C’è un dato che merita attenzione e che racconta molto meglio di tanti slogan lo stato di salute del sistema produttivo italiano.
Nonostante le incertezze internazionali, le tensioni commerciali e il ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti, il Made in Italy continua a conquistare quote di mercato e a rafforzare la propria presenza oltreoceano.
Secondo le più recenti analisi sul commercio internazionale, l’Italia ha superato il Giappone tra i principali esportatori verso il mercato statunitense in numerosi comparti strategici, confermando una tendenza che negli ultimi anni ha visto le imprese italiane rafforzare il proprio posizionamento negli USA.
Un risultato tutt’altro che scontato.
Per anni il Giappone è stato considerato uno dei grandi protagonisti delle esportazioni mondiali verso gli Stati Uniti, forte di colossi industriali, tecnologici e automobilistici capaci di presidiare il mercato americano.
Eppure oggi l’Italia dimostra che qualità, innovazione, design, manifattura avanzata e capacità imprenditoriale possono competere con successo anche contro economie molto più grandi.
È un successo che appartiene soprattutto alle imprese.
Alle migliaia di aziende italiane che esportano ogni giorno.
Alle piccole e medie imprese che investono in innovazione.
Agli imprenditori che rischiano capitale, assumono personale e conquistano nuovi mercati.
Ai lavoratori che garantiscono elevati standard qualitativi.
Ai professionisti che accompagnano l’internazionalizzazione delle imprese.
Il dato assume un valore ancora più significativo se si considera il clima politico che caratterizza una parte del dibattito americano.
Donald Trump ha costruito gran parte della propria proposta politica sulla difesa della produzione nazionale e sulla riduzione del deficit commerciale degli Stati Uniti.
La sua visione economica privilegia il ritorno delle produzioni sul territorio americano e una maggiore tutela delle imprese nazionali.
Eppure il Made in Italy continua a crescere.
Per una ragione molto semplice.
I prodotti italiani non competono soltanto sul prezzo.
Competono sulla qualità.
Gli Stati Uniti continuano a rappresentare uno dei principali mercati per il vino italiano, per l’agroalimentare di eccellenza, per la meccanica specializzata, per l’arredamento, per la moda, per il design e per numerose produzioni ad alto valore aggiunto.
Quando un prodotto riesce a distinguersi per qualità, innovazione e affidabilità, diventa molto più difficile sostituirlo.
Questo è il vero punto di forza dell’Italia.
Non la quantità.
La qualità.
Naturalmente non bisogna commettere l’errore di considerare questi risultati come acquisiti per sempre.
La competizione globale è sempre più intensa.
La crescita delle economie asiatiche, le nuove politiche commerciali internazionali, i costi energetici e la crescente concorrenza richiedono una strategia nazionale più forte a sostegno dell’export.
Servono infrastrutture moderne.
Servono porti efficienti.
Servono collegamenti logistici competitivi.
Serve una diplomazia economica sempre più attiva.
Serve una burocrazia meno pesante per chi esporta.
E serve soprattutto una politica che comprenda fino in fondo il valore strategico delle imprese esportatrici.
Perché l’export non è soltanto una voce statistica.
È occupazione.
È crescita.
È innovazione.
È ricchezza distribuita nei territori.
Per regioni come la Sicilia la sfida è ancora più importante.
Le nostre imprese agroalimentari, vitivinicole, tecnologiche, manifatturiere e della trasformazione possono conquistare spazi sempre più significativi sui mercati internazionali.
Occorre però accompagnarle con strumenti adeguati di credito, promozione e sostegno all’internazionalizzazione.
Il sorpasso sul Giappone nel mercato statunitense non rappresenta soltanto una buona notizia economica.
È la dimostrazione che l’Italia possiede ancora una straordinaria capacità competitiva.
Una capacità costruita ogni giorno da imprenditori e lavoratori che troppo spesso ricevono meno attenzione di quella che meriterebbero.
E mentre molti discutono di dazi, protezionismo e guerre commerciali, le imprese italiane continuano a fare ciò che sanno fare meglio.
Conquistare il mondo con la qualità del Made in Italy.


