L’indispensabile cambio di passo. Così si onorano i morti di Genova

Di Carmelo Finocchiaro – Presidente Nazionale Confedercontribuenti

Cambiare passo, ammodernare il Paese, dire con forza stop a coloro che in questi anni si sono posti con movimenti e alleanze elettorali come gli uomini del No a qualsiasi innovazione infrastrutturale del nostro Paese. Fare della terribile vicenda di Genova, un momento di ripartenza verso investimenti che non possono essere piú derogati eeche occorrono necessariamente per innovare e rinnovare il nostro Paese. Questo è il modo migliore per onorare i 42 e forse piú morti nella strage del Ponte.

In questi giorni assistere, anche da parte degli uomini di Governo, alla gara degli slogan, invece che ricercare attraverso tecnici di primo piano, la ricerca della verità, pone obiettivamente un problema sulla serietà della classe dirigente nazionale, passata e futura, nonché attuale.

La richiesta di nazionalizzare tutto ci appare assolutamente impraticabile, dal momento che lo Stato centrale non ha le risorse per un piano miliardario, di adeguamento e di innovazione delle infrastrutture nazionali. Allora serve rilanciare con forza l’autorevolezza delle istituzioni, la certezza dei controlli, la semplificazione delle leggi, la certezza dello Stato di diritto.

Serve il controllo centralizzato.

Serve forse rivedere quel titolo V° della Costituzione, che in nome del federalismo, ha decentrato ai mille poteri la gestione del territorio.

Ma con chiarezza serve coinvolgere i privati nel piano di rilancio infrastrutturale e delle manutenzioni delle opere esistenti, prevedendo un forte piano di incentivazioni fiscali per quelle imprese che si candidano a gestire opere pubbliche, imponendo criteri rigorosi di controllo e affidabilità. Questo occorre al nostro Paese: attrarre chi vuole investire nelle politiche, nel risanamento idrogeologico, nella sicurezza antisismica, nell’innovazione stradale e soprattutto nella riqualificazione urbana delle città. Per fare questo, non basta dire rendiamo nazionalizzate le concessioni. Serve rendere credibili le verifiche e pretendere che i piani previsti di investimento siano effettivamente fatti.

Questo è necessario oggi piú che mai.

E su questo ci batteremo noi di Confedercontribuenti, indubbiamente per onorare con i fatti i nostri morti di Genova.

Per il resto la parola passi a chi deve giudicare e condannare, che in Italia la nostra Costituzione delega soltanto alla Magistratura.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Le cose come stanno

È vergognoso che i rappresentanti dei 5S alzino la voce contro Autostrade ed i Benetton: Di Maio e Toninelli hanno peccato anche più di altri e non possono dire di avere lanciato la prima pietra. Nel 2013, quando a Genova si discuteva di una opera che potesse alleggerire il traffico leggero e pesante dal ponte Morandi, Grillo ed il suo blog, quotidianamente sfornavano insulti e ingiurie contro chi voleva fare l’opera, denominata Gronda,  per i costi e perché,  a loro dire, in odore di mazzette e corruzione. Infatti i costi di Gronda erano previsti in oltre 4 miliardi di euro, ma i benifici, si diceva, avrebbero abbondantemente giustificato la spesa. Si formò così il comitato No Gronda, di cui Grillo e il suo blog fecero da amplificazione. È chiaro che il ponte Morandi avrebbe avuto bisogno di continua manutenzione da parte di Autostrade società, che i piloni col tempo si sarebbero dovuti rinforzare con iniezioni di cemento armato. Ma comunque ad un’alternativa si doveva pensare. Sì Gronda, No Gronda: il dibattito si è prolungato, diverse relazioni opposte sono uscite e qualcuno già allora lanciava l’allarme di un eventuale collasso strutturale. I Benetton fecero sapere che il ponte poteva reggere almeno 100 anni e Grillo e soci del No Gronda presero per buona quella previsione, facendo dire ad un consigliere grillino molto ligio che l’allarme era una favoletta. E certamente allora sia Di Maio che Toninelli ed i deputati e senatori liguri appoggiarono le tesi del No Gronda.

