Il turismo italiano cresce, ma parte del valore aggiunto va all’estero (a Booking ed Airbnb)

Di
Carmelo Finocchiaro
|
29 Marzo 2026

Nella prima settimana dell’anno, quella fino al 7 gennaio, il tasso di saturazione delle strutture ricettive italiane si è attestato al 47,8%, registrando un incremento pari a 2,6 punti rispetto allo stesso intervallo dell’anno precedente. Un’Italia da primato, che stacca destinazioni quali Grecia, Spagna e Francia. Una superpotenza turistica senza ombra di dubbio, ma solo per volumi, non per valore. Quando si guarda agli incassi il confronto con i principali player europei resta penalizzante.

Le piattaforme e le loro commissioni

Secondo i dati più recenti, a fronte di 234 milioni di notti di turisti internazionali, l’Italia registra incassi nettamente inferiori rispetto a Spagna e Francia. Questo perché gran parte del valore economico generato dal turismo italiano non resta sul territorio, ma viene intercettato da piattaforme tecnologiche, software, sistemi di distribuzione e gestione dati sviluppati e controllati principalmente in Paesi extraeuropei. Ma è ad ogni modo più che positivo il saldo del turismo spagnolo in Italia nel 2025, spiega l’Enit presente a Madrid in questi giorni per una fiera internazionale. D’altronde l’incidenza dei mercati internazionali in Italia gioca una funzione primaria.

L’interscambio con la Spagna

Sono in testa USA e Spagna, mercati che da un lato apportano valore in termini di consumi turistici e dall’altro richiedono una performance sempre più sfidante e competitiva. Questa strategia di crescita mette al centro l’allargamento della stagionalità per efficientare la concentrazione dei flussi. Buona l’attrattività che l’Italia ha sul mercato spagnolo: i dati 2025 indicano circa 1,4 milioni di arrivi turistici aeroportuali dalla Spagna (+5,2% sul 2024) e le prenotazioni per il primo trimestre 2026 indicano 250 mila arrivi aeroportuali già prenotati, pari al 7,1% del totale del trimestre. Nel 29% dei casi si tratta di viaggi di coppia, nel 25% di individuali e nel 27% di gruppi. Il 50% soggiorna dalle 4 alle 7 notti, mentre il 40% per un fine settimana fino a 3 notti.

Offerta frammentata e bassa intensità digitale

Tuttavia pesa come un macigno il contesto caratterizzato da offerta frammentata e bassa intensità digitale, soprattutto tra operatori indipendenti, che finiscono per sottostare alle regole di intermediari esteri per vendite, pricing, relazione con il cliente e accesso ai dati. È proprio per colmare questo divario che è nato TT2,  Travel Tech 2, fondo di investimento internazionale con sedi in Spagna, Olanda e Italia. La missione è quella di intercettare startup italiane ed europee capaci di sviluppare soluzioni tecnologiche concrete per la filiera del turismo, riportando valore, competenze e controllo strategico in Europa.

Una filiera che genera ricchezza, ma non la trattiene

Oggi, una quota significativa della spesa turistica viene assorbita da commissioni, fee di distribuzione, piattaforme di prenotazione, sistemi di gestione e infrastrutture digitali asiatiche e statunitensi. Un esempio per tutti: in Italia, circa il 70% delle prenotazioni è intermediato con quote del 42% per Booking e del 28% per le altre OTA. Quindi solo il 30% delle prenotazioni può essere considerato diretto.

Bassi margini

Questo significa meno margini per gli operatori, meno dati proprietari, minore capacità di innovare e differenziarsi. «Il turismo è uno dei pilastri dell’economia italiana, ma continuiamo a comportarci come semplici fornitori di asset fisici – destinazioni, strutture, esperienze – lasciando ad altri il controllo della tecnologia e quindi del valore», spiega Leonardo Saroni, General Partner di TT2. «Se la componente digitale resta esterna, la crescita dei flussi non si traduce automaticamente in crescita economica strutturale».

Una sfida strategica per il futuro

Il turismo continuerà a crescere, ma la vera sfida non è aumentare i flussi: è trattenere valore. Senza una filiera tecnologica forte, il rischio è che l’Italia resti una destinazione di successo, ma un attore marginale nella catena del valore globale. «La Legge di Bilancio 2026, approvata dal Parlamento e sostenuta dal Ministero del Turismo pone un primo tassello per rafforzare la nostra infrastruttura digitale nazionale nel turismo, riconoscendo che il futuro della competitività passa anche attraverso la capacità di gestire dati, servizi e relazioni in modo integrato» conclude Saroni.