Acqua, Sud allagato e Nord a rischio emergenza idrica

Di
Carmelo Finocchiaro
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4 Aprile 2026

Sul fronte delle risorse idriche, a poco meno di due mesi dall’inizio dell’estate meteorologica, l’Italia si ritrova spaccata in due. Il Centro Sud è stato infatti colpito dall’ultima ondata di maltempo che lungo la fascia adriatica ha picchiato duro, con il ponte della Statale Adriatica sul Trigno posto tra Abruzzo e Molise crollato nelle acque del fiume in piena a fare da immagine simbolo di queste ore drammatiche, mentre il Nord, tra scarso innevamento e poche piogge, vede già l’avvicinarsi dell’emergenza idrica, specie nell’area orientale.

È questo il dato di sintesi che emerge dal bollettino dell’Osservatorio dell’Anbi, Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue,sulle risorse idriche diramato ieri, 2 aprile 2026, suscettibile di continui aggiornamenti.

La situazione al Sud

Nelle zone del Meridione, evidenzia l’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, la preoccupazione è ora paradossalmente rappresentata dai bacini pieni, impossibilitati ad accogliere ulteriore acqua ed, anzi, impegnati a rilasciare in fretta grandi quantitativi idrici (che sarebbero un autentico tesoro in vista delle necessità estive) per non creare rischi alle popolazioni a valle.

L’esempio arriva dal Molise, dove la diga del Liscione, che stava già rilasciando 60 metri cubi al secondo (5 milioni di metri cubi in 24 ore), ha dovuto aprire ulteriormente le paratie, arrivando a far defluire 240 metri cubi al secondo che, andando a sommarsi con le acque di scolo, hanno concorso all’esondazione del fiume Biferno in più punti. Già ieri sera erano centinaia gli sfollati lungo l’Adriatica e si attende un bollettino di guerra per i danni all’agricoltura.

“Se fino a pochi giorni fa evidenziavamo l’importanza del Piano Invasi Multifunzionali per aumentare le riserve idriche del Paese, gli eventi meteorologici in divenire ne esaltano anche la funzione di salvaguardia idrogeologica, trattenendo le ondate di piena fino al massimo della capacità autorizzata” ha dichiarato ieri Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).

In Abruzzo, in vista dell’ondata di maltempo, già nei giorni scorsi erano stati effettuati leggeri rilasci dalla diga di Penne: attualmente il lago contiene 7,74 milioni di metri cubi d’acqua; paratie parzialmente aperte anche nella diga di Bomba per via del pericoloso ingrossamento del Sangro. Tra gli altri fiumi, si registra la crescita di 1 metro in 24 oredell’Orta e le piene di Sinello, Pescara, Aterno Sagittario, Foro, Feltrino, Tavo, Trigno, Piomba, nonché l’esondazione dell’Osento che ha procurato, tra l’altro l’interruzione dellalinea ferroviaria Adriatica e del torrente Barricella.

Anche la Puglia sta facendo i conti con criticità idrauliche: dopo l’esondazione del fiume Idume in Salento, sono tracimati Cervaro, Fortore e Saccione nel Foggiano. Il lago di Occhito, generato dallo sbarramento del Fortore (a servizio della Capitanata, e che segna il confine tra Puglia e Molise) ha registrato in soli due giorni un incremento di 69 milioni di metri cubi; anche gli altri invasi interessanti il Tavoliere sono ormai al colmo. Quelli a servizio dell’irrigazione del sistema Fortore – Occhito e Celone – contenevano complessivamente il 2 aprile mattina 176,4 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 108 milioni del 25 marzo scorso.

In Basilicata continua a piovere tanto e i dati riguardanti i bacini indicavano una crescita settimanale superiore a 12 milioni di metri cubi e con la diga di Monte Cotugno sul Sinni, ormai quasi al limite di quanto può contenere a 284 milioni di metri cubi, vicinissima al livello di 240 metri sul livello del mare, quota massima autorizzata dall’Ufficio tecnico per le dighe di Napoli del ministero delle Infrastrutture.

La perturbazione dovrebbe raggiungere anche Sicilia settentrionale e Calabria (attesi qui fino a 90 millimetri di pioggia), aggravando il rischio idraulico.

