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Ecco le regole del 2024 per andare in pensione

Di
Redazione
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22 Gennaio 2024

Da Opzione donna all’Ape sociale, passando per Quota 103: i canali di uscita anticipata sono numerosi. E c’è il bonus per chi sceglie di rimanere in attività

IGNAZIO STAGNO

Più soldi a chi resta, vie d’uscita anticipate e nuovi paletti. Ma come si fa ad andare in pensione nel 2024? In tanti se lo chiedono e ad alimentare il dibattito sui gruppi social che raccolgono i quesiti e i dubbi di chi vuol mollare il lavoro è una sola domanda: «Come faccio a lasciare prima il lavoro se volessi farlo quest’anno?». Proviamo a dare alcune risposte e a fare chiarezza.
Cominciamo da “Opzione donna”. La misura che permette un’uscita anticipata alle donne lavoratrici è stata confermata ma con alcune modifiche. Potranno andare via tutte coloro che hanno 61 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2023 con almeno 35 anni di contributi versati. Di fatto l’età anagrafica sale di un anno e passa dai 60 del 2022 ai 61 per il 2024.
Un altro capitolo importante è quello che riguarda l’Ape sociale. Riguarda tutti i lavoratori che si trovano in condizioni di disagio come ad esempio coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità pari almeno al 74% e chi, con 36 anni (o con 30) di contributi, coloro che svolgono lavori gravosi come ad esempio operai edili, autisti di mezzi pesanti, badanti, infermiere ospedaliere, maestre d’asilo, macchinisti, addetti alle pulizie. In questi casi per mollare il lavoro in anticipo bisogna aver compiuto 63 anni e 5 mesi. In passato invece il requisito era di 63 anni. Attenzione, servono almeno 30 anni di contributi versati.
Ma la porta d’accesso principale al prepensionamento è quella di Quota 103. La misura è stata confermata anche per il 2024 nella legge di Bilancio, ma bisogna fare attenzione ai nuovi paletti e soprattutto alle penalizzazioni. I requisiti sono rimasti invariati: per lasciare il lavoro servono sempre 62 anni di età e 41 di contributi. Però va ricordato che le finestre di accesso si allungano a sette mesi per chi lavora nel settore privato e a nove per chi lavora nel settore pubblico.
Sul fronte assegno poi va sottolineato che l’importo sarà calcolato con il sistema contributivo. Dunque si faranno sentire i contributi versati prima del 1996 che potrebbero ridurre la quota del rateo. In questi calcoli va anche ricordato che è stato fissato un tetto massimo all’erogazione dell’assegno che ammonta a 2.394 euro lordi, un valore che corrisponde a quattro volte il valore della pensione minima. Il paletto sarà previsto fino al compimento dei 67 anni, la barriera prevista dalla legge Fornero. Occhio anche ai requisiti per i precoci. I lavoratori che hanno trovato un’occupazione prima della maggiore età possono accedere a quota 41 ma a una condizione: a patto che prima del compimento dei 19 anni di età abbiano lavorato per almeno un anno e rientrino nella categorie disagiate previste anche per l’Ape social.
Poi c’è una novità che potrebbe interessare soprattutto chi ha il dubbio se mollare o meno il lavoro. E questo riguarda ancora Quota 103. Infatti è previsto un incentivo che viene versato direttamente in busta paga da parte del datore di lavoro a tutti coloro che decidono di rinunciare alla finestra della pensione anticipata. Infatti chi non va via potrà avere in busta paga la quota di contribuzione a suo carico (di regola il 9,19 per cento). Un gruzzoletto aggiuntivo che andrà a gonfiare la busta paga. Resta sempre i vigore poi il requisito classico con il modello Fornero che prevede la pensione a 67 anni. Vale per uomini e donne, dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi. Serve comunque un minimo di 20 anni di contributi. Poi ricordiamo anche gli ex statali, cioè quei lavoratori iscritti a una delle casse Cpdel (enti locali), Cps (sanitari), Cpi (insegnanti), Cpug (ufficiali giudiziari): dall’anno 2025 all’anno 2028, la finestra di pensionamento salirà da 3 a 9 mesi. Ma il paletto vale solo per la pensione anticipata e per quella dei precoci.
Infine va sottolineato che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è al lavoro per mettere a terra una nuova riforma del sistema pensionistico. Come ha ricordato il premier nella sua conferenza di “inizio anno”, «la riforma previdenziale va costruita con equilibrio: il sistema migliore possibile ma uguale per tutti».
L’obiettivo è quello di assicurare maggiore copertura previdenziale ai giovani, dando una forte spinta alla previdenza integrativa. Inoltre potrebbe entrare sul campo l’ipotesi di un calcolo contributivo per tutti. Il cantiere dunque è aperto, le novità molto probabilmente arriveranno nel corso di questo 2024 e potrebbero entrare nella manovra per il 2025.

Fonte: Libero