Bilanci 2027, cambia la rendicontazione ESG: nuovi obblighi ma platea ridotta per le imprese

Di
Redazione
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4 Settembre 2026

Bilanci 2027, cambia la rendicontazione ESG: nuovi obblighi ma platea ridotta per le imprese

Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia: «La sostenibilità entra definitivamente nella gestione aziendale, ma l’Europa ha corretto gli eccessi burocratici. Le PMI devono comunque prepararsi perché banche e grandi clienti continueranno a chiedere informazioni ESG»

ROMA – Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia

Dal 2027 cambia nuovamente il quadro della rendicontazione di sostenibilità delle imprese europee.

Dopo anni di norme, rinvii e modifiche, l’Unione europea ha profondamente rivisto la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), riducendo la platea delle aziende direttamente obbligate alla rendicontazione ESG.

La novità è importante soprattutto per il sistema produttivo italiano, caratterizzato prevalentemente da piccole e medie imprese.

L’obiettivo europeo rimane quello di rendere disponibili informazioni attendibili sugli aspetti ambientali, sociali e di governance delle imprese, ma evitando che gli adempimenti diventino un costo sproporzionato per aziende di dimensioni più contenute.

Chi sarà obbligato dal 2027

La nuova disciplina europea ha ristretto in maniera significativa il perimetro della CSRD.

Per gli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2027, il nuovo quadro europeo concentra sostanzialmente l’obbligo sulle imprese che superano contemporaneamente:

1.000 dipendenti medi durante l’esercizio;

e 450 milioni di euro di fatturato netto annuo.

Le medesime soglie operano, secondo le condizioni previste dalla direttiva, anche a livello consolidato per le società madri dei gruppi.

È quindi importante chiarire un punto: non tutte le PMI e nemmeno tutte le imprese precedentemente considerate “grandi” saranno automaticamente obbligate a predisporre la rendicontazione di sostenibilità dal 2027.

L’Europa ha scelto di restringere notevolmente la platea.

Cosa dovranno rendicontare le imprese interessate

Per le aziende che resteranno nel perimetro obbligatorio, la sostenibilità non sarà un semplice documento pubblicitario.

La rendicontazione dovrà permettere di comprendere sia l’impatto dell’impresa sulle questioni di sostenibilità sia il modo in cui tali questioni possono incidere sullo sviluppo, sui risultati e sulla situazione dell’azienda.

Entrano quindi nell’analisi elementi ambientali, sociali e di governance.

Si parlerà, tra l’altro, di rischi e opportunità legati alla sostenibilità, strategia aziendale, transizione ambientale, politiche adottate, obiettivi, risultati e informazioni relative alla catena del valore nei limiti previsti dalla nuova normativa.

La sostenibilità entra così sempre più profondamente nella valutazione complessiva dell’impresa.

Le PMI sono escluse dall’obbligo, ma non dal mercato

Ed è proprio questo il punto sul quale Confedercontribuenti – Imprese Italia invita le piccole e medie imprese a prestare maggiore attenzione.

Essere esclusi dall’obbligo legislativo di rendicontazione non significa che le informazioni ESG diventino irrilevanti.

Le PMI lavorano con banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali, pubbliche amministrazioni, investitori e imprese committenti.

La valutazione della sostenibilità può quindi continuare ad avere un peso nei rapporti commerciali e finanziari anche quando non esiste un obbligo diretto di redigere il rendiconto previsto dalla CSRD.

Per questo l’Europa ha previsto anche standard volontari semplificati destinati alle imprese che non superano i 1.000 dipendenti.

Stop alle richieste sproporzionate alle piccole imprese

Una delle novità più interessanti introdotte dalla riforma europea riguarda proprio la tutela delle imprese della catena del valore.

Le aziende obbligate alla CSRD non potranno scaricare indiscriminatamente gli obblighi sulle aziende più piccole chiedendo quantità illimitate di informazioni.

Le imprese della catena del valore che non superano i 1.000 dipendenti vengono infatti protette dalla nuova disciplina.

