Sintesi
Le imprese dei nuovi italiani rappresentano ormai una componente strutturale dell’economia nazionale: sono circa 600 mila attività operative, pari al 12% delle imprese attive in Italia.
Dopo molti anni di crescita superiore alla media, nel primo semestre del 2026 emerge però una fase di assestamento. Al 30 giugno — ultimo dato disponibile ad agosto — le imprese a conduzione straniera risultano in diminuzione dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Non è ancora una crisi, ma un segnale da osservare: il rallentamento riguarda soprattutto le attività più piccole, meno capitalizzate e maggiormente esposte ai costi del credito, degli affitti e dell’energia. Camera di commercio della Romagna
I numeri principali
| Indicatore | Valore | Periodo |
| Imprese attive a conduzione straniera | circa 600.000 | 30 giugno 2026 |
| Incidenza sulle imprese attive italiane | 12,0% | 30 giugno 2026 |
| Variazione annuale | -0,2% | giugno 2025–giugno 2026 |
| Imprese attive a fine 2025 | 599.537 | 31 dicembre 2025 |
| Imprese straniere registrate | 673.103 | 31 dicembre 2025 |
| Imprenditori nati all’estero | 795.669 | 2025 |
| Incidenza degli imprenditori nati all’estero | 10,8% | 2025 |
| Crescita delle imprese straniere nel decennio | +20,5% | 2015–2025 |
Il dato del 2026 va letto nel contesto di un sistema imprenditoriale nazionale che, nel secondo trimestre, ha registrato complessivamente 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni, con un saldo positivo di 32.709 unità. Le imprese registrate in Italia sono 5.823.863. InfoCamere
Precisazione metodologica
“Nuovi italiani” è una definizione sociale ed editoriale, non una categoria statistica. Le banche dati ufficiali parlano di “imprese straniere” o di “imprenditori nati all’estero”. Inoltre:
- un’impresa registrata può essere inattiva, sospesa o in liquidazione;
- un’impresa attiva risulta effettivamente operativa;
- l’acquisizione della cittadinanza italiana o un cambiamento nella compagine societaria può far uscire un’attività dalla classificazione statistica, senza determinarne la chiusura;
- dal primo trimestre 2026 è entrata in uso la classificazione ATECO 2025, per cui i confronti settoriali con gli anni precedenti richiedono prudenza.
Le definizioni sono illustrate nel glossario Movimprese.
Un decennio di crescita
La lieve flessione del 2026 non cancella il cambiamento avvenuto negli ultimi dieci anni. Tra il 2015 e il 2025:
- le imprese guidate da persone nate all’estero sono aumentate del 20,5%;
- gli imprenditori nati all’estero sono cresciuti del 21,3%;
- le imprese condotte da italiani sono diminuite del 4,6%.
Nel solo 2025 gli imprenditori nati all’estero erano 795.669, in aumento dell’1,1% sull’anno precedente. Le comunità maggiormente rappresentate erano quelle provenienti da Cina, Romania, Albania, Marocco e Bangladesh. Dati StockView–InfoCamere elaborati dalla Fondazione Leone Moressa
Questi numeri indicano che l’imprenditoria immigrata ha compensato una parte della riduzione della base produttiva italiana, soprattutto nei quartieri urbani, nelle periferie e nei piccoli comuni nei quali numerose attività tradizionali hanno cessato di operare.
Settori economici
Quasi il 60% delle imprese dei nuovi italiani si concentra nel commercio e nelle costruzioni. La loro presenza è significativa anche nella ristorazione, nella manifattura, nei trasporti, nei servizi alla persona e, in misura crescente, nell’agricoltura.
La concentrazione settoriale costituisce contemporaneamente una forza e una vulnerabilità. Queste imprese garantiscono servizi essenziali e presidio economico del territorio, ma operano frequentemente in mercati caratterizzati da:
- margini ridotti;
- elevata concorrenza;
- forte incidenza dei costi energetici e immobiliari;
- difficoltà di accesso al credito;
- ridotta capacità di investimento e digitalizzazione.
Nel primo semestre 2025 il 72% delle imprese di migranti era ancora costituito da ditte individuali. Nello stesso periodo, tuttavia, le società di capitali avevano superato quota 147 mila, crescendo dell’11,4%: un segnale di progressiva strutturazione del comparto. Ministero del Lavoro
Geografia dell’imprenditoria
Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna concentrano il maggior numero di imprenditori nati all’estero. Le incidenze più elevate sul totale degli imprenditori si registrano invece a Prato, Trieste e Imperia.
Il fenomeno non riguarda soltanto le grandi città. Le imprese dei nuovi italiani svolgono spesso una funzione di sostituzione economica nei territori segnati da invecchiamento demografico e chiusura delle attività di prossimità.
Al primo gennaio 2026 risiedevano in Italia circa 5,6 milioni di cittadini stranieri, pari al 9,4% della popolazione. Nel 2025 i lavoratori stranieri erano quasi 2,6 milioni, il 10,7% degli occupati. XVI Rapporto del Ministero del Lavoro
Le principali criticità
La fase di assestamento registrata nel 2026 richiama l’attenzione su cinque problemi:
- Credito insufficiente. Imprese giovani e poco capitalizzate incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti e garanzie.
- Burocrazia complessa. Lingua tecnica, procedure digitali e frammentazione degli adempimenti aumentano il rischio di errori e sanzioni.
- Eccesso di microimprese. La prevalenza delle ditte individuali limita investimenti, occupazione e capacità di competere.
- Concentrazione nei settori più fragili. Commercio, edilizia e ristorazione sono particolarmente sensibili al rallentamento dei consumi e all’aumento dei costi.
- Scarsa rappresentanza. Il contributo economico delle imprese dei nuovi italiani non è ancora adeguatamente riconosciuto nelle sedi associative e istituzionali.
Le proposte di Confedercontribuenti
Confedercontribuenti propone un programma nazionale fondato su:
- sportelli territoriali multilingue per assistenza fiscale, contributiva e amministrativa;
- accesso semplificato al Fondo centrale di garanzia;
- educazione finanziaria e accompagnamento al credito;
- tutoraggio nei primi 24 mesi di attività;
- incentivi alla trasformazione delle ditte individuali in società e reti d’impresa;
- programmi per digitalizzazione, commercio elettronico e sicurezza informatica;
- formazione sulla sicurezza del lavoro e sulla regolarità contrattuale;
- percorsi dedicati alle donne e ai giovani di origine straniera;
- un osservatorio pubblico che distingua chiaramente imprese registrate, imprese attive, cittadinanza e Paese di nascita.
Conclusione
Le imprese dei nuovi italiani non costituiscono un segmento marginale: producono reddito, occupazione, gettito fiscale e continuità economica nei territori.
La lieve flessione rilevata a giugno 2026 deve essere interpretata come un campanello d’allarme, non come un arretramento definitivo. Dopo la fase della crescita numerica, occorre favorire una nuova fase di consolidamento: imprese più capitalizzate, digitali, regolari e capaci di creare occupazione stabile.
Sostenere queste attività non significa adottare una politica assistenziale. Significa difendere una parte crescente dell’economia reale italiana.


