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Sospensione contributi inps solo per le zone rosse

L’INPS annulla la circolare emanata il 12 novembre sostituendola con la nuova circolare 129 del 13 novembre 2020 con istruzioni Uniemens.

Sulla sospensione dei contributi previdenziali oggetto di una problematica  sovrapposizione normativa tra Decreto Ristori e Ristori bis  la sera del 12 novembre è stata pubblicata l’attesa circolare 128/2020  . Sabato 13 la novità della cancellazione della circolare  e la sostituzione con la nuova  n. 129 2020.

La novità principale sta  nella eliminazione della sospensione per le aziende con attività  dell’allegato 2 e ubicate nelle regioni arancioni.

Si conferma che sono esclusi dalla sospensione i Premi INAIL.-

Vediamo con ordine tutto il contenuto della circolare in sintesi:

1. SOSPENSIONE DEI VERSAMENTI CONTRIBUTIVI

Sono sospesi i   versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali  in scadenza nel mese di novembre 2020  comprese  le rate in scadenza nello stesso mese relative alle rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa concesse dall’Inps.  Beneficiari sono :

 

  •  i datori di lavoro privati la cui sede operativa è ubicata nel territorio dello Stato, che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 al decreto-legge n. 149/2020,
  •  i datori di lavoro privati la cui unità produttiva od operativa è ubicata nelle c.d. zone rosse, che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 2 al decreto-legge n. 149/2020 in relazione ai dipendenti che operano nelle sedi ubicate nelle zone colpite dall’emergenza . Gli ambiti territoriali  interessati sono i seguenti: Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano. L’eventuale variazione, nel corso del mese di novembre, della collocazione delle Regioni e delle Province autonome, non ha effetti per l’applicazione della sospensione contributiva.

 

MODALITÀ DI SOSPENSIONE

Alle posizioni contributive  delle  aziende  con codici ATECO riportati nell’Allegato 1 e alle aziende la cui unità produttiva od operativa è ubicata nella c.d. zona rossa,con codici ATECO riportati nell’Allegato 2 al verrà attribuito in automatico  il codice di autorizzazione “4X”, che assume il nuovo significato di “Azienda interessata alla sospensione dei contributi a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 e decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149”. Il suddetto codice  potrà essere visualizzato sul Cassetto previdenziale aziende.

Le aziende rientranti nei requisiti che non si vedano assegnato il codice possono farne richiesta tramite i canali in uso.

Inps sottolinea che  i contributi oggetto della sospensione  sono quelli dovuti per la competenza del mese di ottobre 2020. Sono comprese anche le quote di dovute dai lavoratori.

L’inps specifica che non sono interessati dalla sospensione gli importi risultanti da rateizzazioni previste dal decreto Rilancio Decreto Cura Italia , Decreto Agosto e Decreto Liquidità 2020.

COMPILAZIONE UNIEMENS

Per il periodo di paga ottobre 2020, ai fini della compilazione del flusso Uniemens, le aziende di cui si tratta inseriranno nell’elemento, il nuovo codice “N974”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 e decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149.”; . L’importo dei contributi da dichiarare con il codice di sospensione “N974”, non può eccedere l’ammontare dei contributi dovuti al netto delle quote associative.

La sospensione contributiva si applica anche alle quote di TFR da versare al Fondo di Tesoreria.

MODALITÀ DI RECUPERO DEI CONTRIBUTI SOSPESI

I versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali (ivi compresi quelli relativi alla quota a carico dei lavoratori), dovranno essere effettuati in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021, senza applicazione di sanzioni e interessi.

La ripresa dei versamenti potrà avvenire anche mediante rateizzazione, fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021.

Il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, determina la decadenza dal beneficio della rateazione”.

L’istituto precisa anche che:

  •  le rate sospese dei piani di ammortamento già emessi, la cui scadenza ricade nel mese di novembre 2020, per i soggetti interessati dalla sospensione, dovranno essere versate, in unica soluzione, entro il 16 marzo 2021 e che
  • in coerenza con l’impianto normativo disciplinante le sospensioni dei versamenti contributivi connessi, da ultimo, all’emergenza epidemiologica da COVID-19, non si fa luogo al rimborso dei contributi previdenziali già versati.
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Verso il rinvio della scadenza del modello 770

