIS di Nola sono tornati in Assemblea per nominare un nuovo consiglio di amministrazione.

Ieri, martedì 20 febbraio i soci del CIS di Nola sono tornati in Assemblea per nominare un nuovo consiglio di amministrazione per la decadenza, con due anni di anticipo, di quello che si era insediato subito dopo la tormentata approvazione di un bilancio d’esercizio con 150 milioni di perdite e il necessario ricorso ad un Accordo di Ristrutturazione regolato dalle Legge Fallimentare.

Presentate 2 liste.

La lista vincitrice chiamata al vertice del CIS di Nola è stata quella di Ferdinando Grimaldi, 68 anni, napoletano, consulente aziendale,  presidente uscente  chiamato lo scorso mese di dicembre a succedere a Sergio Iasi, dimessosi dopo avere definito con le banche il piano di salvataggio. Dovrebbe restare  in carica 3 anni e si potrebbe definire il  primo vero successore del fondatore di quello che era il  più grande centro commerciale all’ingrosso d’Europa.

La lista Grimaldi pare abbia raccolto oltre il  50% dei consensi. Ma sono consensi veri? Pare che i giorni precedenti l’assemblea ci fosse ci girava per raccogliere deleghe o suggerire schieramenti.

L’altra lista ha raccolto il 31%  a cui bisogna aggiungere gli astenuti.

Leggendo su tale argomento l’articolo su “Il Mattino” e i commenti su blog personali,  il presidente nazionale di Confedercontribuenti  ha così commentato: – “avevamo ragione, i soci rimasti che hanno contribuito a colpire i diritti dei soci fatti fallire ingiustamente, ora sono stati messi fuori gioco, con l’assemblea di ieri. Ormai dovranno ripianare solo debiti e pagare Interporto SpA. Milioni di euro ancora sprecati. – continua Finocchiaro che ci ha messo faccia e forze dell’intera Confedercontribuenti per portare alla luce presunte illegalità – I veri Killer del CIS SpA sono stati i soci che non hanno voluto supportare la battaglia di Confedercontribuenti, mettendosi al servizio dei potentati bancari”.

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“Resto al sud” – dal 15 gennaio le domande per incentivare l’imprenditoria al sud

A partire dal 15 gennaio 2018 sarà possibile presentare le domande per gli incentivi ‘Resto al Sud’, la misura da 1,25 miliardi di euro per i giovani delle regioni meridionali.

“Resto al Sud” è  l’incentivo introdotto dal Decreto ‘Mezzogiorno’ che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali di produzione di beni e servizi avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno.

Le agevolazioni sono rivolte a giovani tra 18 e 35 anni residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali e le persone fisiche che intendano costituirsi in società, dopo l’esito positivo della valutazione.  Sono escluse dal finanziamento le attività libero professionali e il commercio.

Sono ammissibili le spese:

  • per ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili,
  • per l’acquisto di impianti,
  • macchinari e attrezzature,
  • per programmi informatici e per le principali voci di spesa utili all’avvio dell’attività.

Il finanziamento copre il 100% delle spese ammissibili e consiste in:
– un contributo a fondo perduto del 35% dell’investimento complessivo;
– un finanziamento bancario del 65% dell’investimento complessivo da rimborsare in 8 anni, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI.

Gli interessi del finanziamento sono integralmente coperti da un contributo in conto interessi.

Ogni progetto imprenditoriale può ottenere fino a 50 mila euro. Nel caso in cui l’istanza sia presentata da più soggetti costituiti in società o cooperative, l’importo del finanziamento è pari a 50 mila euro per ogni socio fino ad un ammontare massimo complessivo di 200mila euro.

Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo.

Clicca per informazioni

 

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Grazia Abate nello staff di Confedercontribuenti come Responsabile Politiche Attive del Lavoro e agevolazioni alle imprese

La prima settimana di ottobre, a seguito di conoscenza e collaborazione professionale con il presidente nazionale Carmelo Finocchiaro, è stata siglata la collaborazione con Grazia Abate a supporto degli associati di Confedercontribuenti.

Grazia Abate, professionista con oltre 20 anni di esperienza nell’ambito della consulenza alle imprese e ai lavoratori, entra a pieno titolo nello staff di Confedercontribuenti con l’obiettivo di creare una vera e propria cultura del lavoro in un territorio in cui questa risulta ancora carente o poco sviluppata.

“Cercherò di mettere a disposizione degli associati la mia esperienza al fine di supportare e facilitare le politiche di inserimento lavorativo, attraverso le misure attive, con la capacità di intercettare le opportunità e le agevolazioni previste dagli strumenti normativi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Cercherò di consigliare gli aspiranti e i neo-imprenditori su cosa fare e cosa non fare, guidandoli all’analisi di fattibilità e sostenibilità delle iniziative anche attraverso il ricorso alla finanza agevolata. Io credo che sia giusto comunque far nascere buone imprese che possano non solo sopravvivere sul mercato ma anche crescere e consolidarsi” – interviene Grazia Abate.

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Confedercontribuenti: crisi agricola necessario cambiare rotta per la ripresa

Tra i settori che registrano per vari motivi il peso della crisi c’è l’agricoltura, analisi ed intervento del presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.

Sono anni che la parola “crisi” fa parte del vivere quotidiano. Crisi significa improvvisa perturbazione nella vita con effetti più o meno gravi ovvero fase del ciclo economico con calo della produzione, disoccupazione e crollo dei prezzi.

Questa fase sembrerebbe non terminare e nel settore primario sta registrando molti problemi.

L’agricoltura per molti anni purtroppo sarebbe stato terreno fertile per truffe e imbrogli legati ad assunzioni fittizie, indennità di disoccupazione, contributi economici impiegati male a cui si sarebbe aggiunta la criminalità.

“L’agricoltura ha bisogno di un cambiamento di rotta. Per essere più competitivi sul mercato deve essere gestita non più da piccoli agricoltori ma da grandi imprenditori prendendo esempio dalla Spagna. Naturalmente nei casi di infiltrazioni e frodi operate da organizzazioni vicini alla malavita si chiede più controllo ma soprattutto pene certe e la sburocratizzazione degli iter di risarcimenti per consentire una rapida ripresa. Siamo in contatto costante con l’ufficio del commissario straordinario antiracket, il dott. Cuttaia, affinché anche attraverso i Prefetti non venga abbassata la guardia. L’agricoltura, come tutti i settori della nostra economia, deve prendere la rotta della legalità e rispetto delle regole da parte di tutti” – dichiara Carmelo Finocchiaro che ieri sera ha partecipato ad un incontro in programma a Vittoria nella serra di Piazza Gramsci.