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Il Governo Meloni “dell’intolleranza” vota in Europa contro il mondo Lgbtqia+.

Di
Lucia Cutrona
|
20 Maggio 2024

di Claudia Fresta- responsabile nazionale Confedercontribuenti parità di genere

L’Italia non firma, insieme a un terzo degli Stati membri dell’Unione Europea, la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore della comunità Lgbtqia+ proprio nella Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia. A quanto pare la dichiarazione, presentata dalla presidenza di turno belga, a detta di Palazzo Chigi, era in sbilanciata sull’identità di genere, ricalcando di fatto i contenuti già proposti (e bocciati) dalla legge Zan. Ma in realtà quali erano i propositi di suddetta dichiarazione? Gli Stati firmatari si sarebbero impegnati particolarmente a mettere in campo strategie nazionali per le persone Lgbtiq+, sostenendo la nomina di un nuovo commissario per l’uguaglianza, nel momento in cui si fosse formata la prossima Commissione. La Commissione avrebbe altresì avuto il compito e il dovere di attuare e perseguire strategie atte a tutelare e migliorare i diritti delle persone Lgbtiq durante la prossima legislatura, con l’impegno fondamentale a stanziare risorse sufficienti, collaborando attivamente con la società civile. Il Governo italiano ne denuncia, invece, un “chiaro” intento ideologico alla base e, insieme al nostro Paese, a non firmare sono anche Ungheria, Bulgaria, Romania, Croazia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Repubblica Ceca. La scelta italiana sarebbe stata addirittura presa giorni fa, quando invece il 7 maggio l’Italia aveva aderito alla dichiarazione contro omofobia, transfobia e bifobia, perché relativa alla non discriminazione rispetto all’orientamento sessuale. Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva sottolineato nei giorni scorsi che all’interno della nostra società ancora non siamo immuni da episodi di omotransfobia i quali gettano luce, purtroppo, sulle profonde lacerazioni che affliggono la nostra convivenza democratica, e invitava caldamente le istituzioni a impegnarsi «per una società inclusiva e rispettosa delle identità». Discriminazioni e violenze sono inaccettabili, ledono la dignità delle persone, vanno combattute esplicitamente e con fermezza. È purtroppo evidente, però, che di discriminazione si sta macchiando il nostro bel Paese. La società è cambiata, l’Europa ne sta prendendo atto e si sta battendo per garantire sempre più diritti a chi finora è stato messo da parte o è stato vittima di violenze, isolamento ed emarginazione a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere, perché non tenere noi stessi il passo?