Verso la proroga dell’invio del modello 770 del prossimo 2 novembre. «Tutte le verifiche del caso» sono in corso, al ministero dell’Economia, per poter procedere (all’interno di una cornice normativa «adeguata») ad un rinvio del modello 770, quello utilizzato dai sostituti d’imposta per effettuare la dichiarazione dei redditi. Parola del viceministro Antonio Misiani che, prendendo ieri parte al Festival del lavoro, organizzato dai consulenti del lavoro, ha auspicato di poter dare in merito «una risposta a stretto giro» su un punto che, nel quadro degli attuali oneri fiscali, consentirebbe maggiore sollievo a categorie di professionisti «sovraccariche di adempimenti e di lavoro», nel corso degli ultimi mesi; il numero due di via XX settembre, tuttavia, non ha nascosto che vi è «la necessità di costruire nel modo migliore la scelta» di far slittare il modello 770, dunque il dicastero è all’opera per individuare la strada più corretta, mentre è sotto attenzione del governo la chiusura del 2020 con un «calo del Pil molto, molto rilevante», stimato nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza «al 9%», e «vedremo come andrà il quarto trimestre» dell’anno, ha proseguito Misiani.

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Decreto Agosto. Pericolo riscossione. Fermatevi.

16 Agosto 2020

Verrà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto Decreto Agosto, nuovo provvedimento del Governo con cui si intende dare attuazione a tutta una serie di misure a sostegno di famiglie ed imprese ancora fortemente provate dalla crisi economica che ha duramente colpito il nostro Paese a causa della Pandemia globale da Covid-19.

L’articolo 154 del Decreto, però, così come formulato, rischia di creare una enorme disparità di trattamento tra i contribuenti ed in particolare tra chi è stato dichiarato decaduto dalla rottamazione, che potrà agevolmente tornare in bonis, e chi è stato dichiarato decaduto da una semplice rateizzazione che dovrà, invece, pagare le insolvenze in un’unica soluzione per evitare il pignoramento o, ancor peggio, la dichiarazione di fallimento.

Il Presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, non ci sta, ed ha deciso di segnalare l’incongruenza normativa con una lettera destinata al Vice Ministro dell’economia, Laura Castelli, che di seguito riportiamo integralmente.

“Le scriviamo per sottolineare le nostre profonde preoccupazioni rispetto al decreto “Agosto” dove ci aspettavamo una svolta profonda rispetto alla questione tributaria in merito al rientro del debito verso l’erario da parte delle imprese e dei contribuenti.

Purtroppo, a nostro modo di vedere, è prevalso un ragionamento strettamente contabile senza cogliere le criticitàche il Paese sta vivendo. Pensare che di fronte al calo del PIL del 12%, si possa pensare che al 15 di Ottobre le imprese possano affrontare quella marea di cartelle esattoriali che saranno inviate (oltre 8.000.000 milioni), per essere pagate entro sessanta giorni, diventa davvero impossibile. Tale previsione normativa non aiuterà l’erario alla giusta riscossione, specie per chi decaduto dalle rateizzazioni e dalle rottamazioni, impossibilitato a pagare nelle modalità precedentemente previste, dovrà aspettarsi pignoramenti ed azioni esecutive.

Come Confedercontribuenti vogliamo sottolineare e ringraziarLa sentitamente per la sensibilità mostrata verso queste tematiche verso contribuenti italiani che versano oggi in gravi difficoltà causa Covid e già provati da una situazione finanziaria che prima del virus era già in profonda crisi economica. Ecco perchè oggi contiamo su una Sua decisa presa di posizione, al fine di emendare il decreto stesso in sede di conversione.

In seguito ai numerosi dinieghi di rateazione che l’agenzia dell’entrate riscossione sta inviando in questi ultimi giorni a molti contribuenti per segnalarLe che l’articolo 154 del decreto rilancio così come è scritto crea un’ enorme disparità di trattamento fra i contribuenti stessi:

 chi è decaduto dalla rottamazione può tornare in bonis e chi è decaduto da una semplice rateizzazione deve pagare tutte le rate scadute in unica soluzione per tornare in bonis, impossibile per gran parte degli imprenditori e famiglie che pur volendo pagare le tasse sarebbero costrette a chiudere, non avendo guadagnato nulla da fine febbraio in poi.

Probabilmente al legislatore è sfuggito di integrare la norma ma va posto rimedio alla svelta altrimenti il 15 ottobre ( quando inizieranno nuovamente le azioni di recupero) ci saranno migliaia di contribuenti pignorati o falliti.

Potrebbe essere utile anche una semplice circolare chiarificatrice da inviare all’agenzia delle entrate che al momento sta applicando la norma alla lettera senza concedere rateizzazioni ai decaduti( e già sta inviando le lettere di preavviso ).

 Con la speranza che si possa porre rimedio ad una grave ingiustizia , confidiamo nel suo operato , pronti a ringraziarla pubblicamente per quanto farà .

Certi della sua attenzione e sensibilità”.

