80 anni per restituire 49 milioni di euro. Per la Lega è arrivato Natale a Settembre

di Lillo Venezia

80 anni per restituire 49 milioni di euro, 600 mila all’anno, con versamento bimestrale su un conto corrente a disposizione dei giudici. La Lega ladrona trova l’accordo con i PM.

Da ora in poi questo accordo varrà per tutti gli italiani che hanno debiti con Equitalia e lo Stato e le banche?

Ovviamente nessuno protesta neanche i campioni della legalità come Travaglio e Gomez. E nel 2094 è probabile, anzi sicuro, che la Lega e Salvini non esistano più. Ma che accordo è mai questo! Una colossale presa in giro che  offende l’intelligenza degli italiani, ma che è possibile, data la situazione politica attuale, che veda il 60% ipotetico di elettori favorire  politiche assolutamente fuori controllo sulle tematiche sociali ed economiche.

Dopo mesi di governo e di annunci, l’unica realtà politica è stata la “dimostrazione muscolare” di Salvini e della Lega sull’immigrazione. Per il resto, nulla di nulla. Solo una legge sulla dignità del lavoro che ha già fatto perdere  100 mila posti, un accordo sull’Ilva che ha portato Landini  a lodare Di Maio, dimenticandosi che è un accordo quasi copia ed incolla  discusso con il precedente ministro dell’economia Calenda e che vede solo 300 posti in più e generiche assicurazioni sull’importante questione ambientale di Taranto.

Ancora una volta il sindacato ha messo in primo piano la questione occupazionale, a scapito dell’ambiente e della salute di una città prigioniera della sua enorme fabbrica. E i pentastellati escono con le ossa rotte da questa vicenda, in quanto in campagna elettorale avevano promesso la chiusura e la riconversione della fabbrica e su questo hanno ottenuto una valanga di voti. Ma come  si è verificato per la Tav e sulla Tap, i cinque stelle al governo hanno cambiato completamente la loro pelle sulla quale hanno costruito le loro fortune, ma ovviamente bluffando e raccontando balle spaziali, dimostrando una seria e pericolosa sudditanza psicologica e politica nei confronti della Lega, dalla quale ogni giorno prendono schiaffi pesanti.

L’accordo tra i PM e la Lega di Salvini li farà rinsavire? Non credo. Per ora Di Maio è proiettato nel governo, cercando faticosamente  di portare a casa il famoso reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza. Dopodiché la Lega vuole fare passare il condono che chiama pace fiscale, ha già fatto passare una nuova legge sulle armi a cui il M5S si è accodato, la legittima difesa e si è dimenticata della promessa elettorale di cancellare tutte le accise sui carburanti. E ha ottenuto 80 anni per restituire il mal tolto.

La gente è servita, sicuramente digerirà anche questa schifezza come tante altre.


 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Ddl Pillon sul diritto di famiglia: passi indietro «in the name of the father»

di Rosanna La Malfa


No, no, tranquilli: non è una recensione del famoso film interpretato da Daniel Day-Lewis, “In the name of the Father”, ambientato tra l’Irlanda e l’Inghilterra degli anni ’70, tormentate  da attentati terroristici dell’I.R.A.

È solo un titolo pensato così. Ve lo traduco: passi indietro «nel nome del padre». Potreste dirmi:“Perchè?”.

Ho cominciato da ieri a leggere il ddl Pillon (Simone Pillon è il nome del senatore leghista che si occuperà della riforma del diritto di famiglia). È fondato su uno spirito apprezzabile che tutela il principio di bigenitorialità.

Ma rimugino e cerco di capire cos’è che non mi piace.

Punto Uno.

Il disegno di legge parla di «mamma e papà» escludendo ovviamente le famiglie rainbow. Coerentemente con le dichiarazioni bigotte di questo governo che dei diritti civili in Italia (siamo fanalino di coda in Europa) in particolar modo per la tutela dei figli arcobaleno, se ne frega.

Che ci piaccia o no, che siamo d’accordo o no, la tutela dei diritti, come sancisce l’art. 3 della nostra Costituzione (È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana) è uguale per tutti senza alcuna differenza.

Punto Due.

Pillon propone la definitiva eliminazione del mantenimento e dell’attribuzione della casa. Pensiamoci. L’Italia non è proprio un paese altamente paritario per i compensi lavorativi fra uomini e donne. Un po’ indietro siamo, rispetto ad altri Stati Europei. Pertanto, un’applicazione rigida della legge, otterrebbe una situazione così (probabilmente per una buona parte dei casi): il minore vivrà in ambienti non omogenei o addirittura totalmente differenti, perché ogni genitore farà quel che potrà.

Punto Tre.