I grillini erano allora in tutti i comitati del No: No Tav, No Tap, No Muos, che hanno regolarmente tradito ed illuso una volta al governo. Quindi i due, a cui aggiungerei Travaglio ed il Fatto Quotidiano, sempre più governativo, non provano alcuna vergogna nell’attaccare Autostrade.

La favoletta si è avverata e nel peggiore dei modi. I due ministri, almeno politicamente hanno delle responsabilità come e più di Autostrade società. Come la responsabilità va estesa a tutta la politica locale e nazionale per la loro brutale ottusità e cecità. Le lacrime di coccodrillo già escono a fiumi a Genova, una città molto critica e debole strutturalmente.

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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Un Paese da rifare

Di Lillo Venezia


Sarà banale ma ci troviamo di fronte ad una tragedia prevedibile e per certi versi annunciata. A Genova, il crollo del viadotto Morandi ha scoperchiato in modo definitivo l’assoluta debolezza strutturale  dei ponti e viadotti. La causa? L’uso massiccio del calcestruzzo, quando ormai bisognerebbe costruire con le gabbie di cemento armato. Quando le grandi e piccole opere furono pensate  e attuate, cioè negli anni ’60, certamente non si è tenuto conto dello sviluppo che ci sarebbe stato negli anni a venire. E ciò vale per l’intera rete autostradale e viaria, ma anche ferroviaria. Certo allora l’ingegnere Morandi fece un’opera avvenieristica, molto seducente, simile al ponte di Brooklyn a New York. Ma il traffico su gomma leggero e soprattutto pesante è aumentato a dismisura, determinando continue crisi strutturali, soprattutto nell’arcata centrale. Ben 25 milioni di autoveicoli sono transitati per il ponte Morandi, essendo l’opera fondamentale per l’attraversamento di Genova, da una parte all’altra, come cucitura per un territorio stretto e lungo da Ventimiglia a oriente, dopo Genova. Ma  ciò vale anche per la ferrovia, che si snoda lungo un territorio che vede da una parte il mare e dall’altra la montagna.

Da anni è depositato un progetto denominato Gronda, costo previsto oltre 4 miliardi di euro, ma sui costi e benefici è nato un dibattito. Il comitato No Gronda ha visto il M5S in prima fila contro ed il blog di Beppe Grillo quotidianamente affermarne la contrarietà. Addirittura i grillini, nella foga di dire no, dissero: una favoletta la possibilità che il ponte Morandi potesse crollare. Il post è rimasto fisso sempre nei siti grillini, ma guarda caso ieri è stato tolto i.

Sotto il ponte di tutto, case (evacuate), grandi condomini sfiorati dal crollo così come la ferrovia ed i capannoni di Ansaldo Energia.

Immediate le lacrime di coccodrillo. In Italia, finchè non si verifica una strage e ci sono delle vittime, non si muove una foglia, come ad esempio per la vicenda dei braccianti migranti morti a Foggia, per cui sono partite inchieste giudiziarie sul caporalato.

È del tutto ovvio che, data la scarsa tenuta strutturale dei ponti, dei viadotti, delle strade, degli edifici in particolare quelli scolastici, il territorio massacrato da abusivismi, da frane dei territori, da inquinamenti di varia natura, da alluvioni  o da sfondamenti degli argini dei fiumi sempre più frequenti, sono necessari massicci investimenti per la manutenzione ed il consolidamento. Ma da questo orecchio politici e governi ci sentono poco o niente. Ora ognuno farà il suo predicozzo, i bla bla si sprecheranno, ma volete scommettere che si parlerà di fare la TAV, la TAP, il ponte sullo stretto e nel bilancio di settembre ci sarà qualche centinaio, forse, di milioni per le emergenze?

D’altra parte i fondi che dovevano servire a riqualificare le periferie, questo governo e maggioranza giallo-verde li ha bloccati. Per ora si sa solo che per Salvini e Toninelli  i responsabili di questa tragedia pagheranno, anche con la galera. E chi ha detto che la caduta del ponte Morandi era una favoletta, che farà?

Fonte: Editoriali di Quotidiano dei Contribuenti
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