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Finocchiaro (pres. Confedercontribuenti): Bene stop pignoramenti e subito pagamenti della P.A. Senza la “forca” dell’ex equitalia.

L’esigenza di far affluire soldi nei canali  delle imprese italiane alle prese con il Coronavirus può mettere nel cassetto l’esame di fedeltà fiscale che gli enti pubblici devono effettuare sui propri fornitori prima di pagare le fatture sopra i 5mila euro. La mossa rappresenta uno degli snodi centrali del decreto, perché si muove a cavallo fra i due principali temi guida delle nuove misure, fisco e sanità. E completa il pacchetto di interventi per alleggerire gli obblighi fiscali di chi è in debito con l’Erario. Tra le sospensioni in arrivo, infatti, si lavora a quella per evitare i pignoramenti presso terzi così da evitare almeno per i prossimi due mesi che la ex Equitalia possa mettere le mani su conti correnti o su quinti degli stipendi. Speriamo di trovare davvero queste norme nel decreto, afferma il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro,insieme allo sblocco reale dei crediti e lo stop ai pignoramenti,

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Rinvio scadenze fiscali. Slitta tutto a Settembre

Rinvio dei termini dei versamenti in blocco al 30 settembre per i soggetti a cui si applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa). Ires, Iva e Irap con le relative rate andranno, dunque, versate al 30 settembre e non il prossimo primo luglio. È questo l’effetto dell’emendamento riformulato di Giulio Centemero e Raphel Raduzzi, relatori al decreto crescita all’esame della commissione finanze della camera presentato e approvato ieri. L’emendamento riveduto e corretto su iniziativa di tre commercialisti, nonché esponenti del governo gialloverde, Alberto Gusmeroli, Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci (tutti e tre della Lega), prevede che per i soggetti che esercitano attività economiche, per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelli in materia di imposta regionale sulle attività produttive, nonché dell’imposta di valore aggiunto che scadono dal 30 giugno al 30 settembre 2019, sono prorogati al 30 settembre 2019. La finestra temporale individuata nell’espressione «scadono dal 30 giugno al 30 settembre» lascerebbe intendere che la coperta del rinvio dei termini arrivi a coprire anche chi avrebbe scelto la rateizzazione dell’imposta, riscrivendo lo scadenzario delle rate a partire dal 30/9 ma in tre tempi invece che 5 per non sforare nel 2020 con relativi problemi di gettito. Al palo la vera e propria ossessione del consiglio nazionale dei dottori commercialisti che, raccogliendo le istanze della base, non più tardi di venerdì aveva riscritto a Gusmeroli, Bitonci, Garavaglia un accorato appello per la sostanziale sospensione dell’applicazione degli avversati Isa. Sul punto niente da fare. L’emendamento spunta più tempo sul calendario fiscale. Esprime soddisfazione Massimo Miani presidente dei commercialisti: L’emendamento è un fatto molto positivo, con il quale viene recepita una richiesta più volte avanzata». Nelle scorse settimane, sempre per venire incontro alle richieste dei commercialisti, era stato annunciato un dpcm già firmato dal ministro dell’economia, Giovanni Tria e sul tavolo del presidente del consiglio Giuseppe Conte che recava la proroga dei versamenti al 22 luglio senza sanzioni. Ora alla luce di questo nuovo emendamento, il dpcm ha il valore della carta stracciata superato dalla nuova previsione.

Il decreto crescita, infatti, ha concluso il suo iter con l’approvazione nella serata di ieri in commissione finanze della camera. Ora lo attende una corsa contro il tempo per la conversione in legge, si prospetta infatti una doppia fiducia sia alla camera dei deputati sia al senato. Dalla misura si ipotizza risultino esclusi i soggetti a cui non si applicano gli Isa e coloro i quali hanno optato per il regime forfettario. Questi ultimi, infatti, sebbene abbiano un codice di riferimento Isa nell’esercizio dell’opzione tra i punti previsti c’è anche l’esclusione dell’applicazione degli Isa con la conseguenza che i soggetti Isa dunque dovranno provvedere al versamento delle imposte al primo luglio. «Un rinvio di buon senso» è il commento di una nota dei deputati del M5S della commissione finanze, «la nostra priorità è semplificare il sistema tributario», aggiunge la nota.

Fonte: Italiaoggi.it

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Rottamazione Bis: Confedercontribuenti, mai avuto dubbi che era insostenibile per le imprese. Ora lo conferma Ruffini.