La normativa riconosce loro, alle condizioni previste, il diritto di rifiutare richieste di informazioni che vadano oltre quelle individuate dagli standard volontari.

È un principio importante.

La sostenibilità non può trasformarsi in una nuova montagna di burocrazia scaricata dalle grandi aziende sulle PMI.

Confedercontribuenti: «Prepararsi senza creare nuovi costi inutili»

Per il Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia la riduzione della platea obbligatoria rappresenta un segnale positivo, ma non deve determinare un disinteresse delle imprese verso i criteri ESG.

Occorre adottare un approccio pragmatico.

Le piccole e medie imprese devono essere accompagnate nella transizione attraverso strumenti semplici, digitalizzati e proporzionati alla loro dimensione.

Non servono nuovi eserciti di consulenti né documentazioni di centinaia di pagine.

Serve invece consentire all’imprenditore di conoscere progressivamente alcuni indicatori fondamentali della propria azienda: consumi energetici, emissioni, gestione dei rifiuti, sicurezza dei lavoratori, organizzazione, governance, rapporti con dipendenti e fornitori.

ESG e credito bancario

Il tema diventa particolarmente importante nel rapporto tra imprese e sistema finanziario.

Una PMI potrebbe non essere obbligata dalla CSRD a pubblicare un rendiconto di sostenibilità, ma trovarsi comunque nella necessità di fornire alcune informazioni ESG alla banca o ad altri operatori finanziari.

La capacità di dimostrare efficienza energetica, organizzazione aziendale, gestione dei rischi e qualità della governance può progressivamente diventare un elemento importante nella valutazione complessiva dell’impresa.

Per questo Confedercontribuenti ritiene necessario evitare due errori opposti.

Il primo è trasformare l’ESG nell’ennesimo costoso adempimento burocratico.

Il secondo è pensare che, essendo state escluse molte PMI dall’obbligo diretto, la sostenibilità non avrà più alcuna conseguenza sulla loro attività.

Una sfida per il sistema produttivo italiano

La nuova disciplina europea offre all’Italia l’opportunità di impostare diversamente la transizione.

Meno burocrazia obbligatoria e più accompagnamento delle imprese.

Il Governo, le associazioni imprenditoriali, il sistema bancario e le professioni dovrebbero utilizzare il periodo che precede la piena applicazione del nuovo quadro per costruire strumenti semplici e accessibili.

Confedercontribuenti – Imprese Italia propone la realizzazione di un modello nazionale semplificato di autovalutazione ESG per le PMI, utilizzabile volontariamente dalle aziende e riconoscibile da banche, intermediari finanziari e grandi committenti.

Una sorta di “passaporto di sostenibilità dell’impresa” che consenta di raccogliere una volta sola le informazioni fondamentali evitando che ogni banca, cliente o grande azienda chieda documentazioni differenti.

Finocchiaro: «Sostenibilità sì, burocrazia no»

«L’Europa ha fatto bene a correggere una normativa che rischiava di scaricare sulle imprese costi amministrativi enormi. Ma sarebbe sbagliato pensare che la partita ESG sia terminata», sottolinea Carmelo Finocchiaro, presidente di Confedercontribuenti.

«Le PMI italiane devono essere accompagnate verso sistemi volontari semplici e poco costosi. La sostenibilità deve diventare uno strumento per migliorare l’impresa e facilitarne l’accesso al credito, non l’ennesimo mercato burocratico costruito sulle spalle degli imprenditori».

Secondo Finocchiaro, «occorre impedire soprattutto che gli obblighi delle grandi aziende vengano indirettamente trasferiti alle piccole attraverso richieste infinite di questionari, certificazioni e consulenze».

La sfida del 2027, dunque, non sarà soltanto adeguarsi a una nuova normativa. Sarà costruire un sistema nel quale sostenibilità, competitività e accesso al credito possano procedere insieme senza penalizzare le piccole e medie imprese che rappresentano il cuore dell’economia italiana.

Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia