Voglio un Presidente del Consiglio

Di Carmelo Finocchiaro

Voglio un Presidente del Consiglio.

Lo voglio perché il Paese ha bisogno di una guida che rappresenti gli italiani. Faccia sintesi e ci dica dopo 60 giorni cosa intende fare il Governo che Lei presiede.

Il Paese ha bisogno di fatti non di slogan.

Io sono un cittadino di questo Paese che chiede fatti e cambiamenti e non slogan e propaganda elettorale. Non voglio un Governo che annuncia le leggi sui giornali o sui social, invece che pubblicarle sulla Gazzetta Ufficiale in quanto approvate. Ad oggi, infatti, neanche l’unico decreto denominato “dignitá” ha ottenuto la “dignità” di sapere a cosa serve se non a garantire il licenziamento dal posto di lavoro a chi aveva i contratti in scadenza.

Siamo al paradosso.

Grazie al suo decreto, le famiglie devono subire un aggravio di costi notevoli se hanno la domestica assunta regolarmente.

Dietro l’inettitudine l’Italia muore.

La nostra nazione attende di vedere realizzate le mille promesse fatte dagli uomini che le hanno dato il ruolo che Lei ricopre oggi. Il popolo italiano spera che queste diventino quanto prima FATTI compiuti e impegni CONCRETI.

Insomma, dottor Conti, si faccia vivo e ci faccia sapere se esiste, se ha il carisma per fare il Presidente del Consiglio dei Ministri, che è un ruolo di oneri e onori.

Io, noi, siamo qui.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Gli affaristi dei sussidi

di Rosanna La Malfa

Nel testo più bello del mondo, la Costituzione italiana, l’art 4. sancisce che:

<<La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.>>

In effetti, fra varie considerazioni in cui non vogliamo entrare nel merito in questo articolo, la Repubblica offre, per chi ha perso il lavoro, in attesa di trovarne un altro che soddisfi le proprie naturali capacità, diverse formule affinché possa vivere dignitosamente. Sono questi i cosiddetti ammortizzatori sociali.
Per ammortizzatori sociali si intende il complesso di misure adottate dagli organi governativi, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, che hanno lo scopo di sostenere economicamente tutti coloro che vivono una situazione di disoccupazione.
Fin qui è tutto chiaro.
Le misure più comuni sono :
1) il Reddito di Inclusione (REI) che si compone di due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. Soddisfatto il primo requisito requisito il progetto viene predisposto con il supporto dei servizi sociali del Comune.
2) il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) che prevede l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate che verrà erogato attraverso l’attribuzione di una carta di pagamento elettronica, utilizzabile per l’acquisto di beni di prima necessità.
3) La NASPI ha lo scopo di fornire sostegno e tutela a chi si trovi in stato di disoccupazione per ragioni indipendenti dalla propria volontà ed e innova in maniera rilevanti la durata e i requisiti contributivi in presenza dei quali si ha diritto all’erogazione dell’indennità
4) L’ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione) consiste nell’indennità economica per la ricollocazione dei lavoratori disoccupati. Ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori già beneficiari della NASpI che siano disoccupati e si trovino in una condizione economica di bisogno.
5) Il Cantiere di Lavoro è una modalità, prevista dalla legge, per migliorare la condizione economica e sociale di cittadini disoccupati da lungo tempo ed in particolari condizioni di precarietà economica attraverso: a) l’erogazione di una indennità mensile a condizione che si impegnino per dodici mesi a svolgere una attività; b) la partecipazione a iniziative di formazione per migliorare la capacità di accedere al mercato del lavoro.

Buone misure, sicuramente a tutela dei bisognosi.

Accade però che non tutte le persone sono oneste. Si approfittano di queste tutele, perché di questo si tratta, raggirando lo Stato TRUFFANDOLO, perché di truffa si tratta.

False documentazioni per ottenere i sussidi, falsi contratti di lavoro per essere licenziati senza aver mai lavorato un giorno, falsi certificati di residenza: tutto falso. Questa si chiama truffa aggravata con la finalità di ottenere indebite erogazioni ai danni dello Stato.

E aggiungiamo noi, danneggiando indirettamente anche gli onesti Contribuenti.

Non è poi difficile scovare i malfattori ormai: incrociando i dati tra INPS e i centri per l’impiego, è possibile, se i dati non combaciano, far scattare l’accertamento.

Imprescindibile per un nazione che deve tutelare il contribuente sano, quello realmente bisognoso ed onesto, accettare che questi disonesti rimangano impuniti, che non subiscano giusti controlli e giuste pene.

Noi di Confedercontribuenti chiediamo la detenzione e il sequestro dei beni. Se il truffatore è nulla tenente, chiediamo l’obbligo ai lavori socialmente utili gratis.

Ci batteremo, come sempre abbiamo fatto, per l’equità, l’onestà e la giustizia sociale.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Quel popolo che augura la morte ad un uomo è un popolo di cui vergognarsi.

Di Carmelo Finocchiaro

Prima di tutto, noi ci auguriamo un miracolo, che Sergio Marchionne possa vivere con la sua famiglia e godersi tanti anni di “bellezza”.

Ma vogliamo soffermarci su ciò che sta accedendo sui social e in particolare su Facebook, dove come sempre il popolo dei cattivi e dei frustrati, sfodera tutta la violenza interiore e barbara.
C’è chi afferma che la morte di Marchionne possa essere una liberazione per il popolo, c’è chi gli augura la morte.
Siamo davvero al limite: si devono fare sul serio scelte radicali. 
Bisogna avere il coraggio di isolare chi fa queste affermazioni cattive, indipendentemente dalla non conoscenza della storia e delle cose fatte da Sergio Marchionne, che ognuno puo’ civilmente valutare positivamente o negativamente.
Noi non abbiamo dubbi. Sergio Marchionne è stato un uomo che ha saputo condurre una azienda come la Fiat, fondamentale per l’Italia, dal fallimento al riscatto, comprendendo che la via maestra era la vera internazionalizzazione. Ha voluto un nuovo rapporto con il sindacato dei lavoratori e la rottura di qualsiasi rapporto con la struttura confindustriale. I risultati sono arrivati quasi tutti, forse meno in Italia. Ma gran parte dei progetti sono stati realizzati, specie nel Sud. Resta il fatto che per la prima volta un’impresa italiana ha acquisito e salvato un’impresa americana, la General Motors. Inoltre, cosa di non poco conto, sono stati creati nuovi posti di lavoro nel nostro Paese.
Questa è la verità.
Oggi è davvero penoso leggere il titolo del Manifesto, che nel passato rappresentava sì una anima critica, ma mai una testata che augura la morte. Insieme a tanta sinistra estrema e a gente incattivita dai propri fallimenti è andata oltre al limite della decenza.
Ma purtroppo ormai la barbarie è di casa.
Caro Sergio, perdona chi non merita e che la vita speriamo ti sorrida presto. Perdona chi ha sostituito l’anima con le budella.
Buona Vita.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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