Per la rottamazione bis sono arrivate all’Agenzia delle Entrate circa 950 mila istanze da circa 840mila contribuenti per oltre 4 milioni di cartelle di valore complessivo di circa 14 miliardi di euro. Lo ha riferito alla commissione Finanze della Camera il direttore Entrate Ernesto Maria Ruffini. L’importo da pagare, al netto delle sanzioni e degli interessi, è di «circa 9 miliardi». La maggior parte delle domande (53%) si riferiscono a debiti sotto i 1.000 euro. Circa un quarto dei contribuenti (23%) ha scelto di pagare in un’unica rata. Poco più di un contribuente su 2 (il 56%) di chi ha fatto domanda di definizione agevolata delle cartelle con importi oltre 100mila euro ha poi effettivamente «aderito con un pagamento» alla rottamazione. Nel caso di debiti piccoli risulta invece una più alta adesione: sta pagando l’86% di chi aveva un debito entro i 1.000 euro e tra 1.000 e 1.0000 euro e il 77% di chi è nella fascia tra 10.000 e 50.000 euro. Quanto affermato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, conferma che cosi’ come è stata prevista la rottamazione non poteva certamente servire a far pagare le imprese. Il nuovo governo non perda tempo ad affrontare la questione. E’ quanto dichiarato dal Presidente Nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro.

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Fisco, a dieci giorni dalla nomina dell’esecutivo Confedercontribuenti chiede intervento di equità a favore dei contribuenti con disagio economico

Tra i provvedimenti elencati nel contratto di governo si evidenzia la voce “Pace fiscale” che avrebbe lo scopo sia   di   favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio,  che reperire risorse necessarie per le altre misure in contratto.

Risultati immagini per carico fiscaleIn attesa che la manovra venga perfezionata con tutti i dettagli  con un provvedimento ad ok e al fine di garantire equità tra i contribuenti, Carmelo Finocchiaro, il presidente nazionale di Confedercontribuenti,   l’organizzazione che  ha dato in passato l’input di un “patto fiscale” tra contribuenti e Stato, dichiara in merito:  – “In attesa di tale provvedimento è necessario che il nuovo esecutivo ne faccia uno d’urgenza che sposta i termini per la rottamazione dei ruoli previsti a luglio prossimo in modo da garantire a tutti i contribuenti in difficoltà la stessa possibilità”.  

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Confedercontribuenti: lotta all’evasione di Ruffini solo propaganda mediatica

Con la relazione  del direttore Ruffini, Confedercontribuenti specifica che non si tratta di lotta all’evasione bensì recupero fiscale. Solo propaganda mediatica.

L’evasione fiscale è un fenomeno che caratterizza chi per volontà e inclinazione non paga le imposte o i tributi  godendo però dei servizi a discapito della comunità.

Il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Ruffini ha presentato i risultati annuali dell’attività nel 2017 dichiarando un record nel recupero dell’evasione.

“Il recupero di cui parla Ruffini  è solo frutto di una campagna mediatica  perché è  frutto della volontà di contribuenti morosi per difficoltà di natura economica o lavorativa. – interviene il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro –  Infatti una forte azione di recupero per il fisco lo si è registrato con la richiesta da parte dei contribuenti di aderire alla rottamazione e a ravvedimenti. Pertanto se si vuole continuare ad avere un fisco più vicino ai contribuenti innanzitutto non bisogna usare il termine evasore nei confronti delle vittime della crisi economica e magari punendo i veri e grandi evasori che ancora nei fatti restano impuniti. Inoltre continuiamo a sostenere – conclude Finocchiaro – che per recuperare una buona parte delle imposte o tasse non riscosse si dovrebbero cambiare le regole di  rateizzazione in base alle reali capacità di reddito del contribuente”.

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Legge di bilancio 2018: non approvato dalla commissione bilancio della Camera l’emendamento di Confedercontribuenti a favore dei contribuenti in difficoltà

L’emendamento promosso da Confedercontribuenti non è approvato dalla commissione presieduta dall’on.le Boccia. Ancora più  lontananza tra la classe dirigente politica e il Paese.

Confedercontribuenti , è una confederazione che da anni rappresenta e tutela  imprese e contribuenti. offrendo agli associati una tutela a 360° garantendo assistenza nelle problematiche con il fisco e con le banche interagendo anche con la Politica facendo da interlocutore del Governo nazionale, del Governo Europeo e di tutte le istituzioni dello Stato anche con  proposte legislative che mirano allo sviluppo economico del Paese.

 “La questione fiscale è uno dei problemi del nostro Paese. – interviene il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – In questi anni e ancora recentemente si sono fondate le sorti e le competizioni elettorali proprio su tale questione. Un tema delicatissimo per la  vita stessa di uno Stato, alla convivenza fra cittadini, alla possibilità di mantenere servizi e ordine pubblico ma anche sviluppo e investimenti. Ad oggi i cambiamenti che hanno portato ad una lievissima riduzione della pressione fiscale, non hanno inciso minimamente nel rapporto fra fisco e contribuente. Certo tanti bonus e agevolazioni sono stati varati, ma spesso lo sforzo del legislatore è stato vanificato da una burocrazia fiscale, che fa presto, anche per aspetti meramente formali ad attuare revoche e dinieghi. In Italia la questione fiscale con riferimento anche alla riscossione dei debiti hanno dimostrato la distanza fra classe dirigente del Paese e Paese reale non riuscendo a  distinguere fra evasori e contribuenti in difficoltà nei pagamenti”.

Confedercontribuenti non molla. Credendo fermamente nei suoi valori ha reso più volte partecipe le varie compagini partitiche. Il 27 novembre l’on.le Albanella ha presentato l’emendamento aggiuntivo alle disposizioni in materia fiscale proposto da Confedercontribuenti  riguardo alla definizione agevolata. Al punto 4  molto rilevante per i contribuenti italiani  e da sempre voluta da Confedercontribuenti la proposta di  ripartite il debito in un numero di rate mensili il cui importo totale annuo non può eccedere il quinto del reddito dichiarato l’anno precedente.

“Siamo fortemente rammaricati da tale decisione che conferma la lontananza tra tutta la classe politica e il Paese. Sarebbe stata un’occasione per incassare da parte dello Stato un credito vantato molto spesso non per volontà ma per effettiva difficoltà. E’ necessario che questa classe dirigente seppure obbligati da regole europee diano un segnale alla popolazione. Se non sono capaci l’elettorato se ne renderà conto rischiando di fare scelte ancora più sbagliate. Confermiamo la nostra disponibilità ad un confronto e proposte con tutte le forze politiche” – conclude Finocchiaro.

 

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Legge di Bilancio 2018, Confedercontribuenti si fa promotrice di un emendamento

Questa è la settimana decisiva in commissione bilancio per consultare ed apportare ritocchi alla legge di bilancio che sarà portata in discussione al Senato da mercoledì 15 novembre. Confedercontribuenti si fa promotrice di un emendamento al fine di agevolare l’incontro contribuente e  fisco.

La legge di bilancio è una legge della Repubblica Italiana con la quale viene approvato il bilancio dello Stato. E’ lo strumento previsto dall’Articolo 81 della Costituzione italiana attraverso il quale il Governo, con un documento contabile di tipo preventivo, comunica al Parlamento le spese pubbliche e le entrate previste per l’anno successivo.

Dal 2016, la legge di bilancio costituisce un unico testo legislativo con la legge di stabilità.

Leggendo il testo della legge e soprattutto tastando da anni il polso e la salute dei contribuenti italiani  vessati dal fisco e burocrazia, Confedercontribuenti, dopo aver scongiurato l’aumento degli anni per la prescrizione dei debiti e la cessione a terzi dei debiti dei contribuenti,   si fa promotrice di un emendamento aggiuntivo alle disposizioni in materia fiscale.

“Nella proposta di emendamento – informa il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro –   si ribadisce che al fine di garantire il gettito erariale e previdenziale sono da abolire le sanzioni sui ritardati pagamenti per tutte le imprese che nel periodo 2006 – 2017 sono state coinvolte in uno stato di grave crisi economico-finanziaria.  I criteri di difficoltà si estendono a tutte le famiglie e ai contribuenti colpiti dalla crisi, per effetto della riduzione dell’orario di lavoro o riduzione dello stipendio. Abbiamo richiesto  una moratoria dei pagamenti di un anno per cassintegrati, esodati, lavoratori in mobilità e/o licenziati.   E cosa importante  della nostra proposta è che le rate non potranno eccedere il quinto del reddito dichiarato, salvo l’adesione volontaria da parte dell’impresa o del contribuente a versare una somma maggiore. Richiediamo che siano  cancellate d’ufficio per coloro che aderiranno alla rateizzazione tutte le misure cautelari, quali ipoteche, pignoramenti e fermi amministrativi.  Naturalmente sarà a cura dell’amministrazione finanziaria di verificare la situazione patrimoniale e finanziaria di chi accede al beneficio della rateizzazione agevolata, al fine di verificare l’effettivo stato di bisogno e le cause che lo hanno prodotto.  Nel caso fosse accertata una situazione diversa da quella dichiarata dal contribuente si dovrà procedere immediatamente alla decadenza dei benefici e alla re-iscrizione delle misure cautelari”.

Si auspica nella sensibilità e il tatto di proporre la proposta di Confedercontribuenti e soprattutto accettarla.