La proposta impone che ci sia una spartizione aritmetica del tempo in cui il bambino vivrà con la mamma e con il papà: metà con uno e metà con l’altro o quantomeno per un periodo non inferiore a 12 pernottamenti al mese. Tipo hotel. E non ci sono deroghe: va salvaguardata la bigenitorialità in qualunque caso. In realtà non si tiene conto della vita familiare condotta fino alla separazione (età dei bambini, condizione economica del genitore e perché no forse anche età dei nonni, luoghi di frequenza di scuole e attività ludico sportive, servizi annessi e connessi). Non si può pensare di stabilire a priori un modello unico per tutti pensando che un bambino sia un numero.

Punto Quattro.

Il disegno di legge prevede l’obbligatorietà della mediazione familiare. Forse al senatore manca proprio la logica. O forse no. Nel suo sito internet (è avvocato, sapete, mica architetto), fra le sue competenze, c’è proprio la mediazione familiare, ampiamente spiegata ed esposta.

La mediazione persegue una duplice finalità:

  1. Sostenere la coppia nell’affrontare e dirimere le controversie insorte.
  2. Favorire eventualmente forme di separazione consensuale, meno traumatiche per il nucleo familiare.”

È un istituzione ben diversa. I soggetti qui trattati sono gli adulti. Non è chiamata in causa la vita dei bambini.

La divisione matematica è impensabile, ad esempio, nei casi in cui uno dei genitori sia violento. L’idea, quindi, di una mediazione familiare forzata e obbligatoria non solo è errata e controindicata, ma è solamente un aggravio economico. Chi ne trae giovamento? I centri di mediazione privati.

Inoltre nel suo sito, cita: “È in corso di approvazione una modifica al codice civile che conferirà grande rilievo all’attività di mediazione nel corso dei procedimenti per la separazione dei coniugi”

Qual è la modifica? Il suo Ddl? Sbaglio oppure è conflitto di interessi? Ogni cosa scritta sul sito web è per sua natura promozionale. Scrive ancora:  In vista di ciò in molti Atenei italiani si stanno realizzando corsi di alta formazione (Master) finalizzati alla creazione del profilo di  mediatore familiare.

Oh, ecco. E finalmente super Pillon “de no antri” dimostra che fa parte del governo del Cambianiente (cit.).

Altre le cose che non vanno. Se la bigenitorialità, sommo punto da difendere, non viene soddisfatta, il giudice può:

  • obbligare che il minore venga collocato in una casa famiglia;
  • togliere il bambino all’affidatario (solitamente la mamma) per assegnarlo a strutture esterne, se riscontra il condizionamento malevolo del minore da parte dell’affidatario verso l’altro genitore.

Tanti commi, tante parole. Si prolunga solo l’iter tortuoso, a volte cinico, del divorzio e si tutelano di più i padri.

Ma nella realtà dei fatti, se ci pensiamo bene, l’unico essere umano che ne paga le conseguenze è proprio il minore, che perde molti punti di riferimento, sicurezza, sensazione di essere amato sopra ogni cosa, stima per i genitori, serenità.

Oltre alle opinioni ed i valori sbandierati ai quattro venti sui cui non ammettono deroghe, io esigo sensibilità e lungimiranza, pretendo rispetto per anime in crescita e voglio che siano tutelate. È un dovere universale, della politica, della civiltà tutta…

Stiamo parlando di Bambini, del nostro stesso Futuro.


 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Nessun cittadino è al di sopra delle Legge

di Rosanna La Malfa

Se è possibile rivolgersi a tribunali e giudici per far valere le nostre ragioni è perché ogni persona oggi, in quanto cittadina, è titolare, non solo di doveri etici e morali, ma anche di diritti morali ed etici. Tutta la nostra vita è basata su diritti e doveri. Tutte le norme dei codici che vengono oggi applicate, non fanno nient’altro che regolare i comportamenti di ciascuno di noi. Sia che tu sia cittadino di uno Stato o cittadino del mondo, questi diritti vengono tutelati e difesi, nelle opportune sedi.

Ribadisco il termine opportune perché pare che i social network stiano sostituendo con i tuttologi affamati di parole, vomitate e alimentate da fake news o da sregolati comportamenti, i luoghi consoni, lacerando il dialogo e il confronto che sono alla base della civiltà, e di una Comunità e di una Nazione. La mia nazione, la mia Italia.

Prendi una decisione, sbagli perché non sei al di sopra della legge, ribatti ma lo fai civilmente, secondo le regole, senza sentirti il bulletto di provincia e sempre nel pieno rispetto della Costituzione.

Per fortuna il mio Presidente c’è.

Grazie, Sergio Mattarella

 

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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