Blackout challenge. Genitori non vi distraete

di Ettore Minniti

L’opinione pubblica è stata scossa in questi giorni dall’atroce notizia della morte, nel quartiere della Kalsa a Palermo, della piccola Antonella Sicomero, una bambina di dieci anni soffocata dalla cintura di un accappatoio stretta intorno al collo per partecipare a una prova estrema sul social network cinese TikTok.

Il nuovo “gioco” che corre sul web si chiama ‘Blackout challenge’ o gioco dello svenimento. Un’assurda sfida con la morte che in questi giorni sta coinvolgendo tanti gli adolescenti.

Una sola regola, togliersi volontariamente il fiato, soprattutto per auto-soffocamento, per vedere l’effetto che fa ritrovarsi sulla soglia della perdita dei sensi. L’altissima concentrazione di anidride carbonica nel sangue darebbe una sorta di euforia, un rallentamento dell’attività cerebrale, l’anticamera dell’arresto cardiaco.

Un recente sondaggio tra gli studenti sull’argomento ha accertato che uno su dieci conosce il gioco. Il 28% lo ha scoperto attraverso letture sul web, il 23% tramite video postati sui social, al 20% gliene hanno parlato gli amici. Sin qui niente di allarmante. Se non fosse che, tra i ragazzi informati, quasi uno su cinque – il 18% – ci avrebbe anche provato personalmente. E circa uno su tre di questa fetta del campione – il 30% – ha un amico che ha sperimentato il brivido della morte apparente.

Sono dati che, portati su larga scala, danno la dimensione del fenomeno e invitano sicuramente a mantenere alta l’attenzione. La cosa più preoccupante, però, è rappresentata dai motivi che spingono i ragazzi a farlo. Non c’entra la logica del branco, visto che sette su dieci – il 68% di quelli che hanno fatto ‘blackout’ – hanno agito da soli, senza spettatori; solo il 32% ha voluto il pubblico attorno. Si gioca con la morte per un po’ di visibilità, lo scopo dichiarato di oltre la metà dei ‘giocatori’ – 56% – era la voglia di fare un video da mettere online, sperando diventasse virale. Per l’8% è stato solo un modo per divertirsi in maniera differente; un altro 8% lo ha fatto per non andare a scuola per qualche giorno; il 4% solamente per provare la sensazione di incoscienza promessa (fonte web).

La vicenda non è una novità per gli addetti ai lavori. Qualche anno fa, imperava il ‘Blu whale’, il gioco della morte con cinquanta regole. Una balena blu disegnata sul braccio che trascina nell’abisso gli adolescenti, giocato dai giovanissimi più fragili che vivono e si nutrono del virtuale. Il web nasconde le emozioni. Tende a mascherare le debolezze e sentirsi meno insicuri. Sono queste le prede facili dei giochi mortali o dell’esibizionismo estremo che diventa un marchio indelebile sulla pelle.

Non occorre dare enfasi a questi ‘giochi’, perché potrebbe essere controproducente, ma non si può nemmeno fare come lo struzzo e mettere sottoterra la testa o ignorarlo. Il tutto, ricollegandoci alla vicenda della bambina di Palermo.

Non esistono formule magiche, ma solo l’invito ai genitori di stare sempre vicino ai propri figli, tenendoli sempre d’occhio soprattutto quando sono collegati con il web.

Non sono consentite distrazioni!

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