Di fronte ai ripetuti allarmi meteo, che condizionano la vita degli italiani, emerge evidente la fragilità del nostro Paese e l’insufficienza dell’attuale rete idraulica, inadeguata all’estremizzazione degli eventi atmosferici, che stanno colpendo l’Italia. Lo stiamo denunciando da anni ed il 14 Aprile presenteremo a Roma le progettualità, di cui sollecitiamo il concreto finanziamento” aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

Oltre alle piogge incessanti, sull’Appennino centrale e su quello umbro marchigiano si prevedono accumuli di neve anche superiori a 2 metri. Fino a pochi giorni fa, il deficit nivale (che si ha quando la quantità di neve accumulata in inverno è significativamente inferiore alla media stagionale storica di riferimento) risultava marcato soprattutto sul settore appenninico: nella prima decade di marzo si registrava ancora un deficit nell’indice Swe, Snow Water Equivalent, del 22% a livello nazionale, ma molto più consistente sui bacini dell’Italia peninsulare (Arno -99%, Tevere -70%, Sangro -73%, Aterno Pescara -68%, Volturno -96%, Sele -96%, Crati -93%).

“Purtroppo, la neve tardiva non rappresenta una riserva idrica importante, ma anzi, con l’innalzamento delle temperature ed eventuali nuove perturbazioni primaverili, può diventare un elemento di pericolosità idraulica per via dei maggiori afflussi generati dalla rapida fusione della coltre bianca” avvertono dall’Osservatorio Anbi.

 

In Campania, i livelli dei bacini di Piano della Rocca, Carmine e Nocellito sono a meno di 20 centimetri dal raggiungimento del bordo; in crescita le altezze idrometriche dei fiumiVolturno, Sele e Garigliano. Nelle ultime ore il Volturno ha rotto gli argini nel casertano a Grazzanise, dove un intervento tempestivo della Protezione Civile ha per ora evitato il peggio, con la rapida messa in opera di una barriera di sacchi di sabbia.

Centro Italia a macchia di leopardo

Situazione diversa in Italia centrale, dove nel Lazio si registra la riduzione delle portate dei fiumi Tevere, Aniene e Velino. Invece, le aree meridionali delle Marche sono interessate da violente piogge e da nevicate copiose in quota (anche oltre il metro e mezzo). In tutta la regione, i bacini fluviali registrano un aumento rilevante dei flussi in alveo; il livello nel Tronto è cresciuto di mezzo metro. I volumi trattenuti dalle dighe della regione sono tra i maggiori degli ultimi dieci anni.

In Umbria, il livello idrometrico del lago Trasimeno registra tuttora valori bassi; in aumento le portate dei fiumi Chiascio e Topino. In Toscana si registrano flussi in crescita per il fiume Arno, mentre a decrescere sono Serchio ed Ombrone.

Nord Italia: l’acqua è poca

Rispetto alle criticità idrogeologiche che stanno colpendo il Mezzogiorno, è assai meno complessa la situazione dell’Italia settentrionale che anche questa volta sarà risparmiata dalle piogge, emergono però le prime difficoltà dovute alla scarsità di riserva nivale ed agli esigui deflussi fluviali. In Liguria si segnala una contrazione dei livelli idrometrici dei fiumi Entella, Vara ed Argentina. In Valle d’Aosta sono in calo i livelli della Dora Baltea e del torrente Lys.

In Piemonte si registra il calo di portata dei fiumi Tanaro (-30% sulla media), Stura di Demonte e Toce.
In Lombardia, la poca neve (indice Swe: -35,4%) e gli scarsi volumi idrici, contenuti nel lago d’Iseo, determinano un deficit di riserve idriche del 21,1%.

Decrescenti sono i livelli idrometrici nei grandi laghi pur rimanendo, fatta eccezione per quello d’Iseo, nettamente al di sopra dei valori medi del periodo: Maggiore al 98,3% di riempimento, Como al 41,2%, Garda al 90,7%, Iseo al 21,4%.

Nel Veneto, la portata del fiume Adige in Polesine si è ridotta a soli 77,69 metri cubi al secondo, cioè al di sotto dei 79 metri cubi al secondo indicati come soglia critica, sotto la quale le barriere antisale non sono in grado di arrestare la risalita marina; in calo sono anche i flussi di Livenza, Brenta e Bacchiglione.

In Emilia Romagna sono in crescita, ma ampiamente deficitarie, le portate fluviali di Reno e Secchia, mentre l’Enza continua a registrare valori perfino inferiori ai minimi storici. Infine sono in calo anche i flussi nel fiume Po, che nel tratto lombardo emiliano continua a registrare portate inferiori a quelle medie storiche (a Pontelagoscuro -27%).