Il processo di aggregazione che sta interessando il sistema bancario italiano rappresenta una fase delicata per il futuro del credito nel nostro Paese. Le operazioni di fusione, acquisizione e concentrazione possono certamente rafforzare gli istituti di credito, aumentarne la solidità patrimoniale e migliorarne la capacità di competere sui mercati internazionali. Tuttavia, esiste un rischio che non può essere sottovalutato: quello di una progressiva riduzione della concorrenza a danno di famiglie, imprese e risparmiatori.
Lo afferma Carmelo Finocchiaro, dirigente nazionale di Confedercontribuenti, che invita le autorità di vigilanza e gli organismi preposti alla tutela della concorrenza a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione del cosiddetto “risiko bancario”.
«L’Italia – dichiara Finocchiaro – ha bisogno di banche solide, efficienti e capaci di sostenere l’economia reale. Ma non può permettersi che il processo di concentrazione determini la nascita di posizioni dominanti o, peggio ancora, di un oligopolio che riduca la libertà di scelta degli utenti bancari e limiti l’accesso al credito per imprese e famiglie».
Secondo Confedercontribuenti, il sistema finanziario deve continuare a garantire pluralismo, concorrenza e presenza territoriale. In molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, la chiusura di sportelli bancari e la progressiva scomparsa di istituti radicati nei territori hanno già prodotto effetti negativi, rendendo più difficile il rapporto tra cittadini e sistema creditizio.
«Non vorremmo assistere – prosegue Finocchiaro – a un modello nel quale pochi grandi gruppi possano determinare condizioni economiche, costi dei servizi e politiche creditizie senza un reale confronto competitivo. La concorrenza rappresenta una garanzia per i consumatori e per le imprese, mentre il monopolio o l’oligopolio finiscono inevitabilmente per ridurre qualità dei servizi e convenienza delle condizioni applicate alla clientela».
Particolare attenzione dovrà essere posta al tema del credito alle piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo nazionale. Confedercontribuenti teme che strutture bancarie sempre più grandi e centralizzate possano allontanarsi dalle esigenze delle economie locali e dalla conoscenza diretta delle realtà imprenditoriali territoriali.
«Le PMI italiane – conclude Finocchiaro – non possono diventare vittime collaterali delle grandi operazioni finanziarie. Il credito deve continuare a svolgere una funzione sociale ed economica fondamentale, sostenendo investimenti, innovazione, occupazione e sviluppo. Per questo chiediamo che ogni operazione di concentrazione venga valutata non soltanto sotto il profilo finanziario, ma anche per gli effetti che può produrre sulla concorrenza, sull’accessibilità dei servizi bancari e sulla tutela dei diritti degli utenti».
Confedercontribuenti auspica che il riassetto del settore bancario italiano avvenga nel rispetto dei principi di mercato, della concorrenza e della tutela del risparmio, evitando la formazione di posizioni dominanti che potrebbero penalizzare milioni di cittadini e